Ott 8, 2021 | Conoscersi, Peso forma
La ritenzione idrica è un problema diffuso che colpisce soprattutto le donne ma non solo. In questo articolo mi concentrerò sulla ritenzione idrica associata al sovrappeso e alla cellulite.
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Nel sovrappeso esiste spesso una componente dovuta alla ritenzione idrica. Puoi capire da solo se si tratta di un problema rilevante per te: ti capita di acquistare o perdere diversi chili in pochi giorni? Queste brusche variazioni di peso non si verificano per colpa del grasso. Il tessuto adiposo di solito non si accumula né sparisce tanto velocemente…
Chi acquista peso rapidamente, spesso, ha il problema di trattenere i liquidi con grande facilità. Altrettanto spesso eliminarli, invece, non è così facile. Oppure lo è, ma la fase in cui ci si sente più leggeri è molto più breve di quella in cui ci si sente gonfi e pesanti, impattando su aspetto fisico, bilancia e benessere.
Come funziona la ritenzione idrica
La ritenzione idrica è la tendenza dei tessuti dell’organismo a trattenere grandi quantità di fluidi, provocando un gonfiore che può essere associato a dolore, pesantezza e perdita di elasticità delle zone interessate. La ritenzione idrica può essere localizzata oppure no.
Quando è localizzata, interessa generalmente gli arti inferiori e superiori e l’addome. In questi casi i tessuti, oltre a perdere parte della loro elasticità, acquisiscono il classico aspetto bianco lattiginoso quando si fa pressione con un dito.
Il tuo medico di fiducia può confermare (o meno) una diagnosi di ritenzione idrica. Dopo una visita potrà anche ipotizzare delle cause. Ovviamente tutti i sintomi che presenti devono essere valutati nel contesto della tua storia clinica. Se soffri di insufficienza venosa o patologie dei reni o ancora dell’apparato cardio-circolatorio, quella che pensi sia “semplice” ritenzione idrica è uno dei sintomi di un problema più complesso.
Nel caso di ritenzione idrica generalizzata si dà spesso colpa agli ormoni o a un cattivo funzionamento del sistema linfatico. Ma le cause di una ritenzione idrica diffusa restano spesso senza spiegazione per la medicina convenzionale.
Nel caso di ritenzione idrica generalizzata si dà spesso colpa agli ormoni
La ritenzione idrica secondo la medicina convenzionale
Approfondiamo le ragioni alla base della ritenzione idrica secondo la medicina convenzionale. Se la ritenzione è occasionale può dipendere dal caldo, da una reazione allergica o dall’assunzione di farmaci cortisonici o antipertensivi.
Quando invece è presente in modo costante o si ripresenta regolarmente, molto spesso, alle donne si dice che la ritenzione idrica è la loro reazione alle modificazioni indotte dal ciclo mestruale. Oppure ancora che è dovuta all’uso della pillola anticoncezionale (a base di ormoni) o allo stato di gravidanza.
La medicina convenzionale tende a trattare la ritenzione idrica curandola con i farmaci. Questo se c’è una patologia diagnosticabile potenzialmente collegata al fatto di ritenere liquidi. Altrimenti, al paziente con ritenzione idrica si consiglia una dieta povera di sale, moderata attività fisica, una maggiore assunzione di liquidi e in alcuni casi integratori e diuretici.
Purtroppo, molto spesso, tutto questo non è sufficiente per una guarigione duratura. Magari la ritenzione idrica migliora o si presenta con una frequenza leggermente inferiore, a patto che si continui a prendere farmaci o si resti a dieta. Non appena si smette di “combattere il sintomo”, puntualmente la ritenzione idrica torna a pesare sul paziente.
Le cause profonde della ritenzione idrica
Perché la ritenzione idrica colpisce alcune persone e non altre? Non tutte le donne che hanno il ciclo mestruale soffrono di ritenzione idrica, per esempio. Il fatto è che ci sono delle cause profonde che comportano la tendenza ad accumulare liquidi. Per liberarsi dalla ritenzione idrica, quindi, è necessario scoprire e trasformare la causa profonda che la provoca.
Quando il corpo ha la tendenza ad accumulare liquidi, ci troviamo di fronte a uno stress causato dalla lotta per l’esistenza. Cosa significa? Il tuo corpo ha memoria di una o più situazioni molto stressanti, nelle quali hai perso i tuoi punti di riferimento e ti sei ritrovato come un pesce fuor d’acqua. Vediamo cosa significa nello specifico e come puoi liberarti dalla ritenzione idrica. Ricordati, in ogni caso, che lo stress non è per forza qualcosa di negativo.
Quando il corpo ha la tendenza ad accumulare liquidi, ci troviamo di fronte a uno stress causato dalla lotta per l’esistenza
Salvare il pesce fuor d’acqua
Esattamente come farebbe un pesce trovandosi fuori dall’acqua, il tuo corpo trattiene i liquidi nell’attesa di essere riportato nel suo ambiente. Un ambiente dove si sente al sicuro, protetto da pericoli e avversità, un ambiente privo di stress.
La ritenzione idrica, quindi, può essere dovuta a traumi avvenuti nel passato, a te o a una persona nella tua genealogia, oppure può essere legata a una situazione di stress cronico. Questo se il tuo vissuto quotidiano è molto faticoso, come accade a chi combatte ogni giorno per sopportare un ambiente lavorativo o familiare ostile.
Come sempre, non è tanto la situazione che viviamo ma il modo in cui la viviamo che condiziona le reazioni del corpo. La tua personale attitudine ad affrontare una situazione, inoltre, è condizionata dal tuo passato, personale e familiare. Non dobbiamo per forza chiamare in causa situazioni al limite, come chi vive abusi in famiglia oppure lo stress di un soldato in missione.
La vita quotidiana di un imprenditore, di una madre di famiglia o di chiunque attraversi un periodo particolarmente difficile è più che sufficiente per innescare il meccanismo che porta alla ritenzione idrica.
Il tuo corpo trattiene i liquidi nell’attesa di essere riportato nel suo ambiente
A tutti può succedere di sentirsi come il pesce
Le situazioni stressanti che possono innescare la ritenzione idrica (cioè la reazione di un pesce fuori dall’acqua) sono molteplici. Un ricovero in ospedale, per esempio, che catapulta in un ambiente sconosciuto con regole proprie, non sempre facili da comprendere; dove per comunicare le persone utilizzano un linguaggio medico a volte ostico da capire, il tutto all’interno di un contesto in cui potresti temere per la tua vita o la tua salute a lungo termine.
Oppure puoi sentirti come un pesce fuori dall’acqua quando muore una persona di riferimento, sei costretto a trasferirti in un altro paese, o devi affrontare un cambiamento radicale di abitudini… Anche l’improvvisa necessità di combattere per i propri diritti fondamentali, la perdita del proprio status sociale, magari perché si viene licenziati o sfrattati, può spingere una persona a entrare in un meccanismo di lotta per l’esistenza. Come conseguenza, per difendersi, l’organismo trattiene fluidi.
Ci sono poi persone che vivono una vita intera sentendosi come alieni nel mondo, come se niente o quasi fosse adatto a loro su questo pianeta Terra. Mi riferisco a chi non riesce a sentirsi a casa in nessun posto. A coloro che vivono con la sensazione di essere fuori posto. A chi soffre perché l’ambiente che lo circonda gli impone regole e consuetudini ostili alla sua sensibilità.
Cosa puoi fare per capire se ti riguarda?
Per capire se il tema del pesce fuor d’acqua ti riguarda da vicino ti invito a rispondere a questa domanda. C’è stato un episodio, nella tua vita, a causa del quale ti sei sentito un pesce fuor d’acqua? Chiudi gli occhi e lascia affiorare una risposta. Hai vissuto un momento di grande insicurezza in cui ti è venuto a mancare il senso di protezione e ti sei sentito in pericolo di vita?
C’è stato un episodio, nella tua vita, a causa del quale ti sei sentito un pesce fuor d’acqua?
