Gen 22, 2025 | Bioconsapevolezza
Invecchiare bene e felicemente è possibile. L’idea di invecchiare, però, spaventa molti. Alcuni pensano all’invecchiamento come a un processo di disfacimento, una condanna, qualcosa di ingiusto. Invecchiare, però, è un fatto “inevitabile”, quindi è decisamente utile riuscire ad avere un atteggiamento accogliente verso l’età che avanza e mettersi in pace con questo processo.
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Possiamo guardare al passaggio del tempo con occhi nuovi, per attraversare le età della vita in modo armonioso e adatto a quello che siamo. Per farlo, è importante riconoscere che invecchiare ci confronta con il tempo che passa ma anche che il tempo è un aspetto molto legato alla percezione della nostra Mente.
Per il nostro Cuore, la nozione di tempo è quasi inafferrabile e viene sostituita da un senso di eternità del presente. Di solito, da bambini, siamo molto focalizzati sul qui e ora. Poi accade qualcosa e ci ritroviamo a proiettarci costantemente nel futuro. Quante volte ti è capitato di sperare nel passare del tempo per stare finalmente meglio? Lo fanno in molti, nella loro testa si dicono: “starò meglio quando sarò più grande”, “starò meglio quando avrò finito gli studi”, “starò meglio quando lavorerò e guadagnerò dei soldi che potrò gestire in autonomia”, “starò meglio quando avrò trovato l’amore” eccetera.
Questo dialogo interiore si trasforma un giorno in una sorta di nostalgia e il pensiero ricorrente diventa “stavo meglio quando ero piccolo”, “stavo meglio quando ero giovane” e così via. Io ti auguro, magari anche grazie a questo articolo, di imparare a riconoscere il valore di ogni momento della tua vita. Inizia già oggi a investire nel tuo benessere e abbi fiducia nel fatto che quando il futuro arriverà avrai tutte le risorse per attraversarlo.
Invecchiare o maturare
Dentro di te o anche ad alta voce ti capita di dire “non voglio invecchiare”? Vorrei portare la tua attenzione su due ragioni importanti per motivarti a cambiare questo specifico desiderio. Dato che non invecchiare è impossibile se si è vivi, vedere realizzato questo desiderio potrebbe voler dire morire prematuramente. Immagino che non sia quello che desideri profondamente. Ricordati che l’inconscio non conosce la negazione. Avere come obiettivo qualcosa che non vogliamo è un controsenso. Sarebbe come impostare sul navigatore la destinazione “non voglio andare a Milano”.
Avere come obiettivo qualcosa che non vogliamo è un controsenso
Sapere che non vuoi andare a Milano non significa che tu conosca la tua destinazione. Devi scegliere una direzione alternativa: Torino, per esempio. Altrimenti resterai bloccato, focalizzando tutta la tua attenzione su quello che non vuoi. Lottare contro l’invecchiamento significa mettersi contro la vita che scorre. Provare ad andare contro corrente e focalizzarsi sull’invecchiamento rischia solo di farti perdere tempo, gioia e energia e di peggiorare la tua situazione.
Un esercizio per ripensare la vecchiaia
La mia proposta è: poni a te stesso questa domanda. “Cosa immagino di brutto riguardo alla vecchiaia?” Poi, subito dopo chiediti anche: “Cosa desidero al posto di questa visione spaventosa della vecchiaia?”
Parti ora dal tuo elenco negativo pieno di paure. Immagino che avrai scritto parole come: disfacimento, debolezza, perdita di dignità, malattia, isolamento sociale, depressione, noia ecc. Leggilo e poi su un altro foglio elenca gli opposti. Sempre sul secondo foglio, alla fine di questo esercizio, scoprirai alcuni tuoi desideri come: mantenersi in forma, essere in salute, provare gioia, mobilità, flessibilità, vivere una vita sociale ricca e appagante.
Questo è un primo passo, che ti permetterà di trovare ispirazione e iniziare a essere orientato verso obiettivi positivi. Possono facilmente venirti delle idee per favorire un percorso in questa direzione. Azioni o atteggiamenti che possiamo includere nelle nostre abitudini a qualunque età. Cose che possiamo fare nell’intento di ottenere sia risultati immediati, sia a medio e a lungo termine.
Invecchiare bene, il punto di vista di altre culture
Ci sono differenze abissali tra le culture, riguardo alle convinzioni e alle concezioni sull’invecchiamento. Sapevi che dire a una donna nativa americana che sembra più giovane è un insulto? Perché sarebbe come toglierle la sua esperienza e saggezza, che nella cultura degli indo-americani ha una grandissima importanza.
Maturare non è una malattia: si può invecchiare bene, felicemente. Prendi un foglio e fai un elenco di tutti i vantaggi che può avere un’età matura rispetto ai vent’anni.
Bionconsapevolezza e invecchiamento
Se hai già sintomi fastidiosi che imputi all’invecchiamento ci sono vari livelli di azioni che puoi intraprendere, che ora vedremo insieme nel dettaglio.
Puoi agire al livello sintomatico. I capelli che imbiancano si possono tingere, le rughe possono essere ridotte con creme e interventi di chirurgia estetica, i dolori alle giunture si possono lenire con le infiltrazioni e così via. Sono tutte azioni che agiscono sul sintomo.
I sintomi, che considero risultati, sono però influenzati dalle nostre emozioni, che a loro volta sono influenzate dai nostri pensieri. La mia proposta è, dunque, di agire a questo livello più profondo. Più ci svalutiamo esteticamente o continuiamo a pensare a tutto quello che non siamo più in grado di fare come facevamo a vent’anni, più lo stress cronico aumenta e le nostre cellule reagiscono. Il nostro tessuto connettivo e il sistema osteo-muscolo-articolare si attivano per cambiare, visto che continuiamo a bombardarli con il giudizio che non vanno bene così come sono. Questa attivazione provoca nuovi sintomi che imputiamo all’invecchiamento, a conferma che il nostro corpo non è più adatto, affidabile, performante. Entriamo in un vero e proprio circolo vizioso.
I sintomi sono influenzati dalle nostre emozioni
Consigli per invecchiare bene
Come sappiamo, per invecchiare bene possiamo mettere in atto tutta una serie di comportamenti virtuosi che sostengono il funzionamento ottimale del corpo. Possiamo respirare bene, mangiare cibo vitale idratarci, muoverci con piacere nel rispetto del nostro corpo e dei suoi limiti. Dobbiamo, però, anche agire sul nostro dialogo interiore e sulle nostre emozioni. Ti suggerisco un primo passo essenziale a questo scopo: abbandona il confronto con gli altri (soprattutto con i ventenni) ma evita anche il confronto con un ideale di te che ti vede più bello, più agile, più forte, più intraprendente e chi più ne ha più ne metta. Prova a nutrire la tua vita di pensieri più orientati all’amore e l’accoglienza benevole di te così come sei, piuttosto che al giudizio spietato e alla paura. Per approfondire ti consiglio queste letture: link articolo segreto fase rem, dialogo interiore.
Prova a nutrire la tua vita di pensieri più orientati all’amore e l’accoglienza benevole di te così come sei
La funzione crea l’organo
Forse non lo sai, magari è un concetto nuovo per te: la funzione crea l’organo. Se non utilizziamo il nostro potenziale, questo si assopisce. Se non facciamo mai un determinato movimento (di rotazione del busto, per esempio) dopo un po’ di tempo diventa difficile farlo. La nostra capacità di muoverci, se restiamo fermi, perde in ampiezza e flessibilità, le articolazioni diventano sempre meno fluide. Ecco perché dobbiamo rimanere in movimento: possiamo fare Yoga, Qi Gong, Pilates. Possiamo lavorare sui muscoli profondi. Se ci piace abbiamo l’opportunità di camminare, ballare, andare in bicicletta, prendere le scale piuttosto che l’ascensore e così via. Anche solo un piano, per iniziare, va bene. Diamo valore al cambiamento progressivo.
Diamo valore al cambiamento progressivo
La fluidità mentale è altrettanto fondamentale per invecchiare bene. Uscire regolarmente dalla nostra zona di comfort, promuove la creazione di nuove connessioni neurali e di nuove esperienze. Basta poco: prendiamo una strada diversa per andare al lavoro, facciamo colazione in un bar che non conosciamo, laviamoci i denti con la mano sinistra se siamo destrorsi e viceversa.
