Mag 26, 2023 | cambio culturale, Conoscersi, Consigli pratici
Prevenire le malattie è possibile? Ci sono delle azioni che possiamo mettere in pratica e che aiutano concretamente a fare quella che comunemente viene chiamata prevenzione?
La buona notizia è che ci sono delle cose che puoi fare per raggiungere questo obiettivo, che poi coincide con quello di coltivare salute e benessere, di cui spesso parlo in questo blog. Probabilmente, però, queste azioni non sono quelle che pensi e sono piuttosto lontane da quanto il sistema sanitario comunemente chiama “prevenzione”. Ma facciamo un passo alla volta, partendo da qualcosa che tutti conosciamo bene.
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La medicina convenzionale occidentale, così com’è organizzata oggi, è essenzialmente una medicina d’urgenza o comunque che interviene quando compaiono dei sintomi. Il medico non è quel professionista che possiamo consultare con l’obiettivo di mantenerci in buona salute.
In effetti, prendi un appuntamento con il tuo medico di base quando non ti senti bene oppure quando il tuo corpo, in qualche modo, ti sta parlando attraverso la manifestazione di sintomi che non sai interpretare. Talvolta se il sintomo ti sembra chiaro chiami direttamente uno specialista per indagare più a fondo nella patologia che pensi di avere. Tutto questo però non serve a prevenire le malattie.
La medicina occidentale convenzionale è soprattutto una medicina d’urgenza
Manca una cultura della prevenzione
Spesso mi stupisco di sentire utilizzare la parola prevenzione, quando invece quello che la medicina convenzionale occidentale fa non è vera prevenzione. Tutt’al più è diagnosi precoce, come nel caso degli screening per verificare lo stato di alcuni organi o tessuti. Oppure si tratta, piuttosto, di vere e proprie terapie farmacologiche, come le statine per contrastare il colesterolo, che possono provocare diversi effetti collaterali (per fare un esempio).
In occidente, non c’è una vera cultura della prevenzione come accade invece in oriente, grazie alla medicina cinese o ayurvedica. La prevenzione è proprio il focus di queste medicine che ho citato. Al punto che anni fa, quando ho studiato la medicina cinese, ho imparato che i medici cinesi tradizionali si facevano pagare per prevenire la malattia, mentre lavoravano gratuitamente nel momento in cui il loro paziente si ammalava. Esiste anche un detto che conferma questo approccio: Curare la malattia è come iniziare a scavare un pozzo quando si ha sete.
La soluzione nel cambiamento
Penso che l’assenza dell’integrazione di un approccio realmente preventivo sia una delle cause della saturazione del sistema sanitario attuale. Proprio poiché la cura si attiva quando le persone si ammalano, il sistema non riesce più a rispondere alla domanda. Si parla tanto di spese sanitarie troppo alte e di problemi di budget che non consentono di assumere ulteriore personale sanitario, mentre rivalutare dove e come si investe potrebbe rappresentare una svolta sana ed efficace.
Sottolineo intanto che prendere in cura una persona malata per riportarla a un equilibrio salutare è molto più dispendioso, economicamente ed emotivamente (sia per i professionisti sia per i pazienti) che aiutarla a mantenersi in salute.
In questo articolo vorrei presentarti un aspetto di quello che dal mio punto di vista rappresenta la vera prevenzione. Voglio offrirti spunti utili per riprendere in mano il potere sulla tutela della tua salute, partendo dalla conoscenza di te stesso. Così potrai prevenire le malattie. Ma prima, ecco qualche informazione di base sul funzionamento dell’organismo, per comprendere gli strumenti che voglio darti.
Poiché la cura si attiva quando le persone si ammalano, il sistema sanitario non riesce più a rispondere alla domanda
Tre livelli: cerebrale, emotivo e organico
In una situazione del tutto normale, ad ogni istante il cervello riceve ed elabora miliardi di informazioni. Nel caso tu abbia tendenza a sottovalutare l’attività del tuo cervello, ti fermo subito: sappi che mette in gioco 1 miliardo e mezzo di connessioni ogni nanosecondo. Nel momento in cui ricevi un’informazione, miliardi di cellule si attivano e qualcosa si muove in te: occhi, bile, dita, bocca… Di fronte a ogni stimolo sono tre i livelli dell’organismo che vengono messi in gioco: cerebrale, emotivo e organico.
Una zona del cervello si attiva per ricevere ed elaborare l’informazione. Si vive una percezione, in modo cosciente oppure no, e parte immediatamente un ordine neurologico per stimolare l’azione di una parte del corpo specifica: un muscolo, una ghiandola, il tessuto di un organo eccetera. Le informazioni arrivano a volte in modo percepibile dalla coscienza come, ad esempio, il canto di un uccello, il sorriso di una persona, la sensazione della pioggia sul viso, il gusto di un biscotto, e così via. Altre volte sono inconsce, come i pollini nell’aria, un dettaglio nel nostro campo visivo sul quale non stiamo portando l’attenzione, i nutrimenti contenuti nel biscotto, un’informazione vibrazionale eccetera.
Di fronte ad ogni informazione ricevuta, l’organismo vive un percepito biologico e/o emotivo, anch’esso a volte conscio, a volte inconscio. L’organismo, per esempio, percepisce, senza bisogno che il fatto arrivi alla coscienza, se un cibo è tossico o vitale. Percepisce anche se un suono è piacevole o disturbante… In questo caso a volte il suono arriva alla coscienza, e così anche il percepito, altre volte tutto succede nella totale inconsapevolezza.
Le azioni biologiche automatiche
La ricezione dell’informazione crea contemporaneamente delle azioni biologiche automatiche. Appena ricevuta un’informazione, infatti, il cervello lancia degli stimoli nervosi ad alcune parti del corpo. A volte queste azioni e i loro effetti sono visibili: ad esempio passare la mano nei capelli, grattarsi l’orecchio, starnutire.
Altre volte, invece, sono del tutto invisibili. Per esempio, la contrazione dello stomaco, la dilatazione di un’arteria, il rallentamento del battito cardiaco, l’aumento della produzione di ormoni della tiroide e così via. Ad ogni stimolo, per riassumere, corrispondono un percepito e un’azione biologica. Stiamo parlando di miliardi di stimoli al secondo, cioè miliardi di processi e di triadi percezione-vissuto emotivo/biologico-azione.
Cosa accade in una situazione di stress breve e contenuto?
Gli stimoli, nel nostro vissuto quotidiano, sono più o meno intensi e lo stesso vale per le nostre reazioni. In una situazione di stress contenuto, quasi equiparabile a quello fisiologico e necessario per essere svegli e reattivi giorno dopo giorno, il corpo funziona in modalità di routine. Si alternano momenti di stress e di rilassamento. Tutto rimane nell’ambito della normalità.
Di alcuni momenti di stress siamo consci. È il caso, ad esempio, dello stress legato al fatto di guidare nel traffico e vedersi sbucare di fronte un’auto all’improvviso. Non appena gestito l’imprevisto ci rilassiamo. Lo stesso vale per lo stress che vivi quando devi parlare in pubblico e spiegare concetti complessi: se ti è capitato, sai che ti rilassi non appena vedi che chi ti sta di fronte capisce e ti sta seguendo, oppure quando finisce l’intervento. Anche lo stress per un figlio che vive un momento di difficoltà funziona in questo modo. Quando il momento è superato si torna in uno stato di rilassamento. Gli esempi che potremmo fare sono infiniti.
Gli stimoli, nel nostro vissuto quotidiano, possono essere più o meno intensi e lo stesso vale per le nostre reazioni
Un processo bifasico
In questa alternanza di stress e rilassamento riconosciamo un processo bifasico, cioè in due fasi. La prima corrisponde a quella dello stress attivo. In base al tipo di vissuto, durante questa fase l’organismo aumenta o diminuisce la funzione di un organo o di una ghiandola, per esempio. Può anche aumentare o diminuire il numero di cellule di un tessuto specifico. Tutto dipende dalla tipologia di vissuto psico-biologico e dall’origine embriologica del tessuto coinvolto.
Durante la seconda fase, la fase di vagotonia (cioè quando ti rilassi perché non sei più stressato a causa dell’evento che aveva generato tensione), l’organismo compie l’azione opposta rispetto a quella osservata in fase attiva. In pratica: se durante la fase di stress attivo il corpo aveva aumentato la funzione di un organo o di un tessuto, nella successiva fase di rilassamento la funzione tornerà al livello normale, a volte calerà addirittura drasticamente.
Se durante la fase di stress attivo l’organismo aveva aumentato il numero di cellule fino a creare un ispessimento o una massa, in fase di rilassamento il corpo eliminerà queste cellule, diventate oramai inutili. Viceversa, quando durante il momento di stress vengono eliminate alcune cellule, assottigliando un tessuto o creando delle ulcere, in fase di vagotonia il tessuto ricrescerà e le ulcere saranno richiuse.
L’intensità dei sintomi della fase di riparazione
La seconda fase, quella di vagotonia, che possiamo identificare come una fase di riparazione, è una fase calda. Essa cioè è accompagnata da edemi e infiammazione. Paradossalmente, spesso i dolori o l’infiammazione emergono proprio quando ci rilassiamo, dopo un periodo di stress. Ti è mai capitato di ammalarti proprio nei primi giorni delle vacanze, dopo mesi di sovraccarico lavorativo? Oppure hai sofferto di mal di testa nel fine settimana, dopo giorni di tensione?
Spesso, i sintomi infiammatori della domenica sera o del lunedì sono correlati a una situazione vissuta in modo stressante durante il weekend. Viceversa, i sintomi dei giorni di riposo sono correlati a una situazione vissuta in modo stressante durante la settimana lavorativa. Le reazioni infiammatorie ed edematose a seguito di stress brevi (di pochi secondi o minuti) e poco intensi, sono di fatto asintomatiche. Non sentiamo sintomi specifici oppure sono così lievi ed effimeri che passano inosservati. Ma non è sempre così.
