Il sistema famigliare e il potere di guarire l’albero genealogico

Il sistema famigliare e il potere di guarire l’albero genealogico

Che cos’è un sistema famigliare? In questo articolo voglio approfondire il tema del sistema famigliare e condividere con te conoscenze e competenze fondamentali per guarire l’albero genealogico. Di solito è chiaro a tutti che il nostro presente è influenzato da quello che viviamo in questo momento e dal nostro passato personale. Invece non tutti sono consapevoli del fatto che il passato della nostra linea genealogica conta anch’esso.

Biokinesiologia, Biocostellazioni, Biopsicogenealogia: sono tutti strumenti di aiuto che sono solita usare e che hanno come denominatore comune il fatto di prendere in considerazione l’importanza del vissuto degli antenati.

Cosa è successo prima di te?

Ciò che hanno vissuto i tuoi antenati ha un grande potere, quello di influenzare la tua vita. Tramite il DNA (l’acido desossiribonucleico che costituisce i nostri geni), oltre ad aspetti fisici come il colore degli occhi, erediti dagli antenati talenti, risorse e qualità ma anche emozioni non accolte e ferite non guarite. Vale per tutti noi.

Forse la mia affermazione ti stupirà: a volte, parte del nostro sentire, che condiziona la nostra vita, può appartenere non propriamente a noi ma piuttosto a un nostro antenato. Tante emozioni o sensazioni possono derivare proprio da questo: una rabbia interiore che non ci spieghiamo, un senso di ingiustizia, un senso di esclusione, di solitudine, la tendenza a fallire, l’impossibilità di imporre dei limiti eccetera.

Parte del nostro sentire può appartenere non propriamente a noi ma piuttosto a un nostro antenato

Si può fare qualcosa per non subire queste eredità? La consapevolezza di come stanno le cose può essere il punto di partenza di un lavoro in grado di sciogliere i condizionamenti e i legami limitanti con alcuni antenati. In questo articolo mi concentro su un aspetto specifico del lavoro che puoi scegliere di fare.

Le costellazioni famigliari e la legge di appartenenza

Ho imparato dallo strumento delle costellazioni famigliari ideato da Bert Hellinger che un aspetto fondamentale per stare bene è essere al proprio posto all’interno del tuo sistema.

Quando si parla di sistema si intende l’insieme di persone di cui fai parte. Il primo sistema di appartenenza è proprio il sistema famigliare. Il tuo posizionamento all’interno del tuo sistema di origine condiziona tutte le dinamiche che puoi mettere in campo in altri sistemi: sul lavoro, in coppia, con gli amici e così via. È proprio per questo che la famiglia di origine, che include gli antenati, è il sistema di cui voglio parlarti con questo articolo.

Quando si ha l’obiettivo di essere al proprio posto, il primo passo da compiere è quello di riconoscere l’appartenenza di ogni membro al sistema famigliare stesso. Si tratta di qualcosa di molto importante: nessuno deve essere escluso. Il senso di appartenenza, infatti, è uno dei principi fondamentali nel lavoro con le Costellazioni Familiari.

La Legge dell’Appartenenza recita: “ogni membro di un sistema familiare ha diritto di fare parte del sistema-famiglia e conseguentemente nessuno può esserne escluso, per nessun motivo”.

Approfondiamo il concetto

In pratica, tutti i membri di una famiglia hanno lo stesso diritto di appartenere a quella famiglia, è un diritto irrinunciabile, che si acquisisce per il semplice fatto di essere stati concepiti da due membri appartenenti al sistema famigliare. Qualunque siano le azioni, il destino, le scelte di ogni persona, niente può giustificare il non rispetto di questa legge di appartenenza. Nessuno va escluso, ognuno va rispettato e onorato qualunque sia il suo destino.

Attenzione, c’è una precisazione importante che voglio farti. La Legge dell’Appartenenza non implica che tu debba per forza essere in contatto fisicamente con tutti i membri del sistema famigliare. Sono consapevole che esistono molte situazioni in cui è fondamentale prendere le distanze, ad esempio quando si ha a che fare con una persona violenta. Senza rinnegare, però, la sua appartenenza al sistema.

Cos’è esattamente il sistema famigliare?

Il primo sistema di appartenenza è la tua famiglia di origine, che comprende i membri della tua famiglia e non solo. Vediamo insieme chi dobbiamo prendere in considerazione.

  • Te, i tuoi fratelli e le tue sorelle. Nel contare fratelli e sorelle dobbiamo includere anche: i fratelli e le sorelle nati fuori dal matrimonio dei nostri genitori, cioè quelli illegittimi ma anche quelli nati da unioni successive o precedenti; i fratelli e le sorelle morti, sia quelli nati morti sia quelli abortiti (intenzionalmente e non), fratelli e sorelle dati in adozione o adottati, fratelli e sorelle disconosciuti per qualunque ragione, nessuno escluso;
  • i tuoi genitori biologici, i loro fratelli e sorelle naturali, compresi quelli morti (anche per aborto), abbandonati, dati in adozione o disconosciuti, fratelli e sorelle dei genitori che siano stati adottati;
  • i partner precedenti dei tuoi genitori e i genitori adottivi;
  • i nonni, anche in questo caso inclusi i fidanzati o i coniugi precedenti.

Il primo sistema di appartenenza è la tua famiglia di origine

Un gruppo allargato

Secondo Bert Hellinger appartengono al nostro sistema tutte le persone di sangue, cioè i nostri famigliari, ma anche le persone che hanno contato per noi e per loro.

Ti faccio alcuni esempi, così da chiarire. Fanno parte del gruppo persone verso cui ti senti in debito per varie ragioni. Oppure persone che rifiuti, che escludi (anche solo perché ti rifiuti di nominarle o cerchi di dimenticarle), individui che hai scelto di disconoscere.

Poi ci sono coloro che hanno assassinato un membro della famiglia, oppure che hanno commesso un delitto grave nei tuoi confronti o di qualcuno appartenente al tuo sistema famigliare. Bert Hellinger chiarisce anche che nel sistema famigliare rientrano persone che con il loro sacrificio hanno contribuito al benessere collettivo di quel gruppo.

Per esempio la prima moglie del nonno di Sara, morta giovane, che con la sua morte ha “permesso” all’antenato di Sara di incontrare un’altra donna e creare con lei una famiglia, dalla quale Sara discende. Se questa prima moglie non fosse morta Sara non sarebbe mai nata.

Cosa comporta l’esclusione?

Se eventi o persone del nostro passato genealogico ci disturbano tanto da volerli cancellare, dobbiamo sapere che qualunque cosa noi pensiamo o facciamo, le memorie continuano a esistere e a esercitare la loro influenza. Più cerchiamo di ignorarle e farle tacere più saranno rumorose, parlandoci attraverso malesseri, malattie e ostacoli, impedendoci di esprimere appieno il nostro potenziale di gioia e benessere.

Le memorie hanno una influenza più forte quanto più cerchiamo di cancellarle

Per liberarsi dal peso di queste memorie dobbiamo accettare di riconoscerle e accoglierle nel nostro cuore, sospendendo il giudizio.

Il meccanismo di Irretimento

Quando una persona del clan è stata esclusa o coinvolta in un evento che viene “rifiutato” da tutti gli altri, un membro del clan delle generazioni successive si incarica inconsciamente di riportare l’escluso, o l’esclusa, nel clan. Accade per esempio con un nonno che si è suicidato e nessuno ne parla perché viene considerata un’azione vergognosa, vedremo alcuni esempi dettagliati più avanti.

