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Come esprimere le emozioni per mantenersi in salute

Come esprimere le emozioni per mantenersi in salute

Esprimere le emozioni migliora lo stato di salute. Le emozioni sono come onde. A seconda di come le viviamo, possono ingrossarsi per poi sparire oppure travolgere e distruggere. In fondo si usa dire essere sull’onda delle emozioni… Molti di noi danno per scontato che le emozioni facciano parte della nostra vita. Ma pochi sono consapevoli del fatto che, se represse, le emozioni possono causare una risposta d’emergenza da parte del nostro corpo: la malattia.

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Scopri quali sono e cosa fanno le tue emozioni primarie quando represse. E soprattutto come esprimere le emozioni promuovendo la tua salute e il tuo benessere. Compirai un passo importante per conoscere te stesso.

Le emozioni primarie sono tutte necessarie

Esistono sei emozioni primarie: la rabbia, la gioia, il disgusto, la tristezza, la paura e la sorpresa. Tutte hanno uno scopo biologico e sono vitali, ovvero necessarie.
A causa della cultura nella quale siamo cresciuti, che spesso ci condiziona senza che ne siamo consapevoli, abbiamo la tendenza a classificare le emozioni in adeguate e inadeguate. Ad esempio la gioia si può esprimere, ma senza esagerare. La rabbia e la paura invece sono considerate poco dignitose e per questo abbiamo la tentazione di trattenerle e nasconderle. Alcune persone pensano addirittura che esprimere emozioni forti provochi malattie.
Al contrario! Grazie alla mia esperienza personale e professionale oggi posso affermare che sono le emozioni represse, quelle che non esprimiamo, a promuovere l’insorgenza di malattie

Abbiamo la tendenza a classificare le emozionin adeguate e inadeguate quando invece le sei emozioni primarie sono vitali e necessarie

Perché abbiamo la tendenza a non esprimere le emozioni?

Non è solo “colpa” del nostro retaggio culturale. L’emozione, ti ho già accennato, è come un’onda, ma a volte può sembrare un vero e proprio tsunami! Accoglierla e lasciarsi attraversare sembra troppo rischioso, sia per noi sia per le persone attorno a noi.
Come ogni onda, l’emozione, quando accolta, ha il suo culmine e poi decresce. Non perché l’abbiamo soffocata ma perché le abbiamo dato l’opportunità di sfogarsi. Quanto più ti concedi di esprimere le emozioni, tanto più diventano lievi fino a esaurirsi. Questo ti permette di riacquisire uno stato fisico e mentale di calma reale.

Se ti dai l’opportunità di esprimere le emozioni ritroverai uno stato fisico e mentale di calma reale

Quando invece l’emozione viene repressa, la tensione che la repressione provoca viene confinata e accumulata. Questo influenzerà il tuo modo di reagire a tutte quelle situazioni che suscitano emozioni simili. La tensione repressa si risveglierà provocando reazioni esagerate, anche di fronte a fatti obiettivamente poco rilevanti.
Liberarti dalle emozioni passate che hai accumulato ti permetterà di recuperare una serenità di base concreta, che sarà di tanto in tanto attraversata e scossa da altre emozioni, di un’intensità coerente con quello che vivrai davvero.

La tensione repressa ti farà reagire in modo esagerato di fronte a fatti di poco conto

Cosa accade quando soffochi un’emozione?

Immagina una pentola a pressione, sei tu. Dentro la pentola c’è l’acqua, che rappresenta l’emozione. Coperchio e valvola di sfogo sono ermeticamente chiusi. Accendiamo il fuoco sotto la pentola: è l’evento (o la situazione disturbante), poi lasciamo passare del tempo. Come ben sai, la pressione interna alla pentola progressivamente si alza. Se nessuno interviene  lo scoppio è inevitabile.
Per scongiurarlo bisogna spegnere il fuoco sotto la pentola, cioè risolvere la situazione disturbante. Facile da dire, non sempre da fare.

A volte, nonostante si abbia una consapevolezza molto chiara del problema, non troviamo azioni efficaci per risolverlo.
Per fortuna c’è un’altra cosa che puoi fare allo scopo di evitare che tutto scoppi. Aprire la valvola di sfogo e svuotare la pressione accumulata.
Esprimere le emozioni liberamente è uno strumento potente per diminuire la pressione interna e l’intensità del tuo stress. Naturalmente non si tratta di una soluzione definitiva, ma solo preventiva. Eviti lo scoppio ma il fuoco rimane acceso sotto la pentola.
Una volta abbassata la pressione e rilasciato lo stress, la tua mente sarà più serena e avrai le idee più chiare. Questo nuovo stato emotivo ti permetterà, molto spesso, di scoprire soluzioni alle quali non avevi pensato. Avvicinandoti così alla risoluzione del problema e riuscendo anche a spegnere il fuoco sotto la pentola!

A volte non puoi affrontare e risolvere la situazione che ti provoca un’emozione forte. Ma puoi sempre esprimere le emozioni per sfogarle ed evitare che la tensione si accumuli

Buone abitudini per promuovere e mantenere la tua salute

Se la tensione accumulata supera una certa soglia, il corpo “prende in carico” la risoluzione della situazione disturbante. Sviluppando una serie di sintomi che vengono definiti malattia.
Saper accogliere e vivere in piena libertà le proprie emozioni diventa un sistema di prevenzione importante che ti aiuta a mantenere un buono stato di salute.

Quando ti capita di vivere delle emozioni forti e destabilizzanti, ti suggerisco di compiere una serie di semplici azioni.

