Apr 23, 2021 | Bioconsapevolezza, Consigli pratici, Peso forma
Perché il fatto di mangiare troppo, abbuffandosi indipendentemente dallo stimolo della fame, è legato al vissuto emozionale? Il cibo, nella società contemporanea e nei Paesi più ricchi, dove ce n’è in abbondanza, è diventato per molti uno strumento di gestione dei momenti di crisi. C’è quindi chi lo usa come anestetico nei confronti delle emozioni negative.
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Quando si fa fatica a gestire le proprie emozioni è facile cadere in un circolo vizioso… Poiché si provano sentimenti e sensazioni che non si vorrebbero vivere, ci si abbuffa di cibi consolatori, spesso ipercalorici.
È capitato anche a te? Se sei condizionato dalla cultura delle diete, in modo palese o più subdolo, mangiare troppo ti fa sentire in colpa. Da queste scorpacciate ne esci portando dentro un senso di disagio, svalutazione e vergogna. Questi giudizi negativi su te stesso e queste emozioni sono a loro volta difficili da elaborare e sei spinto nuovamente a rifugiarti nel cibo. E così via.
Quando provi sentimenti e sensazioni che non vuoi vivere, ti abbuffi di cibi consolatori
Un cortocircuito che parte dall’infanzia
C’è chi ha talmente paura delle proprie emozioni da temere di esserne schiacciato o addirittura ucciso. La paura di essere travolto da un’onda emotiva, ti fa scappare lontano da quello che provi.
A molti sarà capitato, soprattutto nell’infanzia, di seppellire le proprie emozioni a causa dell’educazione impartita dai genitori e dalla società. “Non piangere non è successo nulla”, “non fare così, è tutto a posto”, “perché sei triste se ti ho dato quello che volevi?”, “sei molto cattivo!”. Quanti di noi si sono sentiti ripetere più e più volte queste frasi? Un bambino non ha la capacità di mettere in discussione i propri eroi (le figure genitoriali, gli insegnanti), di conseguenza mette in dubbio se stesso.
Le emozioni riportano la nostra attenzione sul corpo e su quello che sentiamo. Quando siamo bambini siamo delle vere e proprie spugne emotive. Abbiamo delle antenne speciali che captano tutto quanto ci circonda: emozioni, vibrazioni, tensioni… Da adulti questa capacità risulta più o meno repressa a seconda dell’individuo. Tornare a sentire, a prestare attenzione al corpo e alle emozioni, può farti molta paura perché da piccolo, quando eri in grado di farlo, hai provato dolore. La mancanza della mamma, la paura delle ombre notturne, le tensioni tra gli adulti che ti circondavano, l’incoerenza spiazzante tra linguaggio verbale e non verbale e così via.
Tornare a sentire, a prestare attenzione al corpo e alle emozioni, può fare molta paura
Da spugna emotiva a dittatore
Nel processo di continua negazione delle proprie emozioni che si innesca durante la crescita e il raggiungimento dell’età adulta, molti diventano dei dittatori impietosi e giudicano se stessi senza tregua.
Nel mio lavoro mi capita spesso di conoscere persone che si rivolgono a se stesse in modi che non userebbero neppure con il loro peggior nemico, scegliendo parole e toni offensivi, pieni di disprezzo.
Tristezza ma anche rabbia
Contrariamente a quello che si potrebbe pensare, mangiare troppo non è un meccanismo usato solo da coloro che si sentono tristi o inadeguati. Anche chi prova altre emozioni può rifugiarsi nel cibo.
Se la tua rabbia, per esempio, ti fa paura, se temi di danneggiare qualcuno altro o anche te stesso nel momento in cui la lasci sfogare, è possibile che tu abbia trovato dei modi alternativi per placarla. Hai scoperto, consapevolmente o meno, che non potendo mordere l’individuo con cui sei in conflitto, addentare del cibo ti dà sollievo. D’altra parte, fare il pieno di cibo fa sentire intorpiditi. La belva che c’è in te si calma, temporaneamente. Il leone affamato è più pericoloso di quello con la pancia piena.
Mangiare aiuta a ritrovare il proprio centro
Quando ci si abbuffa, oltre a tentare di scappare dalle proprie emozioni, spesso si cerca un altro beneficio importante. Mangiare, poiché fa lavorare lo stomaco, che occupa anatomicamente una posizione centrale nel corpo, ti aiuta a ritrovare il tuo centro. Grazie alla medicina cinese sappiamo che lo stomaco, insieme alla milza, è legato all’elemento Terra, che rappresenta il centro. Mangiare può aiutare a riconnettersi alla Terra.
Ogni volta che sei destabilizzato, potresti essere tentato di mangiare per recuperare nuovamente una centralità. Non è sbagliato di per sé, anzi è funzionale. Il problema è farlo in modo compulsivo, senza controllo e senza consapevolezza, come se fosse l’unica soluzione possibile.
Il sapore dolce (sto parlando dei carboidrati, come pane, focaccia, brioche, pasta eccetera, che hanno questo sapore) da un punto di vista energetico nutre milza e stomaco. Come abbiamo sottolineato questi organi sono legati all’elemento Terra, che rappresenta il centro. La tua attrazione per i carboidrati, può essere la conseguenza del bisogno di radicarsi. Ecco che ancora una volta diventa evidente che è meglio evitare di rendere tabù alcuni alimenti. I carboidrati non sono il tuo nemico, come spesso capita di pensare a chi segue delle diete.
Lo stomaco, insieme alla milza, è legato all’elemento Terra, che rappresenta il centro
Trovare un’alternativa
Quando mangiare troppo ti fa stare male (ti senti gonfio, appesantito, poco reattivo, in sovrappeso) ti suggerisco di cercare altri modi, oltre al cibo, per ritrovare il tuo centro. Puoi sperimentarne diversi e utilizzarli a seconda del momento che vivi e del tuo specifico bisogno. Puoi sfogare l’emozione che ti ha destabilizzato, oppure regalarti un momento di rilassamento (trovi degli audio gratuiti a disposizione sul mio sito alla pagina risorse).
Oppure ancora, ad esempio, puoi fare venti respiri profondi in silenzio e a occhi chiusi. Immagina di avere delle radici che scendono dalle tue gambe verso il centro della Terra, mentre il tuo corpo e la tua testa si espandono dritti verso il cielo.
Anche una camminata a passo veloce può aiutare, così come qualche minuto di meditazione vera propria.
Ci sono vari modi per ritrovare il tuo centro, indipendentemente dal cibo
Il cibo è portatore di emozioni piacevoli
Oltre a scappare dalle emozioni negative, è possibile che nel cibo tu sia portato a cercare delle emozioni piacevoli.
Ti propongo ora un esercizio. Quale è l’alimento che per te è irresistibile? Questo è il tema di uno dei miei Laboratori sul peso forma. Ho anche dedicato a questo argomento un capitolo del mio libro per dimagrire senza diete. Quando hai individuato l’alimento, prova a chiederti: questo cibo cosa suscita in me? Per molti è legato a una sensazione di benessere, ricordi spensierati, momenti di festa, di condivisione, di vacanza eccetera. Ti faccio degli esempi.
- I dolci e la panna montata riportano Anna ai festeggiamenti in famiglia, quando era piccola e i suoi genitori, nonni e zii erano ancora vivi. Oggi non ci sono più.
- Pane, pizza e focaccia ricordano a Maurizio la cucina e il calore della mamma.
- Il cioccolato al latte con le nocciole riconnette Paola alle vacanze estive dalla nonna. Le fa ricordare momenti spensierati, passati in mezzo alla natura insieme agli amici del paesino di montagna.
- Linda non può fare a meno dell’aperitivo a fine giornata. Richiama in lei il ricordo di suo padre, che aveva appunto l’abitudine di prendere un aperitivo dopo il lavoro. Questo gesto per Linda è un atto di vicinanza a suo padre.
Quando avrai compreso perché quel cibo è così importante e prezioso per te, prova a chiederti come puoi connetterti a quell’emozione senza dover ricorrere per forza al cibo. Scrivi su un foglio almeno tre azioni mirate che ti possano aiutare a farlo.
Puoi riconnetterti a sensazioni ed emozioni positive senza chiedere aiuto al cibo
Come uscire dal circolo vizioso delle abbuffate
Per smettere di mangiare troppo in modo compulsivo, devi imparare ad accogliere le tue emozioni. Prova a dare nuovamente spazio al tuo bambino interiore e alle tue sensazioni. Parla a te stesso e agisci con l’obiettivo di diventare il tuo migliore amico (o amica). L’adulto che c’è in te ha la capacità di essere amorevole, affidabile, comprensibile e paziente con il bambino interiore che urla il suo bisogno di essere accolto, rassicurato, e amato in modo incondizionato.
Al posto di giudicare prova ad ascoltare e rassicurare il bambino che c’è in te. Grazie a questa riconciliazione potrai fare pace con emozioni e sensazioni.
Al posto di giudicare prova ad ascoltare e rassicurare il bambino che c’è in te
A livello simbolico, non esistono né tempo né spazio. Tutto accade nel qui e ora. Se l’adulto che sei oggi prende per mano il bambino che sei stato, si crea uno spazio nuovo. Potete fare grandi cose insieme e operare importanti guarigioni. Potete vivere il bello delle emozioni, delle sensazioni legate al corpo, al piacere, al qui e ora, grazie alla presenza del bambino. E al contempo potete contare su conoscenza, sicurezza in se stessi e senso di responsabilità propri dell’adulto.
Per smettere di mangiare troppo, oltre a riconnetterti con il tuo bambino interiore è importante riconciliarti con le emozioni.
Ri-addomesticarsi alle emozioni
Di solito, quando si presenta un’emozione, automaticamente smettiamo di respirare. Invece la prima cosa da fare è respirare profondamente. Chi ha partorito può pensare a quello che ha imparato durante il corso pre-parto per affrontare le contrazioni uterine. Queste contrazioni iniziano piano, poi crescono di intensità fino ad arrivare a un picco di dolore e infine si affievoliscono. L’onda emotiva si comporta alla stessa maniera.