La maggior parte di noi, almeno spero, ha il ricordo di un luogo in cui viveva al sicuro, protetto e sostenuto. Non c’era nulla da fare per “meritarsi” di vivere. Unico imperativo quello di lasciar scorrere la vita dentro di sé. Il primo ricordo del genere (anche se inconscio) riguarda l’utero di nostra madre: memoria di un ambiente liquido, accogliente e vitale. Eravamo come un pesce (beatamente) in acqua. Il secondo ricordo ci colloca tra le braccia della mamma o di chi ci ha protetto e nutrito quando eravamo fortemente vulnerabili.
L’inevitabile strappo
Qualsiasi situazione che strappi forzatamente dalle braccia dell’adulto di riferimento in un momento in cui se ne ha un bisogno vitale può innescare il programma del pesce fuor d’acqua. Da quel momento in poi niente è più come prima. Inizia una vera e propria lotta per l’esistenza.
Per liberarti dall’azione di questo programma è utile richiamare, dentro di te, il ricordo della vita intrauterina o delle braccia della mamma. Riconnettersi al benessere vissuto quando eri al tempo stesso vulnerabile e protetto ti aiuterà a stare di nuovo bene. Ritrovare la sicurezza che sentivi quando eri tra le braccia della mamma è un movimento che puoi fare in visualizzazione. Immagina di essere tra le braccia della mamma e ricontatta la sensazione che hai provato: hai questa memoria dentro di te, l’obiettivo è ricontattarla e lasciarle spazio. In alternativa o in aggiunta puoi lavorare con le costellazioni famigliari, grazie all’aiuto di un professionista. Quando avrai riconquistato questo senso di sicurezza, col tempo, affiorerà in te il coraggio di aprirti di nuovo al sostegno degli altri. Sarai anche consapevole che, qualora l’aiuto venisse a mancare, il dolore sarebbe meno grande.
Da adulto hai un’autonomia che non avevi da neonato. Anche se è venuta meno una persona di grande riferimento per te, oggi puoi contare su altri amici o parenti e puoi sempre contare su te stesso.
Ricontatta la sensazione vissuta tra le braccia di tua madre quando eri neonato
Riaprirsi agli altri
Accettare che gli altri possano aiutarti apre alla condivisione di gioie e dolori. Tutto diventa meno difficile. Man mano ti sentirai di nuovo in grado di lasciare scorrere la Vita dentro di te, di lasciarla agire attraverso la tua persona. Tornerai ad essere un osservatore curioso e attento degli effetti che questo flusso vitale può avere sulla tua vita. Perderai l’abitudine faticosa di nuotare contro corrente e imparerai a lasciarti portare dalla corrente.
Quando c’è un vissuto familiare alla radice
Una volta capito qual è l’evento scatenante che ti porta a sentirti come un pesce fuor d’acqua nella tua vita, indaga anche nella tua storia familiare.
Poni la stessa domanda che hai fatto a te stesso ai tuoi genitori e ai nonni, se sono ancora in vita. La memoria genealogica di un trauma che ha spiazzato un membro della famiglia a causa di un grosso cambiamento, di un ricovero, di un trasferimento eccetera può essere il vissuto alla radice della tua ritenzione idrica. Puoi anche “farti aiutare” dal sintomo. Chi nella tua famiglia soffre di ritenzione idrica? Soffermati un po’ di più sul vissuto di quelle persone che hanno il tuo stesso sintomo.
Il sintomo è la punta dell’iceberg. Il resto, nascosto, è il vissuto doloroso sul quale il corpo ha sentito la necessità di intervenire. Se vuoi essere sostenuto per approfondire questa indagine, rivolgiti a un esperto di Biopsicogenealogia o Biokinesiologia.
Uscire da una situazione a rischio
Come uscire dalla lotta per l’esistenza? Non sempre è possibile cambiare lavoro, tornare nella vecchia casa in cui si stava tanto bene, diminuire sensibilmente il carico di responsabilità per subire meno stress eccetera. Allora cosa puoi fare per risolvere il tuo problema di ritenzione idrica oltre a cercare di sentirti nuovamente protetto? Come intervenire se ci sono cause scatenanti dall’esterno, che continuano a stressarti?
Come sottolineo spesso in questo blog, non sono le situazioni che sono importanti ma il modo in cui le vivi. Magari non c’è nulla da cambiare nella tua vita, almeno non in quella esteriore. Il primo passo, fondamentale, è quello di modificare il tuo mondo interiore.
Magari non c’è nulla da cambiare nella tua vita ma modificando il tuo mondo interiore puoi ritrovare il benessere
Ti consiglio di mettere tra le tue priorità la necessità di riconnetterti al tuo senso profondo di sicurezza e sostegno. Ti aiuterà non solo a eliminare la ritenzione idrica ma in generale a recuperare benessere. Lo strumento delle costellazioni familiari è un ottimo aiuto quando vuoi perseguire questo obiettivo. Permettono di guarire ferite antiche e relazioni sospese che influenzano il nostro fisico e il modo in cui viviamo il nostro presente.
Una volta che ti sarai riconnesso alla tua naturale fonte di sostegno interiore e avrai restaurato la possibilità di sentirti a casa ovunque tu sia, sarà più facile e naturale fare le scelte “giuste” per rispettarsi di più. Potrai creare una realtà in cui tu e chi ti circonda vivete bene, nel rispetto e nel sostegno reciproco.
Conoscere se stessi e seguire la gioia
Conosci te stesso e rispondi alle tue esigenze. Smetti di combattere contro quello che sei e contro la tua spinta vitale interiore. Regalati dei momenti in cui non sei impegnato a lottare. Trovati un luogo sicuro, in cui puoi trascorrere più tempo possibile. Rifugiati lì per lasciare andare le tensioni.
Favorisci le relazioni in cui puoi essere liberamente te stesso e qualunque situazione che ti permetta di sentirti a casa. Fatti guidare dalla sensazione interiore di gioia. Inizierai a urinare in abbondanza, sentirai il tuo corpo sgonfiarsi e vedrai l’ago della bilancia scendere progressivamente.
Set 3, 2021 | Conoscersi, Consigli pratici
Imparare a rispettarsi consente di stare meglio non solo con se stessi ma anche con gli altri, migliorando la qualità della vita nostra e delle persone che ci circondano. Di riflesso, pure la società in cui viviamo migliora, diventando più inclusiva e benevola verso le specificità di ognuno. Può sembrare un’affermazione iperbolica, invece ha solide basi: imparare a rispettarsi accresce Pace e benessere.
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Come spesso accade sulle pagine di questo blog, per spiegarti il percorso che porta dal rispetto di te stesso al benessere dell’intera società, ti chiedo di concedermi fiducia. Accetta di guardare le cose da un nuovo punto di vista. Innanzitutto osserviamo quello che accade intorno a noi.
Il clima sociale è teso
Lo stato di paura e confusione che molti di noi stanno vivendo in questo momento, alimentato dall’incoerenza delle misure di chi comanda e dalla perdita di libertà fondamentali in nome di un ipotetico bene superiore, sta creando un clima sociale sempre più teso. I tentativi di segregazione e le opinioni contrastanti espresse con prepotenza non fanno che peggiorare la situazione.
La storia ci insegna quanto siano pericolose questo tipo di premesse, che in altri periodi e luoghi hanno portato a guerre civili e derive dittatoriali.
Siamo chiamati ad agire
Fortunatamente c’è qualcosa che possiamo fare per contribuire a riequilibrare il clima sociale e invertire la rotta, rimettendoci tutti su una strada caratterizzata da libertà, verità e pace. Come avrai già indovinato, si tratta proprio di imparare a rispettarsi. Metti da parte temporaneamente eventuali pregiudizi e diffidenze: ti invito a seguire il mio ragionamento.
Ti propongo una visione divergente che sicuramente non troverai tra le pagine dei contenuti web mainstream e che difficilmente ascolterai in radio o in televisione.
Diverse discipline filosofiche e spirituali insegnano che la realtà esterna non fa altro che riflettere quella interna. Ecco perché, come è mia abitudine, ti esorto ad agire lì dove hai un grande potere, ovvero su te stesso. Modificando la tua realtà interiore parteciperai direttamente al cambiamento del mondo esterno.