  • Dai un nome all’emozione che stai vivendo
  • Visualizza l’emozione come un’onda, accoglila e lasciati attraversare
  • Parlane con amici o famigliari, piuttosto che con un terapeuta

Se ti dovesse sembrare impossibile condividere con una persona il tuo mondo interiore, l’alternativa è scrivere. L’obiettivo è quello di esprimere le emozioni sulla carta. Tira fuori tutto senza cercare di minimizzare, ordinare o rendere sensato quello che la mano, prolungamento della nostra pancia emotiva, sta scrivendo.

Se fai fatica a esprimere le emozioni parlandone con amici e famigliari scrivile di getto su un foglio

Non ti serve affatto sapere in anticipo quello che vuoi esprimere. Scrivere liberamente, in “modalità sfogo”, permette spesso di scoprire davvero ciò che si ha dentro.
Per completare l’effetto di liberazione ti consiglio di bruciare i fogli scritti, così da trasformare simbolicamente le tensioni pesanti e autodistruttive in ceneri, leggere e fertili. Le ceneri poi possono essere sparse ai piedi di una pianta per reintrodurle nel ciclo della vita.

Puoi aiutare anche gli altri a promuovere benessere e salute

Un modo per aiutare le persone intorno a te, anche se non sei un professionista sanitario né un terapeuta, è quello di sviluppare la capacità di ascoltare gli altri senza giudicarli. Prova ad accogliere qualunque confidenza senza esprimere un’opinione tua o cercare di trovare una soluzione.
Per farlo bene occorre dimenticare quello che ci è stato inculcato riguardo al concetto di “Bene” e “Male”. L’importante è semplicemente esserci, per permettere agli altri di esprimere quello che, a volte, ciascuno fatica ad accettare del proprio mondo interiore.
Diventare consapevoli che l’aiuto proviene proprio dall’esistenza di questo spazio ampio, privo di giudizi o aspettative, consente di esserci senza fare nulla. E questo è il più bel regalo che puoi fare alle persone. Liberati dalla convinzione di dover salvare gli altri. Così salverai te stesso da una missione impossibile. Tutti noi possiamo invece allenarci a esprimere le emozioni liberamente.

Ansia: come affrontarla per cambiare la tua vita

Ansia: come affrontarla per cambiare la tua vita

Hai provato ansia per un periodo più o meno prolungato della tua vita? Avrai scoperto quanto può essere stancante e limitante doverla sopportare quotidianamente per settimane, mesi o anni.

Paura e ansia a confronto

Nel linguaggio comune, utilizziamo le parole ansia e paura in modo equivalente. Invece c’è una differenza sostanziale. La paura è un’emozione primaria, selezionata nel tempo dall’evoluzione, perché è utile. Scatta sempre in relazione a una situazione presente.

L’ansia invece è biologicamente inutile, è una paura rivolta verso il futuro. Riguarda qualcosa che non esiste ancora. Puoi essere consapevole di un potenziale pericolo futuro senza provare ansia. Fatta questa premessa per precisare il concetto, utilizzerò qualche volta la parola paura anche per parlare di ansia, come facciamo comunemente.

C’è una differenza sostanziale tra paura e ansia 

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Cos’è davvero la paura?

La paura normalmente è uno stato transitorio, che tutti sperimentiamo migliaia di volte, fin da quando siamo bambini. Questo perché è parte di un meccanismo di difesa importantissimo per l’uomo. Senza paura molto probabilmente la nostra specie si sarebbe estinta da tempo. Adesso ti spiego perché.

La paura fa parte delle sei emozioni primarie biologicamente utili, che secondo gli studi del dott. Ekman e del dott. Friesen sono: paura (appunto), gioia, rabbia, disgusto, tristezza e sorpresa. Biologicamente utile significa che la paura è una tua alleata. Perché? Serve alla tua mente e al tuo corpo per capire quando ti trovi in uno stato di pericolo. Se il pericolo è reale siamo biologicamente programmati per far scattare una reazione, nell’obiettivo di metterci in salvo oppure di combattere il pericolo.

La paura biologica è un’alleata preziosa

Come funziona il meccanismo della paura

Questa emozione, legata a un pericolo reale, è quella che ferma il bambino mascherato da Superman sul punto di saltare dal quarto piano del palazzo. La stessa che ti impedisce di attraversare i binari mentre un treno è in arrivo. È utile, anzi fondamentale.

La vera paura, quella biologica, dura un istante, il tempo di immobilizzarti, in silenzio, per valutare la presenza e l’entità del pericolo. Una volta fatta questa valutazione, se si è trattato di un falso allarme il cervello dà al corpo l’ordine di rilassarsi. Quando al contrario il pericolo è reale scatta la reazione: si fugge o si affronta il nemico.

Qual è il tuo livello di ansia?

Questo sistema di sicurezza, di cui tutti siamo dotati e che ci accompagna fin dalla nascita, spesso subisce delle interferenze della mente. Alcune persone vivono più spesso stati di ansia, perché il loro sistema di sicurezza scatta apparentemente per un nonnulla, è sempre attivato, o ancora fa fatica a disattivarsi. Magari a causa di un vecchio trauma. Se anche tu sei tra queste persone non preoccuparti, puoi cambiare il livello di tolleranza del tuo personale meccanismo della paura e iniziare a vivere sperimentando meno ansia e stress.

Alcune persone vivono più spesso stati di ansia e paura perché il loro sistema di sicurezza scatta per un nonnulla

Quella marcia in più che mette in difficoltà

L’essere umano, a differenza delle altre specie animali, non reagisce solo agli stimoli reali del presente. Proiettandoti nel futuro, sei capace d’immaginare pericoli che non esistono ancora. Il risultato, se la tua mente fa costantemente ipotesi sui pericoli che potresti trovarti ad affrontare, è una vita vissuta all’insegna dell’ansia. L’emozione primaria della paura, da campanello d’allarme che dovrebbe durare un istante, si trasforma in ansia e diventa cronica.