Spesso dolori e infiammazione compaiono proprio quando ci rilassiamo
A una ricezione intensa corrisponde una reazione intensa
Di fronte a una situazione in cui lo stress generato è elevato e duraturo (giorni, mesi, anni…), l’organismo adatta comunque il suo funzionamento. Le reazioni organiche però diventano più intense e persistenti. Da qui dipende ciò che percepiamo come sintomi, che a volte coinvolgono vere e proprie modifiche organiche come masse, addensamenti dei tessuti o ulcere.
Tali cambiamenti non solo li sentiamo, ma possiamo anche osservarli grazie agli esami clinici (auscultazione, palpazione e simili) e paraclinici (esami biologici di laboratorio, esami di diagnostica per immagini come radiografie, ecografie, tac eccetera). Che lo stress sia lieve e breve o intenso e duraturo, si ripete sempre il paradigma dei 3 livelli: cerebrale, emotivo e organico.
Se la fase di riparazione in seguito a uno stress lieve e breve è spesso asintomatica, quella in seguito a uno stress intenso e duraturo può essere molto sintomatica. Si, la fase di riparazione è solitamente la fase la più difficile da vivere, poiché si hanno maggiori sintomi come dolori, infiammazione, limitazioni funzionali. Al di fuori dei check-up a cui potresti aver l’abitudine di sottoporti in assenza di sintomi, questo è il momento in cui di solito ti preoccupi e prenoti delle indagini aggiuntive. Magari in questa fase vengono anche diagnosticate delle malattie.
Non sapendo che questi sintomi fanno parte di un processo sensato, pazienti e curanti si possono spaventare. Di conseguenza, capita che i sintomi e le diagnosi portino le persone a vivere nuovi stress intensi e duraturi, che scatenano ulteriori reazioni del corpo. Si può così entrare in un circolo vizioso dovuto alla mancanza di consapevolezza e alla paura della malattia e dei suoi sintomi.
Di fronte a uno stress elevato e duraturo le reazioni organiche diventano più intense e persistenti, sono ciò che chiamiamo sintomi
Prevenire l’intensità e la durata della fase attiva di stress
La fase di riparazione da sola non può esistere. Accade solo come conseguenza alla fase attiva di stress e si manifesta quando la persona finalmente esce dalla situazione stressante. Una volta superato lo stress, ciò che accade come conseguenza non può essere impedito.
Per prevenire le malattie e cioè abbassare l’intensità dei sintomi nella fase di riparazione, serve agire a monte, con l’obiettivo di limitare la durata e l’intensità dello stress vissuto in fase attiva. A questo scopo, un aiuto concreto nel quotidiano ha a che fare con la capacità di saper accogliere le proprie emozioni e lavorare sull’accettazione di sé e di qualunque evento accada. Poi serve agire per favorire tutto quello che permette di rispettare se stessi e vivere una vita in armonia con i propri bisogni e i propri valori.
Sto parlando di una vita in armonia con il proprio Essere profondo. Rispettare i propri ritmi, avere cura dei propri bisogni fisiologici, conoscere se stessi, saper comunicare e creare relazioni armoniose, lasciare scorrere la vita dentro evitando di ostacolare il proprio movimento vitale interiore, come racconto anche qui. Da tutto quanto ho elencato, diventa evidente che quando aiuto le persone a crearsi una vita armoniosa, non sto affatto dimenticando il mio essere medico al servizio della salute.
Il problema della disconnessione
Spesso ci adattiamo alle situazioni e ai bisogni degli altri perché non siamo più connessi a noi stessi, ai nostri bisogni e ai nostri desideri profondi. Quando ti succede questo non sei molto centrato e vivi in balia degli accadimenti e degli altri. È come lasciare il timone della tua vita al caso.
In tali condizioni, non stai realizzando il tuo potenziale e non metti la ricchezza della tua unicità al servizio degli altri. La vita perde parte del suo senso. Diventa un insieme di obblighi che potresti affrontare come un automa e perdi la grande opportunità di vivere nella gioia.
Poiché non ascolti più te stesso, dimentichi anche di soffermarti sullo stress e sulle varie tensioni vissute. Non ti accorgi di essere in fase attiva di stress e di conseguenza non cerchi nemmeno soluzioni, così la situazione stressante si prolunga. Il corpo, invece, è sempre connesso alla realtà. Sente tutto lo stress e il disagio che attraversi, e agisce per adattarsi e sopravvivere.
Quando non si realizza il proprio potenziale la vita perde parte del suo senso
Cosa fare, invece, per prevenire le malattie e vivere meglio?
Spesso è in qualche modo necessario vivere situazioni insopportabili per ricevere la scossa che permette di capire che è il momento di cambiare. Il cambiamento inizia mettendosi al centro della propria vita.
Un cambiamento che prima di tutto è interiore, perché riprenderai ad ascoltarti, ad accogliere ed esprimere le tue emozioni, a rispettare te stesso, a farti rispettare dagli altri e soprattutto a creare situazioni in sintonia con i tuoi valori. In questo modo getterai le basi per l’espressione del tuo potenziale di gioia, salute e serenità. E potrai prevenire le malattie.
Certamente il mio consiglio è quello di non aspettare una situazione estrema. Molto meglio iniziare prima un percorso per recuperare la legittimità di mettersi al centro della propria vita, riprenderne il timone e lasciarsi guidare dalle proprie sensazioni. Saranno allora gioia e leggerezza, piuttosto che pesantezza e insoddisfazione, a guidarti e inviarti i segnali “giusti”, quelli che comunicano se avvicinarti o allontanarti da certe situazioni, persone, scelte lavorative…
La strategia che ti consiglio per prevenire le malattie consiste nel diventare molto sensibile ai segnali del tuo corpo. Ciò significa ascoltare ad esempio la tensione, le contratture, le intolleranze. Non per nutrire l’angoscia e la paura della malattia ma al contrario per agire in modo tempestivo e uscire da situazioni sgradite.
Potrai così limitare l’intensità e la durata della fase di stress. Di conseguenza sarà molto meno duratura e intensa la fase di riparazione, l’intensità e la durata dell’infiammazione e degli edemi. Quindi saranno meno intensi i sintomi fisici ed emotivi nel complesso.
Ti auguro belle scoperte e sempre maggiore gioia e serenità nel sperimentare la vera prevenzione, quella che include la salute, il benessere e l’espressione del proprio potenziale.
Feb 23, 2023 | Bioconsapevolezza, Conoscersi
Perché porsi delle domande? Ho grande perplessità sul modo in cui si affrontano i temi della salute e della malattia oggi. Sento la necessità di riaprirsi alla curiosità, osando rimettere in causa le basi del ragionamento convenzionale. Osservo nell’evoluzione della medicina occidentale e della gestione della sanità una spinta al pensiero unico. Spinta supportata da un’informazione mainstream martellante e manipolante.
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Perché focalizzarsi su un solo tipo di pensiero, quando la varietà di vedute rappresenta una ricchezza incredibile che permette di ampliare sia il punto di vista su una situazione complessa, sia le opportunità di aiuto alle persone che stanno male?
Perché focalizzarsi su un solo tipo di pensiero?
Avere il diritto di dubitare
In un momento in cui sembra vietato dubitare e interrogarsi, lancio una “chiamata a porsi delle domande”. Credo che ogni persona possa trarre grandi benefici, in termine di salute, dall’imparare a porsi le domande giuste.
In questo breve articolo sarò io stessa a porre alcune domande a mio avviso fondamentali; alcune fungeranno da esempio per possibili domande che potresti porti rispetto alla tua salute, o a un sintomo. Altre sono questioni aperte sui temi generali della cura e della salute che pongo come stimolo di riflessione, sia per i curanti sia per le persone che vogliono rinforzare la loro autonomia in termini di cura e tutela della propria salute.
Quando sorge una domanda, il mio invito è di non arrendersi di fronte all’assenza di risposte e di perseverare nel porsi le domande; soprattutto rispetto a un tema così importante come la salute.
Persevera nel porti delle domande
La curiosità è un motore
Sono personalmente grata per la tenacia della mia curiosità che è sopravvissuta agli anni senza risposte. Queste domande hanno guidato la mia ricerca e mi hanno permesso di scoprire tanti approcci diversi e di esercitare oggi la mia professione con gioia e in un modo che per me ha senso.
Ecco quindi un po’ di quelle domande che mi sono posta in gioventù, e per le quali ho dovuto cercare al di fuori dei miei studi di medicina convenzionale per avere risposte soddisfacenti.
Perché sorge un sintomo?
Perché ho un dolore all’orecchio destro e non a quello sinistro?
Perché sviluppo un cancro al seno? Perché a me e non a un’altra donna? Perché ora e non cinque anni fa? Perché un carcinoma duttale e non un adenocarcinoma?
Perché uno guarisce e l’altro no?
Se la prostata aumenta quando si invecchia, perché non tutti gli uomini anziani hanno fastidi urinari?
Porsi delle domande e mantenere la curiosità
Condivisione dei saperi
Recentemente una persona mi ha raccontato il suo primo incontro con l’oncologo in seguito ai risultati sospetti di alcune indagini.
Alla domanda della paziente: “perché mi sono ammalata di questo cancro?” la risposta è stata: “per puro caso”.
Poi il medico ha aggiunto “oppure a causa di un insieme di fattori che si sono incrociati per giungere a questo risultato”.
Alla domanda successiva: “Cosa posso fare per aiutare le cure?” la risposta dell’oncologo è stata: “nulla”.
La prima e la terza risposta mi hanno lasciato a bocca aperta.
Faccio fatica a capacitarmi che dopo tutte le scoperte degli ultimi quarant’anni sia possibile avere ancora questo punto di vista! Veramente il cancro (come la malattia in generale) si sviluppa per caso e non c’è niente da fare per guarire, oltre a mettersi nelle mani dei medici convenzionali?
Non ti stona?
La medicina convenzionale ospedaliera e le medicine complementari vivono in compartimenti così perfettamente stagni?