Quando senti che un’emozione sta per arrivare a travolgerti, respira e osserva. Ascolta cosa accade nel tuo corpo quando l’emozione lo attraversa, con la fiducia che passerà anche questa sensazione, apparentemente soverchiante. Se hai vissuto situazioni molto difficili e senti che le emozioni potrebbero scatenare in te il panico, chiedi aiuto a un professionista esperto.
Quando senti che un’emozione sta per arrivare a travolgerti, respira e osserva
Ascoltare e comprendere le emozioni
Le emozioni sono anche dei messaggi. Hanno una ragione di essere. Possono essere risvegliate da un evento, da una persona, ma anche da un luogo, da un piccolo dettaglio che mette il dito nella piaga, provocando una reazione emotiva sproporzionata alla situazione effettiva che stai vivendo. Facciamo un esempio per chiarire.
Nel corso di un laboratorio una dei partecipanti, che chiameremo Bruna, ci ha raccontato delle sue abbuffate, che stranamente avvenivano dopo il pasto. Mangiava anche in abbondanza, fino a sazietà, durante il pranzo. Dopo un sonnellino di mezz’ora, si svegliava, parole sue, con la sensazione di sentirsi mancare la terra sotto i piedi. Questa sensazione la spingeva a precipitarsi a divorare un dolce. Per prima cosa ho verificato che non si trattasse di ipoglicemia, e indagando ancora ho scoperto che l’orario del pranzo e la tipologia di cibo assunta non influenzavano tanto il fenomeno, che si ripeteva inevitabilmente alle due del pomeriggio. Da circa due anni.
Indagare sul vissuto emotivo
Insieme a Bruna ricostruiamo cosa è accaduto due anni prima. Seguendo il mio modo consueto di ragionare e il mio metodo, quello della Bioconsapevolezza, ho cercato di scoprire cosa è successo che le ha fatto mancare la terra sotto i piedi. Individuiamo quindi il responsabile: una diagnosi di cancro, che l’aveva lasciata del tutto spiazzata. Parlando scopriamo che aveva ritirato il referto in ospedale proprio alle due del pomeriggio. E da quel momento il suo mondo era crollato.
Per Bruna lo choc della diagnosi si era come cristallizzato. Allo scoccare delle due la voragine emotiva riaffiorava. Non sapendo cosa fare di questa emozione inaspettata e incomprensibile, Bruna cercava rifugio nel cibo. Senza saperlo, cercava di ritrovare un suo centro.
Questa partecipante aveva già attraversato tutto l’iter di cure per il suo cancro. Ed era stata sostenuta psicologicamente durante il percorso. Il momento della diagnosi, però, non era stato rivisitato. Al contrario era stato come “risucchiato” dall’inconscio.
Mangiare troppo dopo pranzo era solo la punta dell’iceberg. Il sintomo dell’abbuffata ha richiamato l’attenzione sul trauma della diagnosi e Bruna ha potuto finalmente rielaborarlo e guarire.
Mangiare troppo può essere solo la punta dell’iceberg
Come accade per ogni sintomo, una volta consegnato il messaggio ed elaborato il trauma, l’abbuffata può sparire così come è apparsa. Da un giorno all’altro.
Strumenti concreti per smettere di mangiare troppo
Scrivi liberamente su un quaderno, da usare come una sorta di diario. Lascia che a esprimersi sia la tua “pancia”: senza censura, con curiosità e accoglienza benevola nei confronti di qualsiasi sensazione. Il tuo vaso, forse troppo pieno, deve poter traboccare in un luogo sicuro. Oltre a sfogarsi, l’obiettivo del quaderno è prendere coscienza di cosa c’è dietro l’agitazione che ti spinge a mangiare troppo.
Dai a te stesso l’opportunità di sfogare la frustrazione e la rabbia fisicamente. Picchia un cuscino, vai a correre, taglia la legna eccetera.
Potrebbe sembrarti strano ma anche l’urlo muto è di grande aiuto. Con i pugni chiusi apri la bocca e immagina di urlare, senza emettere alcun suono. Perché muto? Il rumore dell’urlo potrebbe alimentare il panico, riportando alla memoria momenti di pericolo. Ho provato sulla mia pelle e so che funziona, invito anche te a fare questa esperienza.
Ridare al cibo la sua giusta importanza
Quando avrai fatto pace con le tue emozioni e saprai accoglierle senza negarle, non avrai più bisogno di un anestetico. Saprai comprendere i tuoi veri bisogni e le abbuffate inspiegabili smetteranno di manifestarsi. Potrai ritrovare il piacere di nutrirti di buon cibo in tutta serenità e naturalezza. Ne trarrai allora l’energia giusta per percorrere la via della leggerezza, dentro e fuori.
Se il sovrappeso per te è un problema e vuoi sperimentare una strada diversa per ritrovare il tuo peso forma, senza diete, leggi il mio libro.
Mar 12, 2021 | Bioconsapevolezza, Biokinesiologia
La Biokinesiologia è uno strumento terapeutico prezioso per aiutare quei pazienti che soffrono a causa di sintomi e patologie ricorrenti.
A volte un paziente contatta noi terapeuti per un malessere che lo tormenta da tempo. Applicando le nostre conoscenze e gli strumenti che abbiamo imparato, la persona dapprima sta meglio e infine guarisce. Sapere che il paziente ha recuperato salute e benessere è molto gratificante.
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In alcuni casi però, dopo qualche tempo (giorni, settimane o mesi) il paziente torna da noi con lo stesso sintomo. Il miglioramento è stato solo temporaneo. Oppure nulla cambia nonostante il nostro intervento. Questo può accadere con una delle tante e diffuse patologie ricorrenti, come mal di testa, cistite, gastrite eccetera.
A volte il paziente torna da noi con gli stessi sintomi perché il miglioramento è solo temporaneo
In tutte queste situazioni è necessario lavorare diversamente, scavando ancora più in profondità. Come riconoscere la radice “nascosta” di un problema? In che modo possiamo deprogrammare una sintomatologia legata a patologie ricorrenti? Sciogliere alla base uno schema portatore di malessere è possibile. Nella mia esperienza tra gli strumenti più efficaci per farlo ci sono la Biopsicogenealogia e la Biokinesiologia.
La scoperta delle memorie che agiscono come ferite
Volendo contribuire con il mio lavoro a costruire un mondo di salute e benessere, nel tempo ho esplorato nuovi strumenti per aiutare al meglio le persone che chiedono il mio sostegno.
Dopo gli studi di medicina convenzionale ho continuato ad approfondire le mie conoscenze e le mie competenze rivolgendomi alle discipline di medicina complementare. Tra i primi strumenti che ho avuto la fortuna di imparare a usare c’è quello della Biopsicogenealogia. Permette, partendo dal sintomo, di individuare quelle memorie che agiscono come ferite, rendendo la persona più propensa a vivere uno specifico evento in modo drammatico e di conseguenza ad ammalarsi.
La Biopsicogenealogia permette di capire perché una persona vive in modo più drammatico alcune situazioni
Utilizzando questo approccio sono riuscita ad aiutare molti pazienti. Assistere alla presa di coscienza della ferita è molto emozionante, perché la liberazione delle emozioni bloccate favorisce la svolta verso la guarigione.
La Biopsicogenealogia è uno degli strumenti alla base del metodo della Bioconsapevolezza, che ho sviluppato in oltre 20 anni di professione.
Quando le memorie non sono accessibili
A volte però, capita che nonostante il paziente abbia compreso perché sta male e abbia contattato le emozioni bloccate, in apparenza nulla cambi.
Il corpo resta indifferente al lavoro fatto con il paziente. Oppure è impossibile risalire coscientemente agli eventi personali o genealogici che potrebbero aver causato il sintomo che stiamo trattando. Di conseguenza quel malessere, legato a una delle tante patologie ricorrenti di cui soffrono tante persone nel mondo, continua a presentarsi.
Come persona e come medico, quando incontro un ostacolo, mi piace esplorare modi diversi di superarlo. Il mio obiettivo non è solo quello di alleviare momentaneamente i sintomi ma di aiutare i pazienti a risolvere il problema alla radice. Per questo ho cercato uno strumento da affiancare alla Biopsicogenealogia, così da poter agire anche quando non ci si ricorda degli eventi personali e genealogici. Oppure quando il corpo non sembra reagire positivamente allo sblocco delle emozioni.
In questa mia ricerca ho incontrato la Biokinesiologia.
Cos’è la Biokinesiologia
Ideata da Corinne Dewolf, la Biokinesiologia abbina i principi della Kinesiologia alla Biopsicogenealogia e all’etologia. Rappresenta quindi una sintesi di tutte queste discipline.
Secondo la Biokinesiologia tutti abbiamo le competenze naturali a vivere bene. Più precisamente queste competenze si chiamano potenziali biologici.
Di cosa si tratta? Tutti gli esseri umani hanno il potenziale di sopravvivere, proteggere se stessi, relazionarsi agli altri, integrarsi in un clan. Come uomini e donne siamo in grado di badare ai nostri simili, possiamo tutelare un territorio, capire e farci capire, trasmettere la vita… I potenziali biologici sono centinaia.
Capita però che ci siano degli ostacoli che ci impediscono di attingere ed esprimere alcuni potenziali biologici specifici. Cosa succede quando non possiamo attingere in maniera completa a uno dei nostri potenziali biologici? Viviamo in modo più stressante e spiazzante tutte quelle situazioni in cui avremmo bisogno di mettere in campo quello specifico potenziale.
Gli esseri umani hanno centinaia di potenziali biologici per vivere bene
Quando un potenziale biologico è bloccato
Se un potenziale biologico è bloccato non riusciamo a vivere determinate situazioni serenamente, come invece fanno altri membri della nostra specie. Per chiarire voglio fare un esempio concreto. Prendiamo come riferimento una delle patologie ricorrenti più diffuse tra le donne: la cistite.
Tra i potenziali biologici dell’essere umano c’è quello di proteggere un territorio. Dal punto di vista biologico, un territorio è tutto ciò che consideriamo nostro sia in senso concreto sia dal punto di vista emotivo. La nostra casa, la macchina, i diritti d’autore di un libro che abbiamo scritto, ma anche una persona amata, un figlio, eccetera.
