Ago 8, 2025 | Bioconsapevolezza, Consigli pratici
Sai che è possibile smettere di essere prigionieri del passato? Non possiamo cambiare ciò che è stato, ma possiamo modificare il modo in cui viviamo oggi e lo sguardo con il quale guardiamo (e giudichiamo) quello che ci è successo e ciò che siamo.
Scopri come riconoscere le tue ferite. Questo è il primo passo per liberarti dal senso di impotenza, che a volte risulta paralizzante, per diventare l’adulto affidabile capace di metterti finalmente al centro della tua vita.
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Quando non ci sentiamo bene, la strada più comune nel mondo della crescita personale è guardare indietro: esplorare le ferite infantili o genealogiche, cercare di capire cosa è mancato. È un passaggio utile, soprattutto quando ci sono traumi importanti che meritano di essere elaborati con strumenti profondi come la psicoterapia o le tecniche di deprogrammazione. Ma, troppo spesso, ci fermiamo lì: restiamo bloccati a osservare le carenze, a dare colpa ai nostri genitori, o a giustificarli, senza però trasformare davvero la nostra vita.
Riconoscere i traumi senza rimanere intrappolati
Qualunque cosa facciamo, i fatti non cambiano: se da bambini non abbiamo ricevuto sostegno, affetto o attenzione, questo resterà vero per sempre. Non possiamo farci nulla. Ciò che davvero condiziona la nostra vita adulta, però, non è il trauma in sé, bensì il potere che gli lasciamo esercitare su di noi oggi. Proprio qui avviene la svolta: possiamo riconoscere il passato senza rimanerne prigionieri. Possiamo trasformarci negli adulti affidabili che non abbiamo avuto e dare a noi stessi quello di cui abbiamo bisogno.
Accettare che “alla bambina che ero mancavano cure o rassicurazioni” non significa restare “a crogiolarsi” nella mancanza. Significa dire: “Oggi io, adulta, posso offrire a me stessa quello che non ho ricevuto”. È un cambio di prospettiva che libera in modo quasi immediato una grande energia e un potere personale che tantissimi non pensano di avere.
Il senso di colpa non trova più un posto quando comprendiamo il funzionamento del nostro corpo. Quello che ci danneggia davvero è la mancanza di accettazione e il senso di impotenza, molto più delle esperienze passate.
Non è il trauma a condizionarci ma il potere che gli lasciamo esercitare su di noi
Ascoltare i nostri bisogni fondamentali
Chi resta ancorato alle ferite del passato spesso diventa il primo a ignorare i propri bisogni e a disconoscere le proprie qualità. Se analizzando il tuo dialogo interiore quello che riscontri è una critica costante, disattenzione verso i tuoi bisogni più semplici e istintivi e mancanza di amore allora forse il tuo “nemico” principale sei proprio tu. Con bisogni semplici intendo davvero le piccole cose: come bere quando si ha sete o concedersi silenzio quando serve.
Sembrano elementi trascurabili perché poco importanti, invece è da questi gesti minimi che comincia la svolta. Il sentiero che ci porta verso una reale attenzione. Quante volte ti è successo di andare a urinare anche mezz’ora dopo aver sentito il bisogno, senza altra ragione che il fatto di non prendere in considerazione la necessità del corpo che non hai considerato come prioritaria?
Prendersi cura, un atto rivoluzionario
Prendersi cura del corpo è un atto rivoluzionario: non è un dettaglio, è il segnale che siamo pronti a riconoscere il nostro valore. Ricorda, come spesso racconto in queste pagine, che il corpo è competente: ogni sensazione è una guida. Imparare ad ascoltare il corpo significa recuperare fiducia e sicurezza interiore.
Per facilitare questo ascolto, ti suggerisco alcuni strumenti pratici come la tecnica del post‑it: quando un’emozione emerge e non puoi esprimerla subito, puoi annotarla, darle spazio e considerazione. Più tardi, magari attraverso una lettera simbolica che potrai bruciare grazie a un piccolo rito di chiusura, andrai a liberare ciò che è rimasto bloccato. Questo semplice gesto riattiva un dialogo con sé stessi. Si tratta di un modo semplice ma molto efficace per aprire una porta e mettersi in ascolto.