Come avviene tutto ciò? Il discendente si identifica, sempre inconsciamente, nell’escluso. Il fenomeno, nelle costellazioni famigliari, si chiama appunto Irretimento. La persona irretita è bloccata nel proprio movimento di Vita, si sente in trappola ed è come condannata a fare quello che, a un livello sottile, il sistema gli impone di fare… Vivere le stesse emozioni, attitudini, scelte dell’escluso. Questo perché chi è stato “scacciato dal clan” sia finalmente riportato nel sistema. L’Irretimento impedisce alla persona di vivere liberamente il proprio destino, il che è fonte di profondo disagio, malesseri e malattie.

I segreti di famiglia, che sono il tipico sintomo di eventi rifiutati, dei quali ci si vergogna, favoriscono gli irretimenti più pesanti e distruttivi.

Esclusione, volontaria e non

L’esclusione di qualcuno dal sistema famigliare può anche essere involontaria. Un bambino morto del quale non si sa nulla, perché nessuno ne ha più parlato, non è stato escluso in modo premeditato, ma il fatto che tutti lo abbiano dimenticato è una forma di esclusione.

Nella storia dei tuoi antenati vari eventi possono non essere stati accolti, nel momento in cui sono accaduti, perché troppo dolorosi. Di conseguenza hanno lasciato la traccia dell’esclusione nel sistema famigliare.

Per esempio: lo zio di Luigi di cui non si è più parlato perché è finito in manicomio, o la nonna di Rita, sulla quale cala un silenzio imbarazzato se si nomina la sua morte perché si è suicidata e nessuno ha elaborato l’accaduto a livello emotivo. Oppure il bambino concepito fuori dal matrimonio dalla prozia di Rachele, in un’epoca in cui le regole sociali lo consideravano scandaloso.

Come guarire l’albero genealogico?

Nella strategia che ti propongo, il primo passo è quello di ricostruire il tuo albero genealogico. Puoi iniziare semplicemente risalendo fino ai nonni, comprendendo cioè tre generazioni. L’atto di mettere su carta il proprio albero genealogico è l’opportunità di rimettere ognuno al proprio posto, senza escludere nessuno. È importante inserire (ovviamente) le persone allontanate, i bambini abbandonati, non nati (aborti spontanei e provocati), nati morti, le persone disperse, quelle bandite. Metti i nomi anche di tutti coloro che sono stati giudicati, quelli di cui i tuoi cari si sono vergognati.

Segui queste regole:

  • inserisci ogni nome nell’ordine di arrivo su questa terra. Ad esempio, da sinistra a destra, si posiziona il primo fratello poi i successivi, seguendo l’ordine cronologico;
  • trova per ognuno la data di nascita e di morte quando occorre.

Cosa puoi fare grazie all’albero genealogico

Il secondo passo è più impegnativo. Quando avrai una visione d’insieme del tuo albero, con ognuno al proprio posto, lavora per accogliere ciascuno nel tuo cuore, riconoscendo che fa parte del clan e della tua storia.

Una volta messo nero su bianco l’albero, avrai una visione globale del sistema famigliare cronologicamente più vicino a te. Potrai quindi “entrare” nell’albero genealogico e riconoscere l’esistenza di ogni membro del clan, accettando e comprendendo che il passato di ciascuno di loro influenza la tua storia e quello che sei oggi.

Da questa consapevolezza è possibile scegliere di agire a livello personale, per raggiungere un equilibrato livello di accettazione, amore e integrazione, affinché le emozioni e le informazioni raccolte sul passato e rimaste in sospeso possano fluire liberamente sulla linea del tempo. Tutti gli insegnamenti di queste esperienze positive e negative potranno allora arrivare fino a te. La necessità di riprodurre le stesse dinamiche o portare pesi che non sono tuoi lascerà allora spazio alla libertà di compiere il proprio destino, il ché da accesso a maggiore benessere e vitalità.

Il potere dell’accettazione e del riconoscimento

Questo lavoro, che può essere un semplice intento del Cuore, ha un potere molto grande nello sciogliere rabbie, frustrazioni, ingiustizie, dolori cristallizzati e schemi comportamentali predefiniti. Libera energia, luce, vitalità alle quali finalmente potrai accedere nel presente.

Liberi dal compito di vivere nel dolore per onorare gli antenati esclusi, dimenticati o giudicati, tutti noi possiamo seguire il sentiero della nostra vita, verso la piena realizzazione del nostro potenziale di salute, gioia e serenità.

Se desideri un aiuto per intraprendere questo cammino di liberazione, ho creato un laboratorio intitolato Costruire e guarire l’albero genealogico. Guarda quando sarà il prossimo sulla pagina Eventi.

Pancia gonfia e meteorismo, come agire per stare meglio

Pancia gonfia e meteorismo, come agire per stare meglio

Pancia gonfia e meteorismo sono problemi di cui possono soffrire persone di ogni età e sesso. Questi fastidi possono presentarsi da soli oppure associati ad altri sintomi e spesso gravano sulla qualità della vita e influenzano negativamente l’umore, anche se vengono generalmente considerati dalla medicina convenzionale cose di poco conto.

Per aiutarti a sentirti di nuovo in forma, prima di indicarti quali rimedi seguire, voglio spiegarti cos’è il fenomeno della pancia gonfia dal punto di vista della Biologia e delle sue leggi.

 

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Qual è la differenza tra pancia gonfia oppure grossa?

Partiamo da un concetto che può sembrare banale ma che invece va compreso per capire se pancia gonfia e meteorismo sono effettivamente un tuo “problema” oppure no.

La pancia grossa è un accumulo di grasso che rimane stabile durante la giornata. La pancia gonfia, invece, si manifesta con un aumento di volume variabile che può essere anche molto rapido.

Di solito le persone che soffrono di pancia gonfia e meteorismo riferiscono che la pancia è piatta la mattina al momento del risveglio, mentre si gonfia subito dopo un pranzo e talvolta anche dopo uno spuntino leggero.

Quando la pancia si gonfia velocemente non è grasso ma gonfiore addominale

Da cosa dipende il gonfiore?

Il gonfiore non è altro che un accumulo di gas nell’intestino, ecco perché si parla anche di meteorismo, parola di derivazione greca che significa gonfiamento (meteōrismós), da meteōrízō, sollevo in alto.

Facciamo un breve excursus nelle scienze di base: dalla fisiologia e dal funzionamento dell’intestino umano e animale sappiamo che i processi di digestione producono normalmente fermentazione e gas in grandi quantità, anche fino a 15 litri al giorno per l’essere umano. Questi gas però, quando tutto funziona per il meglio, vengono normalmente riassorbiti dal tubo digerente.

Perché di tanto in tanto questo processo si interrompe? Come mai alcune persone soffrono regolarmente di pancia gonfia e meteorismo? Quando il naturale riassorbimento dei gas prodotti dai processi di digestione rallenta, la causa non è per forza da cercare in quello che si mangia. C’è chi, pur seguendo una dieta e abitudini considerate sane, continua a soffrire di pancia gonfia e meteorismo.

Le cause nascoste di pancia gonfia e meteorismo

Come ho spiegato in più occasioni sulle pagine di questo blog, ci sono dei momenti in cui, per reazione al modo in cui viviamo alcune situazioni, il nostro livello di stress si innalza, allo scopo di consentirci di attingere a una dose di energia extra.