Non arrivano nei reparti ospedalieri informazioni sulle scoperte della PNEI (Psico Neuro Endocrino Immunologia), sull’importanza del vissuto emotivo sulla salute, dei pensieri e dell’ambiente?
Equivale forse a svalutare la propria professionalità integrare un punto di vista umanistico a quello meccanicistico e biochimico?
Integrare le conoscenze
Tutto frutto del caso?
Perché l’influenza, cosi contagiosa, colpisce solo alcuni e non tutti, anche in seno allo stesso nucleo famigliare?
Siamo d’accordo che esiste un processo vitale meraviglioso, capace di trasformare in nove mesi due cellule in un essere vivente completo, complesso e raffinato?
In caso di malattia questo processo si guasta? Veramente? Se veramente si guasta, perché oggi e non ieri o domani? E perché in questo punto preciso del corpo?
Perché da quest’anno sono allergico alle fragole quando ne ho mangiate felicemente per sessant’anni della mia vita? Perché alcuni bambini sono sotto antibiotici ogni mese per vari malanni quando altri sono sani e robusti?
È cosi difficile porsi domande quando non abbiamo le risposte?
Se non ci poniamo le domande, ci precludiamo l’accesso alle risposte.
Se non ci poniamo le domande, ci precludiamo l’accesso alle risposte.
Porsi domande stimola la curiosità e aumenta la probabilità di ricevere risposte.
E se fosse possibile avere qualche informazione in più? E se non fossimo cosi ignoranti e qualcuno avesse studiato e trovato delle vie di ricerca interessanti?
Primi passi per integrare il vissuto emotivo e la risposta organica del corpo
Per esempio: sai che sulla base dell’osservazione dell’embriologia e dell’anatomia sono stati individuate quattro grandi famiglie di vissuto emotivo che fanno reagire il corpo a quattro livelli tessutali diversi? Ecco un paio di esempi di queste reazioni.
Quando vivi una situazione emotivamente significativa, che scatena in te un senso di pericolo per la tua sopravvivenza, si attivano i tessuti innervati dal tuo tronco cerebrale; esso, infatti, gestisce in modo inconscio la tua sopravvivenza. Essenzialmente, i tessuti coinvolti sono i polmoni o il tubo digerente e le sue ghiandole. Ciò perché le primarie necessita per la sopravvivenza sono respirare e digerire.
Quando invece vivi una situazione per cui senti la tua integrità in pericolo, si attiverà il cervelletto e in contemporanea qualche tessuto che ha il compito di proteggerti: il derma, la pleura, il pericardio, il peritoneo oppure la ghiandola mammaria quando chi è in pericolo è un membro del clan.
Il corpo, un capolavoro
Osservando questi meccanismi mi chiedo: e se il corpo fosse meravigliosamente orchestrato per un funzionamento ottimale in autonomia?
Non mi sembra che nel pacchetto “creazione degli esseri viventi su questa Terra” sia inclusa la dipendenza dai farmaci e dalla medicina. Certo: le relazioni umane includono l’aiuto e la cura, ma di sicuro non la dipendenza.
È cosi pericoloso aprirsi all’idea della competenza del corpo, il quale reagisce in modo sensato al modo tutto nostro di vivere una situazione? Rischiamo davvero di rimanere schiacciati dal senso di colpa se ci riappropriamo del nostro potere?
È più dannoso e pesante il senso di colpa o il senso di impotenza e smarrimento?
Prendere la responsabilità e lasciare la colpa
Il senso di colpa non ha nessun posto quando si approfondisce il funzionamento del corpo.
Il senso di colpa nesce dall’illusione di onnipotenza del nostro Ego. L’Ego che pretende essere capace di controllare la Vita che scorre dentro di noi, ogni nostra cellula e perfino le reazioni arcaiche del nostro “animaletto interiore”. Quando invece questo “animaletto interiore” ha il compito importantissimo di tenerci in vita, e sa come farlo. Non pensa; semplicemente sente e agisce immediatamente a fronte di ogni necessità biologica vissuta. Ci fa respirare, digerire, cogliere ogni informazione lasciandoci liberi di pensare, di amare e di rifare il mondo.
La bellezza di porsi delle domande
Alla fine di questa carrellata di domande e riflessioni, mi resta solo da invitare ognuno a riprendere o a continuare a porsi delle domande. Anche se le riposte non dovessero arrivare subito, la curiosità paga sempre.
Ti auguro di riconnetterti alla meraviglia del tuo corpo e alle conoscenze sufficienti a non essere d’intralcio all’espressione della sua competenza. La conoscenza di sé e del proprio corpo è accessibile a tutti. Ci sono tante vie per svilupparla. La più importante è ascoltarti e seguire i segnali del tuo corpo. Puoi iniziare esplorando, con buone domande, un tuo sintomo. Inizierai così un percorso che ti permetterà di trasformare quel sintomo, al principio fastidioso, in un’opportunità di conoscenza interiore, riconciliazione e crescita personale.
Gen 14, 2023 | Bioconsapevolezza, Biokinesiologia, Conoscersi, Consigli pratici
Oggi, a molti sembra impossibile provare un senso di sicurezza e abbondanza. Stiamo attraversando un’epoca difficile che appare ostile al benessere e alla salute. Tante persone percepiscono insicurezza e hanno paura della scarsità. Scarsità di risorse, di tempo, di affetti.
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C’è da dire che le informazioni che arrivano dai telegiornali e in generale dal mainstream sono fortemente incentrate sui pericoli e sui drammi del mondo. Chi guarda la televisione ogni giorno subisce una subdola iniezione quotidiana di violenza, guerre, crimini, tradimenti, disonestà. Questi temi, inoltre, sono quasi onnipresenti nei film di vario genere proposti al grande publico.
Questo bombardamento, a lungo andare, toglie a tanti la fiducia nell’essere umano, nel presente e nel futuro.
Il bombardamento mediatico toglie a tanti la fiducia nell’essere umano, nel presente e nel futuro
Negli ultimi anni la comunicazione che va in questa direzione è stata ancora più martellante e ha nutrito un forte senso di paura per il futuro. Tra il cambiamento climatico, l’inquinamento, la pandemia, la guerra, la carenza di materie prime: le leve per nutrire il senso di insicurezza e scarsità sono numerose. Di conseguenza tanti si sentono sempre più lontani dal provare un senso di sicurezza e abbondanza.
Agire per avvicinarsi a sicurezza e abbondanza
Ci sono vari livelli ai quali si può intervenire quando stiamo male, come ho spiegato nell’articolo Mente sana in corpo sano, sono azioni, emozioni e pensieri.
Il primo consiglio che voglio dare a te che stai leggendo e vivi questa situazione di lontananza dal senso di sicurezza e abbondanza riguarda il primo livello, quello delle azioni.
Si tratta di un modo per cambiare ciò che accade all’esterno. Anche se questo è il livello più superficiale, io non lo trascurerei.
L’azione fondamentale che ti consiglio è: scegli con cura il tuo nutrimento emotivo, intellettuale e spirituale. Con questo obiettivo, ti invito a spegnere definitivamente la televisione. È un metodo molto efficace. Se però questa risoluzione ti sembra troppo drastica, potresti decidere almeno di non accendere lo schermo (grande o piccolo che sia) ogni giorno.
Come sottolineato, questa è un’azione che modifica l’esterno. Personalmente prediligo di più il lavoro sull’interno. Vediamo cosa si può fare per modificare ciò che accade in noi e che predispone a sentirci sempre più lontani da sicurezza e abbondanza.
Cambiare la predisposizione interiore
Se mi conosci già sai che il mio modo di affrontare una situazione difficile, qualunque essa sia, parte dal comprendere cosa va a smuovere in me quella situazione. Suggerisco sempre di chiedersi: perché vivo in modo così stressante questo evento? Eppure, un’altra persona, accanto a me, rimane serena, nonostante il contesto sia lo stesso.
Cercando di definire una domanda più precisa e in linea con il tema di questo articolo è importante chiedersi:
Come posso evitare di essere un terreno fertile per l’attecchimento del senso di insicurezza e scarsità?
Meglio ancora, trasformiamo la domanda in modo positivo, facendo un esercizio molto benefico per il dialogo interiore. Chiediti piuttosto: come posso diventare terreno molto fertile per lo sviluppo del senso di sicurezza e abbondanza?
Il mio obiettivo è quello di fornirti degli spunti di riflessione e dei suggerimenti per trasformare te stesso in un terreno fertile, così che cresca rigoglioso in te il senso di sicurezza e di abbondanza.
Il potere di stare meglio
Sotto molti punti di vista abbiamo un potere quasi nullo rispetto a quello che accade intorno a noi nel Mondo. Sto parlando per esempio dei terribili conflitti in corso. Noi comuni mortali non possiamo certo prendere decisioni politiche. Lo stesso vale per l’arrivo di un nuovo virus, le disposizioni di Legge, le scelte che riguardano il commercio internazionale o le direttive per la salvaguardia dell’ambiente. Invece, abbiamo un potere enorme sul modo in cui viviamo ogni situazione.
Le emozioni sono nostre e siamo noi a crearle, non sono gli eventi esterni a essere responsabili di come ci sentiamo.
Abbiamo poco potere su quanto di brutto accade nel mondo ma abbiamo moltissimo potere su come viviamo la situazione
Una persona, nonostante sia immersa in un contesto bellissimo di pace, serenità e abbondanza, potrebbe comunque sentirsi insicura, arrabbiata e insoddisfatta. E viceversa.
Per chi soffre di insicurezza e senso di scarsità
A volte l’insicurezza è legata al presente e alla situazione reale che stiamo vivendo. In altri casi l’insicurezza riguarda il futuro ed è legata a un pernicioso stato di ansia.
Forse ti capita di fare questi pensieri. “Ce la sto facendo ora, ma ho paura di non farcela domani. Sono vivo ora ma ho paura di morire domani. Ho un tetto sulla testa e abbastanza da mangiare oggi ma ho paura di perdere tutto domani. Ho abbastanza soldi oggi per vivere e garantirmi un buon tenore di vita ma questa cosa potrebbe cambiare. Ho una relazione di coppia e una famiglia soddisfacenti ma non so se durerà”.