Proteggere il proprio territorio significa saper dire di no ed essere in grado di far rispettare il proprio spazio, fisico e mentale. Chi non è più in grado di attingere a questo potenziale fa moltissima fatica a tutelare il proprio territorio. Vive di conseguenza con grande stress quelle situazioni (che avvengono normalmente nella vita di tutti noi) in cui è necessario proteggere, fare rispettare ciò che è nostro.
Un potenziale biologico bloccato può essere causa di malattia
Ci sono dunque persone che non riescono a proteggere ciò che possiedono e a fare rispettare in modo naturale e spontaneo il proprio spazio fisico e mentale. Di conseguenza si sentono spesso invase, poco rispettate e hanno paura di perdere coloro che amano. In questo caso, il livello di stress si alza per dare loro l’energia di agire e rimediare. Se non agiscono, perché non sanno cosa fare per esempio, il loro corpo si attiva per trovare una risposta biologica sensata e risolvere questa situazione.
Ecco allora che si manifestano i sintomi delle patologie ricorrenti. Ogni sintomo, parlando di un vissuto specifico, può essere accolto come un messaggio dal corpo.
Il corpo sviluppa dei sintomi per aiutare il paziente ad affrontare la situazione stressante nel modo più efficace possibile. Quando il problema del paziente è legato a un’invasione del suo territorio, il corpo molto spesso risponde con la cistite.
Quando il problema del paziente è legato a un’invasione del suo territorio, il corpo molto spesso risponde con la cistite
Ragionare sui sintomi
Proviamo a riflettere sulla cistite e sui sintomi con cui si presenta. Uno dei più fastidiosi ed evidenti è il bisogno di urinare molto spesso, poco per volta. Quando si va in bagno si riesce a espellere solo qualche goccia di urina, a fronte di dolori e bruciori fastidiosi. In che modo la cistite rappresenta una soluzione sensata del corpo per aiutare il paziente a tutelare il suo territorio?
Osserviamo il regno animale, del quale anche noi facciamo parte: urinare poche gocce è un modo biologico, efficace e sensato per marcare il territorio. Lo fanno i cani, ma non solo. In sostanza, quando una persona è spiazzata perché non riesce a difendere il proprio territorio e continua a vivere delle tensioni a causa di questa mancanza, il corpo interviene marcando il territorio da proteggere.
Osservare il regno animale è utile per comprendere le risposte biologiche del corpo
Liberare l’accesso al potenziale biologico
Se non si individua la causa alla radice della cistite si continua a curarla con antibiotici e antiinfiammatori. Il risultato rischia di essere sempre lo stesso: i sintomi scompaiono per poi ripresentarsi giorni, settimane o mesi dopo.
Ogni volta che il paziente rivive una situazione in cui è richiesta l’azione del potenziale biologico bloccato, i sintomi delle patologie ricorrenti si ripresentano. Se un territorio è invaso, la cistite ritorna.
Bisogna intervenire sulla capacità del paziente di marcare il territorio, in modo tale che il suo corpo non abbia più bisogno di agire mettendo in campo una risposta biologica (il sintomo).
Il metodo della Biokinesiologia ha come scopo centrale quello di sprigionare il potenziale biologico bloccato, che nel nostro esempio sulla cistite è la capacità di tutelare il territorio.
Ci tengo a sottolineare il fatto che, dentro di sé, il paziente ha il potenziale biologico intatto. Non c’è nulla da costruire. Per questa ragione i cambiamenti sono spesso rapidi. Il paziente torna a usare questo potenziale biologico, vive le situazioni in modo meno spiazzato e così “guarisce”.
Quindi il potenziale è intatto, ma la strada per arrivarci è bloccata.
La Biokinesiologia libera i potenziali biologici bloccati
Strade chiuse
Ci sono eventi che spingono la biologia o l’inconscio di una persona a bloccare l’accesso a uno specifico potenziale. Nel suo passato personale, o nel passato di un antenato, è stata vissuta una situazione stressante e spiazzante legata a quel potenziale biologico e qualcosa è andato storto. Ecco perché la possibilità di attingere al potenziale è limitata.
Talvolta biologia e inconscio agiscono insieme. Cosa potrebbe essere accaduto nel caso della cistite? Facciamo degli esempi. Un antenato del paziente ha provato un grande dolore nell’atto di difendere un territorio. Durante la guerra ha dovuto uccidere un giovane uomo, e questo obbligo lo ha segnato per sempre. Il programma biologico che si può creare di conseguenza è il seguente: difendere il proprio territorio è molto doloroso, meglio non farlo.
Di solito si tratta di memorie negative, ma i blocchi potrebbero dipendere anche da memorie positive. L’antenato di un altro paziente è stato sfrattato da casa sua e grazie a questo evento sfortunato ha conosciuto l’amore della sua vita. Il programma che si è creato in questo caso è diverso: se non riesci a tutelare il tuo territorio, accadono eventi pieni di gioia.
In entrambi i casi il risultato è lo stesso. Il potenziale può risultare bloccato per i discendenti.
Spesso le memorie che bloccano i potenziali biologici sono negative
Le grandi potenzialità del test kinesiologico
La Biokinesiologia, a differenza della Biopsicogenealogia, non richiede di risalire alle memorie genealogiche interrogando (ad esempio) i parenti. Grazie al test muscolare di investigazione, chiamato test kinesiologico, la Biokinesiologia permette, partendo dal presente del paziente che ci chiede aiuto, di attingere direttamente al suo inconscio personale e familiare. Il test può essere eseguito su chiunque, animali compresi, da un terapeuta specializzato, per svelare le memorie personali e genealogiche alla radice dei blocchi. Anche quando queste non sono note o sono inconsce.
Come funziona il processo di guarigione
Partendo dal sintomo che il paziente vorrebbe eliminare dalla sua vita, si individua un potenziale biologico collegato, che andrebbe liberato. Poi si cercano e si sciolgono le emozioni bloccate prioritarie e dominanti che ostacolano l’espressione di quel potenziale biologico.
Il nostro obiettivo è liberare la totale accessibilità al potenziale biologico inespresso. Una volta fatto questo il paziente non dovrebbe più vivere il problema ricorrente per cui ci ha contattato.
Lavorando a questo livello radice, quando il paziente sarà libero di esprimere il potenziale biologico non servirà agire consciamente per usarlo. Così come, a causa del blocco, il paziente non poteva usare il suo potenziale, una volta sbloccato, sempre in modo inconscio, lo saprà usare perfettamente. In modo naturale e senza alcuno sforzo volontario. Basta essere pronti ad accogliere i cambiamenti.
Il paziente potrà usare il potenziale biologico sbloccato senza fare sforzi consci
Dialogo con l’inconscio
Con la Biokinesiologia la mente conscia non è più la protagonista principale, si dialoga direttamente con il corpo dei pazienti. Qual è il grande vantaggio di questo approccio? Il corpo non mente e non interpreta. Quello che scopriamo corrisponde alla realtà dei fatti. Se un’emozione è bloccata, lo è realmente: non avremmo mai il dubbio che lo sia, quindi non perderemo tempo su supposizioni che rischiano di essere sbagliate. Si va dritti al cuore del problema e a quello che è possibile fare nel corso della sessione.
Il nostro ruolo di terapeuti, in questo caso, è assimilabile a quello degli interpreti: siamo un mezzo per far sì che la mente subconscia dei pazienti possa dialogare con quella conscia.
Il corpo non mente e non interpreta
Grazie alla Biokinesiologia possiamo risanare le ferite inconsce personali e genealogiche e liberare l’accesso completo ai potenziali biologici bloccati. Consentendo così ai nostri pazienti di vivere gli eventi per loro più difficili da affrontare in modo meno acuto e drammatico.
Nella maggior parte dei casi i sintomi delle patologie ricorrenti spariscono. Negli altri casi, se anche lo spiazzamento c’è, diventa meno intenso. In questo modo il corpo non viene chiamato a intervenire sistematicamente e i sintomi più fastidiosi diminuiscono. Patologie ricorrenti come la cistite non si ripresentano più o si ripresentano con una frequenza decisamente inferiore.
Feb 12, 2021 | Bioconsapevolezza, Consigli pratici
Quando si riceve una diagnosi di tumore al seno è comprensibile sperimentare un profondo senso di smarrimento, paura e rabbia. Spesso si provano tutti questi sentimenti, in sequenza.
Si affronta un percorso che porta (o dovrebbe portare) a superare lo shock e intraprendere così il percorso di guarigione. Talvolta però può anche capitare di saltare delle fasi o rimanere intrappolati nella paura. Ognuno di noi reagisce secondo la propria sensibilità, il proprio carattere e le proprie conoscenze.
Di fronte a una diagnosi di tumore al seno ognuno reagisce secondo la propria sensibilità, non c’è un modo giusto o sbagliato
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Perché ho un tumore al seno?
Una delle domande che molto probabilmente continua a ripresentarsi nella tua testa è: perché sta succedendo proprio a me? È facile che tu te lo chieda più volte al giorno, con il cuore carico di frustrazione e le lacrime agli occhi…
Magari sei una persona attenta, che cura la propria alimentazione e segue tutti i cosiddetti programmi di prevenzione. Forse non ci sono altri casi di tumore al seno nella tua famiglia. Oppure sì, ma pensavi che le visite regolari dal senologo, le ecografie e le mammografie potessero metterti al riparo dall’eventualità di sviluppare effettivamente un tumore.
Non prevenzione ma diagnosi precoce
Quello che la medicina convenzionale (troppo spesso) chiama programma di prevenzione è invece un programma di diagnosi precoce. L’obiettivo reale dello screening è quello di diagnosticare il tumore quando è di piccola dimensione, non di ostacolare la sua formazione.
La vera prevenzione si basa invece sullo sviluppo di un buon livello di vitalità. Cosa significa? Prestare attenzione a qualità e quantità di respiro, idratazione, sonno, alimentazione e movimento. Senza dimenticare la gestione dello stress e delle emozioni e lo sviluppo del potenziale umano. Temi che costituiscono il fulcro della mia attività.