C’è qualcosa che possiamo fare per contribuire a riequilibrare il clima sociale e invertire la rotta
Quando predomina il rispetto la società è sana
In questo periodo, le espressioni di odio e intolleranza verso gli altri si moltiplicano a vista d’occhio, soprattutto sui canali messi a disposizione dai social network. Persino alcune figure che hanno una certa autorità istituzionale si permettono di pubblicare commenti completamente fuori luogo. Eppure la nostra cultura condivisa e i principi educativi predominanti ci insegnano il rispetto degli altri (almeno in teoria). Si tratta di un principio intelligente: una società in cui predomina il rispetto è sana e contribuisce alla creazione di un clima in cui è piacevole vivere.
Sono personalmente convinta che l’imperativo di rispettare il prossimo sia un insegnamento prezioso, al quale però vorrei aggiungere un ma. Dobbiamo rispettare gli altri ma nel farlo non dobbiamo mancare di rispetto verso noi stessi.
Rispettare gli altri è fondamentale, a patto di rispettare sempre anche se stessi
Attenzione allo spirito di sacrificio
L’atto di sacrificare se stessi viene visto spesso come la massima espressione di altruismo. Purtroppo, questo dogma ha effetti devastanti sulla salute delle persone, effetti che si ripercuotono sulla qualità delle relazioni e più estesamente sul clima sociale.
Da questo malinteso, che promuove il massimo rispetto per gli altri a costo del rispetto per se stessi, nasce un pericoloso circolo vizioso. Quando ti sacrifichi per gli altri ti aspetti che loro facciano altrettanto per te. Se questo non accade, puoi sperimentare delusione, rabbia, frustrazione e ostilità. Sentimenti che spesso sfociano nella mancanza di rispetto. Portare l’esigenza di rispettare gli altri all’estremo non fa altro che eliminare del tutto la possibilità che ciascuno venga rispettato.
Voglio correre il rischio di passare per egoista: quando si parla di rispetto ti suggerisco di invertire le priorità. Prima di tutto rispetta te stesso e in secondo luogo gli altri. Questo perché l’amore e il rispetto per te stesso è la chiave del tuo amore e del rispetto per gli altri.
Imparare a rispettarsi: a che punto del percorso sei?
Se pensi che il rispetto per te stesso sia già una priorità per te, ti propongo di fare il punto della situazione. Come da mia abitudine, ti consiglio di rispondere ad alcune domande. Puoi farlo nella tua testa, ma è meglio se trovi un po’ di tempo per mettere le risposte nero su bianco.
La domanda fondamentale da cui partire è: cosa senti per te stesso? Chiediti poi qual è la qualità del tuo dialogo interiore, cioè cosa ti dice la voce che è dentro di te e commenta costantemente tutto quello che fai. Quale tono ha questa voce? Ti parla in modo amorevole e incoraggiante oppure usa parole dure, taglienti e fredde?
I contenuti del monologo interiore che ti accompagna quotidianamente sono pieni di amore, compassione, sostegno, rispetto e fiducia nel tuo valore? Sperimenti mai momenti di sereno silenzio? Oppure, al contrario, il monologo interiore che si svolge nella tua testa è oberato da giudizi, dubbi, svalutazione, e silenzi imbarazzati? Quando il tuo dialogo interiore è pieno di virus mentali rispettarsi diventa difficile.
I virus mentali ostacolano il rispetto di sé
Se la tua voce interiore ti ripete continuamente giudizi svalutanti, rispettarsi diventa difficile se non impossibile. Quante volte pensi cose come: sei uno stupido! Non sai fare nulla! Non ti applichi abbastanza! Dovresti vergognarti di te eccetera? Quante volte invece riconosci la tua bravura e onori la tua umanità, il tuo essere un individuo in divenire?
Lavorare sul dialogo interiore è il primo passo per rispettare te stesso
Nella mia esperienza di medico ho sentito centinaia di individui esprimere giudizi pesantissimi su loro stessi. Insulti che difficilmente riuscirebbero a rivolgere ad altri. Troppo spesso la persona è così impegnata a insultarsi e parlare male di sé che non se ne rende neppure conto.
Il primo passo da fare per imparare a rispettarsi è quello di diventare consapevoli del proprio dialogo interiore. La voce che ti accompagna costantemente, ventiquattro ore al giorno, sette giorni su sette, influenza drasticamente la tua vita.
Cosa succede quando non ti rispetti
Se non ami e non rispetti te stesso influenzi negativamente la realtà che ti circonda. Attirare situazioni e persone in grado di valorizzarti, rispettarti e amarti per quello che sei diventa molto difficile. Quando non ti stimi, sei circondato da persone che fanno altrettanto.
Ti senti colpevole perché non sei all’altezza di una situazione che stai vivendo, o per qualunque altra ragione? Attirerai persone pronte a colpevolizzarti e a punirti.
Quello che senti e che pensi di te stesso si riflette su quanto gli altri pensano di te
Forse ti lamenti di quanto ti accade e del fatto che gli altri non ti apprezzano, ma il vero problema è che inconsciamente dai loro ragione. Credi di non meritare rispetto, felicità o fiducia. Ritenere che in qualche modo tu possa meritare il male che gli altri pensano o preparano per te ti rende vulnerabile. Ti fa vacillare. Ti invito a guardare situazioni di questo genere con occhi nuovi: non c’è nulla che ti possa danneggiare, nel mondo esterno. A meno che non sia tu stesso a ritenerti poco meritevole di una vita felice.
Fare pace con il giudice interiore
Il rispetto di sé si può ottenere facendo pace con il giudice più spietato che ci sia: quello che tu hai eretto a dittatore del tuo dialogo interiore e che ti spinge a rincorrere un ideale irrealizzabile. Quel giudice ti fa sentire incapace e inadatto. Ti fa tremare di paura e ti impedisce di dormire la notte. Non fai che sacrificarti e svalutarti per ottenere la sua clemenza.
Ti capita spesso di giudicarti pesantemente?
Non solo: qualunque conferma arrivi dagli altri, tu non la senti neppure. Giudizi negativi e rimproveri ti feriscono duramente e continuano a girare nella tua testa. Invece complimenti e approvazioni del tuo valore finiscono presto nel dimenticatoio.
Ti suggerisco di mandare in pensione questo giudice, che ha lavorato tanto intensamente per molti anni: si merita di riposare. Quando lo avrai fatto, le critiche e i giudizi altrui non avranno più il potere di destabilizzarti.
Cosa accade quando impari a rispettarti
Se ami e rispetti te stesso saprai rifiutare ed evitare ogni situazione di sopruso o mancanza di rispetto. Nel momento in cui hai stima di te e ti riconosci il diritto di essere felice, si attiverà una sorta di radar per gli atteggiamenti tossici… Un campanello di allarme suonerà ogni volta che delle persone negative ti avvicineranno. Saprai mettere dei limiti in modo assertivo: non sei disposto a essere trattato male. E di fronte alle persone incapaci di cambiare atteggiamento nei tuoi confronti potrai tranquillamente tenere una rispettosa distanza.
Amare te stesso e rispettarti ti darà il potere di riconoscere persone e situazioni tossiche
Quando incontrerai persone che con le proprie parole o azioni nutrono relazioni cariche di rabbia, paura, pregiudizi e contrapposizione, saprai che stanno esprimendo verso l’esterno quello che sentono dentro. Ma questo non può toccarti.
Ti ricordo che il buio non ha nessun potere sulla luce. La luce spazza via il buio, non il contrario. Anzi: il buio esalta la luce. Chi disegna ne fa esperienza grazie alla tecnica del chiaroscuro.
La luce spazza via il buio, non il contrario
Qualcuno ti rivolge una critica? Accoglila con umiltà, senza prenderla sul personale. La consapevolezza di essere un piccolo niente aiuta ad accettare di essere fallibile e di avere un punto di vista ridotto sulla realtà. La condivisione con altre persone di punti di vista alternativi diventa un’opportunità di crescita.