La fluidità mentale è fondamentale per invecchiare bene
Una volta al mese, possiamo osare di più e fare qualcosa di completamente nuovo: assistere a uno spettacolo di lirica, prendere il treno e scendere a una fermata qualsiasi, visitare una città che non conosciamo bene, fare una lezione di prova di un’attività mai fatta prima. Va bene anche andare a fare una camminata su un sentiero o in un parco che non abbiamo ancora esplorato. Non servono azioni inaccessibili.
Più importante ancora: lavoriamo per adattare la nostra vita alla nostra anima. Sul nostro letto di morte, cosa vorremmo aver vissuto? In quale modo vorremmo essere ricordati? Prendi un foglio ed elenca una serie di azioni ed esperienze da vivere, poi programmane alcune da fare entro la fine di quest’anno.
Tutto inizia proprio oggi
Oggi è il primo giorno del resto della tua vita, indipendentemente da quanto sarà lunga.
Mettere tutta l’attenzione sul presente ha il potere di liberare all’istante dall’ansia del futuro e dell’invecchiamento.
Cosa puoi fare per rendere questo giorno bello e meritevole di essere vissuto? Basta una parola d’amore in più, un’azione fatta in piena coscienza, connessi con il proprio corpo, aperti alle sensazioni.
Mettere tutta l’attenzione sul presente ha il potere di liberare all’istante dall’ansia del futuro
Il tempo che passa è un dominio della tua Mente. Aiutati ad andare oltre grazie alla meditazione e alla mindfulness, attività che permettono di connettersi in un luogo senza spazio e senza tempo.
Impedire alla vita di scorrere è impossibile e non è salutare. Invece, abbiamo la capacità di dilatare il tempo, entrando in uno stato di profondo rilassamento e di presenza piena. Rallentando guadagniamo tempo: questo è un paradosso che solo il Cuore conosce.
Impedire alla vita di scorrere è impossibile e non è salutare
A volte vogliamo rallentare il flusso della vita perché crediamo che la parte più bella è già stata vissuta. E se invece il più bello fosse semplicemente ciò che viviamo qui e ora?
E se maturare sempre di più fosse un’opportunità? Guarda all’invecchiamento con curiosità, è un altro passo per invecchiare bene.
Nov 18, 2024 | Bioconsapevolezza, Peso forma
Il sovrappeso non è frutto del caso ma rappresenta una logica conseguenza delle azioni e delle emozioni di ciascuno. Le emozioni, a loro volta, sono influenzate dai pensieri. In questo blog ho parlato più volte delle cause del sovrappeso e di quale sia l’approccio che propongo per liberarsene, senza doversi sottoporre a faticose diete drastiche e subire l’effetto yo-yo che spesso segue questo tipo di regimi alimentari.
In questo articolo vorrei rispolverare le basi del pensiero della bioconsapevolezza sul sovrappeso. Voglio tornare ai fondamenti di quello che secondo me è un metodo rispettoso per ritrovare il proprio peso forma.
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Farmaci e diete non servono a niente?
Farmaci, integratori, operazioni chirurgiche e tutte le varie opzioni esistenti sul mercato per facilitare il dimagrimento non sono di per sé inutili o sbagliate. Se non si lavora alla radice del problema, però, i risultati raggiunti rischiano di essere solo temporanei.
Il motivo è semplice: tutti gli strumenti che ho citato lavorano sull’obiettivo fisico, il dimagrimento, tramite un intervento esterno che talvolta può essere estremo, se pensiamo per esempio alla chirurgia dello stomaco.
Questi metodi non agiscono minimamente, però, sul processo che porta ai chili di troppo e cioè sulle emozioni e sui pensieri che le provocano. Anche l’azione di diete e affini sul comportamento quotidiano è limitata, di solito alla sola necessità di pesare tutto quello che si mangia, di contare meticolosamente le calorie di ogni pasto e spuntino oppure di prendere tutti i giorni, a una certa ora prefissata, il medicinale o l’integratore consigliato dallo specialista.
Anche l’azione di diete e affini sul comportamento quotidiano è limitata
Pure l’attività fisica, senza dubbi benefica e importante per la salute, non ha effetti a lungo termine sul sovrappeso. Cosa succede a molte persone quando smettono di allenarsi intensamente? Tanti vedono di nuovo il proprio corpo cambiare accumulando peso.
Va benissimo scegliere queste varie opzioni: però se non si lavora alla radice, cioè sulle ragioni per cui il corpo ha bisogno di essere in sovrappeso, il percorso verso il dimagrimento diventa una strada faticosa irta di ostacoli e fallimenti.
Meriti di vivere al tuo peso forma
Molte delle persone “in lotta” con il proprio peso hanno in sé la convinzione di non essere capaci di essere snelle e forse di non meritarlo neppure. Guardano con invidia e senso di ingiustizia coloro che, senza sforzo, si mantengono in forma mangiando più o meno quello che vogliono. Per alcuni il peso non è affatto un problema, mentre per altri è un vero e proprio chiodo fisso. Un motivo di amarezza, vergogna e autosvalutazione.
Anche tu pensi di non essere in grado di dimagrire? Forse ti è capitato di provare più e più volte senza ottenere risultati. Usare strategie inefficaci e faticose, a lungo andare, mina la nostra costanza e il nostro desiderio stesso di dimagrire.
In questo meccanismo mentale è racchiuso il primo errore che ostacola il percorso verso un dimagrimento duraturo e il raggiungimento del proprio peso forma. Sappi che non c’è niente in te che non va: stavi semplicemente usando i metodi sbagliati per te. Di conseguenza il fatto di non riuscire a dimagrire o mantenere il peso forma non andrebbe visto come un fallimento ma piuttosto come un’informazione utile e un potenziale vantaggio evolutivo. Non sei costante quando fai qualcosa che va contro te stesso e ignori un lavoro che andrebbe fatto alla radice.
Sappi che non c’è niente in te che non va: stavi semplicemente usando i metodi sbagliati per te.
Partiamo da una verità che mi piacerebbe che facessi tua: tu vai già bene esattamente cosi come sei. Sei abbastanza. Detto questo, se desideri vivere al tuo peso forma, sappi che lo meriti e hai tutte le capacità per farlo.
Un esercizio pratico per partire col piede giusto
So cosa stai pensando. Se sono sovrappeso e in tutti questi anni non sono mai riuscito (o riuscita) a dimagrire, perché tutto dovrebbe andare per il verso giusto proprio ora? La risposta è semplice: perché potrai usare un metodo differente, rispettoso di chi sei e di quello che senti e pensi.
Lasciamo per un attimo da parte il percorso di fronte a te e facciamo invece un esercizio per coltivare lo stato d’animo giusto. Fai un elenco di situazioni nelle quali hai mostrato capacità, perseveranza, volontà, efficienza. Quest’elenco ha come scopo quello di farti riconoscere che hai queste doti in te stesso e che se l’obiettivo è sufficientemente motivante e la strategia per raggiungerlo rispetta ciò che sei puoi tirare fuori tutto il tuo potenziale. Rileggi quotidianamente quanto hai scritto per fare tacere la vocina interiore che ti dice che sei incapace, senza volontà e senza valore. Puoi dedicare a questo esercizio pochi minuti al giorno che saranno però preziosi e molto efficaci.
Quando il corpo accetta di dimagrire
Una volta che ti sarai riconnesso o riconnessa al fatto che sei capace di volontà e perseveranza, vorrei condividere con te una verità forse spiazzante. Non servono tanta perseveranza e volontà per percorrere la strada che ti propongo. Serve furbizia. In effetti serve mettere il corpo dalla tua parte.
Perché? Perché se il corpo accetta di dimagrire, diventa tutto più facile: basta che decida (per esempio) di accelerare il metabolismo, di diminuire l’assimilazione a livello dell’intestino tenue, oppure ancora di aumentare il lavoro della tiroide. Oppure semplicemente può sviluppare una nausea temporanea che tolga la voglia di mangiare.
Se il corpo accetta di dimagrire, diventa tutto più facile
Al contrario, quando il corpo vuole ingrassare o comunque ostacolare il dimagrimento, il metabolismo può rallentare o può diminuire la secrezione degli ormoni tiroidei. Oppure il corpo può farci provare una voglia irresistibile di mangiare e mangiare ancora.
Alla scoperta di se stessi
Per favorire il dimagrimento duraturo, dunque, devi avere il corpo dalla tua parte. Ti invito allora a indagare le ragioni per cui potrebbe resistere al dimagrimento tanto desiderato.