Se sei interessato, sviluppo questo punto di vista nel mio libro Supera una diagnosi da paura. Guarire il cancro con l’integrazione del lavoro emotivo e delle terapie complementari.
Di fronte al fatto compiuto
Non avresti mai voluto dover affrontare una chemioterapia, una radioterapia oppure un intervento di mastectomia, parziale o totale. Eppure…
È naturale e legittimo il fatto che tu ti chieda perché IO ho un tumore al seno? Anzi, interrogarti in questo modo può aiutarti concretamente nel cammino verso la guarigione. Conoscere te stesso è il primo passo per superare qualsiasi sintomo e problema legato al corpo e alla mente.
In questo articolo il mio obiettivo è proprio indicarti una strada, o meglio un metodo, per capire perché TU hai un tumore al seno. Potrai così affrontare meglio la tua diagnosi e favorire la guarigione.
Prima della diagnosi
Stai leggendo questo articolo ma non hai ancora ricevuto una diagnosi? Molto probabilmente all’autopalpazione, oppure osservando il tuo seno, hai scoperto qualcosa che non ti convince, come un nodulo o un arrossamento sospetto, che non scompare e non sembra giustificato dall’abbigliamento o altro.
Ti consiglio allora di attivarti in modo duplice. Prendi appuntamento con un medico di fiducia e inizia a interrogarti seguendo i consigli che trovi in questo blog.
Le domande giuste
Se hai già letto qualcosa riguardo al metodo della Bioconsapevolezza, che ho sviluppato in oltre 20 anni di esercizio della medicina complementare, forse sai già che ritengo fondamentale per un terapeuta capire come aiutare il paziente a porsi le domande giuste.
Secondo il mio approccio qualsiasi sintomo o malattia, dall’insonnia al tumore al seno, è un messaggio dal corpo. Comprendendo il messaggio che il nostro corpo ci sta inviando possiamo riuscire a superare sintomi e malattie. A patto di attivarci per ascoltare quella che si configura come una richiesta di ascolto e di cambiamento.
Stress e conflitti alla base del tumore al seno
Nel corso della nostra vita, tutti viviamo delle situazioni di stress e conflitto. Fortunatamente lo stress non è sempre dannoso. Non ci viene diagnosticata una malattia per ogni situazione difficile che ci troviamo ad affrontare!
Lo stress non è sempre dannoso ma la somma di più conflitti e traumi non risolti può portare allo sviluppo di una malattia
È però fondamentale comprendere che le nostre esperienze dolorose, quando non elaborate, possono portare a sviluppare sintomi e malattie. Una situazione che si aggiunge a quanto vissuto dalle persone che appartengono alla nostra genealogia e ci hanno preceduto. Talvolta il trauma è antico e una situazione attuale lo risveglia.
La somma di più conflitti va ad acuire l’intensità dello stress. Di conseguenza, il nostro corpo reagirà con forza, inviandoci un messaggio molto forte e destabilizzante. Come ad esempio il tumore al seno.
Le cellule si attivano in risposta a uno stress non elaborato
Quando vivi una situazione in modo drammatico condividendo poco le tue emozioni e non riesci a vedere cosa fare per uscire dal problema, c’è un rischio. Puoi superare la soglia massima di stress che il tuo organismo può tollerare senza intervenire. Di conseguenza, il corpo si attiva, facendo scattare una risposta organica.
Salute e malattia vengono abitualmente interpretate come due stati antitetici. Si sente spesso dire che bisogna combattere contro il tumore, ma in questo modo combatteresti contro te stessa. Il tuo corpo cerca di aiutarti con i propri mezzi a superare una situazione molto stressante. Il tipo di patologia che sviluppa ti informa del tipo di difficoltà che stai attraversando.
La risposta contenuta nel sintomo o nella malattia cambia a seconda del tipo di stress che ha innescato il messaggio dal corpo. Quale tipo di cellule si attiva? Dipende da come hai vissuto l’evento stressante.
Il tipo di cellule che il corpo attiva per mandarti un messaggio dipende dall’evento stressante che hai vissuto
La gravità dei tuoi sintomi invece, ad esempio lo sviluppo di un tumore benigno o maligno, più o meno esteso, è invece legata all’intensità dello stress che hai vissuto. Un conflitto trascurato che ti ha stressato in modo lieve potrebbe portare a una “semplice” infiammazione del tessuto della ghiandola mammaria. Uno stress molto acuto può causare lo sviluppo di un tumore detto maligno.
Uno stress di bassa intensità ma recidivante e duraturo può avere come conseguenza una malattia cronica.
Il corpo sa perché stai male
Il tuo corpo, quindi, sa esattamente perché ti sei ammalato e con l’aiuto di un terapeuta specializzato puoi scoprirlo anche tu, ponendoti le domande giuste. Una volta scoperto quale trauma ha generato la malattia avrai molte risorse a tua disposizione per trovare una soluzione su misura per te e liberare il tuo corpo dal bisogno di creare un tumore al seno.
Il seno è composto da diversi tipi di cellule. Se hai già fatto una biopsia, il medico competente avrà specificato quale tipo di cellule si è attivato e quale cancro è presente. La tipologia di cellule del tuo tumore al seno ci dà delle informazioni dirette sul vissuto stressante che ha causato la malattia.
Cosa provoca l’adenocarcinoma
Concentriamoci per fare un esempio su quelle deputate alla fabbricazione del latte materno, che compongono la ghiandola mammaria. Quando si sviluppano in modo anomalo si parla di una specifica tipologia di tumore al seno, l’adenocarcinoma.
A livello biologico il latte materno rappresenta cibo e protezione, perché contiene oltre agli elementi nutritivi per il neonato gli anticorpi della madre. Così da assicurare al bebè un’adeguata barriera protettiva in una fase in cui le sue difese immunitarie non sono ancora del tutto sviluppate.
Il latte materno rappresenta cibo e protezione. Lo produci per le persone che ami
Biologico e simbolico
Spostiamoci ora dal piano biologico a quello simbolico. Il latte materno è nutrimento nel senso di sostentamento ma anche di amore affetto, sostegno e protezione.
Il cancro al seno racconta il vissuto di una donna che subisce uno stress legato al suo ruolo di nutrice e protettrice. Il pensiero biologico all’origine dello sviluppo della risposta patologica è questo: il mio corpo così com’è non è in grado di nutrire e proteggere abbastanza il soggetto d’amore, devo trasformarlo per diventarne capace.
Per semplificare: lo stress non elaborato della donna che ha ricevuto una diagnosi di adenocarcinoma ruota intorno alla sua capacità di aiutare e proteggere.
Lo stress della donna che ha un adenocarcinoma ruota intorno alla sua capacità di aiutare e proteggere
Se le cellule proliferano troppo
Quando si sviluppa un adenocarcinoma, le cellule della ghiandola mammaria proliferano in modo anomalo. Per la medicina convenzionale, che non prende in considerazione le informazioni che ci danno i messaggi dal corpo, questa reazione è insensata e incontrollata.
Quando si sviluppa un adenocarcinoma, le cellule della ghiandola mammaria proliferano in modo anomalo
Ecco allora che le cellule aumentano in modo definito patologico. Se ti è stata fatta questa diagnosi è come se tu sentissi di non avere quanto è necessario per aiutare la persona amata.
Esempi concreti
Dal momento che non è facile capire a fondo quali tipi di stress possono indurre il corpo a sviluppare un adenocarcinoma, voglio farti alcuni esempi concreti. La tua preoccupazione potrebbe essere legata a un componente stretto del tuo nucleo familiare, come un figlio o tua madre, oppure al nucleo allargato, che comprende il padre, i fratelli, le sorelle, il partner. Anche una grande preoccupazione per un animale domestico può provocare un forte stress.
Hai un adenocarcinoma? Potresti essere profondamente preoccupata per tuo figlio, il tuo partner, un fratello o un genitore
Magari tuo figlio è ricoverato in rianimazione e non sai come aiutarlo. Ti senti impotente perché non sei un medico specializzato in medicina d’urgenza: andare a trovarlo ti sembra non portare a nulla. Sottovaluti il tempo e l’amore che gli dai con la tua presenza.
Oppure tuo fratello minore, con il quale hai un rapporto speciale e che hai cresciuto come una seconda madre, è oggi un adolescente con problemi di dipendenza. Non capisci cosa sia successo e non hai idea di come intervenire. Le stai provando tutte ma ti sembra che il tuo caro stia scivolando sempre di più in un baratro.
Cosa vuole dirti il tuo corpo
Entrambe le situazioni descritte, se vissute in modo drammatico e senza condivisione, possono portare allo sviluppo di un adenocarcinoma.
Il tuo corpo sta cercando di agire per risolvere una situazione alla quale razionalmente non trovi soluzione. Avere a disposizione più cellule che fabbricano latte, biologicamente ha perfettamente senso per aiutare la persona amata. L’adenocarcinoma è il messaggio che il corpo ti invia per dirti che stai vivendo una realtà in cui è inconcepibile per te poter fare così poco.
Il tuo corpo sta cercando di agire per risolvere una situazione alla quale razionalmente non trovi soluzione
Nel momento in cui riuscirai a capire da cosa nasce il profondo stress che ti ha portato a sviluppare un tumore al seno, lavorando sul trauma dell’impotenza e sulla sensazione inconscia di non poter proteggere il tuo soggetto d’amore, imboccherai la strada verso la guarigione.
Puoi farti aiutare, per farlo, da un terapeuta competente, che ti guidi verso l’elaborazione dell’importante stress alla base del tuo tumore.
Messaggi specifici
I messaggi che il corpo ci manda attraverso sintomi e malattie sono precisi. Generalizzare porterebbe fuori strada. Il percorso deve essere personalizzato, per capire esattamente, a seconda del tipo di tumore al seno che ti ha colpito, quale problema c’è alla radice e agire di conseguenza.
Gen 29, 2021 | Bioconsapevolezza, disturbi del sonno
L’insonnia è un problema serio che influenza in modo significativo la qualità della vita di chi ne soffre, abbassando l’energia vitale e impattando sia sullo stato fisico sia su quello mentale.
Puoi agire concretamente fin da oggi per tornare a dormire un sonno ristoratore, a patto di capire perché soffri di insonnia.