Il corpo è competente: ogni sensazione è una guida
Non più mancanze e vuoti ma responsabilità
Molte persone restano intrappolate in un meccanismo scatenato dal senso di colpa generazionale: “non sto bene perché mia madre era fredda” o perché “mio padre mi criticava sempre”. È vero che queste esperienze hanno lasciato un segno, ma oggi siamo adulti e possiamo smettere di subire.
Prendere atto di quanto abbiamo vissuto, non mi stancherò mai di sottolinearlo, non significa giustificare, né accusare. Significa scegliere la responsabilità: spostare l’energia dal “perché” al “cosa posso fare ora”. Questo cambio di direzione trasforma il passato in una base da cui ripartire. La porta della gabbia soffocante in cui eravamo soliti vivere si spalanca.
Dobbiamo spostare l’energia dal “perché mi è successo questo” al “cosa posso fare ora”
Scoprire ciò che ci nutre davvero
Per compiere il passo di cui stiamo parlando devi esercitare la tua curiosità. Prova a chiederti: cosa mi fa bene? Cosa mi toglie energia? Quali sono i miei valori, i miei limiti, i miei desideri autentici? È l’inizio di quel “conosci te stesso” che a mio parere rappresenta un vero pilastro di guarigione.
Mettersi al centro non è egoismo: è costruire una base sicura. Amare e rispettare te stesso attiva un radar per riconoscere atteggiamenti tossici e impostare limiti assertivi. Solo così puoi davvero cambiare la qualità della tua vita.
Mettersi al centro non è egoismo: è costruire una base sicura
I cinque linguaggi dell’amore… Verso se stessi
Un passaggio utile per capire come prenderci cura di noi stessi è chiederci cosa ci è mancato di più da bambini. Se, ad esempio, ci sono mancate le parole di incoraggiamento, possiamo iniziare a sviluppare ed esercitare una voce interiore che ci sostiene invece di giudicarci. Se ci è mancato il contatto fisico, possiamo scegliere di regalarci piccoli gesti di cura, come un massaggio o il semplice atto di stendere con attenzione una crema sul corpo. Se non abbiamo ricevuto regali, possiamo concederci attenzioni, anche minime (non c’è bisogno di spendere una fortuna!) ad esempio comprando un fiore o una pianta che amiamo.
E se nessuno ti ha mai regalato momenti speciali, puoi iniziare a crearli tu, da sola (o solo) o con chi ami, organizzando esperienze che nutrono i tuoi valori. Questo non è un esercizio di compensazione, ma un atto di presenza: impari a dire “ci sono per me, qui ed ora”.
Non è un esercizio di compensazione, ma un atto di presenza
Azioni quotidiane che cambiano tutto
Non servono gesti eroici per cambiare le cose. Spesso il cambiamento nasce dalle scelte più semplici: fermarsi a respirare, bere acqua, muoversi quando serve, creare silenzio, regalarsi qualcosa di bello. Ogni volta che ci ascoltiamo, costruiamo fiducia in noi stessi. Ogni volta che rispondiamo a un bisogno, rafforziamo un messaggio interiore potente: “io ci sono per me”.
Ogni volta che ci ascoltiamo, costruiamo fiducia in noi stessi
Questo è il contrario della vittimizzazione. È l’inizio dell’autonomia emotiva: smettiamo di dipendere dagli altri per sentirci al sicuro, perché diventiamo noi la fonte primaria della nostra sicurezza.
Il corpo come alleato
Il mio approccio, come puoi scoprire leggendo le pagine di questo blog, si fonda su un principio semplice: il corpo è competente. Ogni sintomo, ogni tensione, ogni emozione è una strategia per proteggerci o segnalarci qualcosa. Quando impariamo ad ascoltarlo e a rispettarlo, smettiamo di combatterci. E da questa alleanza tra corpo, mente ed emozioni nasce la vera svolta.