Se vivi nella paura costante di pericoli ipotetici, il tuo è uno stato continuo di ansia. L’ansia, cugina della paura, mantiene elevato il tuo livello di stress. Anche lui è utile: ha il compito di fare in modo che tu abbia l’energia per agire nel momento in cui il pericolo dovesse verificarsi. Senza stress al sopraggiungere del pericolo non saresti abbastanza scattante da scappare o combattere.

Se vivi nella paura di pericoli ipotetici, il tuo è uno stato continuo di ansia

Ma essere sempre in stato di allerta, in attesa di usare le proprie energie per un attacco o una fuga che forse non dovrai mai mettere in atto, è sfiancante sia per la mente sia per il corpo.

Lascia da parte le rassicurazioni razionali

Le rassicurazioni razionali, che amici e parenti avranno provato a darti e sulle quali tu stesso probabilmente hai rimuginato più volte, non hanno alcun potere sul tuo stato di ansia e stress cronico. Non serve a niente che qualcuno ti dica non preoccuparti, quello che temi difficilmente accadrà. I pensieri ansiosi sono impermeabili alla ragione. E non basta neppure riconoscere la loro irrazionalità per sconfiggerli, ripetendoti come un mantra che è quasi impossibile che la tua paura diventi realtà. Devi provare a cambiare atteggiamento.

I pensieri ansiosi sono impermeabili alla ragione

Non puoi scappare da un treno fantasma

Quello su cui raramente si ragiona è che possiamo attivare una reazione adeguata solo nel presente, qui e ora: nel momento in cui il pericolo si verifica. Non puoi scappare adesso da una minaccia futura. Né affrontarla quando ancora non esiste.

Mentre la paura e lo stress benefici, che preparano all’azione, scompaiono quando si affronta di fatto il pericolo, lo si supera, o si scopre che non era un problema reale, questo non accade al tuo stato di ansia cronica. Il tuo stress continua ad accumularsi ancora e ancora senza trovare mai uno sfogo, diventando quindi dannoso.

L’ansia cronica ti toglie le forze e ti impedisce di agire e vivere pienamente la tua vita. Ma ci sono dei cambiamenti che puoi mettere in atto fin da subito. Cambiamenti per provare meno paure e togliere all’ansia la supremazia sulla tua vita.

Il tuo stress continua ad accumularsi ancora e ancora senza trovare mai uno sfogo, diventando quindi dannoso

Resta nel momento presente

Prova a farlo proprio come un esercizio, finché non diventerà naturale. Quando sei in ansia, la tua attenzione è rivolta al futuro. Riporta la tua mente nel qui e ora e sparirà l’ansia. Concentrati sui fatti reali tralasciando tutto il resto. Se nei fatti reali c’è un pericolo in atto proverai paura e agirai di conseguenza e con coerenza. Se invece non c’è, ti rilasserai. Attenzione: il qui e ora comprende solo l’istante presente, quello che accadrà tra un minuto o cinque è già futuro.

Concediti più volte al giorno di praticare un’attività che aiuti a calmare la tua mente. Se non ne hai una preferita ti consiglio la meditazione o la mindfulness. L’obiettivo da perseguire è quello di riconnettersi alle percezioni del tuo corpo: è lui che fornisce al cervello tutte le informazioni utili sulla realtà. E sa benissimo cosa fare in caso di pericolo, senza che tu ci rimugini sopra. Ricordi? Siamo biologicamente programmati ad affrontare il pericolo. Il corpo non mente, contrariamente alla mente.

Lavora per riconnetterti alle percezioni del tuo corpo, che non può mentire

Conosci te stesso e il tuo dialogo interiore

È un consiglio che vale per curare se stessi sotto molteplici punti di vista. Conoscere te stesso ti aiuterà a capire a fondo il tuo personale ciclo dell’ansia. Prenditi cura del tuo dialogo interiore. Quello che continuiamo a dire e ridire a noi stessi, quel rimuginare continuo che non ci lascia mai soli, è parte della nostra voce interiore. E può essere di sostegno alla vita e al nostro benessere oppure di grande intralcio.

Smetti di combattere

Concentra la tua attenzione su quello che vuoi piuttosto che su quello che non vuoi. Quando cerchi di combattere una situazione, una persona, un’emozione, spendi tempo, attenzioni ed energie senza raggiungere il risultato sperato. Paura e stress, se cerchi di combatterli, aumentano, perché le tue energie funzionano da nutrimento per l’ansia. Accogli invece la tua paura senza giudicarla, semplicemente riconoscendo che è lì.

Paura e stress, se cerchi di combatterli, aumentano

Forse ti sarai sentito spesso demoralizzato, sperimentando un basso stato di autostima, perché hai tante paure che ti impediscono di fare quello che vuoi. Guarda allo stress e all’ansia con occhi nuovi: dietro ogni paura c’è un desiderio. Se hai tante paure significa quindi che hai tanti desideri!

Focalizzati sui tuoi desideri

Focalizzarsi sui desideri ti permetterà di uscire dall’immobilità tesa, indotta dallo stato di paura. In attesa di un pericolo che potrebbe non arrivare mai.

Quando avrai rivolto la tua attenzione a qualcosa di piacevole e positivamente motivante, potrai invece indirizzare tutta la tua energia, per agire con gioia, serenità e determinazione. Questo cambiamento di atteggiamento ha il grande vantaggio di non lasciare più molto spazio alla paura non biologica. E di conseguenza neppure allo stress e all’ansia.