Per questa indagine ti serviranno curiosità e coraggio: dovrai andare alla scoperta di te e delle tue emozioni. Quello che ti posso dire è che questo viaggio merita l’impegno che richiede. Agendo sui tuoi pensieri e sulle tue emozioni coinvolgerai il corpo in un cambiamento virtuoso verso il peso forma e ogni ostacolo verrà meno. Non credermi su parola: fanne semplicemente l’esperienza. Per approfondire ti consiglio di leggere questo articolo Pensieri positivi e dimagrimento: la forza del dialogo interiore e successivamente anche questo: Grasso corporeo: a cosa serve e perché fai fatica a dimagrire.
Quello che ti posso dire è che questo viaggio merita l’impegno che richiede
Se sei incuriosito e vuoi fare passi concreti verso la riconciliazione con il tuo corpo, puoi seguire l’audio corso “Sovrappeso cosa mi racconti” a disposizione sulla pagina risorse del mio sito e leggere il mio libro “Conquista per sempre il tuo peso forma”.
Apriti alla scoperta di te stesso e delle ragioni profonde del tuo sovrappeso: questo è secondo me il primo passo per raggiungere con successo il peso forma e mantenerlo.
Lug 13, 2024 | Bioconsapevolezza, Consigli pratici
Il rispetto tra uomini e donne è alla base di una relazione sana, di amore e sostegno. Le notizie di cronaca ci raccontano di uomini che operano ogni sorta di violenza sulle donne, le stesse donne che dicono di voler amare e proteggere. Una strada per fare pace tra uomini e donne è oggi, quindi, quanto mai fondamentale.
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Perché le relazioni di coppia, che idealmente dovrebbero essere relazioni d’amore, fondate sul sostegno reciproco e il rispetto, a volte sono invece relazioni tossiche dove non c’è alcun rispetto dell’altro e la violenza domina, manifesta o nascosta? In alcuni casi questo accade fin dall’inizio della relazione, in altri invece è qualcosa che succede nel tempo.
Come possiamo invertire la rotta?
Questo articolo vuole mettere qualche granello di sabbia nei troppo ben oliati meccanismi della violenza tra partner. Creando qualche attrito, vorrei favorire la trasformazione verso una realtà di maggiore rispetto tra uomini e donne.
Rispetto tra uomini e donne, non è questione di genere
Per semplificare, in questo articolo parlerò della violenza degli uomini sulle donne, ma è importante riconoscere che esiste anche la violenza delle donne sugli uomini, benché se ne parli molto poco.
Ciò accade per una ragione piuttosto semplice. Quando una donna viene picchiata da un uomo o subisce una violenza di qualunque genere, di solito suscita negli altri compassione, indignazione, empatia e desiderio di protezione.
Quando si parla di violenza sugli uomini da parte di donne, le reazioni immediate e le emozioni che emergono sono molto diverse: stupore, incredulità, giudizio, stigmatizzazione o persino ilarità. Ciò rende il vissuto degli uomini che subiscono queste violenze ancora più doloroso. La vergogna, spesso, impedisce agli uomini di chiedere aiuto e addirittura di testimoniare il vero di fronte alla giuria o ai propri cari. Soprattutto quando l’uomo è fisicamente più grande e più forte della partner.
Esiste anche la violenza delle donne sugli uomini, benché se ne parli molto poco
Il danno della violenza
Quando manca il rispetto e viene perpetrata una violenza c’è sempre un danno, è un dato di fatto da non sottovalutare. Viene automatico, in caso violenza, cercare il responsabile del danno. Quando viene identificato, ognuno reagisce a modo suo. C’è chi giudica, chi odia, chi condanna, chi insulta perché “non è possibile comportarsi così”. Dall’altra parte c’è anche chi giustifica, perché magari si tratta di una persona che sì, è violenta, ma ha subito abusi durante l’infanzia o ha una partner che non si comporta come vorrebbe la società, o ancora il violento è una persona fortemente stressata.
Quello che non dobbiamo perdere di vista è che, indipendentemente da come viene considerato il colpevole (indegno o vittima a sua volta), il danno è fatto. La violenza c’è stata, non viene cancellata dalle critiche o dalle giustificazioni.
Si spendono tante energie per stigmatizzare l’autore della violenza o per difenderlo, dimenticando di occuparsi del danno e di cosa si possa fare per migliorare la condizione della vittima e del colpevole. Perché si può stare meglio anche quando il danno c’è o c’è stato. Bisogna però lavorarci su. Serve impegno e motivazione.
La giustificazione di chi perpetra violenza
La vittima che rimane all’interno di una coppia violenta ha la tendenza a giustificare le azioni del suo “carnefice”. Spesso crede di poter cambiare il suo uomo, dandogli quell’amore che potrebbe non aver ricevuto durante l’infanzia. In questa missione impossibile la donna sacrifica il proprio benessere, talvolta arrivando a perdere la vita.
Indipendentemente dalle ragioni alla base della violenza, anche se pensi che il tuo partner sia a sua volta una vittima, sappi che farcela da sola, in queste circostanze, è difficilissimo: chiedi aiuto. Esiste una rete nazionale anti violenza a sostegno delle donne. Chiama il numero verde 1522 oppure informati sul sito www.telefonorosa.it/. Troverai professionisti preparati per darti tutto il supporto che ti serve, senza giudizio.
Se sei vittima di violenza chiedi un aiuto qualificato
Cosa possiamo cambiare?
Per riportare il rispetto tra uomini e donne e favorire la pace tra i generi sono tante le azioni che possiamo scegliere di compiere. Il passato non può essere cambiato ma il presente sì. Cosa si può fare per trasformare una situazione infelice e potenzialmente drammatica in un’opportunità per accrescere il proprio benessere?
Ritengo che sia necessario precisare chi è responsabile di cosa. Perché farlo significa sapere cosa abbiamo il potere di cambiare e cosa no. Ci aiuta ad evitare di spendere tempo ed energie inutilmente, in direzioni dove non possiamo intervenire. L’affermazione che sto per fare è molto potente e non tutti sono pronti ad accoglierla: devi ricordare che ogni emozione vissuta è responsabilità di chi la vive, non degli altri. Al contrario, ogni azione è responsabilità di chi la compie.
Le responsabilità in una relazione
Caliamo questo discorso all’interno della violenza tra partner e della mancanza di rispetto tra uomini e donne. La reazione aggressiva appartiene alla persona che urla o picchia. Non è colpa o responsabilità della persona che la subisce. Il modo di vivere una determinata situazione, però, appartiene a noi.
L’altro non è responsabile della mia rabbia, della mia depressione, della paura. Infatti persone diverse reagiscono in modi differenti a una stessa situazione.
La qualità della relazione che vivo con un’altra persona è per il 50 % sotto la mia responsabilità.
Ho il potere di rimanere in una relazione o di interromperla. Intendiamoci: so bene che a volte è molto difficile utilizzare questo potere. La paura può dominare e bloccare le nostre azioni, impedendoci di uscire da una situazione tossica.
Ognuno ha il potere di rimanere in una relazione o di interromperla
Quando si resta in una relazione tossica
Di fatto, le vittime di una relazione tossica, dove non c’è rispetto tra uomini e donne, stanno in qualche modo prestando il loro consenso alla violenza. So che questa affermazione provocherà in molti una grande indignazione, chiedo però a te che mi stai leggendo di continuare a farlo, per comprendere bene il mio discorso. Se guardiamo alla relazione tossica da un punto di vista puramente biologico, per sopportare una tale situazione è necessaria una diminuzione del senso di disgusto emotivo (per scoprire di più sull’emozione primaria del disgusto ti consiglio questo video).
Questa diminuzione della sensibilità al disgusto parla di un passato in cui la persona ha vissuto in un ambiente con poco nutrimento emotivo positivo. C’è stata, quindi una carenza di amore. Un animale che mangia qualcosa di tossico è un animale in una situazione di scarsità di nutrimento, tale da rischiare di morire di fame. Mangiare qualcosa di tossico è il tentativo di riuscire a trovare qualche briciola di nutrimento per sopravvivere.
Di conseguenza, per favorire il processo di guarigione, a queste persone suggerisco di lavorare sulla propria autostima e sul proprio valore. L’intento è quello di riconnettersi all’abbondanza di amore, rispetto, considerazione che si hanno a disposizione e al fatto che si hanno il diritto e la dignità atte a ricevere tutto ciò.