La trasformazione non è un evento improvviso, ma una serie di scelte quotidiane. Quando impariamo a riconoscere le nostre ferite senza rimanerne prigionieri, ad ascoltare i segnali del corpo e a trattarci come l’adulto affidabile che avremmo sempre voluto accanto, accade qualcosa di potente: cominciamo a prenderci cura di noi stessi con rispetto e determinazione.
La trasformazione non è un evento improvviso, ma una serie di scelte quotidiane
Così, passo dopo passo, smettiamo di sentirci vittime e diventiamo protagonisti. Perché se impariamo ad essere affidabili con noi stessi saremo al sicuro, sempre e saremo liberi del passato.
Apr 30, 2021 | Bioconsapevolezza, Conoscersi, Consigli pratici
La Biopsicogenealogia abbina Psicogenealogia e Leggi Biologiche. Ideata da Anne Ancelin Schützenberger negli anni 70, la Psicogenealogia è fondata sull’osservazione del fatto che eventi, traumi, conflitti e segreti che riguardano i nostri antenati hanno una conseguenza, diretta o indiretta, sulla nostra costituzione fisica, sulla nostra psiche e anche sui nostri comportamenti.
In sostanza traumi e conflitti avvenuti nel passato, lungo il tuo albero genealogico, possono essere responsabili di qualunque tuo sintomo fisico, psicologico o comportamentale.
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Traumi e conflitti vissuti nel passato dai tuoi antenati possono essere responsabili di qualunque tuo sintomo
Cosa sono le Leggi Biologiche
Le Leggi Biologiche si concentrano sullo studio e la comprensione dei sintomi psicofisici. Ogni sintomo è una reazione sensata del corpo per attraversare al meglio una data situazione, che ha colto la persona impreparata. Inoltre, ogni sintomo è il risultato dell’attivazione simultanea di tre livelli: la psiche, il cervello e l’organo che manifesta il sintomo.
Ogniqualvolta un avvenimento ti coglie impreparato si attiva un programma speciale che si esplicita attraverso una o più reazioni del corpo. Qualunque reazione organica è il risultato di un programma biologico speciale e risponde a uno specifico vissuto e a uno specifico nucleo di sensazioni. Il sintomo permette agli esperti di Leggi Biologiche di risalire al vissuto. Dopodiché, assieme ai pazienti, si cerca l’evento all’origine di quello specifico vissuto. L’evento “svelato” consente di orientare le azioni per capire come liberarsi dello stress legato al trauma e contemporaneamente del sintomo.
Qualunque reazione organica è il risultato di un programma biologico speciale
Il punto di vista della Biopsicogenealogia
Integrando le due discipline (cioè Psicogenealogia e Leggi Biologiche), la Biopsicogenealogia vede la malattia come una risposta del corpo in relazione a una data situazione che stai vivendo e alla quale non trovi una soluzione. A sua volta le modalità di risposta sono influenzate dal tuo vissuto personale, presente e passato, ma anche dal vissuto dei tuoi antenati.
La risposta, chiamata comunemente malattia, è influenzata dal vissuto dei tuoi antenati
Contrariamente a quello che viene insegnato durante gli studi di medicina convenzionale occidentale, questo paradigma alternativo vede la malattia come una risposta sensata. La radice del problema non è al di fuori di noi ma dentro di noi.
La malattia non proviene dall’esterno come un nemico invasore che ti attacca. Non è nemmeno l’espressione di un’incompetenza o di una debolezza del corpo. Bensì nasce dalla competenza del corpo, in reazione a una situazione che diventerebbe mortale se non affrontata.
Il tuo cervello è programmato per favorire la tua sopravvivenza e quella della tua specie, quindi fa in modo che si attivi un protocollo “di salvataggio”: la malattia.
Cosa definiamo patologico
In questo blog puoi trovare diversi esempi che ti aiuteranno a capire come definisco la malattia nel contesto del mio metodo, quello della Bioconsapevolezza, che racchiude in sé i principi della Biopsicogenealogia.