Un esercizio per iniziare con il piede giusto

Prova a fare questo esercizio: prendi 2 fogli. Sul primo, elenca le tue paure, ad esempio, paura di morire, di soffrire, di non vedere più i tuoi cari, di fallire, di perdere la tua libertà, di vivere in un paese in guerra eccetera. Scrivi liberamente tutto quello che ti viene in mente, senza giudizi o censure, con la mente aperta disposta all’accoglienza.

Poi, sul secondo foglio elenca i desideri che si nascondono dietro ogni tua paura. Ad esempio, desiderio di vivere, di essere in piena salute, di godere della presenza dei tuoi cari, di essere prospero, di essere libero, di essere circondato da persone amorevoli a cui vuoi bene, di avere una vita colma di senso, di vivere in un paese in pace eccetera.

Immagina di poter realizzare i tuoi desideri…

La domanda successiva che puoi farti è: quali desideri più profondi si nascondono dietro a questi primi desideri? Riprendendo l’elenco precedente… Perché vuoi vivere? Che cosa vorresti vivere che non hai ancora vissuto? Cosa ti permette di fare l’essere in buona salute? Vuoi condividere con i tuoi cari alcune esperienze in particolare? E così via.

Fai un elenco dettagliato, immaginando di rivogerti al Genio della lampada della fiaba, capace di realizzare con uno schiocco di dita tutti i tuoi desideri. Ricordati che il Genio non conosce niente di te e della tua realtà, perciò gli devi spiegare bene cosa vuoi, con precisione. Altrimenti non capirà.

Regole di base

Se non vuoi una cosa, non nominarla neppure e concentrati sul suo opposto. L’inconscio non conosce la negazione: nel momento in cui nomini una cosa, quella esiste nella tua mente, che sia abbinata o meno a un non.

Ti faccio un esempio. Se ti ripeto tutto il giorno e per giorni interi: non pensare a una mucca color giallo canarino a pois viola, con grandi orecchini da zingara e un immenso sorriso, pensi di farcela a non pensare a questa particolare mucca? E credi che avresti mai pensato a una mucca tanto stravagante se non te lo avessi messo in testa io? Nel momento in cui insisto perché tu non faccia un’azione o non pensi a qualcosa, avrò ottenuto l’effetto opposto.

Partendo da questo presupposto, ti consiglio di trasformare il desiderio di non essere più stressato in quello di essere sereno. Se non vuoi litigare con i tuoi cari pensa intensamente a delle relazioni amorevoli e pacifiche. E così via. Anche l’intento di sconfiggere una malattia va trasformato nel suo contrario: concentrati in questo caso sull’abbondanza di salute.

Coltiva la capacità di desiderare con precisione

Scrivi liberamente il tuo elenco, poi rileggilo con attenzione alla ricerca di ogni negazione. Siamo così poco abituati a esprimere in positivo quello che desideriamo, che spesso usiamo il non senza neppure accorgercene. È una questione di allenamento.

Ricordati anche di formulare ogni desiderio in modo che sia chiaro e preciso. Se dici voglio vivere a lungo sei troppo vago. Il Genio della lampada potrebbe avere come riferimento un’epoca o una zona geografica in cui vivere fino a cinquant’anni significa vivere a lungo.

Inoltre chiedi per te, non per gli altri. Non sai mai cosa è meglio per gli altri. È già difficile capire cosa vogliamo noi e chiederlo in modo corretto. Non imbarcarti in missioni impossibili! Spesso abbiamo la tendenza a voler cambiare gli altri per stare meglio noi. Ma significa scappare da se stessi e dalle proprie responsabilità.
Nel caso desiderassi la guarigione di un tuo caro, puoi chiedere di goderti allungo la sua presenza e di essere in grado di dargli tutto l’aiuto necessario per il suo massimo bene.

Un atto liberatorio

Quando avrai finito di stilare i due elenchi, brucia il foglio delle paure e tieni a portata di mano quello pieno di desideri. Leggilo regolarmente. Partendo da questo foglio pieno di desideri, inizia a elencare una serie di azioni, cambiamenti, attività che ti possono permettere di realizzarli. Infine non resta che una cosa: agire.

Dimagrire senza dieta ecco come fare

Dimagrire senza dieta ecco come fare

Ho un’ottima notizia da condividere con te. Dimagrire senza dieta è possibile. Sarà comunque impegnativo, ma non ti porterà a ossessionarti quotidianamente sul cibo. Al contrario, il percorso che ti propongo non ha nulla a che vedere con quello che mangerai o non mangerai d’ora in avanti. Ha a che fare con un imperativo importantissimo per guarire mente e corpo: conosci te stesso e supererai i tuoi problemi di sovrappeso.

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Lotti quotidianamente con il sovrappeso? Non sei solo

Se stai leggendo questo articolo, molto probabilmente ti sarà già capitato di entrare nel circolo vizioso delle diete, dalle più stravaganti alle più restrittive. Capita a moltissime persone. Anche io ho rischiato di caderci. Nella maggioranza dei casi, questi regimi dietetici portano faticosamente a ottenere qualche risultato, per poi lasciarti con l’amara delusione di riprendere tutti i chili persi qualche tempo dopo. Talvolta il sovrappeso finale è ancora più alto di quello che avevi accumulato prima dell’ultima dieta.

Dopo una dieta talvolta recuperi più peso di quello che avevi prima di iniziarla

C’è anche chi riesce a mantenere il peso forma conquistato con tanti sacrifici, ma solo accettando di vivere perennemente a dieta stretta. Molto spesso, chi combatte in questo modo il rischio di ingrassare non è mai davvero soddisfatto del risultato ottenuto. Perché il suo rapporto con il cibo non è affatto migliorato. Se prima era una persona sovrappeso ossessionata dal cibo, dopo diventa una persona magra o normopeso, comunque ossessionata dal cibo.