Il passato ci viene in aiuto
Quando rivisitiamo la nostra vita passata e il vissuto dei nostri antenati, possiamo individuare la ripetizione di schemi nocivi che coinvolgono violenze, suicidi, mancanza di rispetto, povertà, svalutazione e così via. Questo può far pensare di essere quasi condannati a vivere situazioni sempre simili, ripetendo lo stesso schema all’infinito.
Per uscire da situazioni tossiche di questo o altro genere e riconquistare la libertà di esprimere tutto il tuo potenziale di gioia e serenità, hai bisogno prima di tutto di riconoscere questi schemi. Per questo voglio guidarti in due processi. Puoi iniziare da sola, ti invito però a farti aiutare da un buon terapeuta affinché tu ne possa trarre il massimo beneficio.
Riconoscere uno schema ricorrente è il primo passo
Un atto inconscio di fedeltà
Guarda al vissuto degli antenati costruendo il tuo albero genealogico. Potresti rintracciare un filo rosso di violenza che si perpetua di generazione in generazione. Subire violenza oggi, nella tua vita, può essere un atto di fedeltà inconscio verso le donne della tua famiglia (tua madre, le nonne). Si tratta di un atto d’amore. Qualcosa che può accadere in diverse situazioni e vissuti traumatici, come suicidi, fallimenti, malattie o povertà.
Come fare per uscire da uno schema che si ripete
Riconoscere che questa ripetizione è un atto d’amore inconscio è il primo passo. Un atto per sentire che appartieni a quel clan, un modo per onorarlo. Per trasformare la situazione puoi connetterti a un amore più grande. Appartieni a questo clan ed è grazie ai tuoi antenati che sei viva oggi. Ti hanno trasmesso la vita. Ti propongo allora di onorare il destino dei tuoi antenati. Uomini e donne. Vittime e carnefici. Ognuno ha fatto il meglio che poteva con le conoscenze, il livello di consapevolezza, le risorse che aveva e all’epoca in cui viveva. Queste esperienze fatte (inclusi i danni inflitti e subiti) vanno ad arricchire il bagaglio emotivo e sperimentale del clan. Tu porti in te le memorie di questi vissuti e puoi farne qualcosa di buono. Oggi puoi scegliere con amore e rispetto di contribuire alla ricchezza di queste esperienze e di sperimentare altro.
Facendo un altro tipo di esperienza rispetto alle donne del tuo clan, non sarai né migliore, né peggiore: darai semplicemente il tuo contributo. Avrai successi e fallimenti anche tu. Agisci per rispettarti e ripristinare il tuo valore di donna, in nome di tutti i tuoi antenati.
Propongo di onorare il destino degli antenati
Ripercorrere il vissuto personale
Un altro processo che puoi mettere in atto riguarda invece il tuo vissuto personale. Descrivi nel dettaglio i fatti di una situazione dannosa che hai vissuto recentemente. Ad esempio: il mio partner è arrivato a casa, stavo stirando, mi ha detto qualcosa, io non ho capito, allora ha iniziato a urlare e tirarmi addosso i piatti. Questa parte dell’esercizio è come una cronaca, una descrizione oggettiva dei fatti priva del racconto delle emozioni.
Il secondo passaggio prevede di descrivere come ti sei sentita in ogni momento: impaurita, colpevole, arrabbiata, in allerta, disprezzata e così via.
Poi fai mente locale e vai a recuperare altri eventi nella tua vita passata, dalla tua nascita ad oggi, in cui ti sei sentita nello stesso modo e hai vissuto emozioni simili. Eventi che possono riguardare uomini e donne, il padre, la madre, altri familiari, insegnanti eccetera. Fai un elenco il più completo possibile. Lasciati guidare dalla similarità con ciò che hai sentito.
Infine, descrivi cosa produce oggi nella tua vita questo modo ricorrente di sentirti. Per esempio: nel passato in tutte queste situazioni mi sono sentita giudicata, sbagliata, non abbastanza per essere amata, una delusione, una creatura ingombrante. Oggi, mi capita di sentirmi subito in colpa, ho sempre l’impressione di sbagliare, se qualcuno è nervoso mi chiedo sempre cosa ho fatto di male.
Perché questo esercizio?
Quando ci accorgiamo che quello che stiamo vivendo è l’ennesima opportunità di rivivere quello che abbiamo attraversato già tante volte, possiamo riconoscere uno schema che ci appartiene. Se questo schema ci appartiene la persona con cui stiamo vivendo il conflitto non è più così prioritaria… Non possiamo cambiare l’altro ma possiamo accogliere il nostro vissuto e questa ripetizione di emozioni/sensazioni che continuano a risuonare in noi. Questo processo può essere fatto da chiunque e in qualunque situazione difficile: permette di conoscere meglio noi stessi.
Dopo aver acquisito consapevolezza su questa cosa, la proposta che ti faccio è questa: oggi sei adulta e puoi accogliere le emozioni della bambina che sei stata. Ad esempio scrivendo una lettera simbolica in cui lasci che la te bambina esprima tutte le sue emozioni, la rabbia, l’impotenza, l’amore non ricambiato, il dolore.
Il passaggio successivo è diventare l’adulta affidabile che può dare a quella bambina ciò che non ha avuto. Parlo di attenzioni, rassicurazioni, protezione, aiuto, stima, amore, il potere di chiedere aiuto eccetera. Assumerai una nuova posizione nei confronti di te stessa che influenzerà le tue azioni, le quali hanno il potere di cambiare la tua realtà.
Se vuoi approfondire il tema delle relazioni di coppia, ti consiglio due articoli che ho scritto:
Dipendenza affettiva nella coppia: cosa puoi fare per evitarla
Dire no, quando fa bene alla coppia e perché
Giu 5, 2024 | Bioconsapevolezza
Dolori a ossa, articolazioni e muscoli sono molto diffusi. Per alcune persone il dolore è localizzato in una sola zona del corpo, a un dito o ad un ginocchio, per esempio. Per altri, invece, i dolori osteoarticolari interessano punti differenti come vertebre cervicali, lombari, mani, ginocchia, dita eccetera. Chi più ne ha, più ne metta!
Come ho spiegato nell’articolo “Scopri come nascono i dolori osteoarticolari”, quando una persona ha dolori in diversi punti del corpo, ogni dolore e localizzazione del dolore parla di un vissuto specifico.
In questo articolo voglio proporti un altro punto di vista, una veduta più ampia, da integrare all’approccio analitico che ho già condiviso.
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Quando una persona sperimenta molti sintomi in diversi punti del corpo, che riguardano tutti la propria struttura, cioè dolori a ossa, muscoli, tendini e così via, solitamente consiglio di osservare e analizzare attentamente il proprio vissuto, e in particolare il modo in cui ci si relaziona con i limiti.
Cosa rappresentano i limiti
I nostri limiti reali, fisici, quelli che riguardano le nostre capacità e possibilità, possono avere un ruolo nella manifestazione dei dolori articolari perché alcune persone (forse capita anche a te), entrano in una fase di resistenza e cercano a tutti i costi di superare tali limiti, lottando di fatto contro se stesse.
Attraverso questo nuovo intervento, vorrei invitarti a guardare i limiti in modo diverso. E se non fossero barriere da abbattere come tori infuriati ma caratteristiche peculiari di ciascuno di noi? Se fosse utile e benefico identificarli e rispettarli?
Sono decenni che lotti contro i tuoi limiti? Ti propongo di sperimentare un altro approccio. Apriti al fatto che ogni limite, se nasce dalla tua vera essenza, può essere persino di aiuto, perché ti protegge da tutto ciò che non fa per te e non ti rappresenta. Torniamo ora ai dolori osteoarticolari diffusi e alla loro genesi.
Apriti al fatto che ogni limite, se nasce dalla tua vera essenza, può essere persino di aiuto
Non ascoltare i segnali provoca dolori a ossa, articolazioni e tendini
Alcune persone, per diverse ragioni, non rispettano i propri limiti. Si tratta di qualcosa che osservo spesso nel mio lavoro. Come mai? La prima ragione che ho individuato è semplice: c’è chi fa fatica ad entrare in contatto con il proprio corpo. In questi casi, la responsabilità è della mente, che agisce come un despota, decidendo in autonomia e contro ogni altra evidenza cosa fare e cosa no, senza prendere in considerazione i segnali del corpo.