Umiltà, rispetto e amore per te stesso
L’amore per se stessi a volte è scambiato per egocentrismo e mancanza di umiltà. Ma io non sono assolutamente d’accordo. Puoi essere consapevole e grato del fatto di essere il risultato straordinario di generazioni di coppie che si sono amate. La Vita le ha attraversate per arrivare fino a te.
L’amore per se stessi non ha niente a che fare con l’egocentrismo
Puoi riconoscere la meravigliosa alchimia che è in atto dentro di te in ogni istante. Puoi rimanere a bocca aperta e ammirare i meccanismi del corpo: il cuore che batte, gli occhi che osservano il mondo, il respiro. Miliardi di cellule in movimento senza che la tua mente debba intervenire. Puoi abbracciare e onorare la tua unicità, la tua complessità e i tuoi paradossi.
Se riconosci questa bellezza in te, la potrai attribuire a qualunque essere vivente e sentirti in comunione con l’Universo. Dare credito al tuo immenso valore è un atto che può tranquillamente convivere con il fatto di sapere di essere un piccolo niente nell’universo.
Ricorda, infine, che rispetto per sé e rispetto per gli altri sono fortemente legati. Se ami e rispetti te stesso potrai davvero amare e rispettare gli altri per quello che sono.
Imparare a rispettarsi condiziona le azioni
Dalla gioia e dalla serenità che derivano dal fatto di essere al contempo un miracolo e un piccolo niente, saprai attingere le energie per amare e rispettare anche gli altri e condividere con loro il tuo modo di vedere e di sentire.
Le tue parole saranno portatrici di unità, amore e fiducia. Le tue azioni saranno ispirate e contribuiranno a creare un clima di benessere e rispetto diffuso. Saranno il tuo contributo unico e irripetibile a questo mondo. Toccherai con mano il fatto che la gioia condivisa si moltiplica. La luce che emanerai sarà nutrimento per chi ne ha bisogno.
Ago 27, 2021 | Conoscersi, Consigli pratici
Come raggiungere un obiettivo che ci sta a cuore? Ti sarà sicuramente capitato di chiederti se ci sono delle tecniche o meglio dei principi da seguire per riuscire a conquistare gli obiettivi che di volta in volta decidi di porti.
La prima constatazione da fare è che darsi degli obiettivi non è sufficiente a raggiungerli. È anche necessario agire in modo efficiente.
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Avere in mente un obiettivo chiaro è la prima regola che permette di raggiungerlo. Quando la tua meta è definita, può soffiare ogni genere di vento contrario nel tentativo di portarti fuori strada: troverai con più facilità e tenacia il modo di adattarti e agire allo scopo di mantenere la tua rotta.
Se invece non sai con precisione dove andare, perché il tuo obiettivo non è chiaro, alla prima difficoltà ti troverai in balìa dei venti contrari, sballottato a destra e a sinistra, e perderai di vista quello che volevi fare.
1-Definisci il tuo obiettivo
La metafora dei venti contrari chiarisce bene perché è fondamentale, nella tua strada per capire come raggiungere un obiettivo, stabilire quale sia questo obiettivo. Detto questo è altrettanto importante definire l’obiettivo nel modo migliore.
È facile, infatti, cadere nella trappola di un obiettivo controproducente, che fa consumare inutilmente le energie. Una situazione del genere si verifica ogni volta che ti metti in testa di lottare contro qualcosa o contro qualcuno.
È facile cadere nella trappola di un obiettivo controproducente
Lottare contro, in termini energetici, fa sì che ogni tuo movimento verso l’obiettivo nutra proprio il tuo nemico o quello che non vuoi. Innanzitutto perché lo pone al centro della tua attenzione e dunque della tua vita. È come se con il tuo modo di fare, anziché avvicinarti all’obiettivo positivo implicito, consumassi energie, mantenendo vivo e allenato quello che consideri essere “il problema da distruggere”.
Come raggiungere un obiettivo, grande o piccolo che sia, immaginandolo nel modo corretto? Che tu voglia impegnarti politicamente contro un governo oppressivo o semplicemente smettere di fumare (ad esempio) è fondamentale esprimere l’obiettivo in modo positivo.
Quindi no a obiettivi del genere: voglio combattere la dittatura o voglio lottare contro il desiderio di fumare. Mentre sono efficaci propositi del tipo: voglio tutelare la libertà e i diritti umani. Oppure voglio essere vitale e libero coltivando abitudini sane.
Per quanto sia tremendo il tuo nemico, anche quando si tratta della violenza, della guerra, dell’odio, non è sensato lottare contro. Persino quando la lotta è oggettivamente sana e legittima: un obiettivo che prevede di combattere contro qualcosa ti allontana dal risultato.
Puoi pensarla in questi termini: se metti tutta la tua attenzione su quello che non vuoi, la tua stessa vita sarà improntata su quello che non vuoi e il tuo essere andrà in quella direzione che temi e rifiuti, alimentando il problema.
2-Chiarisci a te stesso cosa vuoi esattamente
Sapere cosa non vuoi non basta. Se il tuo obiettivo è evitare di andare a Milano, nel navigatore dovrai comunque inserire una destinazione. Non puoi semplicemente escludere il luogo che non vuoi raggiungere. Quando non inserisci una meta, anche per la macchina più potente diventa difficile portarti a destinazione.
Perché un obiettivo sia espresso nel modo corretto e utile al suo raggiungimento, oltre a enunciarlo in forma positiva, è importante che sia qualcosa che può dipendere dalla tua volontà e dalle tue azioni.
Pensare, ad esempio, di migliorare il rapporto tra i tuoi genitori che litigano sempre, è una meta irraggiungibile. Siamo responsabili solo di come vanno le relazioni in cui siamo direttamente coinvolti. E anche in questo caso abbiamo solo metà della responsabilità, che condividiamo con l’altro individuo protagonista della relazione.
Infine, ribadisco, l’obiettivo deve essere ben definito. Gli obiettivi vaghi non consentono di raggiungere alcuno scopo. Quando un obiettivo non soddisfa tutte e tre queste condizioni, ti consiglio di metterlo da parte: si tratta di un falso obiettivo. Gli obiettivi formulati male però possono essere trasformati.
Perché un obiettivo sia raggiungibile è necessario definirlo al meglio
Vogliamo spenderci perché nel mondo ci siano più amore, rispetto, pace, salute e libertà? Cambia il tuo scopo vago in un vero obiettivo. Puoi decidere di lottare per il rispetto, la salute, la pace e la libertà. Ma una volta compresa la direzione in cui vuoi muoverti, devi delimitare il tuo obiettivo. Come vuoi avvicinarti a questo scopo tanto grande? In quale contesto? Facendo cosa e con chi?
3- Trasforma gli obiettivi irraggiungibili
Realizzare la Pace nel mondo è un obiettivo irraggiungibile per me come per te. Non dipende da noi e dal nostro comportamento. Possiamo però nutrire la Pace nel mondo. Attraverso tutta una serie di piccole o grandi azioni quotidiane, puoi agire per aumentare la tua pace interiore e impegnarti perché le tue relazioni siano felici e serene, per esempio. Così avrai trasformato un obiettivo irraggiungibile in un obiettivo che, se pur impegnativo, è alla tua portata.
Come raggiungere un obiettivo se è molto ambizioso? Quando un obiettivo è troppo ampio, è molto difficile capire da dove iniziare. Rifletti sul fatto che il raggiungimento di ogni vetta, anche la più alta, parte da un primo passo. A cui seguono molti altri passi, fatti uno alla volta. Analizza il tuo obiettivo e dividi il percorso da compiere in obiettivi più piccoli. Sarà più facile pianificare le tue azioni nel breve, medio e lungo periodo.
Anche gli obiettivi più ambiziosi possono essere analizzati e suddivisi in obiettivi più piccoli
Quando hai un obiettivo positivo e chiaro da perseguire, scoprirai che è facile trovare persone che lo condividono e che magari hanno in mente altre strategie efficaci per realizzarlo.