Questa energia è indispensabile per agire. Se però non agiamo il corpo lo fa al posto nostro, cercando soluzioni per uscire dalla situazione problematica.

Il corpo può agire in modi diversi a seconda della problematica da affrontare. I tessuti responsabili della digestione, ad esempio, possono aumentare il loro funzionamento. A seconda delle necessità possono incrementare le secrezioni oppure la peristalsi, che permette di far progredire il cibo nell’intestino, o ancora aumentare la capacità di assorbimento dei nutrienti.

Quando, in un secondo momento, ci rilassiamo e il livello di stress può tornare a diminuire, anche i tessuti si rilassano. In un certo senso è come se entrassero in pausa, una fase di recupero durante la quale la loro funzionalità diminuisce sensibilmente. Generalmente è in questa situazione che chi soffre di pancia gonfia e meteorismo avverte i sintomi.

Il gonfiore, a livello fisico, nasce da un rallentamento delle funzionalità dell’apparato digerente 

Mente e corpo

La parte di noi che è responsabile della digestione è una parte arcaica, istintiva, inconscia e tutta rivolta alla sopravvivenza. Non è una parte “evoluta”, pensante e conscia, che possiamo controllare con la nostra mente.

Quando vivi una situazione metaforicamente “indigesta”, nella quale necessità e bisogni non vengono rispettati, il tuo tubo digerente si attiva aumentando la propria funzione. Hai bisogno, anche se non te ne rendi conto, di “digerire di più”. La parte di te che pensa e ragiona può credere che la situazione vissuta sia accettabile e sana anche quando invece la parte arcaica dell’organismo la ritiene inaccettabile e molto stressante. E dietro pancia gonfia e meteorismo può esserci ancora di più.

Sopra o sotto l’ombelico

Approfondiamo ora l’argomento. Dobbiamo distinguere tra due situazioni: un meteorismo che interessa principalmente la parte dell’addome posta sopra l’ombelico e un meteorismo che invece interessa la parte sotto l’ombelico. In questo articolo ho scelto di concentrarmi su un aspetto del meteorismo sovraombelicale.

Nel caso del gonfiore situato tra le costole e l’ombelico, i gas rimangono all’interno dell’intestino tenue sempre perché la funzione di assorbimento cala, così come la peristalsi. Questo meteorismo collocato soprattutto al centro-sinistra ci racconta che la persona che ne è affetta ha vissuto una situazione di scarso nutrimento.

Il gonfiore sopra o sotto l’ombelico sono fenomeni differenti con cause diverse

A contare è la qualità più che la quantità

La scarsità di nutrimento di cui parlo non ha tanto a che vedere con la quantità quanto piuttosto con la qualità di ciò che nutre. Se soffri di gonfiore addominale e meteorismo che si concentra sopra l’ombelico ti è mancato qualcosa che nutra veramente e che porti energia.

Quando finalmente mangi qualcosa di sostanzioso, il tuo sistema si rilassa, la funzione assorbente cala assieme all’attività peristaltica e di conseguenza i gas non vengono riassorbiti e la pancia si gonfia.

Facciamo un esempio

Natalia, leggermente sovrappeso, pensava di avere la pancia grossa, cioè grassa, da anni. Un pomeriggio, dopo tre giorni di digiuno, si accorge di avere la pancia piatta come non l’aveva avuta da parecchio tempo. Ignara dei principi della fisiologia, pensa di essere dimagrita, nonostante la consapevolezza che tre giorni di digiuno non possano giustificare un tale cambiamento.

Tutto si è chiarito quando ha ripreso a mangiare. Al primo boccone di una mela mangiata con calma e con gusto, in pochi minuti la pancia è letteralmente lievitata, confermando il problema di meteorismo.

Cosa è successo a Natalia?

Questo caso estremo permette di illustrare bene un aspetto del fenomeno della pancia gonfia sovraombelicale. Per tre giorni Natalia ha vissuto il digiuno serenamente, convinta di regalarsi tre giorni di una pratica sana. La parte arcaica di Natalia, invece, ha vissuto il digiuno come una vera e propria carestia, aumentando l’assorbimento di nutrienti per cercare di ricavare il massimo dal poco che c’era nel tubo digerente.

La tua parte arcaica può vivere come indigeste situazioni che al tuo io cosciente sembrano normali e affrontabili

Quando finalmente Natalia è tornata ad assumere cibo, il suo tubo digerente si è rilassato. A compensazione di un eccesso di funzionamento durante il digiuno è seguito un calo di funzionamento all’ingresso della mela, con conseguente diminuzione della peristalsi, dell’assorbimento di nutrienti e dei gas.

Scavare nel passato

Quando una persona è soggetta al meteorismo sovraombelicale, è utile indagare come sia andato lo svezzamento durante l’infanzia. Il latte materno, oltre a essere un nutrimento perfettamente adatto al neonato, è accompagnato dal calore della madre. Attraverso l’allattamento passa il nutrimento fisico ma anche emotivo e questo è vitale.

Una separazione dalla madre, uno svezzamento troppo precoce o brutale, in cui il latte materno è sostituito dal latte artificiale (ad esempio) può lasciare nella parte inconscia e profonda di chi lo vive un senso di mancato nutrimento o comunque di nutrimento poco sostanzioso.

La parte arcaica di chi vive questa esperienza può essere più sensibile e reattiva tutte le volte in cui non viene nutrita nel modo adatto.

Come reagire a pancia gonfia e meteorismo

Non è detto che si debba fare per forza qualcosa. Si possono anche accettare la pancia gonfia e il meteorismo come una modalità speciale e personale di reagire al cibo buono e nutriente, dopo un periodo in cui ci si è nutriti con cibo di scarsa qualità.

Pancia gonfia e meteorismo possono dipendere dalla mancanza di nutrimento di qualità

La cosa fondamentale è evitare di cadere in un circolo vizioso. Stai attento a quello che mangi, segui delle regole molto strette dettate dalla tua parte conscia, alcuni cibi anche se ti piacciono molto diventano un tabù e ti impedisci di mangiarli. Poi ad un certo punto ti concedi un’eccezione e immediatamente la pancia si gonfia. Interpreti quanto accade come un’intolleranza, confermi a te stesso che quel cibo non va bene per te e che quindi non devi mangiarlo. Torni allora a nutrirti di cibi meno sostanziosi e la tua parte arcaica patisce, aspettando lo sgarro successivo e quindi il momento in cui si potrà finalmente rilassare. Questo rilassamento si esprimerà come puoi immaginare attraverso il meteorismo!

Un aiuto dalle Costellazioni

Io consiglio di accogliere il meteorismo come un messaggio dal corpo e sfruttare l’occasione per liberare emozioni bloccate nel proprio passato. Nella mia esperienza, lo strumento delle Costellazioni Famigliari e quello delle Biocostellazioni permettono di portare alla luce e trasformare un’eventuale ferita per il distacco dalla madre e dal suo nutrimento, alla base di pancia gonfia e meteorismo.

Nel linguaggio delle costellazioni questa separazione si chiama movimento interrotto. Questa ferita è spesso inconscia ma influenza tanti aspetti della vita, comprese le relazioni con gli altri e il rapporto con il cibo. Il lavoro che si può fare grazie alle discipline delle Biocostellazioni e delle Costellazioni familiari è quello di ricreare la connessione, restaurando il movimento interrotto nel passato tra madre e figlio o figlia.