Non sentire il proprio corpo impedisce di recepire correttamente i segnali di fatica, stanchezza e difficoltà. Se ti riconosci in questa situazione, forse sai anche che, quando ciò accade, il corpo agisce. Dopo che hai esagerato, il corpo invia segnali a volte molto intensi che ti obbligano ad ascoltarlo. Il messaggio dietro a questi sintomi, come stanchezza e/o dolore osteoarticolare invalidante è lampante: hai superato i limiti.
Facciamo un esempio: hai deciso di fare giardinaggio. Finalmente ti ritagli del tempo e inizi a lavorare su tutto quello che si è accumulato. Sai che potresti non aver tempo nelle prossime settimane e che oggi è proprio il giorno giusto. Dopo qualche ora senti la stanchezza, abbinata a un po’ di dolori alla schiena o alle braccia, per esempio. Però, oggi è il giorno in cui ce l’hai fatta a ricavarti del tempo, allora vai avanti. Dopo qualche ora ancora, ormai la stanchezza è pesante e decidi di fermarti.
Peccato che non hai preso in considerazione che serve ancora una mezz’oretta di attività per riordinare tutto. In pratica, ti fermi davvero solo dopo ore rispetto a quando il tuo corpo ti aveva chiesto di non sforzarti più. Quale è il rischio? Avere dolori osteo-muscolari per giorni e giorni, che ti impediranno un’attività quotidiana serena e che registreranno nella memoria un ricordo negativo sul giardinaggio.
Non riuscire a riconoscere i propri limiti, anche temporanei
La seconda ragione riguarda la difficoltà di riconoscere i propri limiti. Non riuscire a vederli e di conseguenza ritrovarsi in situazioni che non si è capaci di affrontare con serenità. Facciamo un esempio per chiarire.
Non sai sciare, hai appena fatto la tua prima lezione di sci, ma i tuoi amici ti invitano a seguirli su una pista nera: non ricordano quale sia il tuo livello. Tu scegli di andare perché pensi che in fondo puoi cavartela, invece ti metti in una situazione di stress acuto, perché non sei in grado di arrivare in fondo alla pista senza cadere e magari finisci anche per romperti un osso o comunque farti molto male.
Non riconoscere i limiti porta a ritrovarsi in situazioni che è difficile affrontare con serenità
Quando riconosciamo i limiti, occorre rispettarli
Dall’altra parte ci sono persone che sono in grado di comprendere, e anche bene, i propri limiti, ma non possono o non vogliono accettarli. Si intestardiscono a fare quello che credono di dover fare, a tutti i costi, senza darsi tregua. Nell’esempio precedente, lo sciatore principiante potrebbe essere consapevole dei propri limiti ma non prenderli in considerazione per paura di deludere i suoi amici. Queste persone sanno di non essere capaci di fare determinate cose ma rifiutano di accettarlo, non riescono a sentirsi degni, all’altezza, non riescono ad amarsi con quei limiti. O invidiano, svalutando se stessi, chi è in grado di fare ciò che a loro è precluso.
Cercare un equilibrio che favorisca il benessere
Non fraintendermi, non sto suggerendo a nessuno di rimanere sempre e comunque nella propria zona di comfort senza mai fare nulla di nuovo, senza impegnarsi per crescere, migliorarsi, osare e acquisire nuove competenze. Come ho già spiegato in un altro articolo, però, un pesce è un pesce: sforzarsi contro ogni evidenza di essere ciò che non siamo può farci solo del male.
Se anche tu ti trovi in questa situazione, se leggendo hai capito che i tuoi dolori a ossa, articolazioni e muscoli potrebbero essere dovuti al fatto che non accetti i tuoi limiti, ti consiglio di riflettere su una cosa. Per stare in salute è importante trovare un equilibrio tra due estremi: il pensiero di essere totalmente limitati e quello di essere, al contrario, senza limiti, onnipotenti.
Per stare in salute è importante trovare un equilibrio tra due estremi
Due facce della stessa medaglia
Tutti abbiamo dei limiti, è un dato di fatto: siamo umani e viviamo sulla Terra, dove siamo soggetti alla forza di gravità, dobbiamo sottostare alla nostra biologia, abbiamo bisogno di respirare, bere, mangiare eccetera. Limiti palesi, che la maggior parte di noi accetta senza troppi problemi. Non possiamo volare senza l’aiuto della tecnologia, la nostra biologia non ce lo consente. Così come non possiamo respirare sott’acqua senza bombola di ossigeno.
Dall’altra parte, abbiamo uno spirito che ha un potenziale enorme, inafferrabile per la nostra mente cosciente. Questo potenziale può essere esplorato e, se scegliamo di farlo, scopriremo uno spazio molto più ampio di azione, un nuovo modo di essere che facilita la vita e il benessere. Non possiamo, però, diventare puro spirito fino a quando abitiamo il nostro corpo.
Un’evoluzione fisica armoniosa
Guardando solo al corpo e alle sue possibilità, c’è comunque un modo per spingere molto più in là i propri limiti, avanzare, crescere. Puoi ampliare il tuo raggio di azione, competenza e padronanza di tecniche e abilità facendo esercizio in modo costante, progressivamente. In questa maniera ti impegnerai, ti sforzerai anche, ma rispettando il corpo così com’è in ogni momento. E il piacere che proverai sarà di gran lunga superiore alla fatica.
Un allenamento adatto e progressivo rinforza competenze e abilità, nel rispetto di un corpo in evoluzione. Ed è sempre possibile “alzare il tiro” man mano che si migliora e il corpo cambia. Facendo piccoli passi, puoi rendere adatta la tua struttura senza creare uno stress tale da scatenare sintomi e problemi quali infiammazioni, rotture, artriti, tendiniti e così via.
Puoi ampliare il tuo raggio di azione facendo esercizio in modo costante
Quando la competizione promuove i dolori a ossa, articolazioni e muscoli
Lo spirito di competizione è terreno fertile per lo sviluppo di dolori a ossa, articolazioni e tendini. La competizione è qualcosa di diffuso nella nostra società e favorito negli sport, ma anche sul lavoro. Dobbiamo affrontare gare, confronti, premi… Esiste però una forma di competizione più subdola, quella che si fa con se stessi per raggiungere un ideale di noi che esiste, spesso, solo nella nostra testa.
Oltre i dolori osteoarticolari
Il mio discorso, partendo dai dolori a ossa, articolazioni eccetera, si allarga a una filosofia di vita. Ti propongo un modo di vivere in grado di sostenere un sano equilibrio dinamico, fisico ma anche emotivo. Sottraendoti a un modello ideale esterno o interno che ti spinge a un confronto spietato e non ti fa mai sentire all’altezza, puoi sentirti libero di sperimentare, con rilassatezza.
Il percorso di vita diventa un’esplorazione del proprio potenziale ricca di curiosità, all’interno della quale ci si confronta con i diversi eventi della vita e si scoprono senza giudizio capacità, incapacità, talenti e limiti. Una strategia di questo genere non mette sotto stress insopportabile la nostra struttura fisica ed emotiva: la mette semplicemente in gioco.
Un modo nuovo e sano di mettersi in gioco
Sappi che è sempre possibile mettersi in gioco con piacere e senza rischiare di sviluppare sintomi. Quando non riesci a capire se stai rischiando di attivare uno stress eccessivo che richiederà una risposta del tuo corpo e che si tradurrà in sintomi tra cui anche dolori a ossa, articolazioni e tendini, prova a farti queste due domande.
- Stai agendo con piacere al massimo del tuo potenziale? Se lo stai facendo di certo non stai soffrendo, e man mano vedrai te stesso crescere nel tuo potenziale e migliorare.
- Ti stai impegnando per raggiungere a tutti i costi una determinata performance indipendentemente dal tuo stato fisico-emotivo reale? Forse proverai uno stato di angoscia latente, perché il messaggio che risuona nella tua testa, molto probabilmente, è un messaggio svalutante. “Non sono adatto in questa situazione”, “Non valgo niente”, “Sarò eliminato dal mio clan”, “Nessuno mi noterà”, “Non mi ama nessuno” eccetera.