La prima azione da compiere è ripristinare la capacità di adattarsi. Vediamo esattamente di cosa si tratta.
Primo passo: la capacità di sapersi adattare
Come primo passo penso sia importante ripristinare la fiducia nella propria capacità di adattarsi ai cambiamenti. Se non hai fiducia nella tua capacità di adattamento, ti ricordo qualche fatto che riguarda proprio la natura dell’essere umano. Adattarsi è qualcosa che fa parte di noi. In milioni di anni, la nostra specie non si è estinta proprio grazie alla capacità di adattamento, che è intrinseca.
In ogni instante il tuo corpo, senza che tu debba minimamente intervenire, si adatta al mondo esterno. E lo stesso fa anche la tua mente, si adatta. Ci adattiamo ai cambiamenti di temperatura, allo spostamento da un luogo all’altro, alle diverse altitudini e latitudini, all’umore che si modifica e così via.
C’è però probabilmente una parte di te, che potrebbe essere rigida e paurosa e bisognosa di controllare tutto, che teme i cambiamenti. Molto probabilmente è questa parte a instillarti il dubbio di non essere capace di adattarti. Chi dà ascolto a questa voce interiore evita di uscire dalla zona di confort ogni volta che può, perché così ha l’illusione di controllare tutto.
L’insicurezza positiva e quella negativa
Da un punto di vista biologico, percepire insicurezza può essere molto utile, ad esempio nel momento in cui ci si confronta con una situazione che va al di là dei propri limiti. Questo accade quando ciò che vivi ti richiede uno sforzo esagerato, tempi troppo rapidi (o magari troppo lenti), un movimento che mette a rischio l’integrità e la salute del tuo apparato muscolo-scheletrico, oppure ancora quando qualcosa ti costringe a un lavoro che per essere svolto ti impedisce di dormire a sufficienza. Anche vivere in un ambiente troppo inquinato o conflittuale può fare percepire insicurezza.
Sentirsi insicuri è biologicamente utile per permetterci di riconoscere e rispettare i nostri limiti. In questo modo possiamo evitare di accettare situazioni in cui mettiamo noi stessi in pericolo.
Ecco un esempio ancora più concreto. Se soffri di vertigini devi essere in grado di rifiutare l’invito a percorrere una via ferrata che si snoda sopra a un enorme precipizio.
Sentirsi insicuri è biologicamente utile per permetterci di riconoscere e rispettare i nostri limiti
Attenzione: quando si lavora a livello biologico, la capacità di riconoscere i propri limiti comprende quelli superiori, certo, ma anche quelli inferiori.
Questa capacità biologica ci permette di essere in contatto con la realtà nuda e cruda. Evita che la mente ci imbrogli e che ci faccia pensare di non essere capaci di qualcosa che invece possiamo fare benissimo.
Secondo passo: ripristinare la propria integrità
Ripristinare l’integrità è uno dei tre potenziali biologici pilastri, e si va a verificare quando un terapeuta lavora con la Biokinesiologia.
Perdiamo la nostra integrità quando siamo feriti fisicamente, a causa di un taglio, una frattura, una malattia eccetera. Possiamo anche perdere la nostra integrità a vari livelli: emotivo, sentimentale, sessuale, intellettuale, sociale, spirituale.
Succede a tutti di essere feriti, non possiamo immaginare di trovare un modo di vivere che eviti qualunque ferita, anzi… Sarebbe una situazione di restrizione tale da impedire lo stesso scorrere naturale della Vita, l’espressione della nostra anima e la nostra realizzazione in questa esperienza terrestre. Un intento che si rivela distruttivo e dannoso. Come voler mettere un bambino al riparo sotto una campana di vetro.
Liberare la capacità biologica bloccata
Un obiettivo molto più costruttivo, interessante e vitale è invece quello di liberare, quando è bloccata, la capacità biologica e naturale di ripristinare la propria integrità.
Di cosa si tratta? Sto parlando della fiducia che se ti dovessi ferire, hai in te il processo naturale biologico per guarire, che agisce senza che tu debba intervenire mentalmente. Un processo che permette di guarire, di cicatrizzare, di ripristinare la tua integrità, senza problemi.
Se non ho la fiducia che il mio organismo abbia questa capacità, vivrò un senso di insicurezza profondo. In modo inconscio avrò paura di ferirmi a vari livelli, andando incontro di volta in volta agli eventi della vita.
Senza la fiducia nella tua capacità biologica di ripristinare l’integrità vivrai un senso di insicurezza profondo
Un esempio dalla Natura selvaggia
Prendiamo l’esempio di un animale selvaggio. Se un animale è ferito fisicamente non può spostarsi, andare a caccia, alimentarsi, scappare o affrontare un predatore o un altro pericolo. Non può nemmeno riprodursi. Ovviamente tutte queste limitazioni espongono l’animale a un senso di vulnerabilità, insicurezza e scarsità che sarà superato con la guarigione. Quando l’animale avrà ripristinato la sua integrità fisica, svaniranno insicurezza e altri disagi.
Per completare la spiegazione di come la perdita di integrità porti a vivere un senso di scarsità, possiamo immaginare un individuo come un secchio. Se questo secchio è bucato (cioè ha perso la sua integrità) non riuscirà a riempirsi. In queste condizioni, come sentirsi colmi, appagati e soddisfatti da quello che riceviamo?
I buchi sono le nostre ferite non guarite, non elaborate.
Mancanze che restano impresse
Conosco un cane, trovatello, a cui sicuramente è mancato il cibo. Nonostante siano passati sei anni da quando è stato adottato, ancora oggi si tuffa sulla sua ciotola e continua a chiedere da mangiare anche quando non ha più fame. Può sembrare incredibile, ma dorme addirittura abbracciato alla sua ciotola. La carenza di cibo non è più una realtà, ma questa mancanza si è impressa nella sua memoria.
Un cane che non ha memoria di scarsità di cibo o ferite che hanno alterato il suo senso di integrità, mangia, digerisce, dorme, e quando sente che il suo stomaco è vuoto, chiede da mangiare o va a caccia per procurarsi il cibo, senza “ansie”.
Dal punto di vista biologico, il processo della paura che manchi il cibo e si possa morire di fame è uguale a quello della mancanza di denaro ma anche della mancanza affettiva, di amore, di supporto, di riconoscimento. È sempre una memoria che si esprime, indipendentemente dalla situazione reale presente.
Immaginiamo che la persona o l’animale sia come un secchio. Se è bucato, non si può riempire. Aumentare la quantità di cibo nella ciotola del cane trovatello non avrebbe nessun effetto sul comportamento del cane. Mettere a disposizione della persona abbondanza di denaro, amore, sostegno, riconoscimento o qualunque altra cosa di cui sente la mancanza non basterà. Non sarà mai sufficiente a trasmettergli un senso di abbondanza e completezza.
Serve prima di tutto lavorare sul ripristino dell’integrità del secchio, perché torni a essere stagno. Ripristinare l’integrità è molto importante per fare l’esperienza di uno stato di sicurezza e abbondanza.
Ripristinare l’integrità è molto importante per fare l’esperienza di uno stato di sicurezza e abbondanza
Gli approcci terapeutici efficaci
Puoi utilizzare qualunque approccio terapeutico che permette di elaborare le tue ferite emotive, i drammi passati che hanno lasciato memorie. Amo lavorare alla radice e privilegio gli strumenti che permettono di farlo sia sul passato personale sia sul passato genealogico.
La Biopsicogenealogia come strumento per favorire sicurezza e abbondanza
Quando una persona vuole lavorare sul suo senso di insicurezza e scarsità e così aprirsi all’esperienza di sicurezza e abbondanza, cerchiamo quelli che possiamo immaginare come “buchi”.
L’indagine che si fa in biopsicogenealogia avrà come obiettivo ritrovare e guarire le ferite e le situazioni vissute nel passato personale o genealogico, che hanno lasciato quel senso di insicurezza e/o scarsità. Affinché questa memoria del passato possa lasciare spazio alla situazione reale presente.
Spesso, la consapevolezza della ferita permette di elaborala e di conseguenza avviene la trasformazione.
Un altro strumento altrettanto interessante, la Biokinesiologia
Quando invece la consapevolezza della ferita non basta a guarirla, serve uno strumento che ha accesso alle memorie inconsce della persona. Nella mia esperienza la Biokinesiologia è molto interessante.
Abbiamo visto che essere capace di adattarsi ai cambiamenti, conoscere e rispettare i propri limiti, ripristinare la propria integrità, sono potenziali biologici che, quando liberi di esprimersi, favoriscono il senso di sicurezza e abbondanza. Come dicevo, la Biokinesiologia è uno strumento che permette di liberare i potenziali biologici bloccati.
Seguendo le indicazioni del corpo e attingendo alle memorie inconsce, la Biokinesiologia permette di liberare emozioni bloccate che impediscono di attingere e esprimere un potenziale biologico specifico.
È il corpo a portarci sulla linea del tempo nel nostro passato personale e attraverso quello dei nostri antenati, per scoprire e sciogliere le emozioni prioritarie e dominanti bloccate, che impediscono di vivere il senso di sicurezza e abbondanza.
Agire nuovamente sull’esterno
Quando avrai lavorato su di te perché il tuo terreno sia fertile al senso di sicurezza e abbondanza, in un secondo momento, potrai capire se realmente c’è carenza di cibo, amore, sostegno, denaro, riconoscimento o qualunque cosa di cui senti la mancanza oggi.
Se si verifica che realmente c’è una carenza, potrai (a seconda della situazione) adattarti, agire, scappare o muoverti per cambiare la situazione e sarai efficace.