Ritenzione idrica e sovrappeso perché ne soffri, cosa puoi fare

Ritenzione idrica e sovrappeso perché ne soffri, cosa puoi fare

La ritenzione idrica è un problema diffuso che colpisce soprattutto le donne ma non solo. In questo articolo mi concentrerò sulla ritenzione idrica associata al sovrappeso e alla cellulite.

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Nel sovrappeso esiste spesso una componente dovuta alla ritenzione idrica. Puoi capire da solo se si tratta di un problema rilevante per te: ti capita di acquistare o perdere diversi chili in pochi giorni? Queste brusche variazioni di peso non si verificano per colpa del grasso. Il tessuto adiposo di solito non si accumula né sparisce tanto velocemente…

Chi acquista peso rapidamente, spesso, ha il problema di trattenere i liquidi con grande facilità. Altrettanto spesso eliminarli, invece, non è così facile. Oppure lo è, ma la fase in cui ci si sente più leggeri è molto più breve di quella in cui ci si sente gonfi e pesanti, impattando su aspetto fisico, bilancia e benessere.

Come funziona la ritenzione idrica

La ritenzione idrica è la tendenza dei tessuti dell’organismo a trattenere grandi quantità di fluidi, provocando un gonfiore che può essere associato a dolore, pesantezza e perdita di elasticità delle zone interessate. La ritenzione idrica può essere localizzata oppure no.

Quando è localizzata, interessa generalmente gli arti inferiori e superiori e l’addome. In questi casi i tessuti, oltre a perdere parte della loro elasticità, acquisiscono il classico aspetto bianco lattiginoso quando si fa pressione con un dito.

Il tuo medico di fiducia può confermare (o meno) una diagnosi di ritenzione idrica. Dopo una visita potrà anche ipotizzare delle cause. Ovviamente tutti i sintomi che presenti devono essere valutati nel contesto della tua storia clinica. Se soffri di insufficienza venosa o patologie dei reni o ancora dell’apparato cardio-circolatorio, quella che pensi sia “semplice” ritenzione idrica è uno dei sintomi di un problema più complesso.

Nel caso di ritenzione idrica generalizzata si dà spesso colpa agli ormoni o a un cattivo funzionamento del sistema linfatico. Ma le cause di una ritenzione idrica diffusa restano spesso senza spiegazione per la medicina convenzionale.

Nel caso di ritenzione idrica generalizzata si dà spesso colpa agli ormoni

La ritenzione idrica secondo la medicina convenzionale

Approfondiamo le ragioni alla base della ritenzione idrica secondo la medicina convenzionale. Se la ritenzione è occasionale può dipendere dal caldo, da una reazione allergica o dall’assunzione di farmaci cortisonici o antipertensivi.

Quando invece è presente in modo costante o si ripresenta regolarmente, molto spesso, alle donne si dice che la ritenzione idrica è la loro reazione alle modificazioni indotte dal ciclo mestruale. Oppure ancora che è dovuta all’uso della pillola anticoncezionale (a base di ormoni) o allo stato di gravidanza.

La medicina convenzionale tende a trattare la ritenzione idrica curandola con i farmaci. Questo se c’è una patologia diagnosticabile potenzialmente collegata al fatto di ritenere liquidi. Altrimenti, al paziente con ritenzione idrica si consiglia una dieta povera di sale, moderata attività fisica, una maggiore assunzione di liquidi e in alcuni casi integratori e diuretici.

Purtroppo, molto spesso, tutto questo non è sufficiente per una guarigione duratura. Magari la ritenzione idrica migliora o si presenta con una frequenza leggermente inferiore, a patto che si continui a prendere farmaci o si resti a dieta. Non appena si smette di “combattere il sintomo”, puntualmente la ritenzione idrica torna a pesare sul paziente.

Le cause profonde della ritenzione idrica

Perché la ritenzione idrica colpisce alcune persone e non altre? Non tutte le donne che hanno il ciclo mestruale soffrono di ritenzione idrica, per esempio. Il fatto è che ci sono delle cause profonde che comportano la tendenza ad accumulare liquidi. Per liberarsi dalla ritenzione idrica, quindi, è necessario scoprire e trasformare la causa profonda che la provoca.

Quando il corpo ha la tendenza ad accumulare liquidi, ci troviamo di fronte a uno stress causato dalla lotta per l’esistenza. Cosa significa? Il tuo corpo ha memoria di una o più situazioni molto stressanti, nelle quali hai perso i tuoi punti di riferimento e ti sei ritrovato come un pesce fuor d’acqua. Vediamo cosa significa nello specifico e come puoi liberarti dalla ritenzione idrica. Ricordati, in ogni caso, che lo stress non è per forza qualcosa di negativo.

Quando il corpo ha la tendenza ad accumulare liquidi, ci troviamo di fronte a uno stress causato dalla lotta per l’esistenza

Salvare il pesce fuor d’acqua

Esattamente come farebbe un pesce trovandosi fuori dall’acqua, il tuo corpo trattiene i liquidi nell’attesa di essere riportato nel suo ambiente. Un ambiente dove si sente al sicuro, protetto da pericoli e avversità, un ambiente privo di stress.

La ritenzione idrica, quindi, può essere dovuta a traumi avvenuti nel passato, a te o a una persona nella tua genealogia, oppure può essere legata a una situazione di stress cronico. Questo se il tuo vissuto quotidiano è molto faticoso, come accade a chi combatte ogni giorno per sopportare un ambiente lavorativo o familiare ostile.

Come sempre, non è tanto la situazione che viviamo ma il modo in cui la viviamo che condiziona le reazioni del corpo. La tua personale attitudine ad affrontare una situazione, inoltre, è condizionata dal tuo passato, personale e familiare. Non dobbiamo per forza chiamare in causa situazioni al limite, come chi vive abusi in famiglia oppure lo stress di un soldato in missione.

La vita quotidiana di un imprenditore, di una madre di famiglia o di chiunque attraversi un periodo particolarmente difficile è più che sufficiente per innescare il meccanismo che porta alla ritenzione idrica.

Il tuo corpo trattiene i liquidi nell’attesa di essere riportato nel suo ambiente

A tutti può succedere di sentirsi come il pesce

Le situazioni stressanti che possono innescare la ritenzione idrica (cioè la reazione di un pesce fuori dall’acqua) sono molteplici. Un ricovero in ospedale, per esempio, che catapulta in un ambiente sconosciuto con regole proprie, non sempre facili da comprendere; dove per comunicare le persone utilizzano un linguaggio medico a volte ostico da capire, il tutto all’interno di un contesto in cui potresti temere per la tua vita o la tua salute a lungo termine.

Oppure puoi sentirti come un pesce fuori dall’acqua quando muore una persona di riferimento, sei costretto a trasferirti in un altro paese, o devi affrontare un cambiamento radicale di abitudini… Anche l’improvvisa necessità di combattere per i propri diritti fondamentali, la perdita del proprio status sociale, magari perché si viene licenziati o sfrattati, può spingere una persona a entrare in un meccanismo di lotta per l’esistenza. Come conseguenza, per difendersi, l’organismo trattiene fluidi.

Ci sono poi persone che vivono una vita intera sentendosi come alieni nel mondo, come se niente o quasi fosse adatto a loro su questo pianeta Terra. Mi riferisco a chi non riesce a sentirsi a casa in nessun posto. A coloro che vivono con la sensazione di essere fuori posto. A chi soffre perché l’ambiente che lo circonda gli impone regole e consuetudini ostili alla sua sensibilità.