Come forse sai già, se hai letto altri articoli di questo blog o uno dei miei libri, considero ogni sintomo e malattia come un messaggio dal corpo.
SE PREFERISCI, PUOI ASCOLTARE L’AUDIO DELL’ARTICOLO
All’origine delle malattie
Andando più in profondità, sintomi e malattie sono il risultato delle nostre azioni, condizionate dalle nostre emozioni. Le quali a loro volta sono fortemente determinate dai nostri pensieri.
Per risolvere un problema e recuperare un naturale stato di salute e benessere, è necessario far capire al tuo corpo che non è più utile il suo intervento sotto forma di malattia. Perché questo accada è importante agire alla radice, ristrutturando le convinzioni profonde alla base della qualità del tuo dialogo interiore.
Per recuperare salute e benessere è necessario far capire al tuo corpo che non è più utile il suo intervento sotto forma di malattia
Come ho sottolineato, i pensieri condizionano emozioni e azioni. Quali azioni? Prima di tutto le tue, che sono consapevoli. Ma anche quelle del corpo, cioè le sue (re)azioni fisiche. Le azioni del corpo sono molteplici, dalle più effimere e impercettibili (come la contrazione dello stomaco o l’aumento della glicemia) alle più durature ed esplicite: sintomi e malattie.
Per visualizzare meglio questo tipo di intervento profondo, possiamo parlare di microchirurgia della mente e meglio ancora di riprogrammazione cellulare. La riprogrammazione cellulare avviene lavorando direttamente sul tuo dialogo interiore e sulle tue convinzioni, ma anche lavorando sui traumi.
Si tratta di un metodo per recuperare vitalità e benessere valido pure per chi soffre di insonnia. Vediamo come metterlo in atto in tre passaggi, dal più superficiale al più profondo e definitivo.
La riprogrammazione cellulare avviene lavorando direttamente sul tuo dialogo interiore e sulle tue convinzioni
Le azioni che aiutano a dormire
Perché il tuo corpo funzioni al meglio delle sue possibilità ci sono delle buone abitudini che puoi abbracciare fin da oggi. Non hanno alcun impatto sulle ragioni profonde della tua insonnia, ma ti daranno una mano a stare meglio.
Sono consigli pratici che nascono dalle conoscenze della fisiologia umana e servono a mettere il corpo in una condizione che predispone al sonno e al benessere psico-fisico.
- Organizzati per fare attivitàfisica al mattino o al massimo entro metà pomeriggio. Evita sport impegnativi di sera.
- A cena non mangiare cibi difficili da digerire e non bere alcolici.
- Elimina qualsiasi contatto con la luce blu e i dispositivi che la emettono (schermi di notebook, computer, smartphone eccetera) nell’ora che precede il momento in cui vai a letto.
- Crea buio totale in camera, spegnendo ogni fonte di luce. Disattiva lo schermo del telefono e le notifiche, spegni qualsiasi lampada.
- Fai un po’ di stretching leggero e qualche esercizio di rilassamento per favorire l’addormentamento, concentrandoti sulla respirazione.
- Quando sei a letto, con gli occhi chiusi, ringrazia il mondo, i tuoi cari e la vita stessa per cento cose/situazioni/esseri viventi per i quali provi gratitudine. Si chiama esercizio dei Cento grazie.
Bastano cose semplici. Puoi ringraziare di avere un tetto sulla testa, due figli che ami, un hobby che ti piace…
Se vuoi altri suggerimenti concreti, ho realizzato un video corso sul sonno.
Il ruolo dei farmaci contro l’insonnia
Assumere un farmaco naturale o di sintesi per combattere l’insonnia rientra nel campo delle azioni che puoi mettere in pratica. È però importante sapere che il sonnifero non ristabilisce il tuo ciclo fisiologico del sonno. Anzi: alcune classi di sonniferi disturbano la fase di sonno paradossale detta REM (Rapid eye movement), fondamentale per un riposo efficace. Durante questo momento del sonno infatti, quando di solito sogniamo, il sistema nervoso centrale matura e si organizza.
Il sonnifero di sintesi ti dà l’impressione di dormire e riposare ma non restaura la qualità del tuo sonno. Potresti svegliarti più stanco di prima.
Ovviamente può essere utile come trattamento sintomatico della tua insonnia, soprattutto quando sono alcune settimane che non dormi. Ma non serve a guarire e non va considerato come una soluzione a lungo termine.
Se tu lo facessi potresti sperimentare degli spiacevoli effetti collaterali. Ad esempio scoprire che la tua memoria, dopo un tempo prolungato di assunzione di sonniferi, si è deteriorata e che fai fatica a organizzarti mentalmente.
Il sonnifero non ristabilisce il tuo ciclo fisiologico del sonno ma può essere un aiuto nelle emergenze
L’aiuto dei prodotti naturali
A differenza dei sonniferi, i prodotti naturali formulati per contrastare l’insonnia tendono a migliorare la qualità del tuo sonno REM. Se ti serve un aiuto per dormire, perché hai bisogno di intervenire velocemente su una situazione che ti sembra incontrollabile e ti senti esausto, ti consiglio di provare prima di tutto una serie di prodotti naturali. Ne esiste una vasta gamma, dai i più blandi e semplici ai più complessi e intensi dal punto di vista di formulazione ed effetti. Un esperto in materia saprà guidarti nella scelta.
Potresti scoprire di riuscire a dormire un po’ di più senza assumere sostanze che causano effetti collaterali e dipendenza.
Soprattutto, affidarsi ai prodotti naturali significa evitare di alterare i normali processi del sonno e facilitare un riposo sano e ristoratore.
Quando l’insonnia ti sveglia nel bel mezzo della notte
Come abbiamo sottolineato, le azioni ci aiutano a contrastare l’insonnia ma da sole non la risolvono. È arrivato il momento di agire sulle tue emozioni, che vanno sempre accolte e lasciate libere di esprimersi, per evitare dannosi accumuli.
In particolare vorrei soffermarmi sulla rabbia e sulla frustrazione che ti svegliano intorno alle tre di notte. Ma anche sulla tristezza che predomina se invece sei tra quelli che aprono gli occhi di colpo tra le quattro e le cinque del mattino.
Chiediti innanzitutto: da quanto tempo ti capita di svegliarti a quest’ora? Cosa era accaduto nei giorni immediatamente precedenti?
Da quanto tempo ti capita di svegliarti nel mezzo della notte?
L’ora del fegato
Generalmente il tuo sonno si interrompe tra l’una e le tre? La medicina cinese ci insegna che l’organo coinvolto è il fegato. Il fegato rappresenta il filtro delle tue emozioni, e si occupa soprattutto di rabbia e frustrazione. Devi chiederti, se questo è il tuo caso, quale situazione del tuo vissuto ti provoca frustrazione o quando e perché non hai espresso la tua rabbia ma l’hai repressa con forza. C’è un pensiero ricorrente che ti provoca rabbia o frustrazione?
Il fegato rappresenta il filtro delle tue emozioni
L’ora del polmone
Se ti svegli abitualmente tra le tre e le cinque l’organo da chiamare in causa è il polmone, legato all’emozione della tristezza. Prova a scavare nella tua memoria e a chiederti se, poco prima di iniziare a soffrire di insonnia, hai dovuto o voluto reprimere una profonda tristezza legata a un evento che ha colpito la tua vita.
Quando l’organo coinvolto nell’insonnia è il polmone l’emozione responsabile è la tristezza
Cosa puoi fare
L’ideale, per ripristinare la tua salute e il tuo benessere, sarebbe riuscire a risolvere definitivamente la situazione che ti disturba.
Il tuo lavoro non ti piace? Magari hai una pessima relazione con il tuo capo o i colleghi, che non ti valorizzano: ti senti frustrato. Dovresti parlane con loro e magari cambiare lavoro.
Che tu possa o no eliminare il problema legato alla tua insonnia puoi sempre liberare l’emozione scatenata dal problema. Trova il modo migliore per te. Riguarda una persona cara che è morta? Scrivile in una lettera quello che avresti voluto dirle ma non hai fatto in tempo a esprimere. Ti sentirai molto meglio e la tristezza diminuirà concretamente.
La tua emozione repressa è la rabbia? Procurati un pungiball da “maltrattare” quando ti senti sopraffare dai sentimenti negativi, oppure sfogati ballando su una musica che ti permetta di scatenarti.
Per dire addio all’insonnia agisci su convinzioni e pensieri
Quali sono le tue convinzioni sul sonno? Lo consideri forse come una perdita di tempo? Il sonno viene anche definito piccola morte e la morte può farti paura. O forse non ti sta bene perdere il controllo. Magari pensi di poter contare solo su te stesso: più resti sveglio, più hai tempo per risolvere i tuoi problemi.
Quali sono le tue convinzioni sul sonno? La tua insonnia potrebbe dipendere da quello che pensi dell’atto di dormire
Se ti riconosci in queste convinzioni, ti consiglio di leggere il mio articolo sul segreto della fase REM. Scoprirai che la notte porta consiglio non è un proverbio ma una realtà di fatto. E che dormire è il modo migliore per risolvere i tuoi problemi. Tutto il contrario dell’insonnia!
Ristrutturare le convinzioni profonde accelera il recupero di un sonno sano e vitale.
Quando la biologia favorisce l’insonnia
Nei casi di insonnia più severi e persistenti, come terapeuti dobbiamo capire perché la biologia del nostro paziente si ostina a mantenere il corpo in uno stadio di veglia. In altre parole: perché il tuo corpo pensa sia giusto rimanere vigile?
Possiamo trovare le risposte più profonde a questa domanda nel vissuto personale e genealogico dell’insonne.
Per farlo cerca di liberare la mente e di rispondere istintivamente alle domande che seguono. Se fai fatica prova a rivolgerti a un terapeuta specializzato. O ancora cerca tra i miei laboratori un incontro adatto al tuo caso.
Quando l’insonnia è persistente bisogna scoprire perché il tuo corpo pensa sia giusto rimanere vigile
Le domande per chi soffre di insonnia
- Senti di vivere nell’incertezza? In una situazione di insicurezza non è il momento di dormire. Il corpo ti spinge ad agire ed essere vigile perché è il momento di scappare o affrontare un pericolo.