Immagina ora una gazzella stanca, in affanno, con il battito cardiaco accelerato (tachicardia), la pressione arteriosa alta. I suoi esami del sangue risulterebbero leggermente fuori norma. Secondo te, tutti questi sintomi sono patologici? Dipende dal contesto. Se la gazzella è appena scappata da un leone affamato, tutte queste manifestazioni sono fisiologiche. Il riposo in un luogo sicuro basterà e l’organismo della gazzella tornerà al suo funzionamento di routine in totale autonomia, senza più manifestare alcun sintomo.
Un’anamnesi incompleta
Quello che mi ha sempre lasciato perplessa fin dagli studi di medicina convenzionale è la tendenza, propria della medicina occidentale, di isolare il paziente dal suo contesto. Quando qualcuno sta male si rivolge al medico. Al paziente però si chiede raramente che lavoro fa, quale è la sua situazione famigliare e sociale, che forme di stress sta vivendo. L’anamnesi medica si concentra quasi esclusivamente sulle patologie pregresse personali e famigliari.
Isolare il paziente dal suo contesto impedisce di andare alla radice del problema
La Biopsicogenealogia riconosce una soglia di stress massimo, che se superata mette a rischio la sopravvivenza. Quando in un contesto specifico si supera questa soglia, il cervello attiva un protocollo di soluzione d’emergenza, la soluzione con la S maiuscola, ovvero la malattia. Al posto di morire, il cervello preferisce attivare una malattia. Ecco perché è così importante raccogliere informazioni sul vissuto dei pazienti.
Al posto di morire di stress il cervello preferisce attivare una malattia
Per salvarti la vita, il tuo corpo trasferisce lo stress psicologico a livello organico, su un tessuto cellulare, individuando quelle cellule che potrebbero risolvere il problema. La malattia interviene per salvarci momentaneamente la vita. Biologicamente parlando è sempre meglio essere malati che morti. Ecco allora che capire qual è la fonte di stress che ha spinto il corpo ad agire è fondamentale per guarire. Ciascuno di noi può vivere un evento in modo drammatico per ragioni differenti. Tra queste ragioni ci sono la storia personale e il vissuto genealogico.
La malattia interviene per salvarci momentaneamente la vita
La tua storia personale
Se hai bisogno di indagare sul tuo vissuto per capire l’origine di un sintomo, chiediti innanzitutto cosa stai vivendo di molto stressante in questo momento. Ma non fermarti qui. Domandati se ci sono stati dei drammi nella tua vita. Le ferite del passato condizionano il tuo modo di vivere la situazione presente.
Poiché tutti noi viviamo tanti tipi di stress diversi, spesso senza esserne pienamente consapevoli, come fare per individuare qual è la situazione fonte dello stress che ti fa ammalare? A orientarci nella direzione giusta sono le Leggi Biologiche. Si parte sempre dal sintomo, poi si analizza la malattia con le sue caratteristiche specifiche cercando di capire in quale modo può essere una risposta sensata del corpo. Quindi si indaga per comprendere perché il corpo ha attivato quella malattia in quel tessuto cellulare (organo) e non in un altro. Ci si chiede come la malattia “tampona” momentaneamente il problema legato a un forte stato di stress. Se vuoi approfondire trovi un esempio qui.
Si cerca di capire in quale modo la malattia può essere una risposta sensata del corpo
La tua storia famigliare e l’albero genealogico
Ognuno porta con sé e in sé la memoria della sua famiglia, della sua tradizione, della sua specie. Siamo vivi, esistiamo grazie e attraverso i nostri antenati, che con la loro esperienza ci hanno regalato risorse positive ma anche difficoltà e vissuti irrisolti.
Inconsapevolmente ereditiamo dei programmi biologici che si esprimono sotto forma di comportamenti o sintomi, che a volte ci allontanano da quello che sarebbe il nostro modo “personale” di vivere la situazione.
Ci sono due tipi di elementi che vengono trasmessi di generazione in generazione: il problema o la soluzione.