Dopo aver lavorato su te stesso saprai se davvero c’è una mancanza nella tua vita
In conclusione…
Attraversiamo nel corso della vita un’infinità di eventi. Quando lavoriamo unicamente sulle situazioni esterne, tralasciando il lavoro su noi stessi, ci ritroviamo a spendere tutta la nostra energia su quanto accade al di fuori di noi. Il mondo esterno è qualcosa di mutevole e che ha infinite evoluzioni possibili, che portano altri problemi e rendono necessaria altra energia, altra creatività, altre soluzioni specifiche.
Nel corso della vita, però, c’è un elemento che sarà sempre presente: te stesso. Conoscere se stessi e lavorare su di sé, oltre a essere possibile per chiunque, è un investimento che permette di raccogliere benefici utili per il resto della vita.
Nov 23, 2022 | Conoscersi, Consigli pratici
Che cos’è un sistema famigliare? In questo articolo voglio approfondire il tema del sistema famigliare e condividere con te conoscenze e competenze fondamentali per guarire l’albero genealogico. Di solito è chiaro a tutti che il nostro presente è influenzato da quello che viviamo in questo momento e dal nostro passato personale. Invece non tutti sono consapevoli del fatto che il passato della nostra linea genealogica conta anch’esso.
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Biokinesiologia, Biocostellazioni, Biopsicogenealogia: sono tutti strumenti di aiuto che sono solita usare e che hanno come denominatore comune il fatto di prendere in considerazione l’importanza del vissuto degli antenati.
Cosa è successo prima di te?
Ciò che hanno vissuto i tuoi antenati ha un grande potere, quello di influenzare la tua vita. Tramite il DNA (l’acido desossiribonucleico che costituisce i nostri geni), oltre ad aspetti fisici come il colore degli occhi, erediti dagli antenati talenti, risorse e qualità ma anche emozioni non accolte e ferite non guarite. Vale per tutti noi.
Forse la mia affermazione ti stupirà: a volte, parte del nostro sentire, che condiziona la nostra vita, può appartenere non propriamente a noi ma piuttosto a un nostro antenato. Tante emozioni o sensazioni possono derivare proprio da questo: una rabbia interiore che non ci spieghiamo, un senso di ingiustizia, un senso di esclusione, di solitudine, la tendenza a fallire, l’impossibilità di imporre dei limiti eccetera.
Parte del nostro sentire può appartenere non propriamente a noi ma piuttosto a un nostro antenato
Si può fare qualcosa per non subire queste eredità? La consapevolezza di come stanno le cose può essere il punto di partenza di un lavoro in grado di sciogliere i condizionamenti e i legami limitanti con alcuni antenati. In questo articolo mi concentro su un aspetto specifico del lavoro che puoi scegliere di fare.
Le costellazioni famigliari e la legge di appartenenza
Ho imparato dallo strumento delle costellazioni famigliari ideato da Bert Hellinger che un aspetto fondamentale per stare bene è essere al proprio posto all’interno del tuo sistema.
Quando si parla di sistema si intende l’insieme di persone di cui fai parte. Il primo sistema di appartenenza è proprio il sistema famigliare. Il tuo posizionamento all’interno del tuo sistema di origine condiziona tutte le dinamiche che puoi mettere in campo in altri sistemi: sul lavoro, in coppia, con gli amici e così via. È proprio per questo che la famiglia di origine, che include gli antenati, è il sistema di cui voglio parlarti con questo articolo.
Quando si ha l’obiettivo di essere al proprio posto, il primo passo da compiere è quello di riconoscere l’appartenenza di ogni membro al sistema famigliare stesso. Si tratta di qualcosa di molto importante: nessuno deve essere escluso. Il senso di appartenenza, infatti, è uno dei principi fondamentali nel lavoro con le Costellazioni Familiari.
La Legge dell’Appartenenza recita: “ogni membro di un sistema familiare ha diritto di fare parte del sistema-famiglia e conseguentemente nessuno può esserne escluso, per nessun motivo”.
Approfondiamo il concetto
In pratica, tutti i membri di una famiglia hanno lo stesso diritto di appartenere a quella famiglia, è un diritto irrinunciabile, che si acquisisce per il semplice fatto di essere stati concepiti da due membri appartenenti al sistema famigliare. Qualunque siano le azioni, il destino, le scelte di ogni persona, niente può giustificare il non rispetto di questa legge di appartenenza. Nessuno va escluso, ognuno va rispettato e onorato qualunque sia il suo destino.
Attenzione, c’è una precisazione importante che voglio farti. La Legge dell’Appartenenza non implica che tu debba per forza essere in contatto fisicamente con tutti i membri del sistema famigliare. Sono consapevole che esistono molte situazioni in cui è fondamentale prendere le distanze, ad esempio quando si ha a che fare con una persona violenta. Senza rinnegare, però, la sua appartenenza al sistema.
Cos’è esattamente il sistema famigliare?
Il primo sistema di appartenenza è la tua famiglia di origine, che comprende i membri della tua famiglia e non solo. Vediamo insieme chi dobbiamo prendere in considerazione.
- Te, i tuoi fratelli e le tue sorelle. Nel contare fratelli e sorelle dobbiamo includere anche: i fratelli e le sorelle nati fuori dal matrimonio dei nostri genitori, cioè quelli illegittimi ma anche quelli nati da unioni successive o precedenti; i fratelli e le sorelle morti, sia quelli nati morti sia quelli abortiti (intenzionalmente e non), fratelli e sorelle dati in adozione o adottati, fratelli e sorelle disconosciuti per qualunque ragione, nessuno escluso;
- i tuoi genitori biologici, i loro fratelli e sorelle naturali, compresi quelli morti (anche per aborto), abbandonati, dati in adozione o disconosciuti, fratelli e sorelle dei genitori che siano stati adottati;
- i partner precedenti dei tuoi genitori e i genitori adottivi;
- i nonni, anche in questo caso inclusi i fidanzati o i coniugi precedenti.
Il primo sistema di appartenenza è la tua famiglia di origine
Un gruppo allargato
Secondo Bert Hellinger appartengono al nostro sistema tutte le persone di sangue, cioè i nostri famigliari, ma anche le persone che hanno contato per noi e per loro.
Ti faccio alcuni esempi, così da chiarire. Fanno parte del gruppo persone verso cui ti senti in debito per varie ragioni. Oppure persone che rifiuti, che escludi (anche solo perché ti rifiuti di nominarle o cerchi di dimenticarle), individui che hai scelto di disconoscere.
Poi ci sono coloro che hanno assassinato un membro della famiglia, oppure che hanno commesso un delitto grave nei tuoi confronti o di qualcuno appartenente al tuo sistema famigliare. Bert Hellinger chiarisce anche che nel sistema famigliare rientrano persone che con il loro sacrificio hanno contribuito al benessere collettivo di quel gruppo.
Per esempio la prima moglie del nonno di Sara, morta giovane, che con la sua morte ha “permesso” all’antenato di Sara di incontrare un’altra donna e creare con lei una famiglia, dalla quale Sara discende. Se questa prima moglie non fosse morta Sara non sarebbe mai nata.
Cosa comporta l’esclusione?
Se eventi o persone del nostro passato genealogico ci disturbano tanto da volerli cancellare, dobbiamo sapere che qualunque cosa noi pensiamo o facciamo, le memorie continuano a esistere e a esercitare la loro influenza. Più cerchiamo di ignorarle e farle tacere più saranno rumorose, parlandoci attraverso malesseri, malattie e ostacoli, impedendoci di esprimere appieno il nostro potenziale di gioia e benessere.
Le memorie hanno una influenza più forte quanto più cerchiamo di cancellarle
Per liberarsi dal peso di queste memorie dobbiamo accettare di riconoscerle e accoglierle nel nostro cuore, sospendendo il giudizio.
Il meccanismo di Irretimento
Quando una persona del clan è stata esclusa o coinvolta in un evento che viene “rifiutato” da tutti gli altri, un membro del clan delle generazioni successive si incarica inconsciamente di riportare l’escluso, o l’esclusa, nel clan. Accade per esempio con un nonno che si è suicidato e nessuno ne parla perché viene considerata un’azione vergognosa, vedremo alcuni esempi dettagliati più avanti.
Come avviene tutto ciò? Il discendente si identifica, sempre inconsciamente, nell’escluso. Il fenomeno, nelle costellazioni famigliari, si chiama appunto Irretimento. La persona irretita è bloccata nel proprio movimento di Vita, si sente in trappola ed è come condannata a fare quello che, a un livello sottile, il sistema gli impone di fare… Vivere le stesse emozioni, attitudini, scelte dell’escluso. Questo perché chi è stato “scacciato dal clan” sia finalmente riportato nel sistema. L’Irretimento impedisce alla persona di vivere liberamente il proprio destino, il che è fonte di profondo disagio, malesseri e malattie.
I segreti di famiglia, che sono il tipico sintomo di eventi rifiutati, dei quali ci si vergogna, favoriscono gli irretimenti più pesanti e distruttivi.
Esclusione, volontaria e non
L’esclusione di qualcuno dal sistema famigliare può anche essere involontaria. Un bambino morto del quale non si sa nulla, perché nessuno ne ha più parlato, non è stato escluso in modo premeditato, ma il fatto che tutti lo abbiano dimenticato è una forma di esclusione.
Nella storia dei tuoi antenati vari eventi possono non essere stati accolti, nel momento in cui sono accaduti, perché troppo dolorosi. Di conseguenza hanno lasciato la traccia dell’esclusione nel sistema famigliare.
Per esempio: lo zio di Luigi di cui non si è più parlato perché è finito in manicomio, o la nonna di Rita, sulla quale cala un silenzio imbarazzato se si nomina la sua morte perché si è suicidata e nessuno ha elaborato l’accaduto a livello emotivo. Oppure il bambino concepito fuori dal matrimonio dalla prozia di Rachele, in un’epoca in cui le regole sociali lo consideravano scandaloso.
Come guarire l’albero genealogico?