Mettersi in gioco con piacere e senza rischiare di sviluppare sintomi è sempre possibile
Come prevenire i sintomi psicofisici
Vuoi fare qualcosa di utile e positivo riguardo ai tuoi limiti? Esercitati, come prima cosa, a riconoscerli e accettarli. Impara a rispettarli. Cosa vuol dire? Prendili in considerazione senza riferirti ad essi in modo negativo, adatta la tua vita e le tue azioni per rispettarli e addirittura (perché no?) onorarli.
Immaginando di essere al centro di un cerchio il cui perimetro è rappresentato dai nostri limiti, c’è un grande spazio dentro a questo cerchio. Puoi passare una vita al confine o fuori dal cerchio distogliendo l’attenzione e perdendo l’opportunità di crescere in modo armonioso, sperimentando il tuo vero potenziale. Ad un pesce non serve arrampicarsi sugli alberi, gli serve saper nuotare e respirare sott’acqua.
Per esempio, conosco una persona che ha avuto durante l’infanzia così tanti problemi di salute che ha potuto fare poca attività fisica. È diventato un bravissimo pittore che trasmette bellezza con i suoi quadri. Quanti altri esempi di questo genere esistono? Di persone che, poiché sono state limitate in un campo, hanno sviluppato talenti in altri settori?
Quando penso a queste situazioni, vedo il limite come una porta che si chiude per indirizzare in un’altra direzione, più adatta alla realizzazione di quel singolo individuo.
Adatta la tua vita e le tue azioni per rispettare e addirittura onorare i tuoi limiti
Dalla svalutazione all’accoglienza
Prima di giudicarti subito come inadatto o comunque sbagliato, ti propongo di fare qualcosa di diverso e utile. Osserva il tuo limite e su un foglio prova a rispondere a queste domande.
- Quale è il vantaggio di questo limite?
- Potrebbe essere utile chiedere aiuto?
- Mi dà veramente gioia l’idea di fare questa cosa che mi è così difficile?
- Come posso fare diversamente (scatenando la mia creatività) per ottenere quello che voglio senza pesare sul corpo perché resisto al limite?
Talvolta un limite c’è perché hai altro da fare, cose più importanti per te e per il mondo. Oppure perché c’è un modo per risolvere un determinato problema o situazione più adatto a te e più efficiente: la tua anima lo sa. Ovviamente non credermi sulla parola, sperimenta e fatti la tua idea.
Mag 8, 2024 | Bioconsapevolezza, Conoscersi
Come nascono i dolori osteoarticolari? Secondo l’approccio convenzionale, le ragioni dietro ai dolori osteoarticolari possono essere diverse. Tra le cause individuate ci sono i traumi fisici, grandi o piccoli, i movimenti sbagliati, i cosiddetti “acciacchi dell’età dovuti all’usura”. In pratica delle ragioni meccaniche. A volte vengono prese in considerazione anche cause infiammatorie come l’artrite, che sarebbe dovuta a reazioni immunologiche.
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Ma se le cause fossero solo meccaniche o immunologiche perché c’è chi ha mal di schiena a livello lombare e non cervicale, quando invece i raggi X mostrano artrosi ai due livelli o addirittura nessun problema strutturale?
In caso di artrite, invece, perché alcuni hanno male alla mano destra e non alla mano sinistra? Al mignolo e non al dito medio? In questo articolo ti voglio proporre un modo complementare di considerare i tuoi dolori osteoarticolari.
Ogni sintomo, infatti, racconta una predisposizione e una modalità di affrontare una determinata situazione. Nel caso dei dolori osteoarticolari, il vissuto emotivo profondo, a volte inconscio, è legato a un senso di inadeguatezza. Il messaggio sotteso, cioè, può essere “la mia struttura non è adatta”, “non ce la faccio”, “non sono capace”. In sintesi, si vive un senso di svalutazione.
La svalutazione nel senso biologico
In biologia, quando si parla di svalutazione, non si intende una svalutazione di tipo psicologico. Spesso non ci si rende conto del vissuto emotivo, e questo è un dato di fatto comune a moltissime persone. Per comprendere meglio quello di cui stiamo parlando, cioè quale sia il vissuto biologico, è più facile pensare agli animali.
Spesso non ci si rende conto del vissuto emotivo, e questo è un dato di fatto comune a moltissime persone
L’animale è “più semplice”, o meglio più biologico e concreto, perché vive la realtà. Non ha le ansie e le paure tipiche dell’essere umano riguardo a situazioni astratte, future, virtuali, immaginarie. Non vive, cioè, quegli stati d’animo che portano confusione e sono legati più alla cultura, al proprio ego e a un dialogo interiore non sano.
L’esempio dell’animale ci aiuta a comprendere davvero
Per comprendere l’aspettò biologico e capire come nascono i dolori osteoarticolari dobbiamo mettere da parte le sovrastrutture legate a ego e aspetti mentali per tornare a pensarci e considerarci come mammiferi, animali con dei bisogni fondamentali. Un animale che vive un momento di svalutazione è, per esempio, un animale che non riesce a scappare o a correre abbastanza velocemente per sfuggire ai predatori o restare insieme al suo branco, perché non ha la potenza muscolare adatta. Un cane che non riesce a saltare al di là di una recinzione perché questa è troppo alta.
Non stiamo parlando di un blocco psicologico e mentale, un messaggio tipo “non valgo”, “la mia vita non ha senso”, “non merito di essere felice”. È qualcosa di profondamente diverso.
Il corpo agisce in tuo aiuto
Quando si vive un senso di inadeguatezza relativo alla propria struttura fisica, il corpo comprende che è necessario un cambiamento e di conseguenza si attiva per cambiare di fatto, concretamente, e diventare più adatto. A seconda della struttura “chiamata in causa” le necessità di modifica e potenziamento possono essere diverse e riguardare ossa, legamenti, tendini, articolazioni, muscoli: il corpo crea una risposta diversa, su misura.
Un dettaglio importante che bisogna sempre tenere in considerazione è che, durante il momento di stress che identifichiamo con la fase di “azione e modifica”, il corpo non esprime sintomi di alcun tipo.
Il corpo comprende che è necessario un cambiamento e si attiva per cambiare di fatto, concretamente, e diventare più adatto
I dolori articolari arrivano dopo. Quando si supera la situazione stressante che ha innescato il bisogno di cambiare e l’intervento del corpo, allora si attivano infiammazione e dolore, che noi comunemente mettiamo (quando riguardano ossa, muscoli e tendini) sotto il cappello dei “dolori osteoarticolari”.
Facciamo degli esempi che ci riguardano da vicino
Un esempio molto concreto che non riguarda gli animali ma noi esseri umani, potrebbe essere quello di una persona che sta portando delle borse molto pesanti. Il peso è troppo ma ci prova e ce la fa lo stesso. Il pensiero biologico sotteso a questo evento sarà “la mia struttura fisica non è adatta a portare queste borse”. Nei fatti, la persona farà fatica fisicamente, senza per forza avere pensieri consci. In un secondo momento, però, accuserà dei dolori.
Facciamo un altro esempio. Quando non riesci ad aprire il barattolo della marmellata e si tratta magari di un evento ripetuto, che accade ogni mattina, il tuo corpo vive quotidianamente una svalutazione biologica. La tua struttura non è adatta per compiere quell’azione e poiché la situazione continua a ripetersi è possibile che tu viva un dolore cronico.
Dolori articolari specifici di tipo localizzato
A seconda della localizzazione del dolore o dell’infiammazione, è possibile capire per quale tipo di azione, movimento o gesto il corpo vive lo stress di non farcela, di non essere adatto.
Il pensiero biologico del corpo (non della mente!) è di questo tipo: non ce la faccio a trattenere, sostenere, avanzare, afferrare, allontanare, respingere, cucire con precisione e così via.
Il pensiero biologico è del corpo, non della mente
La buona domanda per ridurre i dolori osteoarticolari
Un modo per iniziare a indagare in autonomia la radice del proprio disagio è farsi questa semplice domanda: “quale è il movimento che non riesco a fare a causa del dolore?”. Una volta individuato questo movimento, potremmo osservare in quale situazione sarebbe utile compierlo, o in quale situazione cerchiamo di farlo senza ottenere un risultato soddisfacente.
L’esempio della spalla destra per un destrimano
Se il movimento che ti provoca dolore è quello di portare avanti il tuo braccio destro, prova a indagare in quali situazioni fatichi ad abbracciare, cioè a portare verso di te. Se al contrario senti male quando porti il gomito indietro, verso la schiena, cerca di capire se vivi una situazione in cui non riesci ad allontanare una persona che “ti sta addosso”.