Cosa puoi fare per capire se ti riguarda?

Per capire se il tema del pesce fuor d’acqua ti riguarda da vicino ti invito a rispondere a questa domanda. C’è stato un episodio, nella tua vita, a causa del quale ti sei sentito un pesce fuor d’acqua? Chiudi gli occhi e lascia affiorare una risposta. Hai vissuto un momento di grande insicurezza in cui ti è venuto a mancare il senso di protezione e ti sei sentito in pericolo di vita?

C’è stato un episodio, nella tua vita, a causa del quale ti sei sentito un pesce fuor d’acqua?

La maggior parte di noi, almeno spero, ha il ricordo di un luogo in cui viveva al sicuro, protetto e sostenuto. Non c’era nulla da fare per “meritarsi” di vivere. Unico imperativo quello di lasciar scorrere la vita dentro di sé. Il primo ricordo del genere (anche se inconscio) riguarda l’utero di nostra madre: memoria di un ambiente liquido, accogliente e vitale. Eravamo come un pesce (beatamente) in acqua. Il secondo ricordo ci colloca tra le braccia della mamma o di chi ci ha protetto e nutrito quando eravamo fortemente vulnerabili.

L’inevitabile strappo

Qualsiasi situazione che strappi forzatamente dalle braccia dell’adulto di riferimento in un momento in cui se ne ha un bisogno vitale può innescare il programma del pesce fuor d’acqua. Da quel momento in poi niente è più come prima. Inizia una vera e propria lotta per l’esistenza.

Per liberarti dall’azione di questo programma è utile richiamare, dentro di te, il ricordo della vita intrauterina o delle braccia della mamma. Riconnettersi al benessere vissuto quando eri al tempo stesso vulnerabile e protetto ti aiuterà a stare di nuovo bene. Ritrovare la sicurezza che sentivi quando eri tra le braccia della mamma è un movimento che puoi fare in visualizzazione. Immagina di essere tra le braccia della mamma e ricontatta la sensazione che hai provato: hai questa memoria dentro di te, l’obiettivo è ricontattarla e lasciarle spazio. In alternativa o in aggiunta puoi lavorare con le costellazioni famigliari, grazie all’aiuto di un professionista. Quando avrai riconquistato questo senso di sicurezza, col tempo, affiorerà in te il coraggio di aprirti di nuovo al sostegno degli altri. Sarai anche consapevole che, qualora l’aiuto venisse a mancare, il dolore sarebbe meno grande.

Da adulto hai un’autonomia che non avevi da neonato. Anche se è venuta meno una persona di grande riferimento per te, oggi puoi contare su altri amici o parenti e puoi sempre contare su te stesso.

Ricontatta la sensazione vissuta tra le braccia di tua madre quando eri neonato

Riaprirsi agli altri

Accettare che gli altri possano aiutarti apre alla condivisione di gioie e dolori. Tutto diventa meno difficile. Man mano ti sentirai di nuovo in grado di lasciare scorrere la Vita dentro di te, di lasciarla agire attraverso la tua persona. Tornerai ad essere un osservatore curioso e attento degli effetti che questo flusso vitale può avere sulla tua vita. Perderai l’abitudine faticosa di nuotare contro corrente e imparerai a lasciarti portare dalla corrente.

Quando c’è un vissuto familiare alla radice

Una volta capito qual è l’evento scatenante che ti porta a sentirti come un pesce fuor d’acqua nella tua vita, indaga anche nella tua storia familiare.

Poni la stessa domanda che hai fatto a te stesso ai tuoi genitori e ai nonni, se sono ancora in vita. La memoria genealogica di un trauma che ha spiazzato un membro della famiglia a causa di un grosso cambiamento, di un ricovero, di un trasferimento eccetera può essere il vissuto alla radice della tua ritenzione idrica. Puoi anche “farti aiutare” dal sintomo. Chi nella tua famiglia soffre di ritenzione idrica? Soffermati un po’ di più sul vissuto di quelle persone che hanno il tuo stesso sintomo.

Il sintomo è la punta dell’iceberg. Il resto, nascosto, è il vissuto doloroso sul quale il corpo ha sentito la necessità di intervenire. Se vuoi essere sostenuto per approfondire questa indagine, rivolgiti a un esperto di Biopsicogenealogia o Biokinesiologia.

Uscire da una situazione a rischio

Come uscire dalla lotta per l’esistenza? Non sempre è possibile cambiare lavoro, tornare nella vecchia casa in cui si stava tanto bene, diminuire sensibilmente il carico di responsabilità per subire meno stress eccetera. Allora cosa puoi fare per risolvere il tuo problema di ritenzione idrica oltre a cercare di sentirti nuovamente protetto? Come intervenire se ci sono cause scatenanti dall’esterno, che continuano a stressarti?

Come sottolineo spesso in questo blog, non sono le situazioni che sono importanti ma il modo in cui le vivi. Magari non c’è nulla da cambiare nella tua vita, almeno non in quella esteriore. Il primo passo, fondamentale, è quello di modificare il tuo mondo interiore.

Magari non c’è nulla da cambiare nella tua vita ma modificando il tuo mondo interiore puoi ritrovare il benessere

Ti consiglio di mettere tra le tue priorità la necessità di riconnetterti al tuo senso profondo di sicurezza e sostegno. Ti aiuterà non solo a eliminare la ritenzione idrica ma in generale a recuperare benessere. Lo strumento delle costellazioni familiari è un ottimo aiuto quando vuoi perseguire questo obiettivo. Permettono di guarire ferite antiche e relazioni sospese che influenzano il nostro fisico e il modo in cui viviamo il nostro presente.

Una volta che ti sarai riconnesso alla tua naturale fonte di sostegno interiore e avrai restaurato la possibilità di sentirti a casa ovunque tu sia, sarà più facile e naturale fare le scelte “giuste” per rispettarsi di più. Potrai creare una realtà in cui tu e chi ti circonda vivete bene, nel rispetto e nel sostegno reciproco.

Conoscere se stessi e seguire la gioia

Conosci te stesso e rispondi alle tue esigenze. Smetti di combattere contro quello che sei e contro la tua spinta vitale interiore. Regalati dei momenti in cui non sei impegnato a lottare. Trovati un luogo sicuro, in cui puoi trascorrere più tempo possibile. Rifugiati lì per lasciare andare le tensioni.

Favorisci le relazioni in cui puoi essere liberamente te stesso e qualunque situazione che ti permetta di sentirti a casa. Fatti guidare dalla sensazione interiore di gioia. Inizierai a urinare in abbondanza, sentirai il tuo corpo sgonfiarsi e vedrai l’ago della bilancia scendere progressivamente.

Vuoto affettivo: cos’è, da cosa dipende, come superarlo

Vuoto affettivo: cos’è, da cosa dipende, come superarlo

Il vuoto affettivo si manifesta come una sensazione di vuoto interiore che provoca disagio, malessere e la percezione di essere incompleti. C’è chi percepisce chiaramente di non bastare a se stesso e chi invece pensa di essere inadeguato per la realtà in cui vive.

Capita a tanti di provare una sensazione di questo genere, di tanto in tanto, e di cercare di colmare quel senso di vuoto affettivo in qualche modo. Talvolta col cibo, più spesso attraverso una relazione. Se la sensazione di vuoto affettivo è rara questo articolo non è destinato specificamente a te, ma se invece ti accompagna spesso, puoi prendere in mano la situazione per capire da cosa dipende e come superarla.