Nella strategia che ti propongo, il primo passo è quello di ricostruire il tuo albero genealogico. Puoi iniziare semplicemente risalendo fino ai nonni, comprendendo cioè tre generazioni. L’atto di mettere su carta il proprio albero genealogico è l’opportunità di rimettere ognuno al proprio posto, senza escludere nessuno. È importante inserire (ovviamente) le persone allontanate, i bambini abbandonati, non nati (aborti spontanei e provocati), nati morti, le persone disperse, quelle bandite. Metti i nomi anche di tutti coloro che sono stati giudicati, quelli di cui i tuoi cari si sono vergognati.
Segui queste regole:
- inserisci ogni nome nell’ordine di arrivo su questa terra. Ad esempio, da sinistra a destra, si posiziona il primo fratello poi i successivi, seguendo l’ordine cronologico;
- trova per ognuno la data di nascita e di morte quando occorre.
Cosa puoi fare grazie all’albero genealogico
Il secondo passo è più impegnativo. Quando avrai una visione d’insieme del tuo albero, con ognuno al proprio posto, lavora per accogliere ciascuno nel tuo cuore, riconoscendo che fa parte del clan e della tua storia.
Una volta messo nero su bianco l’albero, avrai una visione globale del sistema famigliare cronologicamente più vicino a te. Potrai quindi “entrare” nell’albero genealogico e riconoscere l’esistenza di ogni membro del clan, accettando e comprendendo che il passato di ciascuno di loro influenza la tua storia e quello che sei oggi.
Da questa consapevolezza è possibile scegliere di agire a livello personale, per raggiungere un equilibrato livello di accettazione, amore e integrazione, affinché le emozioni e le informazioni raccolte sul passato e rimaste in sospeso possano fluire liberamente sulla linea del tempo. Tutti gli insegnamenti di queste esperienze positive e negative potranno allora arrivare fino a te. La necessità di riprodurre le stesse dinamiche o portare pesi che non sono tuoi lascerà allora spazio alla libertà di compiere il proprio destino, il ché da accesso a maggiore benessere e vitalità.
Il potere dell’accettazione e del riconoscimento
Questo lavoro, che può essere un semplice intento del Cuore, ha un potere molto grande nello sciogliere rabbie, frustrazioni, ingiustizie, dolori cristallizzati e schemi comportamentali predefiniti. Libera energia, luce, vitalità alle quali finalmente potrai accedere nel presente.
Liberi dal compito di vivere nel dolore per onorare gli antenati esclusi, dimenticati o giudicati, tutti noi possiamo seguire il sentiero della nostra vita, verso la piena realizzazione del nostro potenziale di salute, gioia e serenità.
Se desideri un aiuto per intraprendere questo cammino di liberazione, ho creato un laboratorio intitolato Costruire e guarire l’albero genealogico. Guarda quando sarà il prossimo sulla pagina Eventi.
Dic 17, 2021 | Bioconsapevolezza, Conoscersi, Consigli pratici
Curare il cancro integrando le terapie complementari e la medicina convenzionale occidentale è possibile. Ma perché farlo? Prima di tutto perché l’obiettivo di tutte le discipline mediche è lo stesso: la guarigione, la salute e il benessere della persona. Grazie a una sinergia ad ampio spettro, che coinvolga più metodi di cura, l’efficacia dell’aiuto che terapeuti e medici possono offrire alle persone aumenta notevolmente.
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Due strade che si incontrano nel Benessere
So che ad alcuni medici e terapeuti potrebbe sembrare strana l’idea di curare il cancro integrando le terapie complementari, invece chi ha guardato alle cose da un punto di vista diverso, con la mente aperta, ha potuto costatare che questo connubio funziona davvero.
Medicina convenzionale e terapie complementari hanno, semplicemente, un diverso approccio alla malattia e nel caso specifico, al cancro. Ma questo non significa che non possano collaborare o che siano in contrasto tra loro.
La medicina oncologica convenzionale si focalizza sulla diagnosi della malattia. Quando a qualcuno viene diagnosticato un cancro, l’obiettivo diventa quello di uccidere le cellule patologiche. Le terapie complementari di solito si concentrano invece sulla salute della persona nel suo complesso. Il loro obiettivo è mettere il corpo nelle migliori condizioni perché sprigioni tutto il suo potenziale di guarigione.
Le terapie complementari si concentrano sulla salute della persona nel suo complesso
Un aiuto strutturato per curare il cancro in sinergia
Se sei un terapeuta e stai cercando strumenti e strategie complementari per supportare i tuoi pazienti, questo articolo fa per te. Ma anche se sei un paziente oncologico e vuoi cercare un aiuto ad ampio spettro puoi trovare consigli utili in questo testo. Pensiamo a quali sono “le armi” impiegate dalle terapie convenzionali contro il cancro. Generalmente le cure prevedono farmaci o strumenti (come chemioterapia, raggi, chirurgia) tossici o invasivi per l’organismo, che mettono a dura prova non solo le cellule patologiche, ma anche il corpo nel suo complesso e tutte le sue cellule sane.
Le terapie complementari come la naturopatia, l’agopuntura, l’omeopatia e un’alimentazione specifica, per esempio, possono aiutare il corpo a gestire gli effetti avversi delle “terapie d’attacco” e a ripristinare più velocemente lo stato di salute.
Inoltre, le discipline appartenenti alle medicine complementari possono contribuire a favorire un terreno che ostacoli lo sviluppo di malattie e più specificamente di cancri. Ti ricordo che il corpo fabbrica ogni giorno cellule tumorali che vengono semplicemente distrutte dal nostro sistema immunitario. Esiste, ad esempio, un fenomeno chiamato apoptosi cellulare. Cos’è? Una vera e propria autodistruzione della cellula danneggiata o patologica. Quando il terreno (cioè il corpo) è sano, questo fenomeno è più efficace e permette il mantenimento ottimale dell’equilibrio vitale.
L’apoptosi è un fenomeno naturale che distrugge la cellula danneggiata o patologica
L’importanza del livello energetico
Uno degli elementi che condiziona in modo davvero importante e immediato il benessere dell’individuo nel suo complesso è il livello di energia. Mantenere alta e di buona qualità l’energia circolante nell’organismo è una strategia che porta benefici decisivi alle persone che stanno combattendo per riconquistare salute e benessere. E questo vale anche quando si parla di curare il cancro. Tra le discipline di cura che conosco, quella cinese e ayurvedica sono sicuramente molto efficaci nel momento in cui c’è bisogno di aumentare l’energia basale e scoprire come supportare un buon livello di energia.
Capire perché c’è un cancro
Le terapie complementari, inoltre, possono fornire preziosi strumenti per comprendere la ragione profonda che ha portato allo sviluppo di un cancro. Nel mio metodo, quello della Bioconsapevolezza, che ho sviluppato nel corso di oltre vent’anni di lavoro, trovano posto discipline come la Biopsicogenealogia, le Biocostellazioni e la Biokinesiologia. Insieme possono fornire quello che serve per indagare sia nel vissuto personale del malato sia nel vissuto genealogico, alla ricerca delle ragioni che hanno spinto il corpo a sviluppare un cancro e non distruggerlo.
Le terapie complementari possono aiutare a capire perché si è sviluppato un cancro
Qualsiasi sintomo sviluppato dal corpo, infatti, altro non è che un messaggio e un tentativo dell’organismo di sopravvivere e “salvarsi da solo”. Malattie e disagi non sono solo qualcosa da combattere ma piuttosto qualcosa da comprendere. La comprensione può portare in modo più efficace e risolutivo a recuperare la Salute.
Il paziente può svolgere in completa autonomia alcune azioni complementari alle cure di medicina convenzionale per curare il cancro, mentre per altre ha bisogno dell’aiuto di un professionista esperto. Vorrei fare, su queste pagine, un riassunto di quello che penso sia utile per chi ha una diagnosi di cancro e cerca un aiuto a 360 gradi.
Anche le azioni semplici possono essere efficaci
La strategia che ti propongo è senza dubbio più emozionale e mentale rispetto alla “classica” cura a base di farmaci e radiazioni. Il mio scopo è quello di aiutare a sostenere e potenziare i benefici delle terapie mediche convenzionali. Al tempo stesso vorrei anche condividere dei metodi che riducono gli effetti collaterali delle cure chemioterapiche e radioterapiche e rafforzano le cellule sane, sempre presenti e in maggioranza anche in un organismo “affetto” da un tumore.
Insieme possiamo potenziare i benefici delle terapie mediche tradizionali a cui ti stai sottoponendo
Forse le mie proposte possono sembrare semplicistiche se raffrontate a una diagnosi di cancro (e soprattutto alla paura che spesso ne consegue). Se sei un terapeuta ti invito comunque a proporre queste strategie e vedere se funzionano o meno sui tuoi pazienti. Se sei una persona a cui è stato diagnosticato il cancro, visto che si tratta di azioni semplici da mettere in campo, perché non le attui lo stesso, senza pregiudizi, e vedi come va?
La mia esperienza mi ha dimostrato che, se ripetute con costanza e serenità, le azioni che ti propongo possano sconvolgere (e in positivo!) un destino apparentemente già tracciato. Nel momento in cui cambi qualcosa nella tua vita, cambiano i risultati della tua vita. Inizia pure subito con questi 10 passi.
1-Fai il punto della situazione
Cerca di capire quello che stai vivendo. Prenditi qualche giorno per stare lontano dalla tua vita quotidiana, in un luogo dalla natura il più possibile incontaminata. Cammina in silenzio, ascoltati, medita e metti a punto la tua strategia di guarigione per curare il cancro.
2-Cura il tuo dialogo interiore
Il tuo dialogo interiore condiziona fortemente le tue emozioni, che a loro volta condizionano le tue azioni, sia quelle consapevoli sia quelle del tuo corpo, che accadono senza che tu te ne renda conto. Di conseguenza, il tuo dialogo interiore ha un forte impatto sulla tua salute. Ricordati che hai miliardi di cellule sane nel tuo corpo, la loro percentuale è altissima in confronto a quelle “impazzite”.