- Hai vissuto un evento traumatico durante il quale dormivi e i cui risultati sarebbero stati diversi se tu fossi stato sveglio? Il corpo e la mente potrebbero essere bloccati in questo trauma.
- Qualcuno dei tuoi cari o dei tuoi avi ha subito un incidente perché si è addormentato al volante? Il tuo corpo potrebbe avere interiorizzato questo trauma del passato, attivandosi per proteggerti.
- Un figlio o un bambino piccolo della tua famiglia è deceduto (o le sue condizioni di salute sono peggiorate) nel corso della notte? C’è chi pensa che vegliarlo avrebbe migliorato/salvato la situazione?
- Conosci qualcuno che è stato aggredito nel corso della notte?
Quando riesci ad ascoltare davvero i segnali di tuo corpo (a volte più che di fronte a un messaggio siamo di fronte a un grido di aiuto), puoi finalmente agire sulla radice della tua insonnia.
Risolto il trauma o il problema alla base della tua incapacità di dormire un sonno ristoratore, e dopo aver modificato i pensieri e liberato le emozioni legate all’insonnia, potrai finalmente rilassarti. Recupererai un sonno costante e sereno notte dopo notte.
Gen 15, 2021 | Bioconsapevolezza
Mente sana in corpo sano. A dirlo è un’antica sentenza latina, diventata proverbiale, che recita (appunto) mens sana in corpore sano. Negli anni questa citazione è stata usata in appoggio alle teorie più svariate. Mente sana in corpo sano può voler dire che se la mente sta bene il corpo di conseguenza non si ammala, o che l’esercizio fisico aiuta il benessere mentale e così via.
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Secondo il mio approccio, che nei miei venti anni di esercizio della medicina complementare ho formalizzato nel metodo della Bioconsapevolezza, questo augurio è molto sensato. E può essere guardato con occhi diversi da quanto facciamo di solito.
Il tuo corpo si ammala perché la tua mente e il tuo io profondo vivono un disagio. Ma la malattia non è l’elemento da combattere per recuperare una mente sana in corpo sano. Anzi. Vediamo perché.
Il tuo corpo si ammala perché la tua mente e il tuo io profondo vivono un disagio
Qual è la relazione tra corpo e malattia
Il corpo risponde all’imperativo biologico di sopravvivere. Quando vivi una situazione in modo pericolosamente stressante, il tuo corpo interviene attivando una soluzione biologica, che spesso ha natura organica, così da aiutarti ad attraversare il momento. Perché? Semplice: è meglio essere ammalati che morti.
Nelle reazioni del corpo (sintomi e malattie), i terapeuti e le persone attrezzate per farlo possono leggere un messaggio: stai vivendo oppure hai vissuto una situazione troppo spiazzante. Per cancellare sintomi e malattie dobbiamo fare in modo che il corpo non abbia più bisogno di intervenire “per salvarti”. Fortunatamente, il tipo di sintomo che sperimenti ci informa sul tuo vissuto, aiutandoci a capire in quale direzione indagare.
Poi è fondamentale comprendere qual è la situazione o l’evento che ha scatenato il vissuto. E intervenire per cambiarlo. Si può fare? Sì, è possibile. Il vissuto è il risultato dei filtri con i quali interpretiamo i fatti.
Di fronte agli stessi fatti e accadimenti, dieci persone diverse vivranno quella stessa realtà in dieci modi differenti. I filtri non sono altro che le tue convinzioni (consce e inconsce), le memorie, le ferite, eccetera.
Di fronte agli stessi fatti e accadimenti, dieci persone diverse vivranno quella stessa realtà in dieci modi differenti
La malattia si manifesta nell’aumento o nella diminuzione di una funzione specifica, oppure nello sviluppo di un’infiammazione. Così nascono per esempio masse tumorali o ulcere.
Quando ti trovi di fronte a una malattia puoi agire su tutti e tre i livelli che la generano, dal più superficiale al più profondo, per modificare la situazione che stai vivendo. Stiamo parlando di azioni, emozioni e pensieri. Ecco come e perché si può agire per recuperare una mente sana in corpo sano.
Cambiare le tue azioni
Le azioni rappresentano il primo livello sul quale puoi intervenire. Cosa puoi fare per migliorare il tuo stato di salute? Cambiare il tuo stile di vita, la dieta, fare attività fisica, prendere un farmaco, ecc.
Ci sono però due importanti limiti che devi considerare quando metti in atto questa strategia. Il primo è che devi esercitare la tua volontà costantemente. Il secondo è che esercitando la tua volontà in modo cosciente puoi cambiare solo le tue azioni consapevoli (ad esempio smettere di consumare cibo spazzatura). Ma non hai alcun potere di modificare le azioni che compie autonomamente il tuo corpo.
L’apporto di farmaci e operazioni chirurgiche
Per influenzare le azioni del corpo, abitualmente ti rivolgi alla medicina convenzionale, che attraverso farmacopea e chirurgia combatte lo squilibrio definito malattia. Spesso impedendo al corpo di mettere in atto le sue strategie difensive. Intervenire a livello delle azioni significa esercitare una volontà costante, senza sgarrare mai, con risultati incerti.
Fare sport o smettere di fumare può senz’altro aiutare in tutta una serie di casi. Così come possono essere utili, ad esempio, le medicine che leniscono il dolore e confortano le persone che affrontano uno stato acuto della malattia. Il valore delle azioni si esprime anche negli interventi sanitari in caso di traumi fisici e stati di emergenza acuta.
L’intervento volontario sulle azioni, però, serve solo a ridurre i sintomi fastidiosi della malattia che stai vivendo. Oppure a tutelare momentaneamente la tua sopravvivenza.
L’intervento volontario sulle azioni, però, serve solo a ridurre i sintomi fastidiosi della malattia che stai vivendo
Ridurre i sintomi è molto utile per curare, nel senso di prendersi cura, ma non per aiutare la persona a guarire. Ecco perché in moltissimi casi ci si ritrova ad assumere farmaci per una vita intera.
Prova a riflettere su questa metafora. Spesso chirurgia, farmacopea e buone abitudini sono paragonabili alle azioni di un contadino che cura le sue piante malate occupandosi solo dei frutti e trascurando le radici o il terreno.
Intervenire sulle tue emozioni
Le emozioni rappresentano il secondo livello in questo panorama di interventi possibili. Lavorare sulle emozioni permette di agire in modo più profondo rispetto a quanto puoi fare grazie alle azioni.
Se imparerai a conoscere te stesso, scoprirai come accogliere le tue emozioni e lasciare che trovino uno sfogo benefico. Di conseguenza ti ammalerai di meno e risolverai gli stati di squilibrio che di volta in volta dovrai affrontare.
Accogliere le proprie emozioni senza giudizi o mistificazioni è molto più complesso di quello che potresti pensare. Perché le emozioni spesso fanno paura e non sempre sono le benvenute. Magari il contesto sociale in cui vivi ti spinge a nasconderle. Oppure sei stato cresciuto con la convinzione che esprimere quello che senti ti rende debole e attaccabile. Una persona che non può avere successo.
Il condizionamento sociale
La nostra società, frequentemente, considera tollerabili alcuni livelli di emotività e intollerabili altre manifestazioni. Come se fosse consentito piangere di tanto in tanto (per fare un esempio) ma di certo non troppo spesso e non senza freni. Così come ci sono emozioni ritenute sane e lecite (ad esempio la tristezza per la morte di un parente) e altre insane o inopportune. Come la disperazione perché è venuto a mancare un animale domestico.
Moltissimi bambini, nel corso della prima infanzia, quando l’essere umano vive il suo stadio di spugna emotiva, imparano che non è sempre educato, corretto o giusto provare ed esprimere emozioni. Frasi come “impara a controllarti” sono all’ordine del giorno. Possiamo agire sulle nostre emozioni? Sì, scoprendo come accettarle, accoglierle e lasciarle libere di esprimersi.
Ma c’è un lavoro ulteriore e più importante da fare per recuperare benessere e salute.
Possiamo agire sulle nostre emozioni? Sì, scoprendo come accettarle, accoglierle e lasciarle libere di esprimersi
Lavorare alla radice
Le emozioni sono diretta conseguenza del nostro dialogo interiore, conscio e inconscio. Il dialogo interiore, a sua volta, è condizionato dalle nostre credenze.
Utilizzando dei metodi mirati che permettono di cambiare le tue convinzioni, puoi agire sul livello più profondo tra quelli che causano malattie o abbassano la tua energia vitale e il tuo stato di benessere. Impedendoti, di fatto, di avere una mente sana in corpo sano.
Prova a visualizzare questo livello di azione come una microchirurgia della mente. Una convinzione bloccante può essere rimossa e sostituita con una convinzione costruttiva e benefica. In questo modo si agisce attraverso una riprogrammazione cellulare.
Una convinzione bloccante può essere rimossa e sostituita con una convinzione costruttiva e benefica
Biologia: il risultato di più fattori correlati
Quando parlo di lavorare alla radice di una malattia o di un malessere, che costituisce il fulcro del metodo della Bioconsapevolezza, mi riferisco proprio al fatto di intervenire alla radice dei pensieri e delle azioni biologiche del corpo.
I pensieri e le azioni che nascono a livello biologico sono condizionati dal vissuto personale (educazione ricevuta, cultura assorbita nella crescita, accadimenti) ma anche dal vissuto dei tuoi antenati. Il dialogo interiore (compreso quello inconscio) che porta a sviluppare sintomi e malattie è spesso il risultato di traumi vissuti e non elaborati. O anche non del tutto digeriti. La psicoterapia è una via possibile per sciogliere i traumi.
Questi traumi imprimono delle ferite emozionali che vengono memorizzate nelle nostre cellule. La nostra Biologia prende in carico questo stress emozionale e reagisce a questi drammi ancora attivi in noi, cercando di esprimere a suo modo una soluzione.
Come comprendere la soluzione biologica
La domanda fondamentale da farsi, quando il corpo ti invia un messaggio sotto forma di malattia, potrebbe essere spiazzante. Chiediti in che modo la malattia come risposta del corpo può essere sensata. In reazione a quale evento traumatico quella malattia ha un senso?