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Il vuoto affettivo può avere radici profonde nella relazione con i tuoi familiari e la maggior parte delle volte ha ripercussioni più o meno importanti su tutte le tue relazioni.

Il vuoto affettivo può avere ripercussioni pesanti sulle tue relazioni

Cos’è il vuoto affettivo

Non è facile definire il vuoto affettivo e capire quali sono i suoi contorni. Spesso, si tratta di una sensazione confusa e nebulosa che ha l’effetto principale di farti sentire infelice e incompleto. Ti senti vuoto? Hai la sensazione di essere poco connesso con te stesso? Magari sei angosciato nei confronti del quotidiano e ti rivolgi all’esterno in cerca di aiuto. Speri che una relazione d’amore possa cancellare magicamente il tuo disagio.

Prima di tutto vorrei ricordarti l’importanza di conoscere te stesso per capire davvero cosa c’è che non va. Su questo blog ho già trattato il tema della dipendenza affettiva e di una delle sue principali radici, l’ideale di amore romantico che fa nascere in noi il bisogno di trovare a tutti i costi “l’altra metà”, l’individuo che possa “completarci”. Ho condiviso il mio punto di vista e l’equazione alla base di questo malinteso: 1/2 + 1/2 = 1. Abbiamo visto che per evitare la dipendenza affettiva e tutti i suoi disagi, è utile abbracciare un altro paradigma, che è 1 + 1 = 3. Si tratta di una prospettiva radicalmente diversa, rispettosa delle due individualità che compongono la coppia e in grado di moltiplicare il benessere.

Quando non ti senti a posto con te stesso il primo passo è riconoscere che qualcosa non va

Nell’ambito delle dipendenze affettive ci sono altre due situazioni interessanti da conoscere ed esplorare, che possono essere all’origine della tua ricerca di quella metà “in grado di completarti”. Ricerca che per forza di cose non porterà ai risultati sperati.

La separazione dalla mamma

Tutti noi conserviamo inconsciamente la memoria di un tempo in cui eravamo tutt’uno con un altro essere vivente. Si tratta del vissuto nell’utero materno, durante la gravidanza. La nascita e i primi mesi di vita sono momenti molto delicati in cui è importante che sia tutelato il più possibile il legame madre-bambino. Quando tutto va bene, man mano il bambino prende coscienza della sua individualità e si stacca naturalmente dalla mamma, senza traumi.

Quando invece per qualche ragione c’è una rottura improvvisa e brusca del rapporto, rimane una ferita, un vuoto. Accade quello che nella pratica delle costellazioni famigliari si chiama movimento interrotto con la madre. Il dolore che nasce da questo evento può condizionare l’intera esistenza.

Il dolore che nasce da una separazione precoce e improvvisa dalla madre può condizionare l’intera esistenza

La rottura può essere dovuta a una separazione alla nascita, ad esempio per un problema di salute del neonato, della madre o di entrambi o per qualsiasi altra ragione.

Con il passare del tempo, spesso il bambino sviluppa nei confronti della madre una relazione di amore/odio in cui l’odio è l’emozione legata al senso di tradimento per l’abbandono subito.

L’adulto che questo bambino diventerà può essere consapevole del fatto che la madre abbia subito la separazione tanto quanto il bambino. Spesso però la consapevolezza dell’adulto non basta a guarire la ferita. Non è l’adulto che va guarito: è il bambino interiore.

La separazione da un gemello

Un’altra causa scatenante da prendere in considerazione quando si cercano le cause di un vuoto emotivo riguarda i gemelli. Alcuni studi relativamente recenti hanno rivelato che una percentuale importante di gravidanze inizia in forma gemellare o plurigemellare. Gli specialisti si stanno accorgendo, con l’aiuto degli strumenti per la diagnosi e l’analisi prenatale, che le gravidanze gemellari sono decisamente più frequenti di quello che si credeva nel recente passato. I dati a disposizione parlano di una variazione compresa tra il 10 % e il 70 % delle gravidanze, a seconda delle fonti.

Questo vuole dire che una persona può essere concepita insieme a un altro essere, con il quale inizia a svilupparsi. Per ragioni varie e così precoci da non poter essere nemmeno diagnosticate, l’evoluzione di un fratello gemello si ferma e nasce un solo bambino.

A volte questo aborto spontaneo parziale si manifesta nella gravida con delle perdite di sangue nelle prime settimane di gravidanza. Sintomo che spesso viene considerato una piccola (o grande) minaccia di aborto. Altre volte al momento del parto, quando l’ostetrica verifica l’integrità della placenta appena espulsa, nota una o due piccole calcificazioni: i resti dei fratelli non sviluppati. Generalmente non si dice nulla ai genitori.

Un gemello scomparso non è un dramma di per sé. Non c’è nessun colpevole da rintracciare, nessuna responsabilità da scoprire. Perché la Vita possa fluire e uno degli embrioni possa crescere e nascere, la Natura opera una selezione.

Informazioni taciute

Il problema è che l’informazione sul gemello mai nato, quando viene tenuta nascosta, può avere un’influenza molto grande sulla vita del sopravvissuto. Questo proprio perché l’evento della perdita intrauterina del fratello non è noto e non può essere elaborato.

Le informazioni taciute che impediscono di elaborare lutti e traumi possono pesare molto nella vita dell’individuo 

Capita allora che il rapporto con il gemello mai nato lasci una sensazione di vuoto incolmabile che può durare una vita intera.

Alcuni cercano di colmare il vuoto affettivo che sentono costantemente attraverso il cibo, come spiego nel mio libro sul dimagrimento senza diete. Altri provano a combattere il vuoto affettivo con una nuova relazione. Anche a te è successo di cercare la reazione ideale in cui finalmente sentirti completo? Un solo unicum indivisibile? Questa ricerca è vana.

La ricerca dell’altra metà è destinata a fallire

Nessuno partner, amico o fratello può essere all’altezza di colmare il vuoto lasciato dall’interruzione del rapporto con il gemello quando eravamo in utero, o con la mamma quando eravamo neonati. Nessuna relazione può competere con quella inclusiva e fusionale tra madre ed embrione o tra gemelli intrauterini. Provare a colmare quel vuoto riempendolo con una nuova relazione significa restare spiazzati, amareggiati e delusi dal risultato.

Solo un lavoro su se stessi, che conduca alla radice della ferita, può consentirti di uscire dal dolore subito.

Come superare il vuoto affettivo

Hai capito che la causa del tuo malessere di fondo e della tua dipendenza dalle relazioni amorose vanno cercati nel vuoto affettivo causato da un problema con la mamma o con un gemello scomparso? Diventare realmente consapevole di quanto è successo e riconnetterti con la tua parte bambina che ha subito il trauma può aiutarti a trasformare il tuo vuoto emotivo, tanto ingombrante e indefinito. L’assenza di un gemello o della madre in un momento fondamentale dello sviluppo può trasformarsi in un grave trauma. Ma quando lo avrai compreso e accettato potrai finalmente goderti appieno tutte le tue relazioni, senza addossare a partner e amici responsabilità che non competono a loro.