Resta in ascolto, sii aperto al confronto, persino se ti sembrerà che gli altri vogliono raggiungere il tuo stesso obiettivo in un modo che trovi sbagliato. Da un obiettivo comune ben definito possono nascere discussioni proficue e alleanze inaspettate. Lavorando in sinergia sarà più facile raggiungere il tuo scopo.
Da un obiettivo comune ben definito possono nascere discussioni proficue e alleanze inaspettate
4-Scopri perché ti sei dato quell’obiettivo
Quanto più la tua motivazione a raggiungere l’obiettivo è forte, tanto più sarà facile farlo. Il perché dietro un obiettivo è un motore molto potente su cui puoi contare: dà la spinta alla motivazione e nutre la determinazione.
Ricorda che motivazione e determinazione sono un sostegno molto importante soprattutto quando si presentano degli ostacoli sulla strada per il raggiungimento dell’obiettivo. La motivazione ti permetterà di essere perseverante e ti darà l’energia necessaria a percorrere anche le vie più ripide. Non è detto che il tuo obiettivo sia lì, a portata di mano, pronto ad attenderti su un piatto d’argento.
Verifica, inoltre, che l’obiettivo che ti sei dato sia in linea con i tuoi valori. Ispirata da Socrate, da circa un quarto di secolo ritengo molto importante il consiglio conosci te stesso. Cosa intendo con questo? È importante che tu conosca i tuoi valori, ciò che non tolleri, le tue risorse e i tuoi limiti. Impegnati per capire cosa nutre la tua anima, cosa ti fa provare gioia, oppure rabbia e frustrazione… Sono tutte informazioni che ti permetteranno di fissare degli obiettivi adatti a te, obiettivi che avrai realmente voglia di realizzare.
La metafora del muratore
Forse non c’è niente di più concreto del lavoro di muratore. Immaginiamo un muratore che voglia partecipare alla costruzione di una cattedrale come inno alla Pace nel mondo. La cattedrale sarà un luogo sacro dove ognuno potrà trovare rifugio, silenzio, accoglienza. Un luogo di unità, amore e libertà.
L’obiettivo in questo caso è la costruzione della cattedrale. La motivazione interiore è l’amore per la pace. Definito l’obiettivo, è necessario mettere a punto una strategia per raggiungerlo: quali azioni vanno messe in campo? Che tipo di competenze servono? A chi il muratore può chiedere aiuto? Un lavoro del genere non si può fare da soli.
Il muratore può definire un percorso a tappe con i suoi collaboratori. Ognuno avrà un compito in relazione alle proprie competenze o talenti. Il muratore stesso, per esempio, potrà occuparsi dei muri. Ogni muro è costituito di mattoni, da posare uno dopo l’altro. I muri sono un obiettivo intermedio rispetto all’obiettivo più grande, la cattedrale. I mattoni sono come singole azioni quotidiane, da realizzare con ordine e precisione.
Quanto può essere noioso posare un mattone sopra l’altro tutto il giorno? Se si fa senza cuore, moltissimo! Se guardiamo alle azioni quotidiane senza pensare all’obiettivo da raggiungere, possiamo perderne il senso. Ma la posa dei mattoni potrebbe, invece, essere un piacere per quel muratore che lavora nella consapevolezza che, con costanza e determinazione, arriverà a costruire un luogo di Pace.
Se guardiamo alle azioni quotidiane senza pensare all’obiettivo da raggiungere, possiamo perderne il senso
5-Definisci una strategia di massima
Avere una visione d’insieme del tuo obiettivo e di quello che serve per raggiungerlo aiuta a cogliere la realtà della situazione presente. Ma serve anche a immaginare il percorso necessario per arrivare alla meta. Se hai le idee chiare puoi riconoscere i mezzi e le risorse (interiori ed esteriori) fondamentali per raggiungere i tuoi scopi e probabilmente potrai prevedere gli eventuali ostacoli che incontrerai lungo il percorso. Da tutte queste informazioni può nascere una strategia vincente.
Qualcuno è più propenso ad agire in vista di un risultato visibile immediatamente. Altri sono più spinti verso obiettivi che, sempre attraverso azioni quotidiane, si realizzano nel futuro, dopo 10 anni o magari nella generazione successiva.
Facciamo qualche esempio. Ci sono persone che si concentrano sull’educazione dei bambini per creare una generazione di adulti consapevoli e attenti alla Pace. Mentre altre si battono per difendere nel qui e ora i diritti degli oppressi. C’è chi rianima i corpi salvando vite e chi si impegna per educare tutti a tutelare la propria salute… La varietà di intenti, talenti e valori degli esseri umani è una ricchezza straordinaria, che può essere sfruttata al vantaggio di tutti.
6- Verifica che la tua strategia sia vincente
Come raggiungere un obiettivo a lungo termine, o meglio come perseguirlo senza perdere il contatto con la realtà? A volte siamo cosi impegnati ad applicare la strategia che ci siamo prefissati che dimentichiamo il nostro obiettivo iniziale. Facciamo un esempio. Mi è capitato frequentemente di chiedere alle persone esaurite e oberate di lavoro: perché LEI lavora? Questa domanda suscita spesso stupore e sguardi interdetti. Dopo un primo momento di silenzio la risposta più comune è: Perché si deve!
A volte siamo cosi impegnati ad applicare la strategia che ci siamo prefissati che dimentichiamo il nostro obiettivo
Insieme, prendendoci del tempo, ho ricostruito con ciascuna di queste persone le loro personali motivazioni al lavoro. Può trattarsi della realizzazione professionale, del desiderio di condivisione con i propri cari di un tenore di vita agiato, della gioia per quello che si fa, del bisogno di sicurezza economica e così via. Tutti questi obiettivi erano caduti nell’oblio, seppelliti da una strategia portatrice di stanchezza, tensioni fisiche ed emotive, liti in famiglia, carenza di tempo per godersi la vita e i propri cari ecc.
Riconnettersi al proprio obiettivo permette di rivalutare la strategia in atto e operare alcuni cambiamenti se necessario. Verifica con frequenza se gli obiettivi intermedi che hai fissato sono stati raggiunti e se rispettano il tuo obiettivo finale. Potrai capire quando le tue azioni sono efficaci o meno.
Ovviamente serve essere flessibili e pronti a cambiare o adattare la strategia. Le tue azioni non hanno avuto gli effetti desiderati? Capita. In questo caso è molto importante essere onesti con se stessi e intellettualmente umili. Solo così sarà possibile riconoscere quali valutazioni di partenza si sono rivelate sbagliate e aggiustare il tiro. Avere in mente un obiettivo chiaro ti permetterà di mantenerti sulla strada giusta senza perdere la bussola.
7- Comprendi che il fine non giustifica i mezzi
La strada per raggiungere un obiettivo è altrettanto importante dell’obiettivo in sé. Non ha senso fare la guerra per ottenere la pace, per esempio. Dovrebbe sempre esserci coerenza tra fine e mezzi. La strategia per perseguire un obiettivo deve rispettare i tuoi valori e nutrire la tua gioia.
Allo scopo di agire efficacemente per la pace, serve “essere” in pace. L’obiettivo di tutelare i diritti umani può prevedere solo una strategia che rispetti i diritti umani. In questo modo, il tuo obiettivo avrà forza e ti sentirai in accordo con te stesso mentre sei impegnato nel raggiungimento dell’obiettivo.
Allo scopo di agire efficacemente per la pace, serve essere in pace
Se il nostro muratore è connesso al suo obiettivo più grande, quello di costruire un luogo di pace, non solo allineerà ogni mattone con entusiasmo e applicazione ma, ben prima della fine della costruzione della cattedrale, il suo spirito pacifico e positivo sarà già un inno alla pace.
Lotta per, non contro
Per concludere, vorrei ancora una volta sottolineare che non c’è forza o successo nel lottare contro qualcosa. Mentre battersi a favore del suo opposto può portare grandi soddisfazioni e risultati.
“Non parteciperò mai a una manifestazione contro la guerra! Invitatemi, però, a una manifestazione a favore della Pace e io non mancherò…” Queste parole, attribuite a Madre Teresa di Calcutta, fanno capire che persone molto attente alla Pace e a obiettivi di grande portata hanno ben chiara questa profonda Verità.