3- Salvaguarda il tuo livello di vitalità
Mentre fai attenzione alle parole che dici a te stesso, ricorda anche di prenderti cura del tuo livello di vitalità. Respirare è il primo bisogno vitale, quindi: respira, respira, respira. Se dai ossigeno alle tue cellule loro funzioneranno senza dubbio molto meglio. Respirare facilita uno stato di rilassamento generale che, tra le altre cose, elimina le tensioni fisiche che consumano inutilmente energia. Rilassamento e respirazione aumentano l’energia vitale.
4-Cura la tua alimentazione
Mangia cibo fresco, se possibile biologico e integrale. Nella tua dieta quotidiana includi quante più verdure, frutti, cereali e proteine vegetali, riducendo l’apporto di quelle animali. Prenditi il tempo per scovare un fruttivendolo affidabile vicino casa e privilegia ortaggi e frutta di stagione locali. Sempre più studi concordano sul fatto che l’alimentazione può influenzare lo sviluppo o la prevenzione di cancri.
5-Cammina tutti i giorni
Almeno una volta al giorno, ma ancora meglio se sono due, concediti un minimo di 20 minuti di cammino. Se puoi fallo nella natura incontaminata. Scegli un bosco o un grande parco. Quando questo non è possibile, lungo la tua passeggiata entra in contatto con la corteccia di uno o più alberi che incontri. Sfiora una pianta. Le camminate e la Natura stimolano il nostro naturale sistema di riparazione cellulare, chiamato psico-neuro-endocrino-immunologico. Il corpo ha in sé molte risorse per curare il cancro.
6-Lasciati andare e ridi
Circondati di persone che ti fanno ridere, chiamale al telefono, invitale a bere un caffè. Leggi libri e fumetti che trovi divertenti, guarda quei film o quelle trasmissioni che sai già che ti strapperanno una risata (meglio più di una). Prendi anche in considerazione una disciplina molto utile per stare meglio e mantenere alta l’energia vitale, lo yoga della risata. Le risate sono contagiose, lasciati influenzare in modo benefico!
7-Pratica l’esercizio dei 100 grazie
Ogni sera prima di addormentarti, fai un elenco delle ragioni per le quali sei grato alla tua Vita e all’Universo. Ricordati però di non ringraziare mai per quello che non ti è piaciuto, né per il dolore! Ringrazia invece anche per quello che dai per scontato, come ad esempio il fatto di avere un tetto sopra la testa o due gambe per camminare.
8-Rafforza la parte sana del tuo corpo
Trova un esperto o una squadra di esperti di diverse discipline complementari che possano supportarti nel tuo percorso di guarigione. Ti consiglio anche di fare un ciclo di pulizia del fegato e dell’apparato digerente. È importante, per sostenere la salute del tuo corpo e la sua capacità di guarire. Con una pulizia profonda di stomaco e intestini puoi rafforzarne equilibrio ed energia vitale. La pulizia detossificante è ancora più indispensabile se sai che affronterai terapie convenzionali contro il cancro che hanno vari effetti collaterali.
9-Rilassati e sogna ad occhi aperti
Concediti almeno mezz’ora di rilassamento al giorno. Se pensi di non avere tempo perché hai troppo da fare, rivaluta le tue priorità: il rilassamento e la meditazione sono un investimento per la tua Salute. Sogna anche a occhi aperti, ricordati che ogni pensiero crea un futuro potenziale. Sul mio sito, nella pagina risorse, trovi un audio che puoi scaricare gratuitamente che si chiama: Visualizzazione del tuo migliore futuro. Fai anche un elenco dei desideri che si nascondono dietro le tue paure, così potrai focalizzare l’attenzione sulla loro realizzazione.
10-Indaga nel tuo presente e nel tuo passato
Con l’aiuto di un esperto puoi curare ferite che probabilmente sono presenti da anni, dentro di te, ferite che hanno condizionato parte della tua vita. L’esperienza del cancro potrebbe essere l’opportunità per risanarle. Tutto il resto della tua vita, in ogni suo ambito, ne trarrà un grande beneficio.
Sappi che il corpo è competente e che se ha lasciato crescere un cancro molto probabilmente c’è un motivo. Sempre con l’aiuto di un esperto fai un’indagine accurata nella tua vita presente e passata, alla ricerca delle radici della tua malattia. E metti nero su bianco il tuo albero genealogico.
Condividi le emozioni e organizza una squadra!
Aggiungo un ultimo prezioso consiglio strategico. Non vivere quanto ti sta capitando nell’isolamento e trova il modo di sfogare le tue emozioni. Credo sia molto importante anche creare intorno a te una piccola o grande squadra di sostegno. Per farti aiutare al meglio (e permettere agli altri di farlo davvero), fai l’elenco delle azioni concrete che pensi siano necessarie alla tua salute e trova sostegno per metterle in pratica. Scrivile su un foglio, poi condividi il testo con i tuoi cari e proponi anche a loro di seguire i suggerimenti che hai messo nero su bianco, così quella di nutrire Salute e Benessere diventa una strategia di squadra!
Godersi la vita, sempre e comunque
Potrebbe sembrarti fuori luogo o prematuro, perché hai avuto la cattiva notizia di una diagnosi di cancro. Io però te lo suggerisco comunque: preparati a un bellissimo futuro. Fai un elenco di tutte le cose che vuoi fare quando sarai guarito.
Poi rileggi quanto hai scritto, chiedendoti se alcune di queste cose non puoi già farle… Perché dovresti rimandare? Goditi la vita appena ne hai l’opportunità.
Nov 26, 2021 | Conoscersi, Consigli pratici
Imparare a ricevere aiuto e doni può cambiare la tua vita. Dare e ricevere sono due facce della stessa medaglia. Trascurare o evitare del tutto una o l’altra può creare squilibrio e disarmonia. Per quanto possa sembrare controintuitivo, a fare più fatica, quando si tratta di accettare di ricevere aiuto e doni, sono spesso le persone più generose.
Mi capita frequentemente di incontrare individui che si spendono molto per gli altri, pronti ad aiutare chiunque abbia bisogno. Di fatto, delle persone esperte nel dare.
Quando si tratta di accettare di ricevere aiuto e doni, sono spesso le persone più generose a fare fatica
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Dare senza accettare di ricevere
Quando si tratta di ricevere aiuto o anche doni, in queste persone possono emergere delle vere e proprie resistenze. I motivi espressi o inconsci per giustificare l’opposizione a ricevere sono diversi. Si tratta, se vogliamo generalizzare, di convinzioni che bloccano il flusso armonioso del dare e ricevere.
Tra il bisogno di aiuto e la sua ricezione si mettono di mezzo la paura di disturbare, quella di essere in debito, il rischio di essere poi costretti in qualche modo a sdebitarsi e così via.
Piacere di dare o spirito di sacrificio?
Se sei una persona esperta nel dare, immagino che tu conosca il piacere che provi quando doni il tuo tempo, la tua esperienza, la capacità di ascolto o anche degli oggetti o del denaro.
A meno che a spingerti verso questo comportamento di generosità non sia lo spirito di sacrificio. Se non riesci a dire no ed è per quello che aiuti gli altri, ti consiglio di leggere questo articolo. Donare per te è più un obbligo che un piacere? Se è così, ti perdi una bella fonte di felicità e benessere. Perché donare sia un atto piacevole, fatto col cuore, è importante che non abbia a che fare con obblighi vari. E la ragione non è filosofica ma pratica.
Un semplice ragionamento sull’atto del dono
Come mai dico che l’atto di donare o aiutare deve essere qualcosa che rimane lontano da qualsiasi obbligo? Adesso ti spiego. Quale è il tuo piatto preferito? Quando lo mangi, sicuramente provi un intenso piacere. Ora immagina di essere obbligato a mangiare questo piatto ogni giorno, perdendo la possibilità di scegliere quando e quanto mangiarne. Decido io. Scommetto che perderesti gran parte del piacere che provavi in passato a mangiare quel piatto, nonostante sia il tuo preferito. Per l’atto di dare, il meccanismo è lo stesso.
L’atto di dare se non è legato al piacere perde gran parte del suo potere benefico
La spontaneità è parte del piacere
Dare e ricevere è parte del potenziale umano ed è un atto naturale e spontaneo. Può esserci grande piacere nell’aiutare gratuitamente le persone, cioè senza aspettarsi nulla in cambio. Siamo esseri sociali, la condivisione è un aspetto importante che nutre il senso della nostra vita.
Quando una regola educativa, religiosa o culturale si intromette però, il piacere di aiutare si può trasformare nell’obbligo di aiutare. Questo condizionamento rischia di troncare il flusso armonioso insito nel dare e ricevere. Il piacere scompare sostituito dal dovere.
Se a guidarti è il dovere, indipendentemente dalla ragione che c’è sotto (educazione, dogmi religiosi o sociali) diventa difficile provare la vera gioia di dare e fare quello che serve all’altra persona. Il dovere oscura queste sensazioni spontanee. Quando non puoi ascoltarti e fai le cose come un automa è molto facile cadere nel vortice dell’obbligo, della fatica e del sacrificio.
Come animali sociali la condivisione è un aspetto importante che nutre il senso della nostra vita
Quando ti sacrifichi niente è gratis
Questo passaggio dal dono al sacrificio, ti conduce in un luogo in cui, quando dai qualcosa, ti aspetti qualcos’altro in cambio. Come minimo il sollievo o la soddisfazione della persona che hai aiutato, perché pensi che il tuo sforzo debba essere utile. Ma ti aspetti anche gratitudine. E credi che chi hai aiutato debba un domani fare altrettanto con te, se ne avrai bisogno, anche a costo di fare fatica e sacrificarsi.
Dov’è finita la leggerezza e la gioia di dare in modo spontaneo, senza aspettative, per il semplice piacere di aiutare?
Fai fatica a ricevere?
Ecco che si chiarisce la difficoltà a ricevere. Quando si cade nella spirale del dovere, il piacere di aiutare è perduto (momentaneamente, puoi sempre recuperarlo!). Di conseguenza non accetterai di essere aiutato o che ti venga regalato qualcosa, perché non vuoi sentirti in obbligo di ricambiare.