Il lato destro, per un destrimano, è legato al padre, al partner oppure ai fratelli e sorelle.
Il lato sinistro, sempre per un destrimano, è legato alla madre e ai figli.
Il dolore potrebbe anche interessare un qualunque altro movimento. Ogni volta è importante osservare a cosa serve il movimento e cercare di capire a cosa potrebbe essere collegato.
Ogni volta è importante osservare a cosa serve il movimento e cercare di capire a cosa potrebbe essere collegato
Come nascono i dolori osteoarticolari alle cervicali
Quando si hanno dolori alle cervicali, consiglio di analizzare con attenzione il tipo di dolore. Si fa fatica a girare la testa a destra, a sinistra, ad abbassare la testa, oppure ad alzarla? Ogni movimento è legato e ci orienta ad analizzare un’azione specifica: il mio torcicollo mi impedisce di girare la testa a destra e a sinistra? Provo a chiedermi qual è stata la situazione stressante in cui era in gioco un “no” che volevo dire e che non sono riuscito a pronunciare, oppure che sono stato obbligato a dire.
Qual è invece la situazione in cui non devi guardare a destra e sinistra per non distrarti, perché è molto importante che focalizzi la tua attenzione su quello che hai davanti?
Non riesci ad abbassare la testa? Qual è la situazione stressante in cui vivi una sorta di sottomissione che ti fa stare male?
Il dolore che provoca dolore
Quando finalmente si supera la situazione stressante legata al movimento che non si poteva/doveva/riusciva a fare, il corpo si rilassa e sviluppa uno stato di infiammazione che si esprime (anche) attraverso il dolore.
Il dolore ha un suo senso e un significato profondo: il corpo ti “chiede” con gli strumenti che ha, di far riposare la zona osteoarticolare che ha attraversato il cambiamento, per permettere che recuperi al meglio le sue funzioni e ripristini un completo stato di benessere.
Il corpo chiede con gli strumenti che ha di far riposare la zona osteoarticolare
Il dolore limita nell’azione e ora hai capito che è un bene. Però, se non conosciamo questo vantaggio biologico e viviamo la situazione solo come un impedimento di tipo negativo, si concretizza il rischio di riattivare lo stress legato alla svalutazione biologica iniziale. Non riesco a fare il gesto a causa del dolore; quindi, il corpo si riattiva di nuovo per poi rilassarsi, di conseguenza si scateneranno l’infiammazione e il dolore e così via. In un continuo circolo vizioso di infiammazione.
In questi casi, la conoscenza che sto condividendo serve proprio a non preoccuparsi quando si presenta un dolore osteoarticolare e a lasciare che il corpo possa riposare quando serve. Possiamo farci aiutare dai farmaci per ridurre il dolore e l’infiammazione, rispettando però la necessità di quella parte di noi di non muoversi o muoversi molto poco, per il tempo che serve a ripristinarsi completamente.
Gen 2, 2024 | Bioconsapevolezza, Conoscersi
Gestire le emozioni non significa reprimerle e neppure modificarle. Troppo spesso, le emozioni ci fanno paura perché crediamo che, se ci lasciassimo invadere da esse, ne rimarremmo schiacciati, disintegrati, in qualche modo sconfitti. È infatti diffusa l’erronea convinzione, forse anche tu la pensi così, che nel momento in cui accettiamo di sentire alcune emozioni queste ci abiteranno per sempre. Molte persone hanno paura di precipitare in un abisso senza fondo dal quale sarebbe impossibile uscire.
Ecco che diventa ovvio, partendo da queste convinzioni, il desiderio di gestire le emozioni nel senso di domarle, cancellarle, soffocarle.
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In questo blog ho già raccontato che il mio punto di vista sul tema è molto diverso. Anzi, potrei dire che è diametralmente opposto. Esprimere le emozioni è molto importante e oggi voglio raccontarti di un passaggio aggiuntivo essenziale per gestire le emozioni in modo nuovo. Il mio intento è aiutarti ad abbracciare anche le emozioni più potenti, con l’obiettivo di evitare che si accumulino. Evitare questo accumulo emotivo fa parte, per me e secondo il mio approccio terapeutico, della vera prevenzione delle malattie.
Vediamo allora come puoi fare perché le emozioni non rimangano troppo a lungo attive nel tuo organismo.
Primo passo per gestire le emozioni, capire da dove vengono
Spesso diamo la colpa delle nostre emozioni agli altri. “Sono arrabbiata perché mio marito non mi rispetta”. “Sono frustrato a causa del mio capo, mi chiede di lavorare moltissimo ma non mi paga abbastanza”. “Sono esausta: mio figlio mi fa impazzire”.
Gli altri, in realtà, non sono affatto responsabili delle nostre emozioni; esse ci appartengono e siamo noi a crearle. Le emozioni sono il risultato del nostro personale modo di vivere, in un determinato momento, una certa situazione.
Detto in altri termini, non sono gli eventi o le persone a provocare le emozioni. Questo diventa chiaro se rifletti sul fatto che di fronte a uno stesso evento dieci persone differenti possono avere altrettante emozioni diverse. Tra loro quasi sicuramente ci sarà anche chi rimarrà totalmente indifferente.
Le emozioni sono messaggi che raccontano quello che accade dentro di te, non quello che sta accadendo fuori.
Non sono gli eventi o le persone a provocare le emozioni, siamo noi stessi
Le emozioni condizionano azioni e risultati
Un’emozione si scatena dentro di te nel giro di pochi millisecondi (e quindi a una velocità che rende la cosa impossibile da controllare), insieme a essa si scatenano anche delle reazioni fisiche automatiche.
L’emozione provoca reazioni interne all’organismo (che puoi percepire oppure no). Secondo il tipo di emozione si possono verificare ad esempio un arrossamento del viso, l’aumento del battito cardiaco, l’inarcamento delle sopracciglia, l’irrigidimento della schiena. la dilatazione dello stomaco, la contrazione della mascella e così via.
Ogni emozione è anche accompagnata da una o più re-azioni agli stimoli esterni. Queste re-azioni (cioè azioni non propriamente volontarie rivolte all’esterno in risposta allo stimolo emotivo) sono un po’ più lente; per questo ci danno il tempo di scegliere se assecondarle o meno. In alcuni casi contrattacchiamo verbalmente in modo aggressivo, oppure smettiamo di parlare di colpo. In altri casi parte uno schiaffo, ci spostiamo di scatto, cambiamo posizione, ci blocchiamo fisicamente e così via.
L’emozione non si può impedire
Mettiti il cuore in pace: non puoi fare nulla sul momento per impedire a un’emozione di nascere e neppure per bloccare i suoi effetti fisiologici immediati. Hai però un grandissimo potere: puoi scegliere cosa fare di questa emozione, cioè se rifiutarla o accoglierla.
Scegliere di accogliere l’emozione, però, non significa darle il potere di farci reagire in modo automatico e controproducente. In effetti, quando siamo in balia delle nostre emozioni, non agiamo ma re-agiamo. Queste re-azioni ci portano spesso fuori strada e sono controproducenti rispetto ai nostri obiettivi e desideri profondi.
Cosa facciamo spesso
Spesso quando arriva un’emozione, intensa o meno che sia, blocchiamo il respiro e andiamo in contrazione per reprimerla e resistere ai suoi effetti. Questo non è saper gestire le emozioni.
Gestire le emozioni positivamente vuol dire invece trasformarsi in ampi contenitori che si lasciano attraversare dalla tempesta emotiva, respirando e restando fermi. Accogliere l’emozione è un’azione attiva e consapevole di osservazione, senza re-azioni.
Gestire le emozioni positivamente significa anche lasciarsi attraversare dalla tempesta emotiva
Cosa significa accogliere un’emozione
Accogliere un’emozione che vogliamo gestire in modo positivo e utile per noi significa riuscire a viverla in tutta la sua potenza, accettando di essere completamente coinvolti, senza però identificarci con essa. Significa anche accettare di non giudicare quest’emozione.
Quando un’emozione arriva, non cercare di razionalizzare pensando se sia giusta o sbagliata, legittima oppure no. Semplicemente prendi atto che c’è e lasciale spazio. Se le emozioni sono accolte, diventano effimere e non c’è ragione di aver paura che ti invadano a lungo.