Fortunatamente c’è una soluzione. E non è l’ennesima dieta miracolosa. Al contrario. Puoi dimagrire senza dieta, cambiando l’oggetto delle tue attenzioni. Non devi sforzarti di guarire il corpo, combattendo la sua forma e i suoi chili di troppo. E neppure convincerti a tutti i costi che vai bene così come sei e che sarai sempre lontano/a dal tuo peso forma.

Per dimagrire senza dieta il focus non può essere il cibo, ma diventerà la tua mente. Cambiando punto di vista, puntando al benessere psicofisico, dimagrirai senza pesare nessun alimento sulla bilancia.

Dimagrire senza dieta: primi passi

Nei miei oltre 20 anni di carriera come medico, ho messo in pratica un metodo che può essere seguito per affrontare e risolvere diverse problematiche, tra cui c’è sicuramente il sovrappeso. Il mio metodo si basa su un fondamento che indirizza l’intero percorso di guarigione: ogni sintomo e ogni malattia sono un messaggio dal corpo. Il primo obiettivo è quello di riconoscere e comprendere questo messaggio. Per riuscirci, come avrai già capito, devi fare uno sforzo per conoscere te stesso.

Ogni sintomo è un messaggio dal corpo

Alla radice del messaggio che il tuo corpo ti sta mandando, veicolato dai chili di troppo, ci sono delle emozioni bloccate. Se riesci a entrare in contatto con le tue emozioni bloccate potrai procedere verso il cambiamento necessario a favorire la guarigione. Grazie a questo percorso potrai dimagrire senza dieta. I chili di troppo se ne andranno e tu nemmeno te ne accorgerai.  Eviterai il rischio di compromettere la tua salute a causa di regimi alimentari pericolosi. Inoltre non affronterai mai più la delusione di riprendere i chili persi. Dirai per sempre addio all’effetto yo-yo tipico delle diete, che si verifica sia dopo una dieta fai da te sia (purtroppo) dopo molte diete salutari proposte da nutrizionisti e dietologi professionisti.

Ma soprattutto il sovrappeso, interpretato come messaggio, diventa un’opportunità per conoscere se stessi e arricchire la propria vita, oltre che alleggerire il corpo. Il motivo per cui hai sempre ripreso tutti i chili persi è che non ti sei mai interrogato sulla ragione per cui li hai accumulati la prima volta.

Il motivo per cui riprendi sempre tutti i chili persi è che non ti sei mai interrogato sulla ragione per cui li hai accumulati la prima volta

Dimagrire senza dieta: l’approccio di Sophie Ott

Se senti che questo percorso fa per te e sei impaziente di iniziare, ho creato un audio corso: “Sovrappeso, cosa mi racconti?”. Ti permetterà di scoprire e seguire in modo più approfondito il mio metodo, senza muoverti da casa e seguendo ogni passo nel rispetto dei tuoi tempi e delle tue esigenze.

In aggiunta puoi valutare di partecipare a un laboratorio terapeutico di gruppo a distanza, è un’ottima opportunità per lavorare concretamente su un aspetto specifico del tuo problema. Scopri quando saranno i prossimi incontri online visitando questa pagina.

Preferisci saperne di più sul mio metodo prima di intraprendere questo percorso di guarigione? Voglio condividere con te un’importante scoperta fatta nel corso dei miei studi e degli incontri con i pazienti. Molto spesso il sovrappeso porta con sé lo stesso messaggio. Una sorta di denominatore comune che riguarda il vissuto di molte persone che lottano con i chili di troppo. Se vorresti dimagrire ma non riesci, molto probabilmente nel tuo passato c’è una ferita di abbandono profondamente dolorosa.

Se vorresti dimagrire ma non riesci nel tuo passato c’è una ferita di abbandono molto dolorosa

La testimonianza di Elisabetta

Per capire meglio come funziona il mio metodo, non c’è niente di più efficace che raccontare il caso di una mia paziente. Elisabetta ha trent’anni e mi contatta perché vuole liberarsi finalmente dei chili di troppo. Il nostro lavoro inizia con la ricostruzione della storia del suo peso. Risalendo ai primi momenti della sua vita scopriamo che nasce prematura di tre settimane e sottopeso. Durante i primi anni di vita è una bambina magra, inappetente e dalla salute piuttosto cagionevole. Crescendo si rinforza e diventa una ragazzina sana e sportiva.

Il mio lavoro sui chili di troppo inizia dalla ricostruzione della storia del tuo peso

Verso i tredici anni, a causa di un problema di salute transitorio, interrompe di colpo l’attività sportiva e ingrassa velocemente. Il cambiamento fisico viene associato a quello ormonale in atto nell’adolescenza e al fatto che Elisabetta ha accantonato sport e movimento.

A questo punto la paziente inizia un labirintico percorso fatto di diete di ogni tipo, che si rivela inefficace e deludente. Ogni volta che perde con fatica qualche chilo, lo “ritrova” rapidamente e con gli interessi. Quando arriva da me, dopo anni di smarrimento, ha circa venticinque chili in più addosso, che la fanno sentire pesante e poco desiderabile. Le diete non funzionano: ecco perché si è convinta a provare a dimagrire senza dieta.

Cosa si nasconde dietro il sovrappeso

Durante i nostri incontri analizziamo la storia di Elisabetta in profondità, parlando di tutti gli eventi più importanti del suo vissuto. Scopriamo così che esattamente prima di ammalarsi e poi ingrassare, Elisabetta perde una persona molto importante per lei: la nonna materna. La scomparsa avviene a causa di un arresto cardiaco, in modo totalmente inaspettato. L’abbandono improvviso lascia in lei un vuoto incolmabile.