Per evitare di gravare sull’altro ed essere in debito, hai imparato a non chiedere aiuto e a fare tutto (o quasi) da solo? Isolarti, evitando le relazioni che offrono aiuto e doni, può portare a un aumento significativo della fatica che devi affrontare nella tua vita. D’altro canto, vivere le situazioni più difficili o faticose nell’isolamento è un fattore che provoca e aggrava l’insorgenza di malattie. Di conseguenza mettersi nelle condizioni di ricevere un aiuto sotto forma di un ascolto empatico per esempio è un atto preventivo importante in termini di salute.
Perché è importante imparare a ricevere?
Come ho già sottolineato dare e ricevere sono due facce della stessa medaglia. Se hai una grande capacità di dare ma sei impossibilitato a ricevere è come se tu fossi capace di inspirare ma non di espirare. Cosa che rende impossibile respirare. Questo blocco impedisce il fluire naturale degli scambi equilibrati che potresti avere con la tua comunità.
Dare e ricevere sono due facce della stessa medaglia
A lezione dalla formica
Un giorno stavo osservando una formica che stava trasportando una briciola grande il doppio delle sue dimensioni. Ammiravo la sua tenacia e mi sono detta: se sapessi dove vuole andare questa formica, prenderei lei e il suo carico e la porterei in un batter d’occhio dove le serve. Non avendo questa informazione fondamentale non sono intervenuta, per non rischiare di danneggiarla anziché aiutarla. Un pensiero che mi ha fatto riflettere… Mi sono chiesta: chi sa se c’è qualcuno con conoscenze e competenze molto diverse da me, che mi considera come io considero questa formica? Cioè un “Qualcuno” di gigante al mio confronto, che sono un piccolo niente nell’Universo. Forse ci sono Esseri disposti ad aiutarmi senza che ciò richieda nessuna fatica da parte loro. Potrei beneficiare di un miracolo, se guardiamo alla cosa nel sistema di riferimento umano. La formica ignora persino la mia esistenza, perché sono troppo grande per lei. Se ricevesse aiuto da me non capirebbe da dove proviene l’aiuto, ne vedrebbe solo il risultato. Lo stesso potrebbe accadere a me, a noi come esseri umani.
Da quando ho avuto questo pensiero mi sono allenata per chiarire bene cosa voglio e mi sono impegnata a condividere ad alta voce i miei desideri. Sia con i miei amici, che vedo e frequento, sia con potenziali presenze amiche che non vedo ma potrebbero esserci. Credo che non ci sia nessun rischio nel farlo, mentre i benefici sono potenzialmente immensi!
Aprirsi all’aiuto dell’Universo
Per approfondire ulteriormente questo tema voglio condividere con te la storia dell’uomo che vuole essere salvato da Dio.
Il fiume stava straripando e le acque stavano raggiungendo la casa di Jim. Erano arrivate al portico, dove lui si trovava. Un uomo in barca a remi si avvicinò e lo chiamò: “Salta dentro che ti porto in salvo”. Jim rispose: “No, il mio Dio mi salverà!” Salì poi di corsa fino al primo piano. Il fiume continuava a salire e raggiunse le finestre del primo piano. Un uomo in un motoscafo si avvicinò e lo chiamò: “Salta dentro che ti porto in salvo”. E Jim di rimando: “No, il mio Dio mi salverà!”
Poi Jim corse sul tetto. Ben presto il fiume lambì il tetto della casa. Jim era seduto sul bordo, con le acque che gli mulinavano attorno ai piedi. Vide un elicottero sorvolarlo e sentì la gente urlare attraverso il megafono: “Afferra la corda e issati, ti porteremo in salvo”. E Jim, di rimando: “No, il mio Dio mi salverà!” Il fiume continuò a salire e, infine, travolse tutta la casa. Jim annegò.
Un istante dopo, si rese conto di essere al cospetto di Dio. In collera, Jim gli chiese: “Ho riposto la mia fiducia in te. Perché mi hai abbandonato?” Dio sorrise e rispose: “Non ti ho mai abbandonato. Ho inviato una barca a remi, un motoscafo e un elicottero. Perché non ci sei salito sopra?”
La storia di Jim è un potente invito a riflettere. Quanto spesso, quando chiedi aiuto, ti aspetti di essere aiutato in un modo specifico, scelto da te, disprezzando altre fonti di aiuto a disposizione? L’Universo può aiutarti in molti modi, ma se non sei pronto a ricevere l’aiuto non vedrai neppure che c’è chi è lì per dartelo.
Ragioni profonde che impediscono di ricevere
Ora che hai letto la storia riflettiamo su cosa ti impedisce di ricevere? Forse nel tuo passato c’è una ferita. Le cause possono essere varie e in questo articolo te ne propongo 3, con l’obiettivo di aiutare la tua riflessione e il tuo percorso per conoscere te stesso. Partiamo da una ferita che può avvenire nella primissima infanzia.
Contrariamente a tanti animali, l’essere umano ci mette anni per guadagnare la sua autonomia. Il neonato umano è molto dipendente dagli adulti e da solo non ha nessuna possibilità di sopravvivere. Di solito il riferimento indispensabile è la madre, portatrice del nutrimento fisico ma anche affettivo.
Se in questo periodo di grande vulnerabilità la presenza indispensabile di questa persona di riferimento viene a mancare, il senso di smarrimento è enorme e le emozioni sconvolgenti.
Sopravvissuti a questo episodio, se la ferita rimane aperta, da adulti questi bambini potrebbero fare di tutto per non vivere di nuovo lo stesso dolore sconvolgente. Il bambino che ha vissuto questo trauma può sviluppare un’autonomia estrema che diventa uno scudo per non rischiare di vivere di nuovo quel senso di insicurezza e smarrimento drammatico.
Se la madre viene a mancare quando si è neonati può crearsi una ferita che porta a un’autonomia estrema
Se il dono si lega a un dramma
È facile che si creino degli ostacoli al normale flusso del dare e ricevere anche quando, nella propria esperienza personale o nella memoria genealogica, qualcuno ha accettato un dono e in seguito è avvenuto un grave trauma o qualcosa che è stato vissuto in modo drammatico. Si tratta di una reazione difensiva dell’organismo.
Pensiamo alle famose caramelle regalate ai bambini da sconosciuti squilibrati, per attirare i piccoli in situazioni pericolose. Oppure anche a chi ha ricevuto percosse in seguito a una richiesta di aiuto, o a coloro che per ricevere hanno dovuto pagare un prezzo molto alto. In tutti questi casi è difficile ricevere aiuto senza sentirsi in pericolo. Se ti riconosci in qualcuno di questi esempi, poter rielaborare questi traumi ti permetterà di ripristinare la gioia di ricevere in totale sicurezza. La Biokinesiologia può aiutarti a sbloccare questo potenziale.
Se pensi di non essere degno di ricevere aiuto
Ovviamente, per poter ricevere e godere di doni e aiuto efficace, serve sentire nel profondo di meritarli ed esserne degni. Allo stesso tempo c’è bisogno di umiltà, dovresti riconoscerti come una persona potenzialmente bisognosa. All’interno della nostra cultura, di solito, una persona che dà senza voler ricevere nulla in cambio viene percepita non solo come molto generosa, ma anche come un individuo capace di sacrificarsi (in silenzio).
Per ricevere aiuto bisogna sentirsi degni ma anche essere umili
Per spezzare questo binomio ti propongo di vedere le cose da una prospettiva divergente. Dare senza mai ricevere è un atto di prepotenza o di arroganza. Dietro può esserci questo pensiero (anche inconscio): io sono forte abbastanza per dare a chi ha bisogno ma non ho bisogno di nulla per me, ce la faccio da solo. Ti invito a considerare quanto, con questo ragionamento, svaluti gli altri che consideri come delle povere vittime, dei deboli. In questo “scambio” a senso unico, rischi di non riconoscere la dignità altrui, la grandezza e il potere di chi aiuti. Lo scambio e il dare e ricevere reciproco mettono ognuno allo stesso livello, in uno stato di rispetto empatico.
Test: scopri a che punto sei nel flusso dare/ricevere
Grazie agli anni di esperienza come terapeuta ho ideato una scala, che permette di capire a che punto si è nel flusso del ricevere e quanto si è liberi (o meno). Voglio condividerla con te perché tu possa valutare in autonomia a che punto sei.
- Non penso nemmeno che potrei aver bisogno di aiuto.
- Mi serve aiuto ma credo di dover fare da solo e non chiedo nulla.
- So che mi serve aiuto, non chiedo nulla e se mi viene proposto aiuto lo rifiuto.
- Mi serve aiuto, non oso chiedere e se mi viene proposto aiuto, lo accetto, cercando però di ripagare doppiamente quello che percepisco come un debito.
- Ho bisogno di aiuto, non oso chiedere ma se mi è proposto aiuto lo accetto, ringraziando semplicemente.
- Mi serve aiuto, oso chiederlo e se qualcuno si rende disponibile, ricevo volentieri. Quando nessuno si rende disponibile, invece, mi arrangio da solo.
- Necessito di un aiuto, oso chiedere e accetto volentieri la disponibilità di qualcuno. Se nessuno si rende disponibile insisto e prendo l’aiuto comunque che mi serve.
- Anche quando non mi serve aiuto, a volte lo chiedo lo stesso per il piacere di fare le cose insieme.
Qualunque sia il tuo posizionamento nella scala, puoi iniziare un processo di cambiamento in direzione dello scalino numero 8. La vita condivisa nel mutuo aiuto è più leggera e nutriente. Aiutandoci possiamo, per esempio, mettere in campo un insieme di misure e favorire i cambiamenti per mantenere e recuperare salute e benessere. Hai difficoltà ad accrescere la tua capacità di ricevere aiuto? Prendi il coraggio a due mani e almeno una volta supera l’ostacolo: chiedi aiuto per imparare a ricevere aiuto!