Se riesci a vedere la malattia come un sistema del corpo per darti una mano, la tua visione cambierà completamente e potrai avvicinarti in modo concreto a una soluzione. In questo blog trovi diversi esempi interessanti, legati ad esempio al sovrappeso o all’infertilità come messaggi dal corpo. Possono aiutarti a capire meglio.
Mente sana in corpo sano con il metodo della Bioconsapevolezza
Il metodo della Bioconsapevolezza ti aiuta a risanare le tue ferite, personali e genealogiche, per liberare il corpo dal compito di gestirle attraverso sintomi e malattie.
Tale cambiamento profondo modifica il tuo dialogo interiore e dunque il modo in cui vivi gli eventi. Quindi influenza direttamente le tue emozioni. Di conseguenza cambieranno le tue azioni, consce e non (quelle della tua biologia).
La differenza sostanziale rispetto a un lavoro che si ferma al primo livello, quello delle azioni, è che quando avrai lavorato alla radice, le tue emozioni e le tue azioni cambieranno da sole. Senza che tu debba esercitare un controllo costante (cosa molto difficile e faticosa).
Quando avrai lavorato alla radice, le tue emozioni e le tue azioni cambieranno da sole
Il potere del lavoro alla radice
Grazie al lavoro alla radice le azioni saranno spinte da un movimento interiore che non richiede minimamente forza di volontà o consapevolezza. Quando avrai risolto il problema che spingeva il corpo verso la malattia, recuperando benessere e una mente sana in corpo sano, le tue azioni cambieranno spontaneamente. Condizionerai così la tua salute a 360°: fisica, sessuale, emozionale, sociale, intellettuale, spirituale e così via… Una guarigione reale e sostanziale.
Ora, conoscendo i diversi livelli sui quali puoi agire per recuperare una mente sana in corpo sano, sai anche cosa ti puoi aspettare dal lavoro che puoi fare ad ogni livello. Puoi scegliere di integrare i diversi tipi di interventi fra di loro, per beneficiare dei vantaggi di ciascuno.
Gen 1, 2021 | Bioconsapevolezza, Consigli pratici
Quando parliamo di infertilità e sterilità la causa non è solo organica. Il metodo della Bioconsapevolezza ci guida alla scoperta delle ragioni inconsce che impediscono alla coppia di concepire un figlio o portare avanti con successo una gravidanza.
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Come accade per tutti gli altri sintomi e malattie che sperimenti nel corso della tua vita, se cerchi di combatterli senza comprenderli, rischi di portare avanti una battaglia sfiancante, che può durare anni, con scarsi risultati. O senza risultato alcuno.
Non riesci ad avere un bambino? Il tuo corpo ha delle ragioni per impedirti di farlo
Infertilità: cosa mi racconti?
Il sintomo, così come la malattia, è sempre un messaggio dal corpo. E questo vale anche per infertilità e sterilità. Di fronte al mancato arrivo di un figlio, può darsi che assieme al tuo partner tu abbia deciso di mettere in pratica tutto quello che ti è stato consigliato dagli specialisti di medicina convenzionale.
Magari ti è stato consigliato di migliorare il vostro stile di vita e ci state effettivamente provando. Vivendo sensi di colpa difficili da evitare quando immancabilmente si sgarra.
Hai provato a seguire alla lettera tutto quello che ti è stato prescritto, dalla dieta allo sport, e ti sei arrabbiato, provando frustrazione e un profondo senso di ingiustizia, pensando a tutte quelle coppie di genitori sedentari, fumatori e amanti del cibo spazzatura che hanno tre figli sanissimi. Perché per alcuni è cosi immediato e naturale avere bambini mentre per te è un percorso a ostacoli?
Può darsi invece che tu e il tuo compagno/a siate, sulla carta e nella visione della medicina convenzionale, l’esempio perfetto della coppia potenzialmente fertile. Avete meno di 35 anni e nessun tipo di patologia o problema. Mangiate sano, fate movimento. Eppure stai provando ad avere un figlio da alcuni anni senza successo.
Perché per alcuni è cosi immediato e naturale avere bambini mentre per te è un percorso a ostacoli?
Magari lo hai cercato dapprima in modo completamente spontaneo, senza fare conti sul calendario. Mentre in un secondo momento ti sei affidato a dispositivi medici come integratori e stick per l’ovulazione, con l’obiettivo di aumentare le possibilità di fecondazione e individuare i giorni più fertili. Senza benefici sostanziali.
Infertilità e sterilità: non sono condanne a vita
La fertilità umana è un argomento molto complesso. Quante volte ti sarà capitato di ascoltare storie di coppie che cercano per anni di avere un figlio e riescono a concepire solo molto tempo dopo, magari superati i quarant’anni, quando “non ci stanno pensando più”?
Ci sono uomini e donne ai quali è stata diagnosticata una forma seria di sterilità, che hanno provato ad affidarsi alla procreazione assistita o all’adozione, senza successo. Quando ormai ci hanno messo una pietra sopra diventano con grande stupore madri e padri. Qualcosa è successo, ma non a livello medico.
Ci tengo a ribadire alcuni importanti fondamenti del mio approccio, perché so quanto l’argomento dell’infertilità e della ricerca di un figlio sia delicato.
Non sono contraria agli accertamenti medici per capire qual è lo stato di salute degli apparati riproduttivi di una coppia. Sono un medico, come potrei esserlo? Ma ci sono ancora molte lacune nelle nostre conoscenze di uno dei meccanismi biologici più complessi in assoluto. E la nostra strumentazione non è del tutto adatta a sondare alcune strutture coinvolte nella riproduzione.
La medicina non è onnisciente
Facciamo un esempio. Più di una volta ho letto casi studio di donne a cui era stata diagnosticata la chiusura di entrambe le tube di Falloppio, le strutture che collegano l’ovaio alla cavità uterina.
L’ovulo deve passare nelle tube (o salpingi) per poi annidarsi nell’utero una volta fecondato. Se le tube sono chiuse la medicina convenzionale ritiene impossibile una gravidanza evolutiva. Il risultato è nessuna gravidanza o una gravidanza extrauterina.
Eppure ci sono donne che, dopo aver ricevuto questa diagnosi, hanno uno, due, tre figli. Basta poco per sbagliare la valutazione di un esame alle tube, che sono condotti sottilissimi. Un semplice spasmo momentaneo può far tornare a casa la paziente con un verdetto errato, che può gettarla inutilmente nella disperazione e nella depressione.
La fertilità è un tema complesso sul quale la medicina convenzionale ha ancora molto da imparare
L’inconscio è il tuo alleato più potente
Chiarita la complessità del tema, c’è un altro aspetto che mi preme sottolineare. Integratori, uno stile di vita sana, gli stick per misurare l’ovulazione, i dosaggi ormonali… Sono tutti strumenti che ti possono aiutare a stare meglio, potenziare la tua fertilità e avere un quadro più completo della tua situazione riproduttiva. Quindi non sono affatto da demonizzare o da evitare. Purché non ti causino eccessivo stress.
È assolutamente possibile avere un figlio lavorando sul meccanismo inconscio che causa il blocco della fertilità, aiutandosi con integratori e stick. Ma non è vero il contrario. Nessun dispositivo medico, neppure la procreazione assistita, possono permetterti di superare l’infertilità o la sterilità se prima non avrai riconosciuto e abbracciato le emozioni che bloccano la procreazione.
Se prima non avrai riconosciuto e abbracciato le emozioni che bloccano la procreazione avere un figlio sarà difficilissimo
Il potere dei messaggi dal corpo
Il sintomo che stai sperimentando di infertilità, sterilità, aborti ripetuti, è un messaggio che il tuo corpo ti sta inviando per dirti che una gravidanza (tua o della tua compagna, se sei un uomo) potrebbe metterti in serio pericolo.
Non è detto che questo sia vero per te in questo dato momento, può darsi che si tratti di una memoria genealogica che agisce in te come un amuleto difensivo. È questo l’immenso potere dei messaggi dal corpo. Ti raccontano qualcosa di cui tu non sei affatto consapevole, che riguarda direttamente te o un tuo parente/antenato. Il corpo è competente. Sa perfettamente come procreare. Se non lo fa, c’è una buona ragione.
Questa ragione va ricercata nel tuo vissuto, vita intrauterina compresa, oppure in quello delle persone che ti hanno preceduto.
Ereditiamo dai nostri avi competenze, caratteristiche fisiche e gioie legate alle esperienze positive, ma ereditiamo anche le conseguenze di difficoltà, paure e fallimenti.
L’ereditarietà del trauma
Ti starai chiedendo se questo tipo di eredità dovrebbe colpire indistintamente e allo stesso modo tutti i tuoi familiari. Magari tu non riesci ad avere figli mentre tua sorella (ad esempio) ne ha già due, quindi non capisci come sia possibile che dietro la tua difficoltà a concepire ci sia un trauma da cercare nel passato familiare.
Eppure è così. Prova a vederla in questo modo. Così come ereditiamo metà del patrimonio genetico da nostro padre e l’altra metà da nostra madre, lo stesso vale per le esperienze negative, i blocchi o i traumi. Ma anche le potenzialità, le gioie e i talenti. Siamo un “rimaneggiamento” delle esperienze e del patrimonio genetico dei nostri genitori, non una copia esatta.
Parti dalle domande, non dalle risposte
Quando lavoro con pazienti che vivono stati di infertilità, sterilità, aborti ripetuti o ricorrenti, li accompagno lungo un percorso che analizza in quale modo il fatto di non riuscire a portare a termine una gravidanza può essere legato al loro vissuto o a quello dei loro avi.
Per il tuo corpo, per la tua biologia, per le tue cellule è una soluzione sensata e giusta quella di impedirti di procreare. Dobbiamo solo scoprire perché.
Ecco la domanda fondamentale che il metodo della Bioconsapevolezza ci spinge a formulare allo scopo di comprendere infertilità e sterilità.