Riparlare di questo evento dà a Elisabetta l’opportunità di liberare emozioni strazianti ancora molto vive nonostante siano passati 15 anni. Individuata la ferita e accolte le emozioni represse per un lunghissimo periodo, le suggerisco un atto simbolico. Elisabetta scrive una lettera alla nonna per salutarla e comunicarle tutto ciò che non ha potuto dirle prima che morisse. A volte basta un semplice “ti voglio bene” oppure un “grazie di esserci stata”.

Dopo aver riconosciuto e accolto le emozioni represse fai un gesto simbolico per chiudere con il passato

Spesso, oltre al dolore della perdita, soffriamo profondamente per la brutalità della separazione. L’atto simbolico, che può essere una lettera, un biglietto che viene liberato nel vento, un audio registrato, è un’opportunità preziosa per creare una transizione e chiudere un doloroso capitolo lasciato in sospeso. I chili in più di Elisabetta le urlavano di prendersi cura della sua ferita di abbandono, che aveva bisogno di essere riconosciuta e curata.

Dire finalmente addio al sovrappeso

Il percorso di guarigione non è mai lineare. Bisogna scavare in profondità. Continuando a lavorare con Elisabetta scopriamo un’altra ferita di abbandono, più antica. A tre mesi di vita Elisabetta è ricoverata d’urgenza nel reparto di terapia intensiva per una bronchiolite. La separazione dai genitori, oltre a essere improvvisa e brutale, dura una settimana. Un tempo lunghissimo per una neonata, tanto più che né la sua mamma né il suo papà sono autorizzati a entrare in reparto, per evitare il rischio di una contaminazione microbica.

Elisabetta capisce che il vuoto vissuto dall’abbandono della nonna nel periodo dell’adolescenza ha risvegliato in lei il dolore per quel vuoto ancora più immenso, lasciato in lei dall’abbandono della mamma a soli tre mesi. Ecco individuata una radice più profonda del suo disagio.

Dopo aver elaborato queste due ferite, Elisabetta osserva delle variazioni naturali nel corpo che non richiedono nessuna dieta o impegno personale. Se non quello di assecondare con fiducia i cambiamenti spontanei: si sente sazia più rapidamente, prova disgusto di fronte ai cibi troppo grassi e dolci. Non ha più bisogno di mangiare tra un pasto e l’altro e il suo corpo si alleggerisce. In due anni Elisabetta si è sbarazzata di quei venticinque chili e da allora continua a mantenere il suo peso forma in modo naturale e spontaneo, mangiando liberamente.

Curate le ferite potrai dimagrire senza dieta e senza alcun impegno da parte tua nel controllo di quello che mangi

Mangiare intuitivo: funziona se guarisci le tue ferite

Probabilmente hai sentito parlare di Intuitive Eating, ovvero “mangiare intuitivo”. Forse hai già fatto un tentativo. Avrai allora scoperto che, per te, mangiare senza regole quello che il tuo corpo ti suggerisce non porta a nessun cambiamento. Tranne forse ingrassare un po’ di più. Il concetto di alimentazione intuitiva, coniato da Evelyn Tribole ed Elyse Resch, nasce per aiutare tutte le persone che, sperando di migliorare la propria forma fisica, si sono messe a dieta un milione di volte, ottenendo pochi risultati se non quello di sviluppare un’ossessione nei confronti del cibo.

Si tratta di un principio intelligente ed è proprio l’obiettivo che vogliamo raggiungere. Ma funziona solo se non ci sono emozioni represse e ferite profonde che chiedono a gran voce di essere curate, manifestandosi attraverso i chili di troppo. Se conosci te stesso e scopri cosa c’è dietro ai tuoi chili di troppo l’alimentazione intuitiva funzionerà anche per te. La seguirai senza bisogno di manuali, in modo istintivo.

I chili di troppo sono una difesa, non una colpa

La mia proposta per chi è in sovrappeso e desidera dimagrire senza dieta è prima di tutto quella di ricostruire accuratamente la storia del proprio peso. Successivamente si indaga su tutto quanto è successo nel periodo precedente all’aumento di peso. Molto spesso questo primo passo permette di vedere il peso in più sotto una luce diversa, dando un senso a questo sintomo vissuto da molti come un calvario o come una colpa. Con questo lavoro puoi arrivare a comprendere che il tuo sovrappeso non è altro che un tentativo del corpo di proteggersi dagli effetti di un evento molto doloroso. La nuova consapevolezza acquisita apre le porte a una riconciliazione intima con te stesso, favorendo, oltre che leggerezza, anche salute, gioia e benessere.

Ti senti pronto per iniziare questo percorso di guarigione che ti porterà a dimagrire senza diete? Trovi il mio audio corso qui
e il mio libro “Conquista per sempre il tuo peso forma. Scopri il rivoluzionario metodo della Bioconsapevolezza per dimagrire senza diete e privazioni”.

A chi è rivolto il mio metodo

Il mio è un metodo che non comporta rischi (a differenza di alcune diete) e può essere applicato in ogni situazione. Se però hai disturbi alimentari che ti hanno portato negli anni a compromettere seriamente la tua salute fisica o soffri di malattie legate all’apparato digerente, diabete, ipotiroidismo o altri disturbi, è importante che al mio metodo tu possa associare le adeguate terapie proposte dai tuoi medici di fiducia. Così facendo potrai curarti con serenità ed efficacia, seguendo un approccio che integra medicina alternativa e convenzionale.

Avere una relazione interpersonale felice: consigli pratici

Avere una relazione interpersonale felice: consigli pratici

Costruire una relazione interpersonale è un’avventura, a volte molto difficile. Per partire con il piede giusto è importante mettersi al centro della propria vita e non cadere nel tranello della relazione clacson.