La consapevolezza è il primo passo per guarire il bambino interiore

Il problema delle unità di misura

Quando c’è un trauma non risolto legato alla separazione della madre nel primo anno di vita o alla morte in utero di un gemello, l’unità di misura, che ci guida nelle relazioni e che inconsciamente abbiamo dentro di noi, è fuorviante… A guidarci cioè è l’equazione 1/2 + 1/2 = 1. Ma anche la mamma o il gemello sono altro da te: l’unità di misura corretta è 2 e non 1.

Cosa succede quando ci comportiamo cercando di soddisfare questa equazione errata? A livello generale esistono due casistiche.

Tendenza a isolarsi per proteggersi dal dolore

C’è chi cresce sviluppando la tendenza alla massima autonomia. Queste persone spesso vogliono controllare tutto. Subire la separazione o l’abbandono in un momento in cui erano tremendamente vulnerabili, ha provocato un dolore e ha lasciato una ferita tale che, inconsciamente, cercano di prevenire qualunque altro trauma di questo genere. Ecco perché questi individui provano a non avvicinarsi emotivamente a nessuno, fanno molta fatica a lasciarsi andare e ad aprirsi agli altri.

C’è chi rifiuta di aprirsi agli altri per proteggersi da eventuali nuovi traumi e ferite

Hai l’abitudine di tenere chi potrebbe piacerti a debita distanza? Non ti fidi né ti affidi completamente al partner per nessuna ragione? Sei “preparato” al fatto che le tue aspettative saranno sicuramente tradite?

Se nutri in te la convinzione che nessuno sarà mai realmente degno della tua fiducia potresti avere alle spalle un trauma legato a una separazione da tua madre in fase neonatale o da un gemello mai nato.

Dipendenza affettiva dal partner

Molti sviluppano la tendenza ad attaccarsi al partner e hanno bisogno di vivere con lui o con lei ogni momento della vita. Pur essendo una reazione antitetica rispetto a quella di chi non si avvicina a nessuno, la causa alla radice del problema è la stessa. Queste persone hanno paura di qualsiasi allontanamento, anche temporaneo. Se non sono con l’altro provano una sensazione di ansia molto intensa.

La separazione, infatti, richiama a livello inconscio quella dalla madre o dal gemello. Provi queste sensazioni? Vorresti cambiare il tuo partner in modo che risponda alle tue esigenze di simbiosi? O magari è l’altro che vorrebbe cambiare te per renderti meno dipendente? Sappi che cambiare l’altro è una missione impossibile e potenzialmente fonte di tanta frustrazione, delusione, rabbia e impotenza.

Il timore di allontanarsi dal partner anche per poco tempo può avere radici profonde

La soluzione: lavorare su te stesso

La mia proposta, in linea con altri consigli che trovi in questo blog, è quella di lavorare lì dove hai un grande potere, cioè su te stesso. La Biopsicogenealogia, le costellazioni famigliari, le Biocostellazioni, la Biokinesiologia sono tutti strumenti che possono aiutarti nella trasformazione e nella guarigione emotiva, che ti porterà a superare il trauma inconscio dell’abbandono. Come? Ognuno ha bisogno di un percorso personalizzato. Ma un buon punto di partenza per ognuno è la presa di coscienza dell’abbandono e la possibilità di abbracciare la propria parte bambina ancora traumatizzata, per comprenderla, accettarla e rassicurarla.

Ti invito a intraprendere questo percorso. Vedrai che sarà bellissimo ritrovare il valore della propria individualità per poi relazionarsi con gli altri in modo nuovo, sano, libero e appagante.

Come gestire le liti tra due persone amate

Come gestire le liti tra due persone amate

Come gestire le liti tra due persone che amiamo? Cosa possiamo fare quando ci troviamo coinvolti nei litigi? Talvolta veniamo direttamente chiamati in causa, perché uno dei due litiganti ci chiede di esprimere la nostra opinione. In altre occasioni, siamo semplici spettatori di liti più o meno accese che si svolgono davanti ai nostri occhi, mettendoci in difficoltà.

Di fronte alle liti tra persone a cui vuoi bene, che siano amici, parenti, magari direttamente i tuoi figli, forse ti sarai sentito frustrato e impotente. Anche se ogni situazione ha le sue peculiarità e va sempre analizzata nella sua unicità, vorrei condividere con te sei consigli pratici che possono aiutarti ad affrontare le liti tra due persone che ami.

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Il mio obiettivo è offrirti delle basi che possano sostenerti quando non sai come gestire le liti tra persone amate e la situazione ti provoca dolore o ti lascia spiazzato.

Puoi mettere in pratica questi consigli quando sei coinvolto nelle liti altrui e questo ti fa soffrire

1-Resta al tuo posto

Qualunque relazione tra due individui è come una sciarpa. Le persone che hanno una responsabilità verso la qualità della relazione, sono solo le due direttamente coinvolte nel rapporto, cioè quelle che (metaforicamente) tengono in mano una delle estremità della sciarpa. Facciamo un esempio. Due amici cari si stanno separando. Immagina la loro relazione come una sciarpa: Mario tiene in mano una estremità, Maria l’altra. Tu non hai alcuna responsabilità di come vanno le cose tra loro: infatti non hai in mano nessuno dei due lembi. Il mio consiglio è quello di non interferire. Neppure per fare da arbitro.

Non lasciarti coinvolgere nelle liti altrui: non hai responsabilità rispetto alle relazioni tra altre persone

Intervenire nelle relazioni altrui può essere dannoso

Nella mia professione mi è spesso capitato di incontrare mamme che hanno la tendenza a intervenire nella relazione del padre con i figli. Come se la volessero in qualche modo regolamentare o governare. Perché? Nella mia esperienza, all’origine di questa tendenza, c’è spesso un “ideale” di relazione padre-figlio. Questo ideale è stato vissuto come tale o è stato “tradito” durante l’infanzia.

Una delle motivazioni inconsce di questa tendenza a controllare e manipolare la relazione tra il marito e i figli è abbastanza semplice. Queste donne vogliono plasmare la realtà in modo conforme al loro ideale, per regalare ai propri figli la possibilità di vivere un rapporto uguale o migliore di quello che loro hanno sperimentato.

La proiezione di un bisogno personale crea un’aspettativa sulla relazione padre/figlio, spesso disturbando il naturale sviluppo di un rapporto unico e in divenire. Se ti riconosci in questo caso, ti suggerisco di lavorare sul tuo vissuto e sulla relazione che hai avuto con tuo padre.

Intervenire nelle relazioni di cui non fai parte può creare un disturbo nei rapporti che vorresti salvaguardare

2-Nutri la TUA relazione con entrambi i litiganti

Quando due amici si separano, oppure i tuoi genitori o i tuoi fratelli non vanno più d’accordo tra loro, tu puoi continuare a coltivare relazioni appaganti con entrambi. Anzi te lo consiglio: cura le relazioni che hai con loro se ci tieni.

Torniamo al nostro esempio che vede protagonista te e i tuoi amici, Mario e Maria. Ti ricordo che Mario e Maria potrebbero anche essere i tuoi figli, i tuoi fratelli, i tuoi genitori: non importa.

Abbiamo già sottolineato che non hai alcuna responsabilità o potere nella relazione tra Mario e Maria. Invece hai la tua dose di responsabilità sia nella relazione tra te e Mario sia in quella tra te e Maria.

Se guardiamo alla triade Te – Maria – Mario ci sono tre relazioni in gioco, cioè tre sciarpe. Si crea quindi un triangolo.