Grazie al metodo della Bioconsapevolezza riuscirai a porti le domande giuste per capire le cause della tua infertilità
Infertilità e sterilità sono legate alla nostra storia
Spesso, il blocco emotivo che impedisce alla coppia di realizzare il sogno di un figlio è legato al vissuto di una donna della genealogia.
Per un motivo molto semplice. Storicamente, fino a pochi decenni fa, le donne venivano punite dalla società quando rimanevano incinta al di fuori del matrimonio. La loro vita cambiava drasticamente in peggio se l’uomo con il quale avevano procreato non riconosceva il bambino e non decideva di “regolarizzare” la situazione. Ma non solo.
Anche all’interno di una coppia regolarmente sposata una gravidanza poteva rappresentare un problema. Una donna molto fertile, frequentemente incinta, poteva essere considerata “una disgrazia”. Perché i figli gravavano sul bilancio familiare e non c’era modo di evitare le gravidanze indesiderate.
Il parto poteva essere un evento violento e poco sicuro. Problemi medici oggi facilmente risolvibili come un feto podalico o un mancato travaglio mettevano a rischio la vita della madre e del bambino.
Gli aborti clandestini, spesso praticati in luoghi poco igienici da persone non preparate, potevano rendere una persona sterile per sempre.
Spesso, il blocco emotivo che impedisce alla coppia di realizzare il sogno di un figlio è legato al vissuto di una donna della genealogia
Il segreto di famiglia
Molti dei sintomi di infertilità o sterilità vissuti oggi da donne e uomini sono legati a questi eventi traumatici, tanto diffusi nel recente passato.
Ogniqualvolta un evento di questo genere viene vissuto in modo drammatico (come è facile che sia), senza essere accettato ed elaborato prende vita un nucleo di malessere. A volte quindi c’è un segreto di famiglia che agisce sotto traccia, cambiando (potenzialmente) la storia procreativa delle generazioni successive.
Le emozioni che vengono seppellite anziché essere liberate e gestite possono provocare infertilità e sterilità.
Le emozioni che vengono seppellite anziché essere liberate e gestite possono provocare infertilità e sterilità
La storia di Maura e Bruno
Per meglio spiegare come agisce il Metodo della Bioconsapevolezza e come è possibile superare infertilità e sterilità, voglio parlarti di un caso clinico che ho trattato personalmente. Maura e Bruno sono abbastanza giovani, 34 anni lei, 35 lui. Mi chiedono una consulenza dopo più di cinque anni di tentativi di procreazione fallimentari. Vorrebbero tanto un bambino, ma non riescono.
I medici li hanno “rivoltati come un calzino”, come si dice, ma non è emerso nessun dato rilevante dal punto di vista clinico.
Maura in realtà riesce a rimanere incinta, ma vive aborti molto precoci. Lo sa perché il suo ciclo è molto regolare. Se ritarda, Maura esegue subito un test di gravidanza, che spesso risulta positivo. Ma nel giro di 24 o 48 ore la gravidanza, nelle sue primissime fasi, si è già interrotta.
Nessun aiuto dalla procreazione medicalmente assistita
La coppia si è pure rivolta a un centro per la procreazione medicalmente assistita, senza esiti positivi. Per Maura è stata un’esperienza talmente sgradevole e traumatica che ha deciso di non ripeterla. E aggiungo: menomale. Perché se non si risolve la ragione inconscia che blocca la gravidanza, agendo come uno scudo protettivo, qualunque ovulo fecondato viene rifiutato, che arrivi all’utero naturalmente o venga impiantato da uno specialista.
Per avere un figlio è necessario lavorare sulla causa scatenante dell’infertilità, che non risiede nel corpo.
Accettare il destino e abbracciare la vita
C’è poi un altro elemento importante da sottolineare: esistono coppie che non sono destinate ad avere figli. Può darsi che tu sia tra queste persone. Può darsi che tu abbia un altro grande destino che non include figli.
È anche possibile che un bambino non nato da te e dal tuo partner ti aspetti per un’adozione, cosa che non avresti mai preso in considerazione se fossi stato fertile.
Se il fatto di non avere figli tuoi è molto doloroso per te, ti consiglio come prima tappa di provare a liberarti dai condizionamenti sociali e non pensare che la tua felicità sia legata a doppio filo con la maternità o la paternità.
Gioia e soddisfazione personale non dipendono dalla genitorialità. Ci sono coppie con tre figli, insoddisfatte e infelici, e coppie senza figli che vivono una vita ricca e appagante.
Trova il tuo centro e libera il tuo potenziale per vivere una vita felice. Se stai facendo fatica a farlo e ti ripeti continuamente che non sarai mai realizzato perché non hai figli, prova innanzitutto a lavorare sul tuo dialogo interiore.
C’è qualcosa che non sai della tua storia familiare?
Torniamo al caso clinico che ho scelto come esempio. Da quello che mi raccontano i pazienti capiamo subito che la domanda specifica a cui trovare una risposta è: perché il corpo di Maura si protegge attraverso micro aborti ripetuti?
Chiedo a Maura se c’è almeno una donna, nella sua famiglia, che ha vissuto un trauma legato a una nascita. Maura non lo sa, pensa che non sia mai accaduto nulla del genere. Le chiedo di indagare.
Con grande sorpresa Maura scopre che sua madre, Giuseppina, risulta figlia di N.N. (nomen nescio: ovvero non conosco il nome).
Il nonno biologico di Maura ha abbandonato la nonna, Adele, che si è ritrovata così ragazza madre in un’epoca in cui quest’onta poteva costarti tutto, a livello sociale.
Adele ha provato metodi di ogni genere per cercare di abortire “naturalmente”, dando fondo alle credenze popolari. Si è stancata il più possibile, ha mangiato ciliegie acerbe per provocare coliche addominali, si è perfino rotolata giù dalle scale. Ma Giuseppina è nata comunque.
La storia ha un lieto fine. Anni dopo, quando Giuseppina (la madre di Maura) ha sei anni, la nonna Adele trova un compagno che la sposa e adotta la bambina. Adele avrà altri figli, all’interno del matrimonio.
Memorie traumatiche, eventi che innescano i messaggi dal corpo
Giuseppina non ha mai raccontato nulla a Maura ma il vissuto traumatico le è stato comunque tramandato. Come agiscono queste memorie inconsce? Talvolta un agente scatenante nel presente della persona affetta dal problema o dalla malattia attiva lo scudo protettivo del sintomo.
Nel caso di Maura la catena di micro aborti ripetuti potrebbe essersi innescata non solo perché sua mamma è figlia di N.N., ma anche perché sua sorella, Giulia, è rimasta incinta giovanissima. In un’epoca in cui la gravidanza fuori dal matrimonio non è più scandalosa, ma un’adolescente gravida porta comunque scompiglio.
Il corpo fa emergere quello che la mente seppellisce
Ricordati sempre che se un’emozione non è espressa con la voce, è il corpo a parlarne, usando i mezzi che ha. Ecco perché consapevolezza e accettazione delle emozioni represse promuovono la guarigione e sono spesso sufficienti a sbloccare la maggior parte delle situazioni patologiche.
Quando abbiamo scoperto con Maura quello che era successo a sua nonna Adele e a sua madre Giuseppina, abbiamo verbalizzato ad alta voce alcune osservazioni. Cosa che spesso aiuta a disinnescare lo scudo protettivo messo in campo dal corpo e dall’inconscio.
Se un’emozione non è espressa con la voce, è il corpo a parlarne
Ho ricordato a Maura che lei era spostata da anni con Bruno, al contrario di sua nonna. E che non avrebbe mai vissuto quanto era capitato ad Adele. Non c’era nessun rischio nel restare incinta. Le ho anche suggerito di appendere in camera da letto un bel ritratto di coppia, scattato nel giorno del matrimonio.
Sono frasi e gesti semplici che servono all’inconscio. Abbiamo interrotto gli incontri, Maura e Bruno hanno ripreso la loro ricerca di un bambino.
La paura di fare del male
Tre mesi dopo, Maura mi ricontatta perché nonostante i tentativi mirati nulla è cambiato. Eppure sembravano non esserci ulteriori impedimenti nella sua storia. Decido quindi di parlare con Bruno. Scopro che l’uomo ha vissuto un parto traumatico. Sua madre, dopo 35 anni, ancora si lamenta del dolore e degli strascichi sulla salute lasciati da quell’evento.
Inconsciamente, Bruno ha paura di fare del male a Maura, così come pensa di averne fatto a sua madre. Qualcosa per cui si sente profondamente in colpa. Lavoriamo sul fatto che un neonato non ha responsabilità. Un parto traumatico è difficile sia per la madre sia per il bambino.
Parlare ridimensiona il vissuto. All’ovulazione successiva Maura resta incinta e porta felicemente a termine la gravidanza.
Cosa succede dopo
Successivamente mi è capitato di sentire ancora la coppia. Nei primi mesi di gravidanza, Maura mi racconta di avere incubi ricorrenti nei quali sogna che Bruno la abbandona. Dopo averle fatto notare che stava di nuovo esprimendo parte della memoria di sua nonna, gli incubi spariscono. È interessante osservare come le memorie genealogiche agiscano su di noi e sul nostro inconscio fino a quando non vengono accolte e liberate.
Alcuni anni dopo il primo figlio, quando Maura e Bruno cercano il secondo, hanno paura di vivere ancora le stesse attese angoscianti e la sequela di micro aborti.
Invece fila tutto liscio. In effetti, esplorando con Maura e Bruno la loro genealogia, non avevamo riscontrato memorie legate a traumi su un secondo figlio.
Come lavora il metodo della Bioconsapevolezza
A volte non si hanno molte notizie sulla genealogia di una persona e applicare i principi della Biopsicogenealogia diventa difficile.
In alcuni casi, le indagini sulla storia personale e su quella degli avi permettono di individuare eventi che potrebbero ostacolare una gravidanza. Eppure la consapevolezza di emozioni e vissuti sepolti nel passato e finalmente emersi non è sufficiente a risolvere il problema su cui stiamo lavorando.
In tutti questi casi, integro alcune tecniche come la Biokinesiologia e le Biocostellazioni, che insieme alla mia esperienza e ad altre metodologie danno vita al metodo della Bioconsapevolezza.