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Ti è mai capitato di avvertire una stretta al petto leggendo una notizia sul clima? O un senso di inquietudine pensando al futuro del pianeta? L’ecoansia nasce spesso proprio così: come un disagio sottile che emerge quando la consapevolezza ambientale incontra la nostra vulnerabilità.

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Essere informati sul cambiamento climatico e sulle crisi ecologiche può spingerci a modificare le nostre abitudini, a fare scelte più misurate, a orientarci verso una sobrietà felice. Questa lucidità e comprensione delle condizioni del pianeta, però, può anche generare agitazione costante. L’ecoansia non è solo preoccupazione: è un malessere complesso fatto di senso di colpa, rabbia, tristezza, impotenza. Talvolta si manifesta fisicamente con stati di insonnia, tensione, ma anche, a livello comportamentale, attraverso il bisogno di operare atti di attivismo compulsivo o conflitti continui con coloro che sembrano non preoccuparsi abbastanza.

Se ci immergiamo in un flusso continuo di notizie su emergenze climatiche e degrado ambientale, la paura climatica può amplificarsi.
Il riscaldamento globale, l’inquinamento, la perdita di biodiversità vengono spesso presentati come un processo in rapidissima evoluzione e quasi irreversibile. La predominanza di messaggi di crisi, accompagnata da rari esempi concreti di soluzioni applicabili e da una percezione di inerzia politica, può alimentare la sensazione che l’ecoansia sia una risposta inevitabile a un futuro già compromesso.

Siamo davvero impotenti? Il futuro è già scritto?

L’ecoansia è un malessere complesso fatto di senso di colpa, rabbia, tristezza, impotenza

 

Oltre l’ecoansia: dal pessimismo al possibilismo

La mia proposta, quando si parla di temi ambientali, non c’entra affatto con l’ottimismo né con il pessimismo. Io propongo, al suo posto, la via del possibilismo. Non sappiamo nulla del futuro. È ancora in costruzione. La domanda sulla quale propongo di fermarsi e mettere il focus è: Cosa possiamo fare per creare un futuro radioso, sicuro, prospero, pacifico, dove vivere in un ambiente sano, in armonia con la Natura e tutti gli esseri viventi?

L’ecoansia tende a farci oscillare tra allarme e rassegnazione. Il possibilismo, invece, ci invita a restare presenti dentro la complessità, senza negare le difficoltà e senza esserne travolti. Il futuro non esiste ancora e abbiamo il potere di fare andare le cose nella direzione che preferiamo.

L’ecoansia tende a farci oscillare tra allarme e rassegnazione. Il possibilismo, invece, ci invita a restare presenti dentro la complessità

Il potere del singolo

Perché un essere umano come te o come me dovrebbe fare la differenza riguardo a un tema così ampio e complesso come il clima, il futuro dell’umanità e del pianeta Terra? Rispondo a questa domanda partendo da due fenomeni che si osservano in natura: la transizione di fase e la cooperatività. Osserviamo una transizione di fase, per esempio, quando l’acqua passa dallo stato liquido a quello solido. Durante il raffreddamento compaiono piccoli aggregati ordinati di molecole, chiamati centri di nucleazione. Se restano troppo piccoli si dissolvono; se superano una certa soglia diventano il punto di partenza di un cristallo che cresce. La trasformazione, da acqua al 100% liquida ad acqua al 100% solida, non è immediata ma richiede una transizione. Però, quando si raggiunge una sufficiente massa critica, il processo accelera.

Cooperatività e cambiamento collettivo

Un altro fenomeno da prendere in considerazione è quello della cooperatività biologica. Il globulo rosso, ad esempio, ha la capacità di legare fino a quattro molecole di ossigeno. La cosa interessante è che il processo non avviene in modo indipendente: quando la prima molecola di ossigeno si lega, modifica leggermente la struttura del globulo rosso, rendendo più facile il legame della seconda. La seconda facilita la terza, e la terza accelera ulteriormente il legame della quarta.

In altre parole, ogni legame prepara il successivo. Il processo diventa progressivamente più semplice e più rapido man mano che procede.
Questo è il principio della cooperatività: un primo passo crea le condizioni favorevoli affinché altri passi simili possano avvenire con maggiore facilità.

Favorire la transizione nella nostra società

E se applicassimo questa visione alla transizione della nostra società? Nel passaggio dell’acqua allo stato solido, un centro di nucleazione è quel piccolo nucleo iniziale attorno al quale il cambiamento prende forma. È un punto di coerenza: quando raggiunge una certa stabilità, permette al cristallo di crescere. Allo stesso modo, in una trasformazione collettiva, un centro di nucleazione può essere una persona, un gruppo, una comunità che incarna in modo coerente un nuovo modo di pensare e di agire. Non impone, non forza, ma rende visibile una possibilità. L’elemento che favorisce il cambiamento è la consapevolezza.

Possiamo, allora, chiederci: come diventare noi stessi un centro di nucleazione che favorisce la trasformazione in una direzione di prosperità, pace e armonia? Oppure come unirci a uno già esistente? Come contribuire a raggiungere quella massa critica che rende una trasformazione possibile? Alcuni studi sui movimenti sociali suggeriscono che basta il 3,5% della popolazione attivamente coinvolta perché un cambiamento diventi irresistibile, a condizione che sia non violento. Questo dato ridimensiona il senso di impotenza che spesso accompagna l’ecoansia: non serve convincere tutti, serve incarnare con coerenza ciò che vogliamo fare emergere. 

Come diventare noi stessi un centro di nucleazione che favorisce la trasformazione?