Triade sciarpa relazionale Sophie Ott

Come vedi, è la sciarpa tra Mario e Maria a essere malandata in questo momento. Quella tra Te e Mario e l’altra che unisce Te e Maria non solo sono entità diverse e autonome ma non c’entrano niente nel conflitto che vede contrapposti Maria e Mario.

Se vuoi bene a queste due persone niente ti impedisce di mantenere una relazione sana e appagante con entrambe, individualmente. Puoi esprimere loro il tuo affetto e il tuo dispiacere per quello che accade alla loro relazione. Non sei obbligato a prendere le parti di uno e rinunciare all’altro. Puoi accogliere ognuno con le sue istanze e la sua rabbia o le sue preoccupazioni, anche se tra loro non si parlano.

Non sei obbligato a prendere le parti di nessuno, gestire le liti significa preservare le tue relazioni con i due litiganti

3-Non pensare di capire o avere soluzioni

Ciascuno dei due litiganti ti racconterà la sua versione dei fatti, che non sarà mai completa e obiettiva. Per questo è bene che tu sappia che non puoi sapere cosa è realmente accaduto. Comprendere le situazioni quando ne siamo i diretti protagonisti è già di per sé complicato, farlo quando siamo solo spettatori è una missione impossibile!

Gestire le liti significa anche diventare consapevoli del fatto che l’ultimo litigio ha molto probabilmente radici profonde, di cui gli stessi litiganti forse non sono consapevoli. Ognuno dei due, negli anni, avrà messo più di un dito nelle piaghe dell’altro. Succede spesso quando si è intimi.

La lite di cui sei testimone molto probabilmente ha radici profonde

L’importanza del mantenimento del proprio ruolo

Vorrei farti un altro esempio. Quando i tuoi genitori litigano ti sarà capitato di parteggiare per l’uno o per l’altra. Magari ti sembrava chiaro di chi fosse “la colpa”. Ti invito invece a restare al tuo posto, che è quello di figlio.

Il metodo delle Costellazioni Famigliari ci insegna che stare al proprio posto e rispettare i ruoli familiari è molto importante. Nei confronti dei tuoi genitori tu sei “il cucciolo”, “il piccolo”. Non puoi quindi ergerti a giudice di una situazione che vede contrapposti tuo padre e tua madre, che sono “i grandi”. Questo indipendentemente dalla tua età attuale. Sprecheresti solo tempo ed energia impegnandoti in una missione impossibile nella quale sei fuori posto.

4-Non prendere le parti di nessuno

Quando in una relazione c’è tensione, spesso si tende a cercare di individuare una vittima e un carnefice. Generalmente, dopo averlo fatto, si prendono le parti della vittima. Ogni rapporto però è sempre più complesso e non può essere ridotto a questa semplice dualità. In una relazione ognuna delle due persone coinvolte ha il 50 % della responsabilità. Ciascuno è responsabile di quello che dice, fa e sente.

Spesso trattiamo una delle due parti in gioco come una vittima perché la amiamo e vediamo che soffre. Ma non ci accorgiamo che così facendo la svalutiamo. Dimentichiamo il fatto che ha la sua parte di responsabilità e dunque di potere, per trasformare la relazione conflittuale e cambiare le cose.

Ogni relazione è più complessa del rapporto tra vittima e carnefice

Il tuo obiettivo non è risolvere le liti

Ti starai chiedendo se questi consigli possono aiutarti a gestire le liti nel senso di risolverle… La risposta è no. Non hai potere nella risoluzione delle liti altrui, ma solo in quelle in cui tu sei uno dei due soggetti direttamente coinvolti. Se la situazione ti sconvolge, non è sulla relazione dei due litiganti che c’è da intervenire ma sulla radice del tuo sconvolgimento. Questo disaccordo va sicuramente a mettere il dito in una tua piaga. Questa può essere l’opportunità per rivisitarla e guarirla.

Se sei un genitore che vorrebbe appianare le discussioni tra i propri figli, indipendentemente dalla loro età, puoi fare qualcosa per chiarire la situazione. E ancora una volta questo qualcosa ha a che fare con il compito di stare al tuo posto.

Quando si tratta di liti altrui, è una delle rare situazioni in cui si può tentare di intervenire… Poiché tu hai il ruolo di “grande” rispetto ai tuoi figli, potresti aiutarli verificando e se necessario riequilibrando la tua posizione nei loro confronti, ad esempio attraverso un incontro di Costellazioni familiari. Le liti tra fratelli che si prolungano nell’età adulta sono spesso dovute alla gelosia provata nei confronti dei genitori.

5-Ricorda che la qualità della relazione non dipende dai sentimenti

Le persone che ami e che sono in lite tra loro non sono in disaccordo perché non si vogliono bene. Liti frequenti non sono un indice della mancanza di amore. Quando ti chiedi come gestire le liti tra le persone è importante ricordare questo aspetto.

Liti frequenti non sono un indice della mancanza di amore

A volte non sopportiamo di vedere litigare due persone che amiamo e vogliamo risolvere la situazione al più presto. Se sei mosso da questo desiderio, fai un passo per riconoscere che è un bisogno tuo e non necessariamente un bisogno dei due litiganti.

A volte desiderare a tutti i costi che due persone vadano d’accordo non lascia spazio al confronto e allo sviluppo di una relazione autentica tra i due.

Quello che puoi fare è dare spazio alla lite. Lasciare la responsabilità ad ognuno di gestire la propria estremità della sciarpa e guardare le persone che ami con accettazione e fiducia piuttosto che con preoccupazione. Fiducia che ce la possono fare, possono trovare soluzioni adatte ai loro problemi.

A volte desiderare a tutti i costi che due persone vadano d’accordo non lascia spazio al confronto

6-Poni dei limiti quando necessario

Litigare non vuol dire mancarsi di rispetto. In alcuni contesti però il conflitto assume dimensioni e modalità eccessive. Quando il rispetto viene meno come puoi gestire le liti altrui in modo sano?

Se uno o entrambi i protagonisti della relazione si confidano con te criticando o insultando l’altro e tu vuoi bene a tutti e due, dì loro che non vuoi più ascoltare discorsi nei quali uno denigra, insulta o incolpa pesantemente l’altro. Ti invito a farlo a maggior ragione se le persone in questione sono i tuoi genitori. Tu sei per loro un figlio, non un amico o un confidente, né un salvatore. Togliti di mezzo.

In ogni altra situazione, ti consiglio di prendere posizione ricordando ai protagonisti della lite qual è il tuo ruolo. Spiega chiaramente che non vuoi fare l’errore di intrometterti nella loro relazione. Puoi argomentare quanto dici sfruttando la metafora della sciarpa relazionale. Inoltre, puoi dire apertamente che essere testimone di tutta questa negatività ti dispiace, non vuoi essere una discarica per gli insulti rivolti dall’uno verso l’altro.

Puoi chiedere a ognuno di parlare di sé e basta. Ti interessa sentir parlare della persona con cui sei in quel momento, punto e stop. Esternazioni come “ha tradito la mia fiducia!” “è un incapace!” eccetera si potranno trasformare in “io mi sento tradito”, “sono triste che abbia fatto quello che ha fatto”. E così via.

Ti ricordo che comunicare è una competenza che si impara col tempo. Se i protagonisti per i quali ti chiedi come gestire le liti sono aperti all’apprendimento, ti suggerisco di condividere con loro qualche fonte di informazione relativa alla trasformazione dei conflitti e alla creazione di relazioni appaganti.