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Come attraversare i momenti difficili partendo dal qui e ora

Come attraversare i momenti difficili partendo dal qui e ora

Attraversare i momenti difficili a volte ci sembra semplicemente impossibile. Viviamo in un mondo che sembra chiederci continuamente di scegliere da che parte stare: il bello o il brutto, la luce o l’ombra, la gioia o il dolore. Eppure, la verità più semplice, e insieme più difficile da accogliere, è che nella vita non siamo chiamati a scegliere. Non so nemmeno se siamo chiamati a fare qualcosa, in realtà. Quello che so, è che abbiamo l’opportunità di sperimentare, di abitare, di sentire. Perché in ogni istante, qualunque esso sia, convivono in un intreccio sottile e inseparabile i due lati dell’esistenza: la luce e il buio, la grazia e la fatica, la perdita e la rinascita.

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Non esistono “periodi orrendi” o “tempi fortunati” in senso assoluto. Esiste la vita, con tutto ciò che porta con sé. Ed esistiamo noi, con la nostra capacità, potentissima, di orientare lo sguardo. Soprattutto quando stiamo attraversando un momento difficile.

Nella vita abbiamo l’opportunità di sperimentare, di abitare, di sentire

L’arte di allenare lo sguardo

Può sembrare un dettaglio, ma è lo sguardo che condiziona l’esperienza. Due persone possono attraversare la stessa situazione, vivere le stesse difficoltà, eppure percepirle in modi totalmente diversi. La differenza non sta tanto nell’evento, quanto nel modo in cui scegliamo di leggerlo.

Guardare non è solo un atto fisico. È un atto interiore. È decidere di riconoscere che anche nei momenti più bui brilla una piccola luce: una voce gentile, il profumo della pioggia, un abbraccio che riscalda, un sorriso di sostegno che arriva al momento giusto. Allenare lo sguardo a cogliere questi dettagli (a volte piccoli ma reali) significa uscire dalla trappola del tutto o niente: tutto perfetto o tutto catastrofico.

Immagina una giornata di pioggia: il cielo è grigio, l’umore tende alla malinconia o alla depressione, eppure, se ti fermi un istante, potresti sentire il suono della pioggia come un battito lento, ritmico, che invita alla meditazione. Potresti notare il verde acceso delle foglie lucidate dall’acqua, il riflesso di un raggio di sole che torna a filtrare tra le nuvole. È lo stesso momento, trasformato dallo sguardo.

La vita, maestra di contrasti

Ogni persona attraversa momenti difficili, di perdita, dolore, paura o disillusione. Un lutto, una malattia, un tradimento, un fallimento economico o affettivo: sono esperienze che sembrano strapparci la stabilità, lasciandoci nudi e disorientati. È naturale voler fuggire da queste emozioni: tutti noi lo facciamo, in un modo o nell’altro. Queste emozioni però fanno parte della vita quanto la gioia e la pace. Cercare di evitarle del tutto significherebbe rinunciare a vivere pienamente.

La vita si muove come un respiro: inspira ed espira. Dona e toglie, ci espande e ci contrae. Il bello e il brutto non sono categorie opposte, ma parti di un ciclo. Come le stagioni che si alternano per insegnarci che nulla resta fisso, ogni dolore contiene anche un nuovo germoglio. Le difficoltà, per quanto dure, ci costringono a scavare in profondità. È in quei momenti che spesso emergono le parti più autentiche di noi, quelle che non conoscevamo nemmeno, che ci permettono di riscoprire la nostra pienezza. Scopriamo risorse interiori che non pensavamo di avere, riceviamo gesti inaspettati di affetto, impariamo a rallentare e a capire meglio che cosa conta davvero.

Le difficoltà, per quanto dure, ci costringono a scavare in profondità

La bellezza come bussola

Riconoscere la bellezza non significa negare il dolore. Significa concedersi di vedere oltre. È come guardare un panorama dopo una lunga salita: non dimentichi la fatica, ma la vista la trasforma, le dà un senso. La bellezza diventa un balsamo, una direzione, una forza che ci sostiene nei passaggi più difficili.