Ago 6, 2021 | Bioconsapevolezza, Conoscersi
Come gestire le liti tra due persone che amiamo? Cosa possiamo fare quando ci troviamo coinvolti nei litigi? Talvolta veniamo direttamente chiamati in causa, perché uno dei due litiganti ci chiede di esprimere la nostra opinione. In altre occasioni, siamo semplici spettatori di liti più o meno accese che si svolgono davanti ai nostri occhi, mettendoci in difficoltà.
Di fronte alle liti tra persone a cui vuoi bene, che siano amici, parenti, magari direttamente i tuoi figli, forse ti sarai sentito frustrato e impotente. Anche se ogni situazione ha le sue peculiarità e va sempre analizzata nella sua unicità, vorrei condividere con te sei consigli pratici che possono aiutarti ad affrontare le liti tra due persone che ami.
SE DESIDERI, PUOI ASCOLTARE LA VERSIONE AUDIO DELL’ARTICOLO
Il mio obiettivo è offrirti delle basi che possano sostenerti quando non sai come gestire le liti tra persone amate e la situazione ti provoca dolore o ti lascia spiazzato.
Puoi mettere in pratica questi consigli quando sei coinvolto nelle liti altrui e questo ti fa soffrire
1-Resta al tuo posto
Qualunque relazione tra due individui è come una sciarpa. Le persone che hanno una responsabilità verso la qualità della relazione, sono solo le due direttamente coinvolte nel rapporto, cioè quelle che (metaforicamente) tengono in mano una delle estremità della sciarpa. Facciamo un esempio. Due amici cari si stanno separando. Immagina la loro relazione come una sciarpa: Mario tiene in mano una estremità, Maria l’altra. Tu non hai alcuna responsabilità di come vanno le cose tra loro: infatti non hai in mano nessuno dei due lembi. Il mio consiglio è quello di non interferire. Neppure per fare da arbitro.
Non lasciarti coinvolgere nelle liti altrui: non hai responsabilità rispetto alle relazioni tra altre persone
Intervenire nelle relazioni altrui può essere dannoso
Nella mia professione mi è spesso capitato di incontrare mamme che hanno la tendenza a intervenire nella relazione del padre con i figli. Come se la volessero in qualche modo regolamentare o governare. Perché? Nella mia esperienza, all’origine di questa tendenza, c’è spesso un “ideale” di relazione padre-figlio. Questo ideale è stato vissuto come tale o è stato “tradito” durante l’infanzia.
Una delle motivazioni inconsce di questa tendenza a controllare e manipolare la relazione tra il marito e i figli è abbastanza semplice. Queste donne vogliono plasmare la realtà in modo conforme al loro ideale, per regalare ai propri figli la possibilità di vivere un rapporto uguale o migliore di quello che loro hanno sperimentato.
La proiezione di un bisogno personale crea un’aspettativa sulla relazione padre/figlio, spesso disturbando il naturale sviluppo di un rapporto unico e in divenire. Se ti riconosci in questo caso, ti suggerisco di lavorare sul tuo vissuto e sulla relazione che hai avuto con tuo padre.
Intervenire nelle relazioni di cui non fai parte può creare un disturbo nei rapporti che vorresti salvaguardare
2-Nutri la TUA relazione con entrambi i litiganti
Quando due amici si separano, oppure i tuoi genitori o i tuoi fratelli non vanno più d’accordo tra loro, tu puoi continuare a coltivare relazioni appaganti con entrambi. Anzi te lo consiglio: cura le relazioni che hai con loro se ci tieni.
Torniamo al nostro esempio che vede protagonista te e i tuoi amici, Mario e Maria. Ti ricordo che Mario e Maria potrebbero anche essere i tuoi figli, i tuoi fratelli, i tuoi genitori: non importa.
Abbiamo già sottolineato che non hai alcuna responsabilità o potere nella relazione tra Mario e Maria. Invece hai la tua dose di responsabilità sia nella relazione tra te e Mario sia in quella tra te e Maria.
Se guardiamo alla triade Te – Maria – Mario ci sono tre relazioni in gioco, cioè tre sciarpe. Si crea quindi un triangolo.

Come vedi, è la sciarpa tra Mario e Maria a essere malandata in questo momento. Quella tra Te e Mario e l’altra che unisce Te e Maria non solo sono entità diverse e autonome ma non c’entrano niente nel conflitto che vede contrapposti Maria e Mario.
Se vuoi bene a queste due persone niente ti impedisce di mantenere una relazione sana e appagante con entrambe, individualmente. Puoi esprimere loro il tuo affetto e il tuo dispiacere per quello che accade alla loro relazione. Non sei obbligato a prendere le parti di uno e rinunciare all’altro. Puoi accogliere ognuno con le sue istanze e la sua rabbia o le sue preoccupazioni, anche se tra loro non si parlano.
Non sei obbligato a prendere le parti di nessuno, gestire le liti significa preservare le tue relazioni con i due litiganti
3-Non pensare di capire o avere soluzioni
Ciascuno dei due litiganti ti racconterà la sua versione dei fatti, che non sarà mai completa e obiettiva. Per questo è bene che tu sappia che non puoi sapere cosa è realmente accaduto. Comprendere le situazioni quando ne siamo i diretti protagonisti è già di per sé complicato, farlo quando siamo solo spettatori è una missione impossibile!
Gestire le liti significa anche diventare consapevoli del fatto che l’ultimo litigio ha molto probabilmente radici profonde, di cui gli stessi litiganti forse non sono consapevoli. Ognuno dei due, negli anni, avrà messo più di un dito nelle piaghe dell’altro. Succede spesso quando si è intimi.
La lite di cui sei testimone molto probabilmente ha radici profonde
L’importanza del mantenimento del proprio ruolo
Vorrei farti un altro esempio. Quando i tuoi genitori litigano ti sarà capitato di parteggiare per l’uno o per l’altra. Magari ti sembrava chiaro di chi fosse “la colpa”. Ti invito invece a restare al tuo posto, che è quello di figlio.
Il metodo delle Costellazioni Famigliari ci insegna che stare al proprio posto e rispettare i ruoli familiari è molto importante. Nei confronti dei tuoi genitori tu sei “il cucciolo”, “il piccolo”. Non puoi quindi ergerti a giudice di una situazione che vede contrapposti tuo padre e tua madre, che sono “i grandi”. Questo indipendentemente dalla tua età attuale. Sprecheresti solo tempo ed energia impegnandoti in una missione impossibile nella quale sei fuori posto.
4-Non prendere le parti di nessuno
Quando in una relazione c’è tensione, spesso si tende a cercare di individuare una vittima e un carnefice. Generalmente, dopo averlo fatto, si prendono le parti della vittima. Ogni rapporto però è sempre più complesso e non può essere ridotto a questa semplice dualità. In una relazione ognuna delle due persone coinvolte ha il 50 % della responsabilità. Ciascuno è responsabile di quello che dice, fa e sente.
Spesso trattiamo una delle due parti in gioco come una vittima perché la amiamo e vediamo che soffre. Ma non ci accorgiamo che così facendo la svalutiamo. Dimentichiamo il fatto che ha la sua parte di responsabilità e dunque di potere, per trasformare la relazione conflittuale e cambiare le cose.
Ogni relazione è più complessa del rapporto tra vittima e carnefice
Il tuo obiettivo non è risolvere le liti
Ti starai chiedendo se questi consigli possono aiutarti a gestire le liti nel senso di risolverle… La risposta è no. Non hai potere nella risoluzione delle liti altrui, ma solo in quelle in cui tu sei uno dei due soggetti direttamente coinvolti. Se la situazione ti sconvolge, non è sulla relazione dei due litiganti che c’è da intervenire ma sulla radice del tuo sconvolgimento. Questo disaccordo va sicuramente a mettere il dito in una tua piaga. Questa può essere l’opportunità per rivisitarla e guarirla.