Oggi voglio raccontarti perché è importante conoscere te stesso per capire come comportarsi con gli altri. E in quale modo partire da te stesso ti aiuta a creare una relazione interpersonale stimolante, serena e vitale, favorendo una comunicazione sana.

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Gli strumenti che vorrei aiutarti a usare sono già in tuo possesso, solo che (molto probabilmente) non lo sai. Sì, perché i miei suggerimenti per costruire e coltivare una relazione interpersonale felice riguardano più il saper essere che il saper fare.

Voglio subito tranquillizzarti su un dubbio che potresti avere. Seguire questi consigli non ti farà perdere la tua autenticità. Al contrario, conoscere e mettere in atto certi meccanismi ti permetterà di essere ancora più autentico e presente, a te stesso e per l’altro. Ogni incontro diventerà così un’opportunità di crescita e valorizzazione del momento che stai vivendo.

Metti te stesso al centro della tua vita

Mettere te stesso al centro della tua vita è il primo passo da compiere per costruire relazioni di qualità. Non vuol dire certo diventare egocentrici, ma piuttosto prendere atto che ciascuno di noi è l’elemento centrale e indispensabile della propria esperienza di vita. In poche parole: se non ci sei tu, non c’è la tua vita.

Quando occupi il tuo posto, viene meno la tentazione di voler essere al centro della vita di un’altra persona e vivere le esperienze al posto suo. Specularmente, diventa più facile arginare qualcuno che pretende di essere al centro della tua vita e fare le esperienze al posto tuo.

Questo cambio di prospettiva, che ti mette di fronte all’esigenza di conoscere te stesso, permette di prevenire tanta confusione nella relazione interpersonale. Inoltre consente di creare i fondamenti per una relazione sana e felice.

Se non ci sei tu, non c’è la tua vita

Allenati quotidianamente alla relazione interpersonale

Il primo strumento per mettersi al centro della propria vita e delle proprie esperienze poggia sul linguaggio. Esprimiti in prima persona quando parli di te.

Può sembrare un suggerimento ovvio ma si rivela difficile da mettere in pratica. Soprattutto per chi è abituato a nascondersi dietro le opinioni altrui. Ti capita di parlare poco di te perché ti senti insicuro o temi di sembrare pretenzioso? Questo atteggiamento mette a rischio la possibilità di coltivare relazioni interpersonali serene. Perché ti rende più difficile conoscere te stesso e farti carico delle tue emozioni e sensazioni.

Ti capita di parlare poco di te perché ti senti insicuro o temi di sembrare pretenzioso?

L’egocentrismo non c’entra nulla. Non ti sto dicendo di metterti al centro del mondo, solo di metterti al centro della tua vita! Si tratta di affermare il diritto di esistere con un’individualità propria. In una società che si definisce liberale e democratica, dovrebbe essere scontato poter esaltare il proprio potenziale umano, unico e irripetibile. La realtà, purtroppo, è più complessa.

Non ti sto dicendo di metterti al centro del mondo, solo di metterti al centro della tua vita! 

Molti di noi finiscono per sacrificare la propria individualità uniformandosi agli altri. Il risultato è una livella che ci appiattisce tutti verso il basso. Sono consapevole che ci vuole coraggio e una buona base di autostima per mettersi al centro della propria vita. Esprimere un’opinione personale o persino una sensazione o un’emozione è difficile. Ma è un passo fondamentale per vivere una vita appagante. Ti invito pertanto ad allenarti. Suggerisco di ascoltarti e ascoltare gli altri, facendo attenzione a questo dettaglio: quante persone intorno a te si esprimono utilizzando la prima persona per parlare di sé e delle loro opinioni? E tu? Qual è la tua abitudine?

Esercitiamoci insieme

Analizziamo tre affermazioni. In questo modo capirai meglio come parlare di te in prima persona, con l’obiettivo di favorire una comunicazione sana e costruire una relazione interpersonale felice. In ciascuna chi parla non si mette al centro della propria vita, nascondendosi dietro generalizzazioni o attribuendo pensieri ed emozioni all’altro.

1 –  “Quando si è sorpresi, si ha la tendenza ad agitarsi e reagire d’impulso”

Commento – Non è vero per tutti. Tante persone reagiscono in un altro modo di fronte alla sorpresa. Si tratta di un’affermazione contestabile che non porta a uno scambio proficuo.
Consiglio – Assumiti la responsabilità delle tue emozioni e osa parlare direttamente della tua esperienza… Prova a dire così. “Quando sono sorpreso, ho la tendenza ad agitarmi e reagisco d’impulso”. Non essendo una generalizzazione che coinvolge altre persone, nessuno può contraddirti. L’affermazione non è più un’opinione ma una testimonianza che non dà adito a discussioni.  Il tuo interlocutore potrebbe decidere di darti dei consigli e/o giudicare sbagliato il tuo modo di reagire, ma non potrà mai contestare quello che senti. È un passo importante per conoscere te stesso e affermare la tua individualità.

2 – “Non mi ami”

Commento – Quest’affermazione è sempre opinabile, perché parliamo dei sentimenti dell’altro. Nessuno può affermare con certezza di conoscere il mondo interiore di un’altra persona, perciò tutte le affermazioni che puoi fare sull’altro potrebbero facilmente essere messe in discussione. Una discussione che non porta da nessuna parte.
Consiglio – Tu d’altro canto sai perfettamente cosa stai vivendo. Perché conosci te stesso, o comunque hai tutti gli strumenti per farlo. Se parli di te favorisci una comunicazione sana ed efficace: esprimi ad alta voce cosa vivi e quello che senti.  “Non mi sento amato(a) quando ti comporti così” è un’affermazione non opinabile che avvicina al vero nocciolo della questione.