L’eredità della soluzione
Se un tuo antenato ha vissuto un dramma e ha trovato una risposta di adattamento efficace, questa capacità e questo comportamento adattivo diventano un programma inconscio. Nel caso in cui tu sia portatore di questa memoria, anche se la situazione che ha causato il problema nel passato non esiste più, proporrai sistematicamente quella stessa “soluzione” in tutta una serie di contesti. Una capacità utile nel passato può così diventare una fonte di stress e malattia nel presente.
Facciamo alcuni esempi, tratti dalle mie sedute di Biopsicogenealogia.
- Un uomo che non si sentiva molto bene è stato salvato perché sua moglie si è preoccupata e l’ha portato dal medico, nonostante le sue reticenze. Aveva una peritonite acuta ma tutto si è risolto per il meglio. Perché è stato preso in tempo. Preoccuparsi può diventare così un programma biologico vitale. Finché non si libera da questo programma, la persona portatrice rischia di non sapere cos’è la serenità, anche in situazioni di totale sicurezza.
- Anche comportamenti considerati socialmente sbagliati possono derivare da programmi biologici. Una donna durante la guerra ha mentito nel corso di un interrogatorio riuscendo a salvare cinquanta persone. Dire bugie può diventare un programma vitale inconscio. Ottenere la verità da una persona che porta in sé questo programma è davvero difficile: non lo fa attivamente, è spontaneamente portata a distorcere la realtà e omettere alcuni fatti.
- Pensiamo alle famiglie nelle quali più di un componente viola la legge. È possibile che nel loro albero genealogico qualcuno abbia salvato molte persone, o la propria vita, non rispettando la legge all’interno di un regime dittatoriale. E così via.
Quando la soluzione non è stata raggiunta
Se il dramma vissuto dall’antenato è stato senza soluzione, i discendenti continueranno a viverne le conseguenze fino a quando non si identifica finalmente una possibile soluzione.
Facciamo qualche esempio, sempre tratto dalla mia esperienza professionale.
- O magari un bambino è morto durante la notte e i genitori hanno vissuto il dolore di non averlo sentito, perché dormivano. Coloro che, nelle generazioni successive, ereditano questo dolore, potrebbero soffrire di insonnia. L’insonnia in questo caso è un programma biologico inconscio sensato: permette di rimanere vigili, vegliare il bambino e salvarlo per tempo.
- In un’altra famiglia due persone sono morte a causa di un incidente in macchina sulla strada per le vacanze. Nelle generazioni successive tanti individui sembrano morbosamente attaccati al proprio lavoro, incapaci di prendersi una pausa. Le ragioni sono incomprensibili perché inconsce, ma un motivo c’è sempre…
Le ragioni sono incomprensibili perché inconsce, ma un motivo c’è sempre
I programmi biologici privano della libertà di scelta
Quando la situazione problematica stressante è presente, la consapevolezza di quanto sta accadendo permette di sapere in quale direzione agire concretamente per risolverla. Così si scioglie lo stress e si libera il corpo dal compito di trovare una soluzione creando sintomi e malattie.
Se invece il problema vissuto è legato a una situazione del passato, personale o genealogico, diventare consapevoli, accogliere il problema può bastare a sciogliere il nodo e liberarti dal programma biologico. Ciò permette, grazie alla Biopsicogenealogia, di recuperare la libertà di scelta. Potrai andare in vacanza o lavorare senza sosta, avere figli oppure no, preoccuparti o essere sereno, dire la verità o mentire eccetera.
Ogni nostra azione è influenzata dai programmi inconsci ereditati dai nostri antenati. Questo è un concetto chiave al cuore della Biopsicogenealogia. Se si apre la mente a questo punto di vista diventa superfluo giudicare bene o male se stessi o un’altra persona per i suoi comportamenti.
Hai in te comportamenti, modi di fare e di sentire che ti piacciono? Puoi ringraziare i tuoi antenati per i programmi biologici portatori di positività che hai ereditato. Se al contrario manifesti comportamenti che ostacolano la tua crescita, la tua felicità e il tuo benessere puoi lavorare su te stesso sfruttando i principi della Biopsicogenealogia, per sciogliere alcuni ostacoli e guadagnare consapevolezza, libertà e salute.