Se sei un genitore che vorrebbe appianare le discussioni tra i propri figli, indipendentemente dalla loro età, puoi fare qualcosa per chiarire la situazione. E ancora una volta questo qualcosa ha a che fare con il compito di stare al tuo posto.
Quando si tratta di liti altrui, è una delle rare situazioni in cui si può tentare di intervenire… Poiché tu hai il ruolo di “grande” rispetto ai tuoi figli, potresti aiutarli verificando e se necessario riequilibrando la tua posizione nei loro confronti, ad esempio attraverso un incontro di Costellazioni familiari. Le liti tra fratelli che si prolungano nell’età adulta sono spesso dovute alla gelosia provata nei confronti dei genitori.
5-Ricorda che la qualità della relazione non dipende dai sentimenti
Le persone che ami e che sono in lite tra loro non sono in disaccordo perché non si vogliono bene. Liti frequenti non sono un indice della mancanza di amore. Quando ti chiedi come gestire le liti tra le persone è importante ricordare questo aspetto.
Liti frequenti non sono un indice della mancanza di amore
A volte non sopportiamo di vedere litigare due persone che amiamo e vogliamo risolvere la situazione al più presto. Se sei mosso da questo desiderio, fai un passo per riconoscere che è un bisogno tuo e non necessariamente un bisogno dei due litiganti.
A volte desiderare a tutti i costi che due persone vadano d’accordo non lascia spazio al confronto e allo sviluppo di una relazione autentica tra i due.
Quello che puoi fare è dare spazio alla lite. Lasciare la responsabilità ad ognuno di gestire la propria estremità della sciarpa e guardare le persone che ami con accettazione e fiducia piuttosto che con preoccupazione. Fiducia che ce la possono fare, possono trovare soluzioni adatte ai loro problemi.
A volte desiderare a tutti i costi che due persone vadano d’accordo non lascia spazio al confronto
6-Poni dei limiti quando necessario
Litigare non vuol dire mancarsi di rispetto. In alcuni contesti però il conflitto assume dimensioni e modalità eccessive. Quando il rispetto viene meno come puoi gestire le liti altrui in modo sano?
Se uno o entrambi i protagonisti della relazione si confidano con te criticando o insultando l’altro e tu vuoi bene a tutti e due, dì loro che non vuoi più ascoltare discorsi nei quali uno denigra, insulta o incolpa pesantemente l’altro. Ti invito a farlo a maggior ragione se le persone in questione sono i tuoi genitori. Tu sei per loro un figlio, non un amico o un confidente, né un salvatore. Togliti di mezzo.
In ogni altra situazione, ti consiglio di prendere posizione ricordando ai protagonisti della lite qual è il tuo ruolo. Spiega chiaramente che non vuoi fare l’errore di intrometterti nella loro relazione. Puoi argomentare quanto dici sfruttando la metafora della sciarpa relazionale. Inoltre, puoi dire apertamente che essere testimone di tutta questa negatività ti dispiace, non vuoi essere una discarica per gli insulti rivolti dall’uno verso l’altro.
Puoi chiedere a ognuno di parlare di sé e basta. Ti interessa sentir parlare della persona con cui sei in quel momento, punto e stop. Esternazioni come “ha tradito la mia fiducia!” “è un incapace!” eccetera si potranno trasformare in “io mi sento tradito”, “sono triste che abbia fatto quello che ha fatto”. E così via.
Ti ricordo che comunicare è una competenza che si impara col tempo. Se i protagonisti per i quali ti chiedi come gestire le liti sono aperti all’apprendimento, ti suggerisco di condividere con loro qualche fonte di informazione relativa alla trasformazione dei conflitti e alla creazione di relazioni appaganti.
Lug 9, 2021 | Conoscersi, Consigli pratici
Imparare a dire no sul lavoro significa prima di tutto trovare la chiave giusta per farlo. Il modo migliore per dire di no varia a seconda di chi fa la richiesta. Un no secco non è sempre la soluzione migliore!
Imparare a dire di no significa ad esempio esprimersi con calma e correttamente, perché anche quando stiamo semplicemente facendo valere i nostri diritti, è importante che l’altra persona capisca bene. Saper rispettare se stessi e dire no non esclude la possibilità di manifestare empatia.
Saper rispettare se stessi non esclude la possibilità di manifestare empatia
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1-Spiega all’altro perché dici no
Imparare a dire no nel modo migliore permette non solo di mantenere ma anche di alimentare un rapporto di collaborazione sereno e produttivo. Ecco perché è fondamentale spiegare all’altra persona le nostre ragioni.
L’obiettivo non è quello di giustificarsi ma piuttosto di dare all’interlocutore la possibilità di mettersi nei tuoi panni e capire il tuo punto di vista. Questo significa anche aprirsi alla discussione ed essere pronti ad ascoltare la reazione dell’altro di fronte al tuo rifiuto. La discussione non va temuta o evitata, perché rappresenta una risorsa preziosa. Permette di trovare una soluzione adatta a tutti, mettendosi ciascuno nei panni dell’altro.
Quando ti dimostri empatico e ascolti, sfrutti al meglio tutte le possibilità in tuo potere, per far sì che il tuo rifiuto sia accolto bene.
2-Approfondisci le motivazioni del rifiuto per imparare a dire no
Il motivo per cui hai detto no è che hai poco tempo? Impegnati a spiegare perché. Racconta cos’altro hai da fare. Magari sei indietro con lavori più urgenti, oppure il tuo collaboratore o un tuo cliente hanno bisogno della tua completa attenzione e presenza, quindi non puoi prenderti un altro impegno. Potresti avere una consegna urgente da evadere. La giornata di tutti noi dura solo 24 ore. Quando diciamo sì a un lavoro da fare dobbiamo per forza dire no a qualcosa d’altro. Dire no permette di preservare la qualità del tuo operato. Scopri tutte le ragioni per cui è importante dire no.
Quando diciamo sì a un lavoro da fare dobbiamo per forza dire no a qualcosa d’altro
3- Scegli frasi che aprano al dialogo
In alcuni casi, diciamo no perché non abbiamo gli strumenti per prenderci carico di quanto richiesto. Magari non siamo addestrati per quel compito.
È bene non esitare di fronte a questi no: puoi dire chiaramente che sei disponibile a fare qualcos’altro, purché corrisponda alle tue capacità. Ma anziché limitarti a dire “mi spiace, non sono competente in materia”, soprattutto se sai che potresti imparare a fare quanto ti viene chiesto, prova con “mi piacerebbe farlo ma purtroppo al momento non posso, non ho il tempo di imparare qualcosa di nuovo”.
Puoi cercare una frase che apra alla discussione: “se posso essere utile in un altro modo in linea con le mie competenze, lo faccio volentieri”. Non hai tempo e quello che ti è stato chiesto non fa parte delle priorità per raggiungere gli obiettivi professionali definiti con il tuo superiore in precedenza? Puoi dire qualcosa del genere: “quello che mi stai chiedendo di fare esula dagli obiettivi che abbiamo concordato insieme. Come ci muoviamo? Le priorità sono cambiate?” O qualcosa di simile.
Puoi anche proporre uno scambio di compiti: “Se questa è una priorità posso farmene carico, ma ho bisogno che tu mi aiuti in quest’altra faccenda, così da liberare il mio tempo”.
Non esistono solo i no totali e definitivi, potresti aver bisogno di dire un no parziale. O meglio un sì parziale: “ok ma non adesso”, “posso occuparmene ma non così”, “me ne prendo carico parzialmente” e così via…
4-Usa modi gentili e parole autentiche
La gentilezza, verso te stesso e nei confronti del tuo interlocutore, ti permetteranno di creare e mantenere una relazione di fiducia sul lavoro, essenziale per imparare a dire no e continuare a rispettarti.
Ricordati che il tuo no non esprime un rifiuto nei confronti dell’altro. In questo modo sarà più facile per te esprimere un no sereno, mantenendo un atteggiamento benevolo e fiducioso. Il tuo no serve a te, per il tuo benessere e per mantenere alta la qualità del tuo lavoro, ma anche all’azienda o al progetto. È utile a garantire un alto rendimento e a promuovere un clima di collaborazione.