3 –  “Fa troppo caldo qui dentro”

Commento –  In questo esempio, nuovamente, si esprime un giudizio assoluto. Dicendo una cosa del genere potresti essere in disaccordo con tutte le altre persone presenti nella stanza, semplicemente perché potrebbero avere una termoregolazione e una sensibilità al caldo differenti dalla tua.
Consiglio – Per prevenire ogni discussione è meglio dire “Ho troppo caldo qui dentro”,  trasmettendo così una sensazione personale alla quale hai pienamente diritto. E probabilmente sarà più facile venire ascoltato. Gli altri potrebbero decidere di venirti incontro, magari aprendo una finestra, anche se non provano il caldo che senti tu. È il valore di una comunicazione sana: non solo ti aiuta a conoscere te stesso ogni giorno di più ma facilita anche la possibilità di essere ascoltato.

Il tranello della relazione clacson

Tu-tu-tu-tu-tu: il suono del clacson riflette perfettamente il problema alla base della relazione clacson. Un rapporto in cui uno dei protagonisti ha la tendenza a parlare sempre dell’altro, o più esattamente sull’altro. Ribadendo in continuazione cosa fa l’altro, cosa pensa l’altro, cosa sbaglia l’altro. Un atteggiamento che restituisce una forte sensazione di invasione. L’interlocutore si sente messo allo strette, come se l’altra persona gli stesse sempre addosso. Impossibile instaurare una comunicazione sana partendo da questi presupposti.

Ho scoperto e approfondito il concetto di relazione “clacson” grazie a Jaques Salomé, esponente francese della psicosociologia, tra i miei insegnanti nel campo della comunicazione.

Conoscere te stesso, porsi al centro della propria vita e usare il pronome personale io quando parli di te, ti farà perdere l’abitudine (che molti di noi hanno, chi più chi meno) di parlare sull’altro. Sarà più facile anche superare le incomprensioni nella coppia e uscire da pericolosi circoli viziosi che minano la relazione amorosa.

Esempi concreti

  • “Sei sempre in ritardo”
  • “Non pensi mai a quello che provano gli altri”
  • “Critichi in continuazione senza nessuna empatia”
  • “Non ti importa del benessere delle persone, conta solo il tuo mondo”

Nella relazione clacson  ci si concentra completamente sull’altro senza pronunciare una sola parola sul proprio vissuto. Questo modo di esprimersi risulta offensivo per l’altro. Chi ci ascolta, sentendosi criticato, si metterà in posizione difensiva, chiudendosi in se stesso.  Oppure cercherà di controbattere alzando la voce e attaccando a sua volta. Molto raramente una situazione di questo tipo è propizia a una relazione interpersonale felice e a una comunicazione sana. Perché lo scambio non è costruttivo.

Nella relazione clacson  ci si concentra completamente sull’altro: chi ci ascolta, sentendosi criticato, si metterà in posizione difensiva

Da un dettaglio del quotidiano poco rilevante in sé, i protagonisti di una relazione clacson si possono trovare a tirar fuori tutto quello che hanno accumulato per anni in termini di frustrazioni, rabbia, delusioni. Ciò può essere talvolta liberatorio e portare guarigione, ma più spesso può comportare una rottura, anche violenta. All’estremo opposto, per non mettere benzina sul fuoco, i protagonisti della relazione potrebbero scegliere il silenzio. La  relazione interpersonale diventa ancor più chiusa e pesante di prima, carica di tutto ciò che non è stato detto, che si accumula ogni giorno di più.

Il silenzio, agendo in modo più subdolo della rottura, porterà a un allontanamento emotivo delle due persone, rendendo progressivamente più difficile una comunicazione sana. E allontanando il traguardo di costruire una relazione interpersonale felice.

Rottura e silenzio sono in agguato nelle relazioni clacson. Entrambe portano all’allontanamento

Abbandona per sempre la relazione clacson

Scegliere di abbandonare il tranello della relazione clacson e assumersi la responsabilità delle proprie emozioni trasforma le affermazioni precedenti. Perché ci si mette al centro della propria vita. Ancora una volta si parte dall’assunto che è importante conoscere te stesso. Prova allora a dire così.

  • Non mi sento accolto/a e preso/a in considerazione”
  • “Ho l’impressione di essere l’ultima ruota del carro”
  • “Ogni volta che arrivi in ritardo non mi sento rispettato(a). È un’intolleranza mia molto marcata, lo so! Però ne rivendico il diritto”
  • “Mi sento svalutato/a in continuazione”
  • “Non mi sento per niente sostenuto/a”
  • “Mi sento terribilmente solo/a in tua compagnia”

In questo caso, pur esprimendo delle verità impegnative, l’individuo è centrato su di sé e parla in prima persona. Di conseguenza la comunicazione non è aggressiva né invadente. Chi parla condivide quello che sente, le sue affermazioni non sono opinabili e aumenta la probabilità di favorire una comunicazione sana. L’altro potrebbe prendere atto di quanto affermato, rimanere scioccato perché non si era mai reso conto della situazione o potrebbe non essere realmente interessato. Ma è più difficile che si chiuda mettendosi sulla difensiva.

Assumerti la responsabilità del tuo vissuto è un passo importante verso la costruzione di una relazione interpersonale felice

Inizia subito!

La cosa più importante è assumersi la responsabilità del proprio vissuto e fare tutto quello che è in nostro potere per favorire una comunicazione sana. Metti in pratica questi consigli fin da oggi. Scoprirai quanto grande è il tuo potere: nel momento in cui ti impegni a conoscere te stesso sarà più facile creare una relazione interpersonale stimolante, serena e vitale, nel rispetto di te e dell’altro.