Trasformare l’ecoansia in azione consapevole

Per fare un primo passo, possiamo iniziare recuperando l’autodeterminazione nel quotidiano. Questo significa riportare l’attenzione su ciò che è realmente nelle nostre possibilità, qui e ora, invece di disperderla su ciò che non possiamo controllare. Anche un piccolo gesto, se scelto consapevolmente, interrompe la sensazione di impotenza. Diventa il cambiamento che desideri che avvenga nel mondo. Rispetta la Natura, agisci consapevolmente per salvaguardare l’ambiente, sostieni le persone e i produttori che fanno scelte sostenibili.

L’ecoansia che hai provato finora può allora trasformarsi in energia lucida, capace di generare scelte efficaci.

Puoi diventare il cambiamento che desideri che avvenga nel mondo

Le azioni non bastano: la qualità dei pensieri orienta il futuro

C’è un altro aspetto fondamentale di cui vorrei parlarti. Le azioni sono importanti, ma non bastano. C’è un livello più sottile che precede l’azione: quello dei pensieri e dello stato interiore da cui nascono. Se agiamo mossi dalla paura, dalla rabbia o dall’angoscia, anche l’azione più virtuosa rischia di portare con sé quella stessa vibrazione.

Alcune riflessioni contemporanee, ispirate alla fisica quantistica e ai lavori dello scienziato Jean-Pierre Garnier Malet, propongono una visione del tempo non esclusivamente lineare. In questa prospettiva, il futuro non è una traiettoria unica già determinata, ma un insieme di possibilità. La coscienza, attraverso l’attenzione e l’intenzione, partecipa alla direzione che prende il nostro percorso.

Da Jean-Pierre Garnier Malet ho imparato che ogni pensiero crea un futuro potenziale e grazie al sonno e a come ci addormentiamo, abbiamo la possibilità di essere ispirati per realizzare i futuri potenziali più luminosi. Ho approfondito questo tema nell’articolo dedicato al sonno ristoratore e alla fase REM, perché anche lì si gioca una parte del nostro equilibrio tra ciò che viviamo oggi e ciò che diventerà possibile domani.

C’è un livello più sottile che precede l’azione: quello dei pensieri e dello stato interiore da cui nascono

La coscienza, la leva per la trasformazione

Non si tratta di negare la concretezza della crisi climatica. Si tratta di riconoscere che la nostra coscienza partecipa al modo in cui attraversiamo il presente e costruiamo il domani. Se immaginiamo razionalmente un futuro armonioso ma interiormente restiamo abitati da collera e disperazione, continuiamo ad alimentare scenari in cui la rabbia è dominante. L’ecoansia, così, non si scioglie: si consolida.

Coltivare pensieri possibilisti non significa chiudere gli occhi davanti alle difficoltà. Significa non lasciare che la paura diventi l’unico scenario mentale disponibile. Le azioni sono necessarie, ma la coscienza da cui nascono è ancora più importante. 

Coltivare pensieri possibilisti non significa chiudere gli occhi davanti alle difficoltà

Scegliere il tuo nutrimento

Con questa consapevolezza, comprendi che l’alimentazione emotiva conta. La sovraesposizione a notizie catastrofiche intensifica la paura climatica, alimenta un senso di paralisi e crea futuri potenziali drammatici. Informarsi è importante, ma è altrettanto importante proteggere il proprio equilibrio, scegliendo tempi e modalità con cui farlo. Se ti alimenti di notizie catastrofiche, devi equilibrarle con pensieri che nutrano rispetto, serenità, amore per la Vita e la Natura, senso di meraviglia. Trova il tuo modo di vivere momenti in cui ti senti fiducioso, sereno e amorevole. Ricordati di nutrire la tua gioia interiore.

Camminare nella natura, meditare, coltivare relazioni autentiche, fare attività che nutrano l’anima, compiere piccoli gesti concreti di rispetto per l’ambiente: sono azioni semplici, ma radicate. Ogni gesto coerente con il futuro che desideriamo crea una traccia. Così, giorno dopo giorno, possiamo diventare piccoli centri di nucleazione di consapevolezza, non attraverso proclami, ma attraverso il modo in cui viviamo.

Chronos e Kairos: abitare il tempo in modo diverso

Per finire di argomentare quanto la consapevolezza sia importante, voglio parlarti di un altro aspetto: il tempo. Chronos è il tempo lineare, misurabile, quello delle scadenze e delle previsioni. Se nulla cambia, il futuro sembra seguire una traiettoria già tracciata. In questa prospettiva, l’ecoansia trova terreno fertile: ciò che temiamo appare inevitabile, come se fosse già scritto. Kairos, invece, è il tempo dell’opportunità, il momento qualitativo in cui una deviazione diventa possibile. Non si oppone a Chronos, ma lo attraversa.

La qualità dei nostri pensieri influenza quale traiettoria rafforziamo e quale opportunità di biforcazione può presentarsi. Non si tratta di eliminare il tempo lineare, che resta necessario per organizzarci. Si tratta, piuttosto, di avere la consapevolezza sufficiente per riconoscere col cuore quei momenti in cui si presenta un’opportunità di cambiare drasticamente traiettoria e poi coglierla.

Dall’ecoansia alla responsabilità interiore

L’ecoansia, segnale di una sensibilità viva, può essere la leva per una trasformazione profonda. La paura può paralizzare, ma può anche risvegliare. Di fatto, non possiamo controllare tutto, ma possiamo scegliere la qualità della nostra presenza. Possiamo scegliere la coerenza tra ciò che sentiamo, pensiamo e facciamo.

Il futuro non è scritto una volta per tutte. È un processo in movimento. E ogni giorno, nel silenzio delle nostre scelte e nella qualità dei nostri pensieri, possiamo contribuire a orientarlo nella direzione che desideriamo.