Per essere credibile ricordati anche di essere autentico. Se vuoi poter dire di no, dimostra che lo stai facendo proprio per le ragioni che hai elencato. Inoltre, ricorda a te stesso e agli altri che hai detto no per mantenere fede agli impegni a cui hai detto sì.
Ricordati che il tuo no non esprime un rifiuto nei confronti dell’altro
5-Visualizza nella tua mente le possibili conseguenze
Cosa può succedere se dici no? Magari il tuo no verrà rispettato e accettato con serenità. In questo caso, tutto sarà andato per il meglio e non ci saranno problemi. Se invece il tuo no verrà rifiutato, nonostante tutte le tue buone ragioni, sarai costretto a fare comunque quello a cui avevi detto no.
La nostra è una società gerarchica. È un tuo superiore che ha espresso la richiesta che vuoi rifiutare? Può decidere di far valere il suo diritto a imporsi. In questo caso devi essere preparato a fare un passo indietro.
Talvolta i no vengono rispettati ma non accettati a livello emotivo. L’altra persona ci concede di fare quello che vogliamo ma si sente ferita.
Quando capita è importante rimanere benevoli, per mantenere il rispetto reciproco. Puoi dire qualcosa del genere allo scopo di esprimere la tua solidarietà: “Vedo che sei stato ferito, mi dispiace. non era mia intenzione”. E (solo se è vero) puoi aggiungere “questo no non è contro di te”.
6-Riconosci il tuo coraggio
Quando il tuo no viene rifiutato, puoi comunque essere contento di te stesso, indipendentemente da come è andata a finire. Hai avuto il coraggio di esprimere il tuo rifiuto e il tuo no rappresenta un contributo prezioso anche quando resta inascoltato.
Ovviamente il tipo di relazione che c’è tra te e il tuo capo oppure tra te e i tuoi colleghi (o sottoposti) e gli eventi già accaduti tra voi influenzeranno in modo significativo il modo in cui accoglierai il no al tuo no.
Quando c’è un clima positivo di rispetto e fiducia, non ci si trova spesso nella situazione in cui i no che si pronunciano vengono rifiutati, così come si è pronti a fare un sacrificio nel caso serva un impegno straordinario.
Se però ti capita spesso di dire no o di voler dire no, probabilmente la posizione che ricopri in azienda non è quella giusta. O stai facendo un lavoro che non fa per te. Provi scarso entusiasmo nello svolgere le tue mansioni? Forse vale la pena valutare un cambiamento. Imparare a dire no non significa farlo sempre e in continuazione.
Il tuo no rappresenta un contributo prezioso anche quando resta inascoltato
7-Accetta che il no venga rifiutato o interpretato male
Oltre a saper dire di no, è essenziale saper accettare che l’altra persona rifiuti o interpreti in modo “sbagliato” il nostro no. Partner, figli, colleghi o amici, tutti possono essere scontenti del tuo rifiuto. Anche quando il tuo no è legittimo e hai fatto del tuo meglio per comunicarlo.
Imparare a gestire le reazioni ai tuoi no ti aiuta ad acquisire una maggiore capacità di comunicazione e gestione delle emozioni. Ricorda sempre che non sei responsabile delle emozioni degli altri. Sei responsabile solo delle tue emozioni e non puoi avere il controllo di tutto. Può essere necessario, di fronte a una reazione inattesa, fare un passo indietro e lasciare all’altro l’opportunità di sfogarsi.
Mentre aspetti che l’altra persona digerisca il tuo no, puoi continuare a essere leale e degno di fiducia. In questo modo la tua credibilità aumenterà ulteriormente. Ricorda che se vuoi poter dire di no liberamente, dovrai dimostrare che lo stai facendo proprio per portare a termine i compiti a cui hai detto sì.
Imparare a gestire le reazioni ai tuoi no ti aiuta ad acquisire una maggiore capacità di comunicazione
8-Aiuta te stesso a dire no
Prima di tutto riconosci il valore che il sì e il no autentico hanno per te. La capacità di dire no è indispensabile per rispettare te stesso. È con te stesso che vivrai fino alla fine dei tuoi giorni, ventiquattro ore su ventiquattro, sette giorni su sette.
Se non rispetti tu te stesso, chi altro potrà farlo? Imparare a dire no e permetterti di farlo nel modo migliore ti aiuterà a creare relazioni autentiche di fiducia reciproca. Le persone che non sono pronte a una relazione di qualità si allontaneranno, lasciando spazio a quelle adatte. Ricordati che rispettare se stessi è essenziale per una buona relazione e una buona collaborazione sul lavoro.
Infine, riconosci il valore che il sì e il no autentico hanno per i tuoi collaboratori e l’azienda o il progetto in cui lavori.
Se ti rispetti, sarai più disponibile a collaborare con piacere e la tua produttività sarà maggiore. Le persone che lavorano con te sapranno che sui tuoi sì possono veramente contare. Se non ti rispetti, al contrario, sarai irritato, brontolone, lavorerai con scarso rendimento e risulterai meno credibile e affidabile.
Ci sono persone che detestano ricevere dei sì forzati che falsano le carte in tavola. Preferiscono veri no. Queste persone, quando capiranno che con te non si può sapere se esprimi o meno un falso sì, eviteranno di chiedere la tua collaborazione. Imparare a dire no mette anche gli altri nella condizione di chiedere più liberamente la tua collaborazione e potresti avere opportunità più interessanti.
Ci sono persone che detestano ricevere dei sì forzati che falsano le carte in tavola
9-Riconosci le tue priorità e i tuoi limiti
È importante che tu impari a conoscere te stesso, i tuoi valori e il tuo valore. Cerca sempre di avere chiari i tuoi obiettivi. In questo modo anche le tue priorità saranno chiare. Potrai accettare o rifiutare una proposta più facilmente, perché in ogni momento avrai le coordinate per farlo.
In quest’ottica, se il tuo posto di lavoro non è adatto a te, ti consiglio di iniziare subito a muoverti per trovarne uno più in linea con le tue capacità e i tuoi obiettivi. Impara anche a riconoscere i tuoi limiti e sii in pace con te stesso perché hai tutto il diritto di averne.
La nostra giornata di lavoro non può estendersi all’infinito, non possiamo fare tutto. E non possiamo neppure pensare di saper fare sempre tutto al meglio. Riconoscere i nostri talenti per metterli a disposizione degli altri è importante quanto riconoscere le nostre incompetenze per evitare di farle subire agli altri.
Non possiamo pensare di saper fare sempre tutto al meglio
10-Esercitati ad avere fiducia
Abbi fiducia nella Vita, fiducia nel fatto che meriti di essere rispettato. Se nel luogo dove lavori non ti senti rispettato, se non puoi esprimere liberamente e con entusiasmo i tuoi talenti, sicuramente c’è un altro posto per te altrove. Se compi scelte allineate con il tuo sentire, prenderai ad ogni bivio la strada giusta per te, che porta al rispetto e alla realizzazione personale. Di conseguenza incontrerai persone e opportunità di lavoro consone ai tuoi valori. La tua vita scorrerà in un benessere crescente.
Se compi scelte allineate con il tuo sentire, prenderai ad ogni bivio la strada giusta per te
Puoi imparare a dire no nel modo più proficuo
Per concludere, ricorda sempre che puoi imparare a dire no in modo educato e calmo. Il tuo no può essere un regalo per l’altro o addirittura rappresentare un’opportunità. Quando dici no stai creando una possibilità. Qualcuno più competente e più motivato di te potrebbe occuparsi del compito che tu hai rifiutato.
Il risultato finale potrebbe essere più giusto per tutti: tu potrai occuparti nel modo migliore possibile delle cose che sai fare bene e che ti competono. Altri si occuperanno di quello a cui hai detto no con capacità ed entusiasmo.
Potrai occuparti nel modo migliore possibile delle cose che sai fare bene
Quando pronunci dei sì autentici la qualità della tua presenza è superiore. Questo può aiutarti a fare carriera o a migliorare il tuo giro di affari e in generale fa bene all’azienda o al progetto in cui lavori.