Il rilassamento dopo lo tsunami emotivo
Dopo qualche minuto, o più raramente dopo qualche ora, di un vero e proprio tsunami emotivo, arriverà la fase del rilassamento. Proprio come il mare si calma ogni volta dopo la tempesta. Vedrai: a quel punto sarai libero dall’emozione e ti sentirai più vitale, anche se molto probabilmente sarai stanco. Si sperimenta, di solito, quella stanchezza rilassata tipica delle fasi successive a uno sforzo fisico importante.
Avendo accolto senza giudizio l’emozione, ci sarà tutto lo spazio libero per la serenità e la gioia. È proprio questo il vantaggio di accogliere le emozioni, evitando di reprimerle o nasconderle.
Abbi fiducia: dopo un momento di disperazione o di furia, potresti veramente provare una grande gioia. Ti sembrerà impossibile se non ne hai ancora fatto l’esperienza ma invece è proprio così.
Imparare dai bambini a gestire le emozioni
Recuperiamo la spontaneità e l’autenticità del bambino che è capace di piangere disperato per dieci lunghi minuti per poi scoppiare in una fragorosa risata pochi istanti dopo.
Nella mia esperienza, la gioia e la serenità provate dopo uno sfogo emotivo nascono dal fatto di aver lasciato agire l’emozione ed essersi liberati della tensione emotiva accumulata.
C’è anche un livello più profondo all’origine di questa gioia e serenità. La gioia profonda e sottile legata al fatto di aver accettato noi stessi e l’emozione, piacevole o spiacevole che sia. I nostri lati oscuri, in questo modo, diventano molto meno cupi e spaventosi proprio perché li abbiamo accolti.
Prova tu stesso. Dopo aver accettato di vivere un’emozione, specialmente una di quelle che ritieni scomode o sconvenienti, senza giudicarti, sentirai in te qualcosa di nuovo, l’apertura verso te stesso e verso gli altri. Una sensazione di amore, gioia e pace che provengono dall’interno.
Gestire le emozioni positivamente vuol dire pure accettare i lati più cupi e oscuri di noi stessi
Gestire le emozioni positivamente porta a un cambiamento
Nel tempo, man mano che si sperimenta la sensazione di pace data dall’accettare le emozioni e viverle liberamente, senza pregiudizi, costrizioni o paure, la vita diventa più leggera. Gestire le emozioni positivamente permette di essere semplicemente quello che siamo e di vivere sempre di più in pace con noi stessi e gli altri.
La spontaneità nella nostra società, è fattibile?
So già cosa stai pensando: come si fa nella nostra società a lasciar liberamente agire le emozioni? “Non posso infuriarmi con il mio capo”. “Non è possibile scoppiare a piangere durante una lezione”. “Come faccio a urlare contro lo Stato?”.
Ci sono situazioni nelle quali esprimere le nostre emozioni potrebbe essere controproducente. Per paura di “versare benzina sul fuoco”, crescendo impariamo a trattenere le emozioni.
Per ora le cose stanno così: la nostra società non vede di buon occhio la possibilità di esprimere le emozioni liberamente. Aspettando che l’umanità evolva e cambi atteggiamento nei confronti delle emozioni ti suggerisco una strategia, quella dei post-it.
La strategia dei post-it
Quando un’emozione sta arrivando e non pensi di essere nelle giuste condizioni per esprimerla liberamente scrivi mentalmente un post-it, un appunto da conservare dentro di te.
Ricordati di tornare sull’emozione in seguito, quando sarai libero di esprimerla. Le emozioni possono essere accolte anche a distanza, ripensando alle situazioni che le hanno generate. Per aiutarti a farlo puoi scrivere una lettera. Mi raccomando: usa carta e penna, al computer l’effetto non sarebbe lo stesso.
Quando esprimere le emozioni non è possibile perché non sarebbe socialmente accettato, possiamo usare alcuni espedienti per non reprimere le emozioni ma accoglierle in un secondo momento
La lettera e l’atto simbolico del fuoco
Pensa alla situazione che ha generato l’emozione che ti sei sentito costretto a trattenere e scrivi tutte le parole che ti vengono in mente.
Scrivi rivolgendoti alla persona o all’evento che pensi sia la causa scatenante dell’emozione (anche se in realtà la causa scatenante è il tuo modo di vivere la situazione). Ad esempio puoi scrivere “Signor capo non può trattarmi così! È profondamente ingiusto! Sono furioso…”. Oppure “Maledetti politici che non mettete al primo posto il benessere dei cittadini! Servirebbe così poco per far funzionare tutto al meglio!” e così via. Sviluppa tutti gli argomenti e sfoga liberamente le parole trattenute.
Non cercare di essere gentile, educato, simpatico o rispettoso, non avrebbe senso. Questa lettera non verrà mai recapitata a nessuno, non verrà letta da nessun altro a parte te. Scrivi di pancia: insulti, esagerazioni, generalizzazioni, sentenze drastiche… Tutto è permesso. Intanto che ti sfoghi verbalmente, respira, osserva e accogli anche le reazioni del tuo corpo.
Dopo aver liberato l’emozione in ogni sua parte, puoi bruciare la lettera per trasformare il suo contenuto in cenere: una sostanza leggera e fertile.
Puoi eliminare la cenere gettandola nel water oppure spargendola nella terra ai piedi di una pianta. Poiché la cenere è fertile, aiuterà la pianta a crescere. In questo modo avrai trasformato e messo di nuovo in circolo, nel ciclo della vita, ciò che era rimasto bloccato dentro di te.
La scelta di accogliere le proprie emozioni
Se ignoriamo le nostre emozioni e ci rifiutiamo di ascoltarle e prenderle in considerazione, accettiamo di essere in balia di quello che ci accade e che proviamo. Ci troviamo ad agire in modo automatico senza comprenderne le cause. Le emozioni ci gestiscono e ci sentiamo senza potere. Inoltre, perdiamo una preziosa occasione per conoscere noi stessi.
Quando invece scegliamo di essere attivi e osservare cosa accade nel momento in cui nasce un’emozione, abbiamo l’opportunità di comprendere:
- il contesto in cui l’emozione nasce in noi, cioè i fatti oggettivi;
- il motivo per cui nasce quest’emozione, ovvero il modo in cui interpretiamo la realtà e perché lo facciamo;
- quale reazione o reazioni si scatenano in noi in modo automatico.
Quando osserviamo con onestà, possiamo anche valutare se quanto proviamo e le sue conseguenze sono “appropriate” alla situazione, cioè razionalmente adatte e proporzionate all’evento. Oppure se la reazione emotiva scaturita è oggettivamente sproporzionata alla situazione contingente.
Ci accorgiamo (senza giudicare o condannare) che l’emozione è sproporzionata? Possiamo interrogarci sul perché sia tanto intensa.
La qualità e l’intensità dell’emozione sono condizionate dal nostro modo di vivere la situazione e dunque dai filtri con cui interpretiamo la realtà. Questi filtri nascono dal nostro dialogo interiore, dal vissuto personale presente e passato e addirittura da quanto è accaduto ai nostri familiari risalendo alla genealogia.
Il potere di accogliere l’emozione
Accogliere l’emozione ci permette di osservare cosa accade in noi e perché. Quando provi un’emozione, puoi scegliere di lasciare che ti guidi verso altri episodi della tua vita in cui hai provato qualcosa di analogo. Potresti anche approdare in contesti diversi, in epoche diverse. Le emozioni del presente sono spesso emozioni già vissute nell’infanzia e nella vita dei nostri avi.
L’emozione può farci da guida per risalire ad altri episodi nel passato in cui ci siamo sentiti allo stesso modo
L’emozione come porta d’ingresso a un viaggio interiore
Se accetti di accogliere un’emozione che provi nel presente, farlo potrebbe ricondurti a una ferita emotiva del passato e potrebbe aiutarti a elaborarla. Sto parlando di quei traumi dolorosi che rimangono in noi e che guidano le nostre azioni senza che ce ne rendiamo conto. Potresti renderti conto che la furia che senti, il senso di svalutazione o di ingiustizia che provi, oggi, nei confronti di una persona o di una situazione, è la stessa emozione che provavi nell’infanzia di fronte a tuo padre o a tua madre.
L’emozione acuta e drammatica diventa così una preziosa alleata, il segnale di una ferita passata che si può scegliere di guarire per essere in pace con il passato e con il presente. Fare pace significa diventare più aperti e sereni rispetto alla propria vita presente e al futuro.