Ci sono forme di bellezza ovunque: nella gentilezza di uno sconosciuto, nella risata spontanea di un bambino, nel colore di un tramonto, nel canto degli uccelli alle prime ore del mattino. Sono piccoli frammenti di grazia, spesso invisibili quando la mente è affollata di preoccupazioni. Ma se rallentiamo, se scegliamo di osservare anziché reagire, possiamo attingere a queste risorse discrete e nutrirci profondamente. Uno sguardo d’amore, una mano che stringe la nostra, un grazie sincero, il calore umano, anche quello di persone sconosciute. Tutto questo è bellezza concreta.

Ed è proprio questa bellezza quotidiana che ci permette di attraversare la sofferenza senza perderci. È la luce che filtra anche nei giorni più difficili, ricordandoci che non siamo soli — se non ci isoliamo noi stessi e scegliamo di restare aperti.

La trappola del “quando”

Molti di noi cadono nella trappola del “quando”. Quando le cose andranno meglio, quando avrò ottenuto quel risultato, quando passerà questo dolore. Ma la vita accade adesso, non “dopo”. L’attesa continua di un futuro ideale ci allontana dalla possibilità di trovare sollievo, pienezza e significato nel presente.

La felicità non è uno stato da raggiungere, ma un modo di stare al mondo. Non significa essere costantemente sereni o allegri, ma saper accogliere la gamma intera delle emozioni, riconoscendo che ogni sfumatura, persino la più cupa, merita di essere sperimentata e contiene la sua necessità. Più impariamo a restare presenti, più diventiamo capaci di riconoscere la bellezza che già c’è, anche in mezzo alle emozioni più difficili.

La felicità non è uno stato da raggiungere, ma un modo di stare al mondo

Coltivare la presenza momento per momento

Essere presenti non è sempre facile, soprattutto nei momenti difficili, di crisi. La mente tende a fuggire, a rimuginare sul passato o a proiettarsi nel futuro. La bellezza, invece, si manifesta solo nel momento presente: un tramonto non lo si può guardare domani, un abbraccio non lo si può ricevere ieri. È adesso, o mai.

Ci sono gesti semplici che possono aiutarci a restare qui: respirare profondamente e notare le sensazioni nel corpo; fermarsi a osservare qualcosa di bello, anche solo per un minuto; ringraziare mentalmente per una cosa concreta della giornata, grande o piccola che sia; dedicarsi all’ascolto autentico di una persona, senza distrazioni. Benché apparentemente ordinari, questi gesti ci riportano a contatto con la vita che accade, e con la sua bellezza, spesso silenziosa, ma sempre presente.

Oltre il dualismo: integrare, non scegliere

La nostra cultura ci ha educati a pensare per opposti: buono/cattivo, piacevole/spiacevole, successo/fallimento. Io credo che la vita non funzioni così. Non è una somma di poli in competizione, è piuttosto una danza di equilibri dinamici.

Accettare che in ogni momento possano coesistere aspetti belli e aspetti difficili significa smettere di voler aggiustare tutto, e iniziare a vivere con maggiore libertà. Non c’è bisogno di cancellare la tristezza per sentire gratitudine, né di eliminare la paura per trovare forza. Possiamo sentire tutto insieme ed è proprio questa complessità a renderci umani.

Un tramonto non smette di essere bello solo perché abbiamo il cuore ferito. Al contrario, in certi momenti risplende ancora di più, perché diventa uno specchio della nostra fragilità. La bellezza non salva dal dolore, ma ci ricorda che anche nel caos esiste qualcosa di buono, di puro, degno di essere amato.

Accettare che in ogni momento possano coesistere aspetti belli e aspetti difficili significa smettere di voler aggiustare tutto

La solidarietà come forma di bellezza

La solidarietà, per me, è tra le manifestazioni di bellezza umana più grande che ci sia. Quando attraversiamo momenti difficili e i tempi si fanno duri, la presenza compassionevole degli altri è più preziosa di qualsiasi conquista materiale. Un gesto di generosità, una parola di conforto, una mano tesa, bontà spontanea e gratuita in azione, ci ricordano che il calore umano esiste anche in un mondo imperfetto.

In un’epoca in cui siamo spesso iperconnessi ma soli, ritrovare questa rete di umanità è qualcosa di prezioso. Anche imparare a ricevere aiuto è importante. La bellezza di un sorriso condiviso, di una risata comune, di un “come stai?” sincero non è inferiore alla bellezza di un paesaggio naturale: è la prova che, anche nei momenti difficili, il sostegno c’è. E talvolta è ancora più presente quando l’orizzonte si fa scuro.

Riconoscere, gustare, custodire

Allenarsi a cogliere la bellezza è una pratica. Non un talento innato, ma una scelta costante. Ogni giorno possiamo decidere se chiuderci o aprirci, se restare concentrati su ciò che manca o accorgerci di ciò che c’è. È un percorso di gratitudine, di consapevolezza emotiva e di riconciliazione con la realtà.

La prossima volta che attraversi momenti difficili, prova a fermarti un attimo. Respira, guardati intorno. C’è quasi sempre qualcosa di bello a portata di sguardo: un albero, un suono, una luce, un volto amico, la sensazione di una forza interiore che non sapevi di avere.

Respira, guardati intorno. C’è quasi sempre qualcosa di bello a portata di sguardo

Questo non cancella il dolore. Può offrirti, però, radici e direzione mentre lo attraversi. Perché la bellezza, in questo modo, non è una fuga: è una forza. È ciò che ci ricorda la nostra appartenenza al mondo, la nostra capacità di amare nonostante tutto. E quando riusciamo a riconoscerla, anche nei giorni grigi, qualcosa dentro di noi si espande, ritrova equilibrio, fiducia, speranza. La vita non è tutta bella o tutta brutta: è contemporaneamente entrambe le cose. E forse la sua magia più grande sta proprio lì, in questa coesistenza che ci invita a restare, a sentire, a guardare con occhi più ampi.

Relazione di coppia: come superare le incomprensioni

Relazione di coppia: come superare le incomprensioni

La relazione di coppia va nutrita e accudita perché duri nel tempo e porti benessere a te e all’altro. Se è normale che nascano incomprensioni e difficoltà comunicative, è altrettanto vero che puoi affrontarle al meglio. Potrai risolverle e in molti casi persino prevenirle.

Come? Per capire l’altro devi innanzitutto impegnarti a lavorare su di te. Se conosci te stesso e il linguaggio che usi in amore farai grandi passi in avanti. Ma è fondamentale anche che tu conosca il linguaggio dell’altro, per potergli dare quello di cui ha bisogno allo scopo di sentirsi amato. Scopri come, grazie a questo breve viaggio nei linguaggi dell’amore.

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La sicurezza di sentirsi amato

Nella relazione di coppia, oltre al nutrimento che puoi trarre dal fatto di amare l’altra persona, entrano in gioco anche il benessere e la gratitudine che derivano dall’essere amato. Dopo qualche mese o anno di vita insieme, però, capita che nascano dei dubbi sull’amore reciproco.

Questi dubbi creano frustrazione, scontentezza e insicurezza. Uno stato di sofferenza che rende meno collaborativi e poco inclini all’empatia verso l’altro. Sei entrato in una dinamica di ripicche del tipo se non mi mostri il tuo amore non lo faccio nemmeno io? Può succedere, ma è un circolo vizioso che porta alla crisi di coppia.

Sei entrato in una dinamica di ripicche relative alle dimostrazioni di amore e affetto? Sappi che puoi uscirne

Sarà capitato anche a te…

Una donna, chiamiamola Elena, chiede un colloquio a un consulente matrimoniale perché si trova in piena crisi e non sa come fare a migliorare la relazione di coppia, sulla quale gravano tutta una serie di incomprensioni, malumori e rinfacciamenti. Elena sostiene che suo marito, che chiameremo Gianni, sia poco collaborativo nella ripartizione delle incombenze quotidiane e non faccia mai niente per lei.

Sono sicura che anche tu avrai fatto un pensiero analogo, almeno una volta nella vita, e che avrai messo in discussione la relazione di coppia per situazioni simili. Un esempio concreto? Sono almeno due anni che Elena domanda a Gianni di imbiancare il garage ma lui non l’ha ancora fatto. Le pareti sono ancora lì, con la loro vernice ormai rovinata dal tempo.

Cambiare punto di vista

Cosa capiamo da questo sfogo? Elena si sente amata quando è aiutata e sostenuta. “Smetta di chiedere a suo marito di aiutarla”, le suggerisce il consulente, “cerchiamo invece di capire che cosa vuol dire per Gianni essere amato”. Analizzando il comportamento del marito e le sue reazioni in varie situazioni della vita in comune, Elena e lo psicoterapeuta arrivano a capire che ciò che è più importante per Gianni è essere valorizzato.

“D’ora in poi”, consiglia il consulente, “ringrazi suo marito per tutto quello che fa di giusto invece di lamentarsi per quello che non fa. Provi a parlare il suo linguaggio”. Dopo due mesi il garage è stato imbiancato senza che Elena abbia dovuto più chiedere nulla.

Per migliorare la tua relazione di coppia prova a parlare il linguaggio dell’altro

Le informazioni fanno la differenza

Elena ha rimesso in carreggiata la sua relazione di coppia imparando qualcosa di molto importante su se stessa, su Gianni e sulla gestione e risoluzione delle incomprensioni. Quando una persona si sente amata è più disponibile e attenta alle esigenze dell’altro.  Tra l’altro, molto spesso, non è la carenza d’amore a provocare una situazione di crisi della coppia. Bensì la mancanza di comunicazione, o meglio la mancata trasmissione e comprensione di alcune informazioni fondamentali.

Quando una persona si sente amata è più disponibile e attenta alle esigenze dell’altro

L’esempio che vi faccio è liberamente tratto dal libro I 5 linguaggi dell’amore. Come dire ti amo alla persona amata di Gary Chapman. Ho trovato e acquistato questo testo per caso, in una libreria di Padova, circa 15 anni fa. Da allora è diventato uno dei libri che ho più spesso indicato tra le letture consigliate, alla fine delle mie sedute di consulenza. È scritto bene, in modo semplice, e credo che le informazioni contenute al suo interno abbiano un reale potere terapeutico per la cura della relazione di coppia e la gestione delle incomprensioni.

Molto spesso non è la carenza d’amore a provocare una situazione di crisi della coppia ma la carenza di informazioni

L’amore secondo Chapman

In amore, secondo Chapman, esistono cinque linguaggi differenti che rappresentano cinque modi diversi per esprimere il sentimento che si prova. Stiamo parlando di amore romantico. Quando i partner hanno lo stesso linguaggio d’amore è più facile nutrire la relazione di coppia e affrontare o prevenire eventuali incomprensioni. Senza doverci pensare, i due possono esprimere il proprio amore in modo naturale e spontaneo. Ognuno riempie il serbatoio d’amore dell’altro senza sforzo.

Quando si parla lo stesso linguaggio d’amore è più facile far capire all’altro quanto lo si ami

Spesso, però, le persone che si incontrano, si piacciono e scelgono di coltivare una relazione di coppia non usano lo stesso linguaggio d’amore. Di conseguenza, nonostante l’amore ci sia a tutti gli effetti, uno dei due non si sente amato. Talvolta né uno né l’altro si sentono amati, magari contemporaneamente oppure a fasi alterne. Se ti trovi in questa situazione ti sarai chiesto più volte se il tuo partner ti ama davvero. Vorresti non nutrire dubbi, vorresti che l’altro ti desse quello di cui hai bisogno.

Un serbatoio pieno d’amore

Come interrompere questo frustrante senso di disagio o addirittura prevenirlo? Prima di tutto devi impegnarti a conoscere te stesso. Così potrai conoscere il tuo linguaggio d’amore. Dopodiché devi impegnarti a comprendere il linguaggio d’amore dell’altro: è fondamentale.

Questo non significa che, fatto questo percorso, smetterai di amare l’altro in modo spontaneo, dovendo spendere sempre mille ragionamenti prima di dire o fare qualunque cosa… Lo amerai sempre in modo naturale senza pensarci. Di tanto in tanto però potrai usare il linguaggio d’amore dell’altro perché gli vuoi bene e ti fa piacere che il suo serbatoio d’amore sia pieno.

Potrai usare il linguaggio d’amore dell’altro perché gli vuoi bene e ti fa piacere che il suo serbatoio d’amore sia pieno

I cinque linguaggi dell’amore

Vuoi capire quale sia il tuo linguaggio d’amore e quale invece quello dell’altro? Cerca di farlo senza giudicare. Non c’è un linguaggio migliore dell’altro.

Se il tuo linguaggio, tra quelli descritti da Chapman, è quello dei servizi, significa che quando ami una persona ti viene naturale e spontaneo fare delle cose per lei. Vuoi aiutarla. Per esempio prepararle da mangiare, sistemare la sua bicicletta, fare delle commissioni per suo conto, pulire la casa eccetera. Non è neppure indispensabile che tu sia materialmente vicino a lei, le dimostri il tuo amore attraverso le tue azioni, anche a distanza.

Il secondo linguaggio è quello del contatto fisico. Fatto di baci, abbracci e coccole. Questa tipologia di linguaggio è impossibile a distanza, perché richiede la presenza fisica di entrambi. Chi vive il tocco come linguaggio ha la necessità di essere il più possibile in contatto fisico con il proprio partner.

C’è poi chi comunica il proprio amore con il linguaggio dei doni. Non è importante l’entità economica del regalo. Dal fiore di campo all’automobile, passando per un viaggio, una casa, un gioiello. L’importante è che il dono sia fatto senza altra ragione che l’espressione del proprio amore.

Sia parole sia momenti condivisi

L’altra persona tiene molto ai momenti speciali, quelli che si trascorrono con l’obiettivo di stare insieme? Questo è il suo linguaggio dell’amore. Magari può trattarsi anche di poco tempo, purché la qualità della presenza di entrambi e l’attenzione verso l’altro siano molto alti. Non è tanto quello che si fa insieme che è importante, ma farlo bene insieme. Può trattarsi di qualsiasi cosa: una semplice conversazione, una camminata, un weekend, una cena, un corso di ballo eccetera.

C’è infine chi comunica il proprio amore attraverso le parole di incoraggiamento: ti voglio bene, quanto sei bella/o, ti stimo, che brava/o che sei e così via. In questo caso è importante sapere che, per le persone che hanno interiorizzato e usano questo linguaggio d’amore, la critica è l’antitesi dell’amore. Nel caso tu ne debba esprimere una, fallo con molta cautela.

Fuori dalla relazione di coppia

Questi cinque linguaggi possono essere estesi a tutte le relazioni con le persone care al di fuori della coppia e dell’amore romantico. Durante la mia attività professionale ho incontrato una mamma, ex insegnante, che seguiva il figlio nei compiti ma era insoddisfatta e frustrata per le reazioni del giovane. Per aiutarlo gli mostrava tutto quello che non andava: errori, pasticci, eccetera. Rapidamente il ragazzo andava in crisi e non voleva più fare i compiti con lei.

Puoi usare i cinque linguaggi dell’amore in tutte le relazioni con le persone a cui vuoi bene

Analizzando la situazione nell’ottica dei cinque linguaggi dell’amore, ho capito che il bambino aveva interiorizzato come linguaggio d’amore le parole d’incoraggiamento. Il sostegno amorevole della mamma, fatto di correzioni e indicazioni, veniva quindi interpretato come mancanza d’amore.

La mamma invece possedeva e usava il linguaggio d’amore dei servizi. Di conseguenza andava in crisi quando, chiedendo una mano per preparare la tavola o sparecchiare, nessuno in casa le rispondeva. Ecco un altro esempio in cui sicuramente potrai riconoscerti, come partner o magari come genitore o figlio/a.

Un test per capirsi meglio

Analizzando le relazioni in quest’ottica, diventa più facile comprendere dove e perché nascono molte incomprensioni che affliggono la comunicazione tra le persone che si vogliono bene. Quando si parlano due lingue diverse ma si cerca comunque di comunicare è facile non capirsi. Puoi anche pronunciare parole bellissime ma se l’altro non le comprende il tuo messaggio non verrà mai ricevuto.

Quando si parlano due lingue diverse ma si cerca comunque di comunicare è facile non capirsi

Individua il tuo linguaggio e quello dei tuoi cari. Poi metti in condivisione queste preziose informazioni: favorirai un circolo virtuoso fatto di benessere, amore e felicità al posto di un circolo vizioso fatto di frustrazione e incomprensioni.

Pensi di fare fatica a comprendere quale sia il tuo linguaggio principale di amore nella relazione di coppia? Se conosci almeno un po’ l’inglese prova questo test. Ti aiuterà anche a capire che, pur avendo un linguaggio principale, tutti noi apprezziamo pure altri linguaggi d’amore. Usarli nel giusto mix può fare la differenza. Ovviamente, proponi anche al tuo partner di partecipare al test.

Vuoi migliorare la tua relazione di coppia o altre relazioni interpersonali a cui tieni? Partire da te stesso è sempre un ottimo passo. Prova a mettere in pratica i